L’inossidabile Fascino dei Tarocchi – Recensioni (1)

L’inossidabile Fascino dei Tarocchi

di Claudio Restifo Olivera

Tarocchi mon amour: le antichissime carte (la loro diffusione in Europa risale al XIV secolo) sembrano avere di questi tempi un indiscusso successo. Ma non per il loro valore artistico o storico-etnologico; oggi il loro uso è per così dire declassato a fini chiromantici o di prestidigitazione. Ed è per restituire fascino a queste antiche ed evocatrici carte, contro gli odierni tentativi di una loro progressiva standardizzazione che ne penalizza la bellezza artistica dei simboli allegorici in esse raffigurati, che Giovanni Pelosini ha recentemente pubblicato per i tipi della Casa Editrice Il Mosaico (De Agostini) il bel volume “I Tarocchi Aurei“. L’autore, insegnante nonché studioso di simbologie orientali e cultore di astrologia, è alla sua seconda esperienza editoriale (nel 1994 ha pubblicato per le edizioni Meb di Padova Magia e Scienza della Spirale). Il libro (venduto assieme a 22 Tarocchi disegnati da Roberto Granchi) è frutto di quattro anni di ricerche sulla mitologia simbolica e sul mondo dell’esoterismo e dei tarocchi di cui l’autore è un esperto riconosciuto; il tutto descritto con il rigore e la metodologia della ricerca scientifica. Il volume espone l’affascinante ed originale teoria che mette in relazione i Tarocchi con il più antico alfabeto conosciuto derivato dai geroglifici egizi, con i miti degli antichi dei ed eroi, con i pianeti ed i segni zodiacali.
Per l’autore dunque i tarocchi non devono essere considerati solo un mezzo di divinazione essendo soprattutto “un antichissimo e sacro libro delle immagini risalenti agli albori stessi della vita, una rappresentazione della storia ciclica del mondo, dove tutto scorre e si trasforma e dove niente avviene per caso“. I Tarocchi Aurei (l’aggettivo deriva dalle dimensioni delle carte, auree perché si rifanno all’antichissimo simbolo della spirale) è dunque un libro soprattutto più da capire che non da usare chiromanticamente per conoscere il futuro.

Claudio Restifo Olivera, «IL TIRRENO», 18.12.1997



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