La Grande Piramide: Emblema di Saturno

Le Sette Meraviglie del Mondo: Le Piramidi di Giza

Sulla Grande Piramide della piana di Giza, presso Il Cairo, sono stati scritti numerosissimi saggi di varia qualità e diverso tenore. La tradizione attribuisce l’opera monumentale al Faraone Cheope, della IV Dinastia, ma esistono molti fondati dubbi sulla reale datazione, che alcuni ipotizzano sarebbe da anticipare addirittura di alcune migliaia di anni. Di tutte le sette Meraviglie del mondo antico, questa è l’unica che ancora possiamo ammirare nella nostra epoca, e questo è il motivo fondamentale che mi ha portato alla sua associazione al lento e durevole pianeta Saturno, l’ultimo della serie dei pianeti astrologici conosciuti prima dell’era moderna.

Per migliaia e migliaia di anni nessun edificio costruito dall’uomo è stato più alto e più mirabile della Grande Piramide. Al Tempo, al Dio Crono-Saturno che lo rappresenta, questa incredibile costruzione ha quindi portato gloria ed onore.

La più grande delle piramidi che ancora oggi si possono visitare a Sud del Cairo, vicino alle cave di calcare di Tura, è chiamata Akhet Khufu, cioè “Splendore di Cheope”, ed è tradizionalmente attribuita al quel faraone, vissuto fra il 2.600 ed il 2.480 avanti Cristo e descritto da Manetone, nel III secolo prima della nostra era, come un tiranno autocratico. Erodoto ne parla in Storie (II, pp. 124-126) ed afferma che il sovrano tormentò il suo popolo per decenni per la realizzazione dell’imponente edificio destinato a diventare il suo mausoleo. Sempre Erodoto dichiara che Cheope, non contento di aver schiavizzato migliaia di operai come operai, vendette la sua stessa figlia per ricavare i cospicui fondi necessari all’edificazione della Piramide. A Giza, vicino alla famosa Sfinge ed alle altre due piramidi, dette di Chefren e di Micerino, la Grande Piramide espone i perfetti triangoli isosceli delle sue quattro facce laterali ai quattro punti cardinali, sistemandosi esattamente e stabilmente nello spazio, oltre che nel tempo.

Al suo interno sono state trovate numerose gallerie, cunicoli e camere, ritenute sepolcrali dagli egittologi ortodossi, anche se nessuna traccia di corredi funebri e di mummie è mai stata rinvenuta. Naturalmente ciò potrebbe essere dovuto semplicemente al trafugamento degli oggetti un tempo contenuti all’interno della costruzione, ma nuove, sempre più convincenti, ipotesi sono state di recente formulate. Tralasciando le più bizzarre teorie e le relazioni matematiche più improbabili, ho già dimostrato nel mio saggio Magia e Scienza della Spirale (Padova, MEB, 1990), che i costruttori della Piramide (chiunque essi fossero) conoscevano senza alcun dubbio la Proporzione Aurea, e, per qualche motivo, hanno “registrato” tale conoscenza nelle proporzioni dell’edificio.

Un solido geometrico di queste misure mette simbolicamente in relazione i mistici numeri 3 e 4, suggerisce mirabili confronti con i numeri decimali illimitati non periodici π (Pi greco) φ (Phi greco), e conseguentemente con la Spirale Aurea o logaritmica, divino segno dell’architettura cosmica. Questa costruzione rappresenta un ideale ponte fra la geometria statica e quella dinamica, un vero e proprio anello di congiunzione fra la staticità della morte ed il dinamismo della vita, come solo le simbologie astrologiche di Saturno possono manifestare con efficacia. La piramide retta e regolare a base quadrata che si innalza nel deserto possiede delle misure che non possono essere casuali e richiamano i mistici numeri che hanno meravigliato generazioni di artisti e di ricercatori nei secoli, da Fidia a Fibonacci, da Leonardo da Vinci a Paolo della Francesca, per non citare che i più famosi.

Fra lo statico cubo e la dinamica e perfetta sfera esiste questo passaggio Aureo che implica la conoscenza mistica della geometria. Riporto alcune misure per i lettori che, come me, sentissero il richiamo eterno della Geometria Sacra, rimandando per ogni approfondimento alla lettura del succitato testo.

  • Altezza originale stimata all’epoca della costruzione: 146,61 metri.
  • Altezza attuale, dovuta all’erosione ed alla perdita di materiali al vertice: 136,86 metri.
  • Lato di base: 230,38 metri.
  • Angolo di base: 51°52’15”.

Lo Zed interno è costituito di grandi monoliti di granito dai 20 alle 80 tonnellate, per una massa complessiva di 7 milioni di tonnellate. Tutto intorno imponenti blocchi di basalto, calcare e granito formavano il rivestimento esterno, che era a sua volta ricoperto da lucide piastre calcaree ormai erose dalle forze esogene di millenni. L’imponente volume complessivo è stato calcolato in 2.600.000 metri cubi.

Anche il perfetto orientamento e la precisione del taglio delle pietre sono particolari molto rilevanti e rivelanti. Così appaiono molto particolari l’orientamento e le fattezze della vicina Sfinge, la posizione delle tre piramidi di Giza in relazione alle tre stelle della Cintura di Orione, l’orientamento di alcune aperture della Grande Piramide verso la posizione occupata dalla medesima costellazione una dozzina di migliaia di anni fa, l’erosione dell’acqua meteorica sulla stessa Sfinge e molti altri particolari stanno facendo vacillare la datazione ufficiale della costruzione, nonché la sua reale funzione.

A tutto ciò aggiungo solo che dal Libro dei Re (VII, 23) si evince che, all’epoca degli scribi di questa parte della Bibbia, il valore di π era grossolanamente approssimato a 3, mentre lo stesso papiro egizio di Rhind (attribuito ad Ahmes, vissuto fra il 2000 e il 1700 a.C.) gli attribuisce un valore di 3,1604, ma i sapienti costruttori della Grande Piramide Aurea di Giza erano stati molto più precisi, e ciò per un motivo che doveva essere per loro estremamente importante.

La natura trascendente dei numeri e della geometria va ovviamente oltre la essoterica trattazione matematica, richiama l’architettura cosmica, la tradizionale quaterna alchemica, le terne sacre, il legame mistico fra la Terra e il Cielo: questo è il messaggio esoterico che ha saturnianamente superato il limite del tempo.

La trasmutazione alchemica del quadrato terrestre e ctonio nel simbolico cerchio della volta celeste ed uranica, grazie all’intercessione aurea, è una immagine della cubatura della sfera. L’uomo terrestre che trascende e sublima tendendo all’immortalità, finalmente consapevole dell’intero miracolo della Vita, cosciente del mistero della morte, attraversa il sottile confine della realtà apparente e diventa ciò che è sempre stato.

Entrare in sintonia con un simbolo è come entrare in possesso di una chiave che apre la mente ed il cuore a nuove dimensioni e nuovi orizzonti, come ben sa chi abbia fatto un’arte della meditazione sulle immagini e sulle forme secondo i dettami delle antiche scuole iniziatiche.

Giovanni Pelosini



1 Commento a "La Grande Piramide: Emblema di Saturno"

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