Omaggio a Ferro Ledvinka

Ferro Ledvinka

Ancona, 3 maggio 1942

Livorno, 25 luglio 2000

Nell’ottobre del 1992 la mia ricerca personale mi aveva portato a sperimentare l’alimentazione macrobiotica, dopo quasi un ventennio di pratica Yoga e di studi di simbologia. Fu così che nell’agosto del 1993 accettai la proposta di Luigi Gallo di tenere dei corsi al “Macromeeting”, e fu in quella occasione che vidi per la prima volta Ferro Ledvinka. Mi colpì subito il suo carisma ed il grande carattere, ed ebbi l’impressione che tutti provassero verso di lui un misto di rispetto e di timore reverenziale. Presi un appuntamento per una consultazione, senza neanche sapere che tipo di consigli avrei potuto ottenere, e da lì nacque una grande amicizia. Credo di non aver mai conosciuto il “Ferro” rigido ed impettito, pioniere della macrobiotica, il più severo ed intransigente allievo e collaboratore di Michio Kushi, l’esoterico e alchimista traduttore di Fulcanelli, ma soltanto “Ferruccio” (questo il suo vero nome), la sua umanità e la sua attività negli ultimi anni: questo intendo raccontare.

In quel periodo sempre meno il suo lavoro riguardava l’alimentazione e sempre più l’aspetto spirituale diventava preminente. Il suo carattere lo portava ad iniziare con grande entusiasmo, ma anche ad abbandonare bruscamente le cose una volta che le riteneva esaurite. Ricordo che una volta gli chiesi di pubblicare per il mio editore un volume enciclopedico sulla qualità dei cibi e sul loro potere curativo, ancora oggi penso che sarebbe stato un libro molto utile. Mi rispose testualmente: “Se non sapessi che sei un amico, penserei che vuoi farmi un dispetto. L’alimentazione per me è un capitolo chiuso!

Ferruccio aveva appreso a comunicare con la sua Guida interiore in una sorta di trance semicosciente in quello che lui chiamava contatto o channeling: si metteva seduto a gambe incrociate su un cuscino oppure su una sedia, spesso con una coperta sulle spalle, chiudeva gli occhi e quasi subito cominciava a parlare. La voce era la sua, con quella caratteristica erre “arrotata”, ma il tono e le parole avevano qualcosa di particolare, di mistico. Il contenuto dei contatti era sempre estremamente significativo, soprattutto per le persone presenti, che erano sollecitate ad esprimere dubbi e pensieri ed a formulare domande con un ordine dolce, ma perentorio: “Chiedi!”. Se alcune persone formulavano domande di vario tipo, spesso la risposta era unica, ampia ed articolata, ma riusciva a sintetizzare argomenti anche molto diversi in un’unica tematica di fondo, che si sviluppava secondo concetti chiari con un linguaggio comprensibile e, contemporaneamente, ricco e molto coinvolgente, dal momento che era anche possibile interloquire. La seduta spesso terminava con l’esortazione “Andate!”, poi Ferruccio rientrava in sé e sorridendo chiedeva come era andata e che cosa era stato detto, perché i suoi ricordi erano frammentari. Anche per questo motivo c’era l’abitudine di registrare e di prendere appunti. Un giorno Ferruccio mi chiese di restare un’intera notte svegli per un channeling particolare, richiesto espressamente dalla Guida. Fu una bella esperienza, veramente costruttiva: molti dubbi personali furono dissipati e ci fu una vera e propria iniziazione su antiche conoscenze di numerologia, ritmi della natura, energie.

Ci incontravamo spesso nella sua bella e antica casa nel Chianti, fra gli olivi secolari, ed ogni volta era un’occasione di approfondimento di tematiche spirituali e culturali. Una sera accendemmo un gigantesco fuoco solstiziale, un’altra costruimmo una Sweat Lodge per pratiche sciamaniche e progettammo un avventuroso viaggio in Uruguay. A casa mia ci incontravamo con pochi amici per celebrare con regolarità le feste annuali del Calendario Sacro, per andare al mare con i bambini, una volta persino per giocare a calcetto, sport che non era né il mio preferito né il suo, visto che la mia “carriera” finì subito con un’incrinatura al malleolo e la sua con un dito della mano slogato in seguito ad una parata maldestra. Lavorammo insieme in alcuni seminari o workshop in cui gli allievi imparavano a conoscersi meglio grazie a pratiche vecchie di millenni, ma sempre attuali. L’aver condiviso tante esperienze in poco tempo ci unì ancora di più ed erano frequenti fra di noi lunghe telefonate in cui eravamo confidenti e consiglieri reciproci. Ci aiutavamo molto: io con i Tarocchi e con l’astrologia, lui con la numerologia e la sua immensa conoscenza dell’energia curativa delle sostanze. Nel 1994 decidemmo di cercare una grande casa in campagna che potesse ospitare le nostre famiglie ed i nostri sogni. Per mesi visitammo decine di casali toscani e vecchi ruderi in una ricerca che sempre più appariva come finalizzata a qualche altra cosa e che, convenimmo a posteriori senza aver mai acquistato niente in comune, era servita soprattutto a chiarire meglio il nostro progetto di vita. Ricordo anche con piacere la lunga estate del 1995 in cui Ferruccio fu nostro ospite. Allora abitavamo in una villetta in campagna ed eravamo appena tornati dagli Stati Uniti, dove avevamo conosciuto Michio Kushi, e, mentre Rosella portava nostro figlio Lorenzo al mare ed io scrivevo il mio primo saggio sui Tarocchi, Ferruccio sistemava i suoi appunti e batteva a macchina su in mansarda. Nacque così il libro “Ascolta il cuore!”, una raccolta tematica di contatti con la Guida, che la moglie Anne aveva pazientemente trascritti: un grande insegnamento spirituale rivolto a tutti. Nel frattempo Ferruccio aveva dato un’altra svolta al proprio lavoro e girava sempre più l’Italia conducendo seminari per gruppi di persone che avevano intrapreso il sentiero della conoscenza. Le consulenze nel suo ufficio di Firenze si facevano sempre più rare e la sua attività si svolgeva prevalentemente fuori casa, con tanto entusiasmo per i risultati, ma anche con grande dispendio di energie. Una volta, al ritorno da uno di questi viaggi di lavoro, mi confidò che era così stanco che la sola vista di una valigia lo faceva stare male. Fu durante uno di questi seminari in Sardegna nell’estate del 1998 che notai in lui qualcosa che non andava. Il tumore che poi lo avrebbe ucciso forse già gli aveva tolto energie che neanche le antiche pietre dei luoghi sacri dell’isola sembravano restituirgli. Negli ultimi anni si era trasferito a Livorno e la vicinanza della sua nuova compagna gli aveva giovato molto. Il suo carattere si era ulteriormente addolcito. Ero felice per lui e speravo che prima o poi risolvesse i suoi problemi pratici: la sistemazione della famiglia, una situazione professionale ed economica maggiormente stabile, una nuova casa. Per queste cose umane l’ho visto agitarsi e soffrire, ma nelle sue scelte di vita è stato un grande Maestro, cercando di seguire il consiglio che la Guida ci dette in quella notte insonne: “Il nodo da sciogliere è come manifestare l’energia divina nella vita quotidiana. Non c’è altro!”.

Treggiaia, 30 agosto 2000

Giovanni Pelosini



2 Commenti a "Omaggio a Ferro Ledvinka"

  1. Dani

    “(…) Così è la vita. Va vissuta fino in fondo, tenendo la fiamma del cuore sempre accesa, senza chiedervi per chi o perché (…) Questo è il fuoco che brucerà continuamente perché l’uomo abbia un futuro…”
    (“Ascolta il cuore” – Ferruccio Ledvinka)
    Ricordo ancora il giorno di un secolo fa in cui in libreria mi chiesi se era il caso o no di acquistarlo. Davvero un uomo la cui spiritualità ha trovato l’equilibrio tra sé e gli altri: se parli di te gli altri infatti non ti ascolteranno, se parli DEGLI altri ti ascolteranno tutti. Lui ha fatto un salto in più: ha parlato AGLI altri parlando di sé.

  2. susy massimino

    IO C’ERO ..HO RESPIRATO HO PIANTO HO RISO HO VISSUTO OGNI ATTIMO EMOZIONANDOMI E SE CI PENSO MI MANCA ,MA POI ALL’IMPROVVISO IL CUORE COMINCIA A BATTERE PIU FORTE E UN CALORE MI AVVOLGE ….CI PENSO SEMPRE A QUEI GIORNI,A COMME HAI CAMBIATO LA MIA VITA, GRAZIE PER SEMPRE OVUNQUE SEI ORA

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