Archivio del 17 novembre 2008

Il Karma secondo Gandhi

Si narra che un giorno in India un uomo si recò da Gandhi e gli raccontò la sua triste storia: durante gli scontri fra islamici e induisti, pieno di odio per le persone dell’opposta fazione religiosa, aveva ucciso un uomo e ora chiedeva un consiglio per rimediare a questo delitto.

Gandhi pensò al Karma, l’universale legge naturale per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, e rispose:

Recati fra le persone dell’altra religione, cerca un orfano, adottalo e allevalo come se fosse tuo figlio!

Niente avviene a caso

Ruota della Fortuna, BemboIn questo universo non si muove neanche una foglia senza che tale movimento abbia un preciso significato: tutto è ordinato, ogni cosa segue le leggi naturali, ogni essere vibra secondo i ritmi che gli sono propri e tali ritmi sono in armonia con il cosmo.

Tutto ha un significato, anche quando appare il contrario ai nostri sensi ed alla nostra mente abituati a questa piccola porzione di Universo che crediamo essere l’unica realtà ed in cui lo spazio-tempo limita il nostro corpo fisico e le nostre esperienze di esseri umani.

Così neanche una sola carta dei Tarocchi si presenta a noi senza motivo o, come si usa dire, “a caso”.

Il “caso”: usiamo questa parola quando non siamo in grado di capire il senso, la causa o lo scopo di una esperienza che la vita ci propone. E’ naturale che ciò possa sconvolgere le nostre certezze e di fronte al mistero siamo in grado solo di tirare in ballo la casualità, l’evento fortuito.

Un neonato che fosse improvvisamente portato in un ambiente estraneo con colori, forme, situazioni e sensazioni mai sperimentate, sarebbe senza dubbio perplesso o spaventato e non potrebbe capire il motivo di quello che gli sta succedendo; passerà del tempo prima di essere in grado di comprendere che la sua famiglia ha semplicemente traslocato. E quando la madre dello stesso neonato lo staccherà da una mammella per spostarlo verso l’altra, lo vedrà piangere, ancora affamato e disperato, e non potrà certo spiegargli perché debba momentaneamente togliergli il cibo: in quel breve attimo il bambino soffrirà per il distacco senza capire la causa e lo scopo del gesto della madre. Analogamente alcune esperienze ci appaiono oscure o dolorose o semplicemente casuali solo perché le osserviamo da un punto di vista ristretto nel tempo e nello spazio. Anche noi siamo bambini di fronte al mistero della vita.

Eppure siamo spesso testimoni di eventi che assumono un senso ed uno spessore particolari solo in una prospettiva più ampia; ma l’occhio impigrito dall’abitudine non li vede perché non li vuole vedere, e la mente logica non li registra perché non li comprende né li spiega razionalmente, e l’ego non li accetta perché la loro esistenza mette in crisi la sua.

Del resto, come si può spiegare il mistero della vita? Il mistero più grande di fronte al quale l’umanità sia mai stata messa di fronte è quello della sua stessa esistenza.

Religiosi, filosofi, scienziati e mistici di ogni epoca si sono confrontati con questo interrogativo ed alcuni hanno anche trovato nella loro ricerca una traccia antichissima e quasi cancellata dal tempo. Questa traccia è rappresentata da un “libro”, forse il primo documento che questa civiltà produsse: un messaggio per l’umanità che proviene dalla notte dei tempi; un “libro” di sole figure, un “libro” senza parole che si esprime nel linguaggio universale dei simboli; l’unica lingua che parla direttamente al cuore, senza codici, senza sovrastrutture, senza schemi mentali, senza spiegazioni ….

Questo “libro” esiste ancora ed è il mazzo di carte che noi chiamiamo Tarocchi.

Il messaggio di saggezza e di amore che ci viene così tramandato da tempi immemorabili è arrivato fino a noi attraverso molte vicissitudini: nel frattempo sono sorti e tramontati imperi che sembravano eterni e civiltà che hanno lasciato testimonianze impressionanti della loro grandezza, sono scomparsi popoli con la loro lingua e le loro usanze, sono nate e finite rapidamente le mode, si sono succedute le morali; e nello scorrere del tempo, nei secoli e nelle ere, i Tarocchi sono sopravvissuti. Forse il “libro di figure” non è uscito indenne da tutte queste trasformazioni, è vero: le immagini originali si sono lentamente modificate cercando di adeguarsi ai tempi, forse l’ordine stesso delle carte ha subito dei cambiamenti, chissà, forse qualche carta è stata eliminata dal mazzo o forse qualcuna è stata aggiunta. Chi può dirlo? Questo però non ha molta importanza. E’ importante invece il fatto che i Tarocchi siano ancora con noi e che siano ancora in grado di parlare alla nostra parte più profonda.

È importante che ancora ci aiutino a capire ed a ricordare chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando; perché il mondo illusorio che essi raffigurano così perfettamente ci sia evidente in tutta la sua relatività.

Quindi i Tarocchi sono un “libro” da leggere e capire, non sono solo un metodo di divinazione; usarli solo per conoscere cosa il futuro ci riserva è riduttivo e superficiale, quasi una profanazione.

Essi sono la rappresentazione della storia del mondo e della vita, del “gioco delle trasformazioni” in cui tutto scorre, tutto si trasforma, tutto è effimero, ogni cosa nasce e muore, perché queste sono le regole del gioco, di quella specie di “gioco di ruolo”, di quella realtà virtuale che a noi appare essere tutta la Realtà quando ne è soltanto una indistinta proiezione.

I Tarocchi possono contribuire alla crescita di quelle persone che come me sono alla ricerca di una maggiore consapevolezza, di una espansione della coscienza al di là dei limiti imposti spesso solo dalle convenzioni e dai pregiudizi; un mezzo per conoscersi meglio e per allargare i confini delle proprie esperienze utilizzando una piccola parte di quelle immense potenzialità che l’uomo possiede ma non sfrutta quasi mai.

Questo è in sintesi il messaggio dei Tarocchi.

Ci si potrebbe chiedere perché.

Perché abbiamo scelto di giocare a questo gioco (la vita)?

Perché abbiamo accettato le sue ferree regole (il Karma)?

Perché dobbiamo giocare con queste carte e non con altre?

Le risposte non saranno mai date alla nostra mente che non le comprenderebbe, solo il nostro cuore può accettarle, ed anche questo fatto ha motivo di essere: niente avviene a caso!

Niente avviene a caso!

Giovanni Pelosini

Vedi anche Teoria tarologica sul caso

Il Giovin Ermete nell’Ade

mercurioImmagino Mercurio Psicopompo instancabile a viaggiare fra questo mondo e l’Aldilà: su e giù come un ascensore.

Altro che lento! È veloce e mai un attimo fermo: scende nell’Ade, accompagna qualche anima che rischia di perdersi, saluta rispettosamente Plutone, un baciamano alla signora approfittando dell’inchino per nascondere un sorrisetto ironico, consegna rapido la posta ai trapassati e un po’ di sangue fresco dai sacrifici fatti dagli umani in data odierna. Poi scambia due battute (critiche) con Tiresia e racconta l’ultima barzelletta che va di moda sulla Terra su Giove e le sue esagerazioni (Tiresia ride composto).

E poi subito su: prende un po’ di messaggi da consegnare ai vivi, qualche raccomandazione della nonna al nipotino, un po’ di numeri da giocare al lotto (quando c’è da giocare si può sempre contare sul simpatico Ermes), la lista dei morituri, un flaconcino di acqua del Lete, che fa dimenticare perfino la solitudine della particella di sodio, e via!

Suvvia, non scherziamo! Mercurio che va lento nel segno dello Scorpione?

È solo che la sua velocità sfugge ai mortali, effettuandosi il suo movimento non tanto in senso orizzontale e nelle quattro direzioni dello spazio piano, ma piuttosto in verticale, dalla Terra agli Inferi e ritorno.

È noto che gli uomini, percependo la Terra come piatta, vedono il giovin Ermete impicciolirsi (assai) e ingrandirsi (un poco), piuttosto che muoversi in quella che per loro è un’altra dimensione (cfr. Edwin A. Abbott, Flatlandia, Adelphi, 1966), mentre il dio dai calzari alati si spinge nelle profondità scorpioniche.

Segno zodiacale in cui si trova perfettamente a suo agio come testimoniavano le statue di Mercurio Itifallico un tempo presenti lungo le strade a mostrare trasgressive e abnormi erezioni.

L’elmo di Ermes, che gli dona l’invisibilità, è un dono prezioso di Ade-Plutone e ricorda anche la elusività che (non è un caso) possiede il pianeta Mercurio, il più difficile da osservare fra i sette visibili a occhio nudo: piccolo e veloce, con un’orbita stretta che lo fa essere in prospettiva sempre nei pressi del Sole, e per questo spesso scorpionicamente “nascosto” o nella sua luce, o dietro o davanti al Sole stesso a seconda dell’elongazione.

Il mito e l’astronomia stessa giustificano l’attinenza di Mercurio con lo Scorpione, così come altri motivi ne rendono chiara la simbologia in Gemelli e in Vergine.

Giovanni Pelosini

Che cosa è lo Yoga

Amici e conoscenti, che sono al corrente del fatto che pratico Yoga da alcuni decenni e che talvolta hanno notato sul mio corpo o sul mio comportamento gli effetti di tale disciplina, non mancano di farmi la classica domanda: “Che cosa è lo Yoga?”.

Sebbene tale quesito sia sicuramente legittimo e addirittura scontato da parte di un profano che abbia un minimo di interesse, se non altro intellettuale, è anche vero che mi ha spesso creato qualche difficoltà.

Quando è il caso di azzardare una risposta utile, da bravo insegnante, cerco di essere il più possibile chiaro ed esauriente, e provo a spiegare, a farmi capire; provo a rispondere ricordando che cosa lo Yoga ha rappresentato per me agli inizi, aggiungo un po’ di teoria e un pizzico di storia e cerco di trasmettere il mio entusiasmo, la mia esperienza personale, con l’inevitabile ed insormontabile limite rappresentato dal fatto che nessuna esperienza può essere trasmessa e nemmeno del tutto compresa se non è stata, almeno in parte, condivisa. Continua a leggere »