Eleskion

Dalle Cronache delle Terre Occidentali, II, 18
Le Nove sacerdotesse dei Pelasgi dell’Arcadia furono le ultime custodi del racconto di Eleskion e, prima che il Bosco Sacro venisse dato alle fiamme, ne affidarono la memoria agli eredi dei totem dei Danai, che di cicogne si erano fatti scudo nei tempi ventosi e con la benedizione della Dea avevano popolato le verdi terre dell’occidente, salpando con la nave nera nel periodo delle Pleiadi propizie…

Sorse la Dea degli incanesimi dal Vuoto a covare l’Uovo Cosmico del Serpente Ofione sulle Acque primordiali, e dal Pelor imparò a segnare i tempi, così che gli Antichi la fecero Signora della Luna e della misura: Selene.
Illuminava le notti calme sul monte Latmo in Caria, quando il giovane pastore Endimione sollevò gli occhi al cielo, ammirato e confuso dal magnifico splendore della Luna Piena, e cadde in un sonno incantato.
Allora Selene discese dolcemente al suo fianco e gli sfiorò con le labbra gli occhi socchiusi, innamorandosi della sua venerazione.
Da Endimione e Selene nacquero così cinquanta Ninfe dell’Acqua, a infoltire le schiere delle Naiadi divine che Poseidone volle sparse sulle coste e sulle isole del grande mare a vigilarne le Fonti Sacre.
Una delle cinquanta sorelle si chiamava Eleskion, dalla bella pelle rosata, e scelse di vivere sulle colline Tirrene, nella fonte che da lei prese nome, fra i Pelasgi occidentali devoti alla Dea. Si dice che con loro, sulla nave nera, avesse navigato dopo la diaspora.
Come mille argentei campanelli era il suono della sua voce, come il nettare sublime degli Dei era la sua acqua, come miele era il suo profumo. La fonte era luogo di convegni di Fauni, di Ninfe, di Principi e di Poeti. Naiadi e Alseidi, Amadriadi e cuccioli di uomo, animali e creature dei boschi, tutti avevano il permesso di bagnarsi nelle acque sacre della fonte Eleskion.
Ma le umane vicende non risparmiarono neanche gli Dei e, dal luogo di pace che conobbe la guerra, fu esiliata Eleskion dal bel colore rosato. La sua fonte inaridirono gli empi e le sacre acque scomparvero nel dominio di Ade. Per ventisette secoli se ne perse il ricordo, per ventisette secoli la ninfa errò fra le sorelle d’oriente finché la madre Selene ispirò gli eredi dei totem a restaurare la sua fonte, rinnovando l’alleanza fra gli Dei e gli uomini.
Si celebri ancora il patto lunare, riviva il rispetto dell’Acqua sacra, si danzi sotto la Luna Piena, si gioisca dell’amicizia fra tutte le creature e si canti Eleskion, colei che torna dall’oriente dal bel colore rosato, la figlia della Luna.

Giovanni Pelosini

(testo pubblicato dalla Casa dell’Arte in occasione della II Festa della Luna della Libera Università di Treggiaia, 22 giugno 2005)

Riferimenti bibliografici:
1. Euripide, citato da Strabone, V, 2,4
2. Erodoto, VI, 137
3. Gopal Kalima, Cronache delle Terre Occidentali, II, 18
4. Esiodo, Teogonia, 133
5. Omero, Iliade, V, 898
6. Apollonio Rodio, II, 1232
7. Giacomo Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
8. Apollodoro, I, 7, 5-6
9. Pausania, V, 8,1 e 1,2
10. Servio, commento a Virgilio, X, 179



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