I segreti del fiume

Il giorno segue la notte e la notte segue il giorno in un alternarsi incessante di luce e buio… tutto inizia e finisce perché niente cambi nel cambiamento di ogni cosa. Diceva Eraclito che non era possibile bagnarsi due volte nello stesso fiume, eppure quello stesso fiume che aveva ispirato le sue sagge parole è ancora qui davanti a noi dopo migliaia di anni.
Le innumerevoli molecole di acqua scorrono eternamente sempre uguali e sempre diverse sotto i nostri occhi distratti dai pensieri. Milioni di milioni di molecole corrono verso l’oceano senza sosta, evaporano nell’atmosfera, volano e si condensano per ritornare alla terra, al fiume, all’oceano… in una continua trasformazione della materia. Gli atomi si aggregano e si disaggregano in composizioni regolate dalle leggi della materia nel microcosmo e nello spazio immenso del macrocosmo. Inimmaginabili galassie si muovono nello spazio-tempo in enormi vortici come ultramicroscopiche spirali ed eliche si assemblano a ricordare i codici della trasmissione della vita nelle più elementari cellule procariote.
Elettroni solo apparentemente impazziti si alternano nello spin e ruotano intorno a nuclei vibranti, mentre il vuoto, un impressionante Vuoto, costituisce la quasi totalità di ciò che chiamiamo materia e di tutto l’Universo conosciuto.
Gli opposti in perenne conflitto si riconciliano in armoniche spirali negli infiniti mondi di Bruno così come nei corsi e ricorsi cosmici di Vico.
Da questo punto di vista, e da ogni punto di vista, gli occhi sono distratti dai pensieri, mentre il vero pensiero è il pensiero del pensiero… purché si fermi il treno dei pensieri. Grande James! Aveva capito tutto… forse.
Fluidofiume cantava Joyce all’inizio ed alla fine della sua estrema e più complessa follia lucida… Fluidofiume come Maestro di Vita.
Qual è il mistero della Vita, Fluidofiume?
Il mistero della Vita è che essa è eterna, uomo.
Al di là delle singole insignificanti esistenze apparentemente caotiche delle molecole e delle gocce d’acqua che, tutte insieme, costituiscono il fiume e che il fiume stesso porta fino al suo/loro epilogo della con-fusione oceanica, al di là di tutto questo c’è l’esistenza del fiume, che solo un occhio disattento e superficiale insiste a interpretare “finito” nel mare.
C’è una sorgente e c’è una foce, leggerà l’occhio positivista e ordinario… c’è un inizio e c’è una fine, c’è un prima e c’è un dopo, così come ci sono il giorno e la notte, la luce ed il buio… ci sono i fiumi e gli oceani, l’acqua liquida, solida e gassosa… categorie.
C’è un “qui” e c’è un “là” a sconvolgere l’ignaro forestiero che, avendo chiesto informazioni e dovendo recarsi in un luogo sulla parte opposta della strada, attraversava la medesima e quindi chiedeva se quella che aveva raggiunto era la “parte opposta”, ricevendo una diversa quanto ovvia (per noi) indicazione. Categorie.
Ci sono un soggetto pensante ed un oggetto pensato… categorie.
Così la mente ci insegna fin da piccoli che c’è un “io” e un “non-io”… categorie.
Per fortuna che c’è il Fluidofiume a ricordare che noi pensiamo che esista soltanto ciò che conveniamo che esista.
Quando Fluidofiume si muove (e parimenti non si muove, giacché è sempre lì) ci insegna quale può essere il vero senso dello scorrere del tempo con il suo scorrere nello spazio.
All’estremo Oriente, ai confini del mondo che ha conquistato, l’Alexandros di Giovanni Pascoli (Poemi conviviali, 1904), riflette sul fiume e ne coglie le rivelatorie contraddizioni (II, 1-3):
Fiumane che passai! voi la foresta
immota nella chiara acqua portate,
portate il cupo mormorìo, che resta.

Le acque del fiume scorrono incessantemente, eppure la foresta che si specchia in quelle stesse acque chiare appare immobile, e lo stesso loro mormorio è un’unica eterna vibrazione sonora. Nel perpetuo mutamento, nel divenire continuo, c’è la verità segreta esposta in evidenza dell’Essere, sempre diverso nella manifestazione ma sempre uguale a Se stesso.
Anche il grande insegnamento di Siddharta, il Maestro della sua esistenza, è lo stesso orientale Fluidofiume.

Se il chicco di grano sepolto nel solco della Madre Terra accetta di morire, si trasforma in verde piantina e quindi in spiga rigogliosa e dorata. Si può dire che sia davvero “morto” il chicco, e davvero “nata” la spiga? E non è così da tempo immemorabile?
Così si può dire che davvero il fiume “muoia” nell’oceano?
È ancora Fluidofiume che ci dà una chiave di lettura delle parole riportate da Giovanni (XII, 24-25):
In verità. in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.

Scorri, Fluidofiume, scorri… come la notte universale scorre tutta nel sonno di quell’unico uomo chiamato H. C. Earwicker, ed il giorno dell’intero cosmo trascorre nella lunga epica storia e quotidiana Odissea di Leopold Bloom. Tutti gli uomini e tutte le generazioni esistono in un unico essere ed in un singolo istante, in un preciso luogo.
H. C. E. , Here Comes Everybody, qui vengono tutti, qui e ora, Riverrun, Fluidofiume, da Eva e Adamo in poi…
Ecco che una qualunque insignificante esistenza è una metafora mitologica di tutte le esistenze e della vita stessa: una piccola vicenda è un aspetto significativo della storia dell’intero Cosmo. Ogni piccolo singolo aspetto può sembrare privo di senso se non inteso come parte di un Tutto armonico ed ordinato.
Prendiamo, per esempio, la storiella (tipica dei pub) di Tim Finnegan, muratore irlandese ed eroe cosmico, che si sveglia una mattina, come tutte le mattine del resto, e inizia la sua esistenza quotidiana con un bicchierino prima del lavoro. Quasi inevitabile, dopo una tale colazione, è la sua caduta mentre trasporta mattoni su una scala. Batte la testa a terra e muore. Al capezzale giungono gli amici, e vedono il povero defunto fra un gallone di whiskey e un barilotto di birra scura, di quella dublinese, calda e profumata. La vedova porta pasticcini e punch ai convenuti abituati al bere come il loro defunto amico, e ben presto si scatena una rissa fra i presenti: allegoria dell’eterno conflitto cosmico fra gli opposti, e scintilla della vita.
Incidentalmente (ma mai per “caso”) nella colluttazione un bicchierino di whiskey va a cadere proprio addosso al povero Tim, che si alza di scatto e rimprovera tutti per aver creduto che fosse morto.
Eccolo di nuovo fra noi il vecchio Tim Finn-again, ancora Finn; come se si fosse semplicemente sdraiato lungo il fiume a vedere scorrere il mondo intero.
Buon vecchio Finn, tutto il mondo scorre nella tua mente come un Fluidofiume. Sei nato alzandoti al mattino e sei cresciuto salendo su una scala; sei caduto e sei morto, ma sei resuscitato come un ubriacone che si sveglia dopo una lunga sbornia. Che farai ora, buon vecchio Tim Finnegan? Comincerai da capo… Finn-again?
Così la filastrocca irlandese, e così la vita.
Se Finnegan è ognuno di noi, allora Ulisse è Nessuno, per ricordare che gli opposti si fronteggiano sempre e che c’è sempre almeno un altro punto di vista, un’altra possibilità, una diversa scelta, così come il Nettuno acquariano richiede per scombussolare le categorie: le banali ordinarie necessità e le arbitrarie convenzioni.
Basta uscire per un attimo dal fluire continuo dei pensieri ed osservarli con il pensiero del pensiero… ed ecco che la magia si realizza, e la Matrix che ci ingabbia si dissolve. Osserviamo il Fluidofiume che scorre e tutto sarà chiaro… almeno in quell’attimo.
Isn’t it the truth I’ve told you,
Lots of fun at Finnegan’s Wake?

Non è vero che ci si diverte alla veglia per Finnegan?

Giovanni Pelosini



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