Il Mistero di Paracas, il Candelabro delle Ande

Un misterioso manufatto di 183 metri si staglia sulle coste del Perù, non lontano da Nazca

Si tratta di un gigantesco bassorilievo evidenziato sull’arido pendio di una grande collina sabbiosa che finisce ripida sulla scogliera settentrionale della penisola, ottenuto asportando lo strato più superficiale del terreno per 50-60 centimetri.

Imbarcandosi verso le aride isole Ballestas si può osservare il geoglifo dall’oceano in un’atmosfera davvero surreale; dal mare il Candelabro appare in tutta la sua imponenza: 183 metri di altezza, più di 100 di larghezza ed un “fossato” centrale largo 5-6 metri. Occorre prima aver percorso la Carretera Panamericana da Lima verso Sud-Est, lungo la costa peruviana con la Cordigliera delle Ande a sinistra e l’Oceano Pacifico a destra per circa 250 chilometri. In queste zone, a pochi gradi di latitudine dall’Equatore, il clima è caldo ed arido per quasi tutto l’anno, con temperature medie invernali che si aggirano intorno ai 18°C. Il paesaggio appare deserto, eppure ci troviamo nei luoghi, abitati da almeno 5000 anni, che videro fiorire la grande civiltà degli Inca ed altre culture, ancora più antiche e sconosciute. Presso il porto di Pisco c’è la selvaggia penisola di Paracas, nella provincia di Ica, luogo di grandissimo interesse naturalistico ed archeologico, a sole due ore di auto dalle famose “Linee di Nazca”. Tutta la penisola fa parte del parco naturale della Reserva Nacional de Paracas. Qui, fra i fenicotteri e i pellicani, i pinguini peruviani e le rumorose (e non proprio profumate) colonie di leoni marini, sorge uno dei più enigmatici manufatti che ci siano pervenuti dal passato: il cosiddetto “Candelabro”.

L’ENIGMA DEL CANDELABRO

Il mistero sull’origine e sullo scopo del manufatto è totale, non essendo chiara neanche la sua antichità. Per molti il manufatto è da porre in relazione con le vicine Linee di Nazca, spesso interpretate come segnali di antichissime “piste di atterraggio” per misteriosi mezzi volanti di origine forse aliena. In tal caso il Candelabro, orientato verso Nord-Ovest, sarebbe servito come indicatore di direzione per i mezzi spaziali.

Altri archeologi preferiscono considerarlo un simbolo antico dei Cabeza Larga, i misteriosi costruttori delle numerose camere funerarie sotterranee della necropoli di Paracas, le cui inquietanti mummie con corredo funebre si sono incredibilmente conservate fino ad oggi grazie al clima straordinariamente secco: in questo caso il Candelabro sarebbe una misteriosa testimonianza delle scomparse e poco conosciute culture sviluppatesi dalla prima metà del III millennio a.C. fino al X secolo della nostra era. Queste popolazioni praticavano la deformazione e la trapanazione del cranio già migliaia di anni fa, non sappiamo se a scopo religioso o terapeutico, né con quali strumenti.

Ma i ritrovamenti delle straordinarie Pietre di Ica, e i miti sudamericani dei misteriosi visitatori Viracochas aprono sempre più affascinanti scenari e contribuiscono ad alimentare i misteri della zona.

Per altri ricercatori e studiosi dell’insolito il Candelabro sarebbe solo il simbolo della conquista di quel territorio da parte delle forze armate dello scomparso continente Mu, all’epoca del massimo espansionismo di questo mitico impero, che già tendeva a dominare il mondo circa 17000 anni prima di Cristo. In altri termini si sarebbe trattato di una sorta di emblema militare tracciato per celebrare una vittoria o per segnalare un confine. Per i seguaci delle affermazioni di James Churchward l’attuale Perù sarebbe stato terra di conquista per le armate di Atlantide e di Mu, in guerra per ottenere il predominio del pianeta.

Coloro che preferiscono non avere troppi dubbi preferiscono pensare che il Candelabro abbia solo poche centinaia di anni e che sia stato un segnale per i pirati che infestavano le coste peruviane nel XVI e XVII secolo.

IL SIGNIFICATO DEL SIMBOLO

I significati essoterici ed esoterici del simbolo tracciato sulla collina di Paracas possono essere diversi secondo il contesto storico o preistorico in cui si voglia collocare il manufatto, ma gli studi scientifici sul geoglifo sono piuttosto scarsi, e pochi sono i tentativi di interpretazione.

Analizzando il significato degli antichi simboli universali, si può riconoscere alla base del geoglifo un rettangolo, che potrebbe rappresentare la Terra, da cui sembra emergere l’Albero della Vita, ricco di germogli, simbolo anche dell’asse del mondo e dell’uomo divino, dalla duplice essenza: il tramite fra la Terra ed il Cielo. L’albero sacro è presente in molte antiche culture, con significati spesso cosmologici, altre volte salvifici. Si pensi solo al mitico Yggdrasil della mitologia nordica, o al biblico Albero della Conoscenza del Paradiso Terrestre, con il legno del quale fu costruita poi la croce di Cristo. Infatti, nel glifo è evidente anche una croce (o una Tau, antichissima lettera sacra dei primi alfabeti conosciuti) che richiama i concetti di albero cosmico e asse del mondo, oltre ad avere il significato di “segno”, origine, intesa anche come orientamento e direzione nello spazio e nel tempo. Recentemente c’è chi ha interpretato il Candelabro come un simbolo della costellazione polare meridionale detta Croce del Sud.

Il triangolo che sormonta il braccio orizzontale della croce rafforza i concetti già espressi con la più essenziale rappresentazione della tripartizione sacra, che è presente nella Trinità dei cristiani come nella Trimurti degli induisti. È necessario inoltre ricordare come questo simbolo richiami il numero tre e sia quindi l’emblema della creatrice della vita, la Grande Dea Madre delle culture preistoriche e protostoriche dell’Europa. Anche la madre di Gesù, Maria, fu spesso associata all’Albero della Vita, in quanto il suo frutto era destinato a salvare l’umanità.

La croce inoltre rappresenta il numero quattro, così come il triangolo è simbolo del tre: il triangolo e la croce insieme sono all’origine del sette (3+4=7) e del dodici (3×4=12), i più sacri fra i numeri di ogni tradizione esoterica.

Infine i tre bracci verticali terminano in figure che potrebbero essere boccioli di fiori di loto, simboli che rafforzano i concetti di vitalità, creazione, resurrezione e sublimazione.

La Sura della Stella (Il Corano, LIII) rammenta che il fiore di loto è presso il giardino del soggiorno eterno e ne indica la direzione; l’Hotel Paracas, nei pressi del grande Candelabro delle Ande, accoglie il visitatore con un invitante “Bienvenido al Paraiso”: ma forse questa è solo una coincidenza.

Giovanni Pelosini



Lascia un commento