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	<title>Giovanni Pelosini &#187; Personaggi</title>
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	<description>tarologia, astrologia, simboli, yoga e arti creative</description>
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		<title>I Carri di Marte e il Generale Patton (II parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 08:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astrologia]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
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		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
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		<description><![CDATA[I Carri Armati di Patton Il più grande condottiero di carri armati della storia è senza dubbio il generale George Smith Patton, che il famoso film Patton, generale d’acciaio (1970) celebrò con ben sette premi Oscar. A questo film di Franklin J. Schaffner, magistralmente interpretato da George C. Scott e Karl Malden, mi sono principalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton-generale-dacciaio-1970.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8927" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Patton generale d'acciaio, 1970" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton-generale-dacciaio-1970.jpg" alt="" width="330" height="488" /></a>I Carri Armati di Patton</h2>
<p>Il più grande condottiero di carri armati della storia è senza dubbio il generale <strong>George Smith Patton</strong>, che il famoso film <em>Patton, generale d’acciaio</em> (1970) celebrò con ben sette premi Oscar. A questo film di <strong>Franklin J. Schaffner</strong>, magistralmente interpretato da <strong>George C. Scott</strong> e <strong>Karl Malden</strong>, mi sono principalmente riferito per l’immagine che di sé lasciò il personaggio, forte del fatto che gli sceneggiatori <strong>Francis Ford Coppola</strong> e <strong>Edmund H. North</strong> si basarono sugli avvenimenti reali descritti da accreditate biografie. Non desidero in questa sede considerare le inevitabili inesattezze storiche, ma valutare soprattutto l’immagine che il personaggio lasciò di sé soprattutto con questo film e con le frasi a lui attribuite. In ogni caso spesso in simbologia ciò che appare è altrettanto importante di ciò che è.<span id="more-9365"></span></p>
<p>A tale proposito appare assai significativo il monologo iniziale del generale nel film: “<em>Desidero ricordarvi che nessun bastardo ha mai vinto una guerra morendo per il proprio Paese. Se l’ha vinta è perché ha costretto altri bastardi a morire per il loro Paese&#8230; il nemico: quello sì che lo agguanteremo per il naso e lo prenderemo a calci nel sedere, e ad ogni calcio gli faremo sputar sangue, e quando avrà finito il sangue dovrà sputare la bile!</em>”</p>
<p>Oltre allo spirito battagliero e aggressivo del personaggio che traspare dal monologo, sono interessanti i riferimenti al sangue e al naso, entrambi collegabili alle simbologie di Marte: “<em>È sempre stato il mio sogno partecipare a un combattimento all’ultimo sangue!</em>”</p>
<p>A proposito del naso, pare che il generale Patton non temesse le battaglie quanto le ferite al naso. Ecco le sue precise parole: “<em>Ricordo che la cosa che più mi spaventava era l’idea di una pallottola che mi arrivasse dritta sul naso. Non so perché, ma la prospettiva di trovarmi un pezzo di piombo sul naso poteva farmi commettere qualsiasi pazzia.</em>” Durante un bombardamento aereo tedesco in Tunisia, pare che si sia esposto al fuoco gridando: “<em>Su avanti, vigliacchi, cercate di prendermi qui sul naso!</em>”</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/George-Patton-tema-natale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8906" title="George Patton, tema natale" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/George-Patton-tema-natale.jpg" alt="" width="435" height="400" /></a>Si osservi il grafico di <strong>George Smith Patton</strong>, <strong>nato</strong> <strong>a San Marino, California, 11 novembre 1885, 18.38</strong>.</p>
<p>Nel tema natale si ritrovano singolarmente collegati tutti i pianeti della terna dello <strong>Scorpione</strong> (in cui c’è il<strong> Sole</strong>), che abbiamo visto essere in analogia con il tarocco del <em>Carro</em>: <strong>Plutone</strong> (all’Ascendente), <strong>Marte</strong> e<strong> Mercurio</strong>. I segni interessati sono <strong>Gemelli</strong>, <strong>Vergine</strong> e <strong>Sagittario</strong>: ne deriva un mix di veloce inventiva, tecnica, slancio ottimistico e aggressività che fu determinante negli attacchi degli squadroni di carri armati americani in Africa, Italia, Normandia e nelle Ardenne, con un peso assai rilevante per le sorti della II Guerra Mondiale. Dove c’era bisogno di sfondare il fronte con audacia e spavalderia, gli Alleati ricorrevano sempre a Patton.</p>
<p><strong>Marte</strong> è in <strong>quarta Casa</strong> e in <strong>Vergine</strong> a denotare energico patriottismo e rispetto formale della gerarchia militare; il trigono con <strong>Venere</strong> mostra un sincero amore per la vita del soldato, e <strong>Giove</strong> e <strong>Urano</strong> in quinta casa contribuiscono a renderlo eccessivo nelle sue manifestazioni. Patton andava in giro con un frustino, un cinturone da cowboy e un revolver <em>Colt S.A.A.</em> con calcio in saturniano avorio. Una volta un giornalista male informato gli chiese della sua pistola con calcio di “madreperla”, e il suo <strong>Saturno</strong> in <strong>Cancro</strong> gli fece rispondere stizzito: “<em>Solo un pederasta dell’ultimo bordello di New Orleans può averlo di madreperla!</em>”</p>
<p><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/generale-Patton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8929" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="generale Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/generale-Patton.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Marte in Vergine</strong> però preferisce agire piuttosto che parlare, e quindi Patton passava all’azione tutte le volte che gli era consentito. Il modo migliore e più funzionale fu quello di comandare carri armati, che davano sfogo alla sua irruenza sublimando perfettamente il suo carattere implacabile e la sua volontà priva di cedimenti, permettendogli un movimento lento ma inarrestabile. Un suo ordine ricorrente era: “<em>Scegliere sempre l’offensiva, mai soffermarsi!</em>”. Nel durissimo inverno delle Ardenne, il 19 dicembre 1944, comandava la IV Divisione della III Armata affaticata dal clima e dai continui attacchi, ma, quando si trattò di salvare la 101a Divisione Aviotrasportata accerchiata dalla controffensiva tedesca, gelando il suo staff dichiarò: “<em>Andremo sempre avanti, è chiaro? Noi attaccheremo tutta la notte, attaccheremo domani mattina. E, se non dovessimo vincere, che nessuno di noi ritorni vivo!</em>”</p>
<p>Quando non mandava carri armati all’attacco, l’irruenza del suo Marte in Vergine lo rendeva violento, insofferente e impulsivamente manesco nei confronti degli inferiori di grado. È famoso l’episodio della sua visita all’ospedale da campo durante l’invasione della Sicilia: trovando in infermeria un soldato sotto shock ma non ferito, lo aggredì violentemente e lo schiaffeggiò con crudeltà, rimandandolo immediatamente in prima linea, non sopportando la sua vigliaccheria (“<em>Io detesto la viltà!</em>”) e l’inadempienza formale alle regole militari. Già in Africa si era distinto pretendendo che anche i cuochi, in quanto soldati, fossero formali, in divisa e con l’elmetto.</p>
<p>La mancanza di slancio tipica della posizione di Marte in Vergine è decisamente risolta dall’amore per il rischio dello Scorpione, e dagli aspetti del pianeta, particolarmente con <strong>Mercurio in Sagittario</strong>, che spinge ad essere fin troppo disinvolto e ottimista nell’andare sempre avanti, sempre all’arrembaggio. Lo aiutano una buona dose di cosiddetta fortuna (trigono <strong>Giove-Venere</strong>), la profondità plutoniana, ma più forse il Sole in sesta casa che ne fa un programmatore minuzioso anche delle sue azioni più estemporanee, e il sollecitato Urano che lo rende capace di sfruttare le buone opportunità con tempismo e genialità.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Montgomery-e-Patton.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8931" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Montgomery e Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Montgomery-e-Patton.jpg" alt="" width="471" height="376" /></a>Quando, in antagonismo con gli inglesi di <strong>Montgomery</strong>, aveva spinto i suoi carri troppo avanti nella conquista della Sicilia e il generale <strong>Alexander</strong> gli ordinò di non prendere Palermo, Patton rispose con un laconico messaggio: “<em>Chiedo l’autorizzazione a restituirla</em>”, in cui mostrava ancora una volta la tendenza teatrale e ironica del fortissimo <strong>Plutone</strong> nel tema (all’Ascendente, quadrato a Marte, opposto a Mercurio e trigono a Giove e Urano in quinta casa).</p>
<p>Eppure, oltre a essere impulsivo, eccentrico e risoluto, era anche un inguaribile combattente romantico, un poeta e un guerriero di altri tempi: “<em>Nuove armi? Sono la fine di tutto! Finito l’eroismo, finita la gloria, finito tutto quanto! Niente eroi, niente vigliacchi, niente truppe, niente generali. Solo quelli che sopravvivono e quelli che muoiono. Non fa per me questo tipo di guerra!</em>”</p>
<p>Patton si fidava molto (<strong>Mercurio in Sagittario</strong>) delle sue “<em>ispirazioni improvvise</em>”; per esempio quando il 16 dicembre 1944 “<em>seppe</em>” che i tedeschi stavano organizzando una controffensiva nelle Ardenne per Natale e li sorprese anticipandoli. Le sue<em> ispirazioni improvvise</em> solo in parte si spiegano con il triangolo <strong>Sole-Luna-Nettuno</strong> (quest’ultimo in XII casa e trigono a Giove). È noto, infatti, che Patton asseriva di ricordare alcune sue vite passate, quasi sempre legate a episodi di guerra nell’antica Roma; dimostrava di conoscere benissimo luoghi che non aveva mai visto prima in Europa e faceva spesso riferimento ai grandi eroi e condottieri della storia.</p>
<p>“<em>Sin dai tempi dei tempi / trionfi ho vissuto e sconfitte. / Ho combattuto, ho vinto e son caduto cento volte cento sopra le stelle. / Come in uno specchio opaco vedo le antiche guerre che ho vissuto in diversa guisa, con diversi nomi / ma ero sempre io</em>”.</p>
<p>Questa poesia che Patton recita nel film è significativa e conferma la sua convinzione di aver vissuto molte vite da militare. Il <strong>Nodo lunare Nord</strong> è in trigono a <strong>Luna</strong> e <strong>Nettuno</strong>, e in sestile al <strong>Sole</strong>; è nel segno che ospita Marte, ma in quinta Casa: anche nella posizione e negli aspetti dell’asse dei nodi si possono leggere le visioni nostalgiche del passato che tendono a sublimarsi nel ruolo di comandante militare, perfezionista nella forma della disciplina, al servizio ispirato di un ideale, ma pratico e concreto nell’azione.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8932" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton.jpg" alt="" width="250" height="260" /></a>Il guizzo dell’irrazionalità nel personaggio, convinto militare per vocazione e per nascita, ne fece il grande trionfatore dell’ultimo grande conflitto e un comandante geniale: “<em>Nove decimi della tattica sono sicuri, e vengono appresi sui libri. Ma il decimo irrazionale è come il lampo del martin pescatore, che attraversa lo stagno, ed è questa la vera pietra di paragone dei generali!</em>”</p>
<p>Un tema natale che parla di una vita interessante e, come si è visto, segnata dai “Carri di Marte”, eppure con una <strong>Venere</strong> importante, anche se poco o niente affettiva, nel segno del <strong>Capricorno</strong> opposta a <strong>Saturno</strong>. Oltre che nella lesione mortale alle vertebre cervicali del soggetto, forse si può leggere nei molti aspetti che fa Venere nel tema anche quella spinta personale e soggettiva verso la vocazione destinica che utilizza all’occorrenza anche l’energia di Marte, e non il contrario, così come rammentava <strong>Marsilio Ficino</strong>: “<em>Marte non doma mai Venere&#8230;</em>”.</p>
<p>Infatti, nel destino del generale non ci furono solo i carri armati: a guerra finita, il 9 dicembre 1945 a Heidelberg, un autocarro (!) senza freni urtò in velocità la sua auto e Patton batté violentemente la testa rompendosi le vertebre cervicali. Mercurio nel segno del Sagittario si opponeva a Urano, e la Luna acquariana, opposta a Plutone, si trovava proprio sul suo Medio Cielo. Morì per la grave ferita il 21 dicembre 1945.</p>
<p><strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<ul>
<li>
<h2>Vedi <a title="I Carri di Marte (parte 1)" href="http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-i-parte/"><em>I Carri di Marte (I parte)</em></a></h2>
</li>
</ul>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Bibliografia</span></h2>
<p>Marsilio Ficino, <em>Sopra lo Amore, ovvero Convito di Platone</em></p>
<p>Marija Gimbutas, <em>Il linguaggio della Dea</em></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>I Tarocchi Aurei</em></a></p>
<p><em>La Bibbia di Gerusalemme</em> (EDB)</p>
<p><em>Baghavad Gita</em></p>
<p><em>The New Webster Dictionary</em></p>
<p>Carlo Cordié, <em>Enciclopedia dei miti</em></p>
<p>Omero, <em>Iliade</em></p>
<p>James George Frazer,<em> Il Ramo d’Oro</em></p>
<p>Stephen King, <em>La Torre Nera</em></p>
<p>Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius</em></p>
<p>Franklin J. Schaffner, <em>Patton, generale d’acciaio</em></p>
<p>Ladislas Farago, <em>Patton: ordeal and triumph</em></p>
<p>Omar N. Bradley,<em> A soldier’s story</em></p>
<p>Kristopher Calnon, <em>Patton: A man of Heroic Proportions</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Mario Pelosini, Ricordi del Tempo di Guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:23:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricordi del giugno 1944 di Mario Pelosini 27.1.1929 &#8211; 3.8.2005 Nella tarda primavera del 1944 avevo poco più di quindici anni e vivevo a Vada, in Toscana, con la mia famiglia. I miei fratelli, tutti più grandi di me, erano militari: Geo era prigioniero degli inglesi in Africa e Marino stava cercando di ritornare dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 align="center"><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Mario-Pelosini-2004.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8491" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Mario Pelosini (2004)" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Mario-Pelosini-2004.jpg" alt="" width="241" height="393" /></a>Ricordi del giugno 1944</strong></h1>
<h2 align="center"><strong>di Mario Pelosini</strong></h2>
<h2 align="center">27.1.1929 &#8211; 3.8.2005</h2>
<p>Nella tarda primavera del 1944 avevo poco più di quindici anni e vivevo a Vada, in Toscana, con la mia famiglia. I miei fratelli, tutti più grandi di me, erano militari: <strong>Geo</strong> era prigioniero degli inglesi in Africa e <strong>Marino</strong> stava cercando di ritornare dai Balcani dopo che il suo reparto si era disperso in Albania. Malgrado la guerra, la vita nei campi scorreva abbastanza tranquilla, e il campo di grano, l’orto e le mucche non ci facevano mancare il cibo, ma l’avvicinarsi del fronte stava cambiando la nostra situazione.</p>
<p>I due soli soldati tedeschi che erano di guardia sul mare non avevano mai avuto l’occasione di mostrarsi ostili. I fascisti facevano i prepotenti e cercavano manovali per le fortificazioni e le trincee tedesche che si stavano scavando a Rosignano; volevano costringere mio padre <strong>Pilade</strong> a lavorare là, ma al suo posto andò per pochi giorni un disertore siciliano che si era nascosto in casa nostra. In quei giorni c’erano stati anche dei bombardamenti degli alleati e, durante uno di questi, avevo rischiato di essere colpito mentre guidavo il barroccio presso il ponte sul Fine. In molti dei miei ricordi di quel periodo è presente il parroco <strong>don Antonio Vellutini</strong>, che era molto spesso in mia compagnia e frequentava solitamente la mia famiglia, che abitava vicino alla chiesa.<span id="more-8490"></span></p>
<h2>La Vera Storia della Bicicletta del Prete</h2>
<p>Un giorno, nella prima metà di giugno, mi trovavo a Collemezzano nel podere dei miei parenti Donati per dare una mano alle donne nel lavoro dei campi, essendo rimasti ormai soprattutto anziani, donne e bambini, mentre gli uomini erano quasi tutti in guerra. Al mattino un grosso gruppo di soldati tedeschi diretto al fronte era arrivato alla fattoria Adorni di Collemezzano, in via Tronto, proprio di fronte al podere dei miei parenti. I tedeschi si erano fermati in attesa del buio, per riprendere la loro marcia solo di notte, come facevano di solito per non essere avvistati dagli americani.</p>
<p>Lungo quella via, quel pomeriggio, vedemmo passare don Antonio in bicicletta che pedalava verso Vada. Pensai che il parroco si fosse recato sulle colline per incontrare le formazioni di partigiani che si stavano organizzando nella zona e mi preoccupai un po’ quando vidi che una camionetta di soldati tedeschi, partita dalla fattoria, si era messa a seguirlo.</p>
<p>Dopo un po’ di tempo infatti don Antonio ritornò indietro a piedi. Non sembrava aver subito maltrattamenti, ma i tedeschi gli avevano preso la bicicletta dicendo che gliela avrebbero restituita alle cinque. Il parroco si fermò da noi fino a quell’ora, ma a quel punto i tedeschi dissero che la bicicletta sarebbe stata restituita solo alle sette. E quando arrivarono le sette, gli dissero di tornare alle nove. Era ormai evidente che i soldati l’avevano seguito attirati dalla bella bicicletta, che era nuova e con un magnifico cambio, piuttosto che per altri motivi.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Don-Antonio-Vellutini-1961.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9080" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Don Antonio Vellutini, 1961" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Don-Antonio-Vellutini-1961.jpg" alt="" width="312" height="490" /></a>Per me era ormai giunto il momento di tornare a casa, dove mia madre mi aspettava con ansia prima del tramonto e del coprifuoco, ma don Antonio mi chiese di aspettarlo per tornare a Vada insieme. Ad un certo punto cinque o sei soldati tedeschi si avvicinarono alla bicicletta discutendo fra loro e mostrando un certo interesse. Allora il carattere focoso di don Antonio si manifestò all’improvviso: senza riflettere si scagliò contro di loro e li spinse via e, quando gli dissero che non gli avrebbero mai restituito la bicicletta, la buttò a terra e ci saltò sopra più volte sfogando così la rabbia accumulata e rompendo tutto il telaio. Io avevo paura che i soldati reagissero violentemente e tirai per la tonaca il parroco riuscendo appena a trattenerlo, allontanandolo un po’. I tedeschi non lo picchiarono, né usarono le armi, forse anche per non rivelare la loro posizione alle truppe alleate, che si pensava fossero vicine. Comunque alcuni di loro caricarono ciò che restava della bella bicicletta su un carro da trasporto.</p>
<p>Don Antonio, pieno di bile, ebbe una colica di fegato ed io lo portai dai miei parenti che lo confortarono e gli fecero un caffè. Ma appena si sentì un po’ meglio, uscì, deciso a riprendersi ciò che era suo. Fui allora testimone di una scena incredibile che è ancora viva nella mia memoria per la sua drammaticità: il parroco trovò il comandante tedesco da solo, dietro la fattoria, e lo aggredì tirandogli quattro o cinque pugni, mentre io cercavo inutilmente di calmarlo. Stranamente l’ufficiale non reagì ed io riuscii finalmente a portare via don Antonio tirandolo per la tonaca, prima che qualche altro soldato potesse accorgersi di cosa stava succedendo.</p>
<h2>La Lunga Notte del Coprifuoco</h2>
<p>Lo accompagnai di nuovo in casa dei miei parenti e infine riuscimmo a calmarlo. Quando infine si rassegnò e decise di incamminarsi verso Vada, ormai si stava facendo buio. Quasi subito due soldati ci fermarono e, puntandoci il mitra alla schiena, ci fecero camminare per circa duecento metri nella direzione opposta, verso le colline. Don Antonio mi sussurrò: “<em>Mario, quando ti faccio un segnale buttati giù! Buttati nella fossa!</em>” Ed io, cercando sempre di calmarlo, risposi: “<em>Aspetti … vedrà che non ci fanno niente.</em>” Prima che potessimo dire o fare altro, i due soldati si dissero qualcosa, ci dettero uno spintone col mitra e tornarono indietro, lasciandoci soli e impauriti.</p>
<p>Ripartimmo attraverso i campi raggiungendo la via Pisana, dove incontrammo un’altra pattuglia tedesca, una quindicina di soldati in marcia. Ormai era notte e noi continuavamo giù per i campi, attraverso la zona dove gli inglesi avrebbero poi costruito il campo di aviazione. Don Antonio ogni tanto si fermava sul ciglio di un fosso, per le fitte al fegato. Arrivammo così verso la stazione ferroviaria che erano circa le tre del mattino, badando di non farci vedere da nessuno perché c’era il coprifuoco. Il parroco si fermò a dormire presso una famiglia alla periferia del paese ed io proseguii da solo, col cuore in gola, nascondendomi fra un platano e un altro lungo il viale, finché arrivai a casa, dove trovai mia madre <strong>Ghisola</strong> in lacrime, convinta ormai di avermi perso per sempre.</p>
<h2>La Battaglia in Mare</h2>
<p>Qualche giorno dopo avvennero in paese i fatti drammatici che tutti conoscono. Una mattina uno stormo di aerei americani che volava verso sud avvistò al largo di Vada tre zattere tedesche dirette all’Elba per trasportare rifornimenti. Mi trovavo sulla spiaggia insieme ad altri vadesi e vidi mitragliare ed affondare le tre imbarcazioni. Poco dopo arrivò un gruppo di tedeschi con camionette e moto; i soldati si misero a cercare delle barche per salvare i superstiti, ma tutte le barche erano state messe al sicuro in paese o nelle pinete. Ne trovarono solo una, piuttosto malridotta, nei pressi dell’attuale scuola materna, e ci costrinsero a spingerla in mare a suon di frustate. Quella barca era davvero in cattive condizioni e piena di falle; appena fu in mare si riempì d’acqua, scatenando l’ira del comandante tedesco, convinto che si trattasse di un nostro sabotaggio.</p>
<p>Nel frattempo altre imbarcazioni erano partite dalle spiagge vicine ed avevano riportato a terra alcuni superstiti. Ricordo che uno stava in piedi sulla prua, ma cadde morto appena sbarcato. Terminata l’operazione di soccorso, i tedeschi se ne andarono, ma prima l’ufficiale ci disse in un poco corretto, eppure comprensibilissimo italiano: “<em>Ritornare, bruciare tutto il paese e ammazzare tutti!</em>”</p>
<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pilade-Pelosini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9077" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Pilade Pelosini" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pilade-Pelosini.jpg" alt="" width="348" height="280" /></a>L&#8217;Eccido di Vada, 20 giugno 1944</h2>
<p>Ci fu quindi grande paura a Vada, quando, la sera del 19 giugno 1944, all’imbrunire, un camion militare passò rapidamente ed i soldati spararono diverse raffiche di mitra. All’alba del giorno dopo i tedeschi tornarono in forze, occuparono il paese e fecero suonare le campane per radunare tutti gli abitanti in chiesa. Rimanemmo tutti chiusi in casa, dove mio zio <strong>Vitaliano</strong>, che era uscito nell’orto a raccogliere chiocciole, fu invitato a nascondersi da un soldato tedesco che forse voleva salvarlo dalla rappresaglia.</p>
<p>Poco dopo i tedeschi cominciarono a rastrellare il paese casa per casa, facendo uscire tutti gli abitanti e radunandoli in piazza, dove adesso ci sono le palme. Presto arrivarono altri camion di soldati e, da questi, furono scaricate quattro o cinque mitragliatrici che ci furono piazzate davanti. Rimanemmo tutti così, immobili, con le mitragliatrici puntate contro per quasi tutta la mattina, finché don Antonio Vellutini parlò con il comandante, denunciando se stesso come unico partigiano del paese.</p>
<p>Nel frattempo i tedeschi avevano fatto portare in piazza i cadaveri delle quattro persone che erano state uccise durante il rastrellamento e li avevano appoggiati a terra accanto al fortino. Un cartello scritto in tedesco li qualificava come “banditi ed assassini di soldati tedeschi”. Ci fecero sfilare di fronte ai morti, obbligandoci a sputare su di loro, ma, alla fine, fummo liberi di ritornare a casa.</p>
<p>Per tre giorni i morti rimasero lì finché io stesso andai, insieme ad altre persone e al becchino, per portarli al cimitero con il barroccio. Quello stesso barroccio che pochi giorni dopo ci fu requisito dai tedeschi in ritirata e che fu poi ritrovato, dopo il passaggio del fronte, nei pressi di Belora.</p>
<p><strong>Mario Pelosini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Omaggio a Gino Bartali, Campione di Umanità</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 17:51:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gino Bartali   18.7.1914 – 5.5.2000 Conservo ancora un bel ricordo di quel lontano settembre 1961. Il grande Gino Bartali era un amico di famiglia e non era inconsueto vederlo in casa, ma quel giorno c&#8217;era un&#8217;atmosfera di festa che aveva coinvolto tutto il paese: il parroco, le autorità, i vicini e i parenti, gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Gino-Bartali-e-Giovanni-Pelosini-sett.-1961.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8486" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Gino Bartali e Giovanni Pelosini, sett. 1961" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Gino-Bartali-e-Giovanni-Pelosini-sett.-1961.jpg" alt="" width="347" height="630" /></a>Gino Bartali</h1>
<h2 style="text-align: center;">  18.7.1914 – 5.5.2000</h2>
<p>Conservo ancora un bel ricordo di quel lontano settembre 1961. Il grande <strong>Gino Bartali</strong> era un amico di famiglia e non era inconsueto vederlo in casa, ma quel giorno c&#8217;era un&#8217;atmosfera di festa che aveva coinvolto tutto il paese: il parroco, le autorità, i vicini e i parenti, gli appassionati e i tifosi, i curiosi di ogni età erano accorsi a vedere il campione. Il fotografo chiese di fare una foto nel salotto dei nonni, e subito Gino mi sollevò con le sue braccia robuste chiamandomi &#8220;<em>Giovannino</em>&#8220;, mettendomi così al centro della scena. Subito dietro c&#8217;era mio padre Mario che sorrideva&#8230;</p>
<p>All&#8217;epoca ero soltanto vagamente consapevole di essere in braccio a un grande campione, un mito del ciclismo, un uomo che era stato determinante nella storia d&#8217;Italia. Per me era soprattutto un amico di famiglia, semplice, gentile e cordiale, che avrei ricordato in seguito nelle mie avventure in sella alla rossa &#8220;<em>Bartali</em>&#8221; alta sì e no 50 centimetri, con tanto di gagliardetto della mitica marca di biciclette.</p>
<p>Gli adulti intorno a me ricordavano con nostalgia la straordinaria carriera sportiva di Gino Bartali, e il suo ruolo nel difficile momento politico del dopoguerra, quando la sua mitica vittoria al <strong><em>Tour de France</em></strong> nell&#8217;estate del 1948 fu determinante per evitare al nostro Paese l&#8217;incubo della guerra civile dopo l&#8217;attentato a <strong>Palmiro Togliatti</strong>. Tutti conoscevano le sue numerose vittorie (126 corse vinte, 3 <em>Giri d&#8217;Italia</em>, 2 <em>Tour de France</em>, 4 <em>Milano-Sanremo</em>, 3 <em>Giri di Lombardia</em>, 2 <em>Giri della Svizzera</em>), il suo animo di sportivo onesto e tenace, di cittadino virtuoso e generoso, e molti già lo consideravano un eroe nazionale. Ma pochi sapevano, in quel lontano 1961, quanto il grande ciclista fosse stato eroico durante i durissimi anni di guerra; perché Gino, per pudore o per modestia, o forse semplicemente perché sentiva di avere fatto soltanto il proprio dovere di essere umano, aveva rivelato solo a pochi intimi i rischi che aveva ripetutamente corso per salvare centinaia di persone da una fine atroce. E questo segreto si è mantenuto anche dopo la sua scomparsa nel 2000.<span id="more-8485"></span></p>
<h2>La Medaglia più importante</h2>
<p>È per questo motivo che soltanto il 25 aprile del 2005 il Presidente della Repubblica <strong>Azeglio Ciampi</strong> gli ha conferito la Medaglia d&#8217;Oro al Merito Civile alla memoria, con la seguente motivazione: «<em>Nel corso dell&#8217;ultimo conflitto mondiale, con encomiabile spirito cristiano e preclara virtù civica, collaborò con una struttura clandestina che diede ospitalità ed assistenza ai perseguitati politici e a quanti sfuggirono ai rastrellamenti nazifascisti dell&#8217;alta Toscana, riuscendo a salvare circa ottocento cittadini ebrei. Mirabile esempio di grande spirito di sacrificio e di umana solidarietà</em>».</p>
<p>Negli anni cupi dell&#8217;occupazione nazista, <strong>Gino Bartali</strong> era un membro attivo di una organizzazione clandestina finalizzata a salvare i perseguitati dalla deportazione e dalla morte. In particolare il suo ruolo consisteva nel recapitare documenti e denaro in Toscana, Emilia, Umbria e Liguria dopo averli nascosti nel telaio o e nel manubrio della bicicletta, pedalando per centinaia di chilometri ufficialmente solo per fare allenamento. In particolare fra il 1943 e il 1944 era stato molto attivo compiendo numerose missioni, aiutando in questo modo i perseguitati politici e le famiglie di ebrei. Racconta il figlio <strong>Andrea Bartali</strong>: «<em>Papà prendeva anche dei soldi, che un avvocato ebreo andava a prendere in una banca di Ginevra, dove venivano depositati i contributi della comunità ebraica americana, per farli poi arrivare ad alcune famiglie nascoste in clandestinità a Firenze</em>». Tutto ciò era estremamente rischioso: dagli archivi della polizia e del Ministero dell&#8217;Interno risulta che Bartali era sorvegliato da spie e da infiltrati, insospettiti dai suoi frequenti viaggi in bicicletta. <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Gino-Bartali.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9023" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Gino Bartali" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Gino-Bartali.jpg" alt="" width="277" height="400" /></a>Ricorda ancora Andrea: «<em>Spesso, quando mi portava a passeggio sull&#8217;appennino tosco–emiliano, mi raccontava dei pericoli che aveva corso, di quando lo fermava la polizia fascista, o di quando doveva smettere di pedalare a causa dei bombardamenti, rifugiandosi nel primo anfratto utile (&#8230;) prima mi diceva, mi accennava, ma poi subito mi redarguiva: guai se parli con qualcuno di queste cose, nessuno deve sapere, mi raccomando!</em>»</p>
<h2>Il Giardino dei Giusti</h2>
<p>Altri riscontri storici e testimonianze sono emersi di recente, ed è ormai iniziato il complesso e severo iter che dovrebbe portare presto al riconoscimento di Gino Bartali come &#8220;<em>Giusto tra le Nazioni</em>&#8220;. Esiste infatti a Gerusalemme il Museo <em><strong>Yad Vashem</strong></em>, che ospita il <em><strong>Giardino dei Giusti</strong></em> in cui si pianta un albero in onore e in memoria dei non ebrei che contribuirono a salvare la vita degli ebrei durante la feroce persecuzione nazista. E le testimonianze ormai dimostrano che <strong>Gino Bartali</strong> ne abbia salvati circa 800 dal genocidio.</p>
<p>Oggi mi sento orgoglioso e onorato di aver conosciuto il campione di umanità <strong>Gino Bartali</strong>, conservo gelosamente la dedica (<em>A Giovannino con affetto</em>) che mi regalò quel giorno, e provo ancora un grande affetto per lui e per suo figlio <strong>Andrea</strong>, erede della sua memoria storica. Penso che il nostro Paese debba essere grato a lui e a tanti grandi, eppur semplici, uomini e donne che, come lui, hanno vissuto e operato sempre secondo princìpi di umanità rappresentando il meglio della nostra nazione. Seguendo l&#8217;esempio di questi onesti e &#8220;<em>Giusti</em>&#8220;, non dubito che l&#8217;Italia e il mondo intero possano avere un futuro.</p>
<p><strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<ul>
<li>Vedi anche il sito ufficiale della <a title="Fondazione Bartali" href="http://www.fondazionebartali.it/" target="_blank"><em>Fondazione Bartali</em></a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tosello, Nonno di Vada</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 18:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astrologia]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>

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		<description><![CDATA[Con la forza di volontà ci si deve impegnare per dare sempre il meglio di se stessi: “Chi a lungo vuol campare, deve a vivere imparare” Tosello Vallini (1904-2005) Un tempo si tramandavano oralmente per generazioni e generazioni i racconti biografici degli anziani, che, spesso, nella memoria collettiva della famiglia e quindi del clan, generavano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8800" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Tosello Vallini" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini.jpg" alt="" width="258" height="400" /></a>Con la forza di volontà ci si deve impegnare</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>per dare sempre il meglio di se stessi:</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Chi a lungo vuol campare, deve a vivere imparare”</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Tosello Vallini (1904-2005)<br />
</em></p>
<p>Un tempo si tramandavano oralmente per generazioni e generazioni i racconti biografici degli anziani, che, spesso, nella memoria collettiva della famiglia e quindi del clan, generavano i miti. Nasceva così parte della complessa cultura orale dei popoli, dalla commistione di ricordi di fatti reali e di ancestrali insegnamenti simbolici non sempre ad essi connessi. Tutto ciò assolveva a una precisa funzione sociale e rappresentava la principale base culturale storica delle comunità, e gli individui e i gruppi si confrontavano con queste “radici” nei momenti delle scelte. In tempi in cui si tende ad avere minor rispetto e considerazione delle proprie radici, la pur semplice e sintetica ricostruzione dei fatti personali e familiari vissuti da mio nonno Tosello nel secolo appena trascorso assume una valenza particolare di testimonianza storica per tutti i cittadini. I suoi ricordi, eccezionalmente ancora vivissimi fino ad oltre un secolo di età, ci parlano di un tempo che non c’è più, ma ci danno anche l’opportunità di confrontarci con il passato collettivo, arricchendo la nostra coscienza storica ed elevando il livello di consapevolezza nella costruzione del presente e quindi del futuro.<span id="more-8483"></span></p>
<h1 align="center">MEMORIE BIOGRAFICHE</h1>
<h2 style="text-align: center;">di Tosello Vallini</h2>
<p>Sono nato il 23 novembre del 1904, alle dieci del mattino, a Collemezzano, in aperta campagna. Ero il terzo di tre figli: il fratello maggiore <strong>Antonio</strong> era nato nel 1900 e mia sorella <strong>Antonia</strong> nel 1902. Mi fu dato il nome Tosello in memoria del maggiore Toselli, eroe della guerra d’Africa. La mia famiglia era modesta, ma generosa. Mio padre era nato nel 1878 e si chiamava <strong>Eugenio</strong>, ma tutti lo conoscevano come “<strong><em>Faraino</em></strong>” settimo figlio di <strong>Giuditta Massei</strong>, vedova Boschi, che aveva sposato in seconde nozze mio nonno <strong>Antonio Vallini</strong>. Anche i nonni materni, <strong>Carlo Mangoni</strong> e <strong>Paolina Baneschi</strong> di San Vincenzo, avevano avuto sette figli, fra i quali mia madre <strong>Massima</strong>, nata nel 1881.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini1922.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8801" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Tosello Vallini,1922" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini1922.jpg" alt="" width="254" height="400" /></a>La mia infanzia è stata abbastanza dura; in mancanza di giocattoli, con gli amici Celso, Orlando e Ugo, cercavamo di procurarci dei giochi fatti con le nostre mani: carrettini con le pigne e palline di creta essiccata al sole. Giocavamo anche al gioco delle trottole, chiamato “<em>Catribolo</em>”, a nascondino, girotondo, ecc&#8230; Quando è arrivata l’età di andare a scuola, è stato per me un momento difficile perché abitavo lontano dalla scuola di Collemezzano e per il freddo rigido dell’inverno: i geloni ai piedi, le scarpe di cuoio e i pantaloncini corti erano per me una forte sofferenza. Portavo le prime viole mammole che riuscivo a trovare lungo gli argini alla mia insegnante <strong>Pia Bartolini</strong>, che apprezzava molto questo mio gesto e mi diceva: “<em>Sono piccino piccino, ma ho un cuore grande grande</em>”.</p>
<p>La terza elementare l’ho frequentata a S. Pietro in Palazzi, dal maestro <strong>Pucci</strong>, che, essendo amico della famiglia <strong>Galli</strong>, un giorno ci presentò in classe una piccolissima bambina tenendola in braccio. Quella bambina in seguito sarebbe diventata mia moglie <strong>Tina</strong>. La quarta, la quinta e la sesta elementare invece le ho frequentate a Cecina, in Piazza Carducci. Ricordo ancora i migliori amici, compagni di classe dal 1917 al 1920: <strong>Ezio Frassoni</strong> (barbiere e poi impiegato di banca), <strong>Mario Montevecchi</strong> (calzolaio), <strong>Bolsoni</strong> (fotografo), <strong>Pietro Scaramelli</strong> (gestore di cinema), <strong>Luigi Carlevaro</strong> (commerciante), <strong>Sorrentino Pellegrinetti</strong> (barista), <strong>Giuseppe Luzzi</strong> (droghiere), <strong>Vilando Jacopini</strong> (figlio di “<em>Pezzino</em>”, fornitore di cavalli per l’esercito), <strong>Giosuè Carducci</strong> (castagnetano omonimo del famoso poeta), <strong>Livi</strong>, detto <strong><em>Coccolino</em></strong> (figlio del gestore di una trattoria), <strong>Ado Granchi</strong> (mobiliere), <strong>Sileno Silvestri</strong> (impiegato dell’ufficio del registro), <strong>Eugenio Londi</strong> (pescatore di Marina di Cecina), <strong>Renato Cappagli</strong> (famoso meccanico).</p>
<p>In questo periodo scoppiò la Prima Guerra Mondiale e arrivarono veramente momenti tristi. Mio padre e mio fratello appena diciassettenne furono chiamati militari. Vivevamo, mia madre, mia sorella ed io, con 40 centesimi al giorno di sussidio. Alla sera ci riunivamo per passare un’ora facendo il gioco della tombola. A me era dato il compito di estrarre i numeri e per compenso mi venivano dati 5 centesimi. Avevo così messo insieme questi pochi soldini e scrissi a mio padre del gruzzoletto. Mio padre mi rispose: &#8220;<em>Ne hai più di me, perché io non ho niente</em>.”</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini-1925.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8802" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Tosello Vallini, 1925" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini-1925.jpg" alt="" width="578" height="360" /></a>Finita la guerra, mio padre e mio fratello tornarono finalmente a casa. Nel 1924 toccò a me partire militare: ero in Marina, a La Spezia (primo a sinistra nella foto alla batteria sperimentale di S. Maria, Varignano, 1925), e mi congedai come Sottocapo. Finalmente, nel 1926, entrai a lavorare con buon profitto nel reparto elettrico della <em>Solvay</em> e, nel 1930, mi sposai con <strong>Tina Galli</strong>. Purtroppo, nel 1931, lo stabilimento <em>Solvay</em> licenziò molto personale; inizialmente sembrava che io non fossi tra i licenziati, invece la direzione mi incluse fra quelli perché non avevo la tessera del Partito Fascista, che molti altri possedevano. Da qui cominciò la mia odissea per una nuova occupazione. Con mia moglie ancora molto giovane dovetti affrontare il disagio della lontananza e trasferirmi a Roma (in Via Saturnia, 55), dove sembrava che ci fosse qualche possibilità in più di lavorare. Cominciai nella fabbrica della società <em>Mirol</em>, dove veniva distillato il petrolio, ma, in quel periodo, un incendio devastò la fabbrica e ci furono altri disagi. Ritornai a lavorare nella fabbrica ricostruita, ma ero senza paga, facevo dodici ore notturne, ma lo stipendio non arrivava. Così cercai una nuova occupazione e la trovai da <strong>Fernando Innocenti</strong>, il capostipite dell’omonima fabbrica. Dal 1932 al 1938 ho lavorato con Fernando, avendo con lui un rapporto di grande stima, al punto che, quando dovevo andare in direzione per vari lavori, venivo accompagnato dal suo stesso autista. Eppure mi sentivo piccola cosa in una “macchina” così importante. Nel frattempo, nel 1932, era nato mio figlio e, dopo due anni, nel 1934, mia figlia <strong>Maria Teresa</strong>. Purtroppo non era il momento migliore per avere un altro figlio, perché io avevo problemi di salute abbastanza gravi. Non riuscivo con le cure a risolvere la mia ulcera e pure le possibilità economiche erano a zero. Il commendator Innocenti, saputo del mio problema, mi aiutò tramite il capo officina, e consigliandomi di farmi operare allo stomaco, assicurò che alla mia famiglia sarebbe arrivato il suo aiuto economico. Così, dopo l’operazione, fui in condizioni di riprendere il lavoro e ricominciò la mia vita. Quando il commendator Innocenti decise di trasferirsi a Lambrate, vicino Milano, per costruire un nuovo stabilimento, chiese anche a me di trasferirmi, ma io, mio malgrado, non accettai: il clima e la mia salute non me lo consentivano. Infatti, molti colleghi andarono, ma non resistettero a lungo.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini-e-Tina-Galli-Livorno.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8814" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Tosello Vallini e Tina Galli, Livorno" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini-e-Tina-Galli-Livorno.jpg" alt="" width="233" height="314" /></a>Nel 1938 cominciarono a sentirsi venti di guerra e io cercai di avvicinare la mia famiglia al paese d’origine. Trovai lavoro all’ANIC, ancora una fabbrica di petrolio, e mi trasferii a Livorno (prima in Via Garibaldi e poi in via Bixio). Le condizioni economiche cominciarono a migliorare e la vicinanza dei familiari mi dava più sicurezza. Quindi cambiai ancora lavoro, entrando alla fabbrica di siluri <em>Motofides</em>, grazie a una prova di precisione al centesimo di millimetro: ebbi l’encomio del direttore <strong>Berghi</strong> e del suo vice <strong>Pollastrello</strong>, che affermarono che non avevano mai visto una prova così perfetta. Lavorai anche a Fiume, allora italiana, al collaudo dei siluri per cinque mesi. Tornato a Livorno, purtroppo questa mia vita serena e finalmente un po’ più agiata durò molto poco. Era scoppiata la guerra ed erano cominciati i bombardamenti. Le bombe mi cadevano vicino. La mia famiglia era sfollata a Collemezzano dai parenti e la mia casa fu colpita dalle bombe: non era più abitabile e non c’erano più neanche le scale. Buona parte dei miei beni rimasero là e anche gli “sciacalli” lavorarono.</p>
<p>Dovetti ricominciare una nuova vita. Dopo l’8 settembre 1943 non c’era più lavoro e io dovevo cercare di sopravvivere con la mia famiglia. Dopo il passaggio del fronte e varie peripezie, lavorai anche quattro mesi con gli americani. <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini-Giovanni-PelosiniGino-Bartali-e-Mario-Pelosini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8805" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Tosello Vallini, Giovanni Pelosini,Gino Bartali e Mario Pelosini" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini-Giovanni-PelosiniGino-Bartali-e-Mario-Pelosini.jpg" alt="" width="193" height="164" /></a>Nel 1944 a Vada cominciai la nuova attività di riparazioni di biciclette in un sottoscala appartenente a <strong>Cafiero Campani</strong>. Le difficoltà erano enormi anche perché mancavano i materiali: mia moglie Tina cuciva a mano i copertoni con le gomme delle camere d’aria dei camion militari americani. Dopo qualche anno il commercio riprese un po’ di forza ed io potei lasciare il sottoscala e trasferirmi in una stanza vicina, sulla Via Aurelia, dove sono rimasto per più di quaranta anni. In questo lungo periodo ho avuto modo di conoscere molte persone anche importanti, come <a title="Gino Bartali, Campione di Umanità" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/11/omaggio-a-gino-bartali-campione-di-umanita/"><strong>Gino Bartali</strong></a>, che divenne un mio caro amico oltre che fornitore di biciclette.</p>
<p>Nella mia lunga vita ho anche conosciuto molti altri personaggi: oltre a <strong>Bartali</strong>, i ciclisti <strong>Bizzi</strong> (detto <em>il Morino</em>), il campione del mondo <strong>Morelli</strong>, <strong>Bresci</strong>, <strong>Volpi</strong> di Volterra, <strong>Beppe Saronni</strong>, <strong>Bitossi</strong> (detto<em> il Concaio</em>). Ho conosciuto personalmente <strong>Nuvolari</strong>, <strong>Cortese</strong>, <strong>Brilli Peri</strong>, <strong>Varsi</strong>, <strong>Bordino</strong> e tanti altri automobilisti; fra i motociclisti: <strong>Silvio Del Corso</strong> (detto <em>Sette Cervelli</em>), <strong>Vasco Jacopini</strong> e <strong>Nedo Galoppini</strong>. Per motivi di salute miei e dei miei cari, ho avuto modo di conoscere il prof. <strong>Luschi</strong> di Pisa, il chirurgo di fama mondiale prof. <strong>Puccinelli</strong> del Policlinico di Roma, il prof. <strong>Vannocci</strong> di Cecina. A Fiume ebbi l’occasione di conoscere il tenore <strong>Beniamino Gigli</strong>, e successivamente i tenori <strong>Masini</strong> e <strong>Baldini</strong>, il percussionista <strong>Giovanni Imparato</strong> e la cantante <strong>Barbara Buonaiuto</strong>. A Roma conobbi il maresciallo dei bersaglieri <strong>Benni</strong>, che mi raccontò un curioso aneddoto su <strong>Benito Mussolini</strong>; mentre il famoso generale <strong>Cincinnato Boschi</strong>, pluridecorato nella Prima Guerra Mondiale, era mio cugino.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/ToselloVallini-Vada.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8806" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="ToselloVallini, Vada" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/ToselloVallini-Vada.jpg" alt="" width="402" height="278" /></a>Data la mia lunga permanenza nell’artigianato, sono stato onorato della medaglia d’oro. Ho cessato la mia attività con rammarico all’età di 88 anni nel 1992, a causa della <em>Minimum Tax</em> e della tassa sulla salute, che avevano reso il lavoro non remunerativo. Vivo la mia vecchiaia con una modesta pensione, nel ricordo degli amici e di tutti i ragazzi di bottega che non mi dimenticano. Ho grande affetto per loro, avendo in qualche occasione fatto la parte di padre. Tra questi <strong>Fabio Lacci</strong>, <strong>Lino Mura</strong>, il <strong>Chini</strong>, i fratelli <strong>Carli</strong>, <strong>Renzo Parietti</strong>, <strong>Piero Marinari</strong>, <strong>Giuliano Biasci</strong> e tanti altri di cui mi sfugge il nome e che vorranno perdonarmi. Sono sempre stato appassionato di tutti gli sport e di ciclismo in particolare; sono stato fondatore di due società sportive ciclistiche e due di calcio; ho collaborato con loro e dato il mio contributo nei limiti delle mie possibilità.</p>
<p>Negli ultimi anni sono stato allietato dalla nascita di tre bisnipoti: <strong>Lorenzo</strong>, figlio di <strong>Giovanni</strong>, nato il 4 giugno 1990; <strong>Pietro</strong>, figlio di <strong>Anna Valeria</strong>, nato il 28 dicembre 2001; e <strong>Elena</strong>, figlia di <strong>Vittorio</strong>, nata l’11 aprile 2002. Nelle mie lunghe giornate di pensionato mi diletto a scrivere delle piccole poesie.</p>
<p><strong>Tosello Vallini, 23 novembre 2002<br />
</strong></p>
<h2 style="text-align: center;">Breve Commento al Tema Natale di Tosello</h2>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Oroscopo-Tosello-Vallini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8795" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Oroscopo Tosello Vallini" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Oroscopo-Tosello-Vallini.jpg" alt="" width="434" height="400" /></a>Nel tema natale di Tosello il <strong>Sole</strong> e <strong>Mercurio</strong> in <strong>Sagittario</strong> esprimono la sua carica vitale e dinamica, la sua voglia di parlare e di comunicare con allegria e simpatia, il suo ottimismo ed il suo entusiasmo. Il carattere estroverso e socievole è rafforzato dalla presenza del Sole nell’undicesima Casa. Come molti altri nativi del Sagittario, anche grazie a <strong>Giove</strong> <strong>in Ariete</strong>, è fiducioso ed onesto, intraprendente e generoso, ma la spinta ad essere impulsivo è controllata dall’<strong>ascendente Capricorno</strong>, che ha reso Tosello tenace e costante, grazie anche a un bel <strong>Saturno in Acquario</strong>. Questi aspetti severi e la presenza di <strong>Venere in Capricorno</strong> forse lo hanno protetto anche dal sentimentalismo un po’ nostalgico espresso da <strong>Nettuno in Cancro</strong>, ma non hanno troppo frenato il temperamento allegro e lo spirito vivace ed estroso indicati dalla <strong>Luna in Gemelli</strong> (dinamizzata dagli aspetti con <strong>Sole</strong> e <strong>Marte</strong>): una Luna tipica di chi ha grande senso dell’umorismo e fantasia, spirito giovanile e tendenza all’istrionismo, talvolta fin troppo esuberante e teatrale, come evidenziato anche dalla quinta Casa e dalla posizione di <strong>Plutone</strong>.</p>
<p>Infatti, l’aspetto astrologico forse più degno di nota è la forte presenza di <strong>Plutone in Gemelli e in sesta Casa</strong>, nettamente appoggiato da<strong> Giove</strong> e <strong>Saturno</strong>. Prima di tutto appare interessante il simbolismo di Plutone (petrolio) in sesta Casa (lavoro dipendente), alla luce dell’attività lavorativa di Tosello nelle industrie petrolifere, ma anche l’aspetto generazionale del pianeta è rilevante.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8812" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Tosello Vallini 2" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tosello-Vallini-2.jpg" alt="" width="300" height="395" /></a>L’ultimo transito di Plutone in Gemelli risale al periodo luglio/ottobre 1882, giugno/dicembre 1883, aprile 1884/settembre 1912, ottobre 1912/luglio 1913 e dicembre 1913/maggio 1914. Furono anni relativamente tranquilli in cui il pianeta in esaltazione si espresse soprattutto secondo le simbologie del segno dei Gemelli: per esempio si incominciarono a diffondere gli apparecchi telefonici come nuovo importante mezzo di comunicazione (il primo impianto italiano fu installato nel 1889). Notevoli impulsi ebbero la letteratura, il giornalismo, lo sport e il teatro, mentre nasceva (nel 1895) e si affermava sempre più il cinema come forma di spettacolo e di comunicazione.</p>
<p>Un po’ tutta la generazione con Plutone in Gemelli ha risentito, spesso positivamente, di questa atmosfera molto creativa; per cui la forza profonda del pianeta si è espressa come vitalità, esuberanza giovanile, naturale capacità di recitare e di mettersi in evidenza.</p>
<p>Agli inizi del XXI secolo erano ancora in vita numerosi esponenti di questa longeva generazione che mantenevano ancora una giovanile curiosità nei confronti dell’esistenza, un vivace intelletto e l’atteggiamento giocoso e creativo che di norma è tipico degli adolescenti.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
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		<title>Patanjali Week Celebrations, Ricordando uno dei Padri dello Yoga</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Oct 2011 08:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Maharishi Patanjali, autore degli Yoga Sutra, fra i primi testi scritti della millenaria tradizione Yoga, viene celebrato a Bhopal, nel Madhya Pradesh, presso il villaggio di Gondarmau, dove gli storici ritengono che sia nato il 3 novembre di un anno imprecisato di forse 2500 anni fa. Dallo scorso anno le principali confederazioni internazionali di Yoga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patanjali1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8733" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Patanjali" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patanjali1.jpg" alt="" width="271" height="293" /></a><strong>Maharishi Patanjali</strong>, autore degli <em>Yoga Sutra</em>, fra i primi testi scritti della millenaria tradizione Yoga, viene celebrato a Bhopal, nel Madhya Pradesh, presso il villaggio di Gondarmau, dove gli storici ritengono che sia nato il 3 novembre di un anno imprecisato di forse 2500 anni fa. Dallo scorso anno le principali confederazioni internazionali di Yoga e il governo indiano decisero di organizzare una annuale <em>Patanjali Week Celebrations</em> per ricordare colui che per primo sancì gli &#8220;otto gradini&#8221; dell&#8217;<em>Ashtanga</em>, che ancora oggi sono una guida per progredire sul lungo cammino del <em>Raja Yoga</em> verso stati elevati di conoscenza, consapevolezza di Sè e spiritualità.</p>
<p>All&#8217;evento, che quest&#8217;anno si svolge dal 18 al 25 ottobre 2011, partecipano praticanti, studiosi, ricercatori, filosofi, medici ayurvedici, mistici, saggi e maestri provenienti da tutto il mondo per partecipare a conferenze, lezioni di Yoga sugli otto livelli dell&#8217;<em>Ashtanga (</em>Yama e Niyama, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana e Samadhi), riti celebrativi, puja con tradizionali Mantra, Bhajan e Kirtanam. È inoltre possibile seguire workshops di danza, musica, canto, lezioni di sanscrito tenute da esperti di cultura vedica e fare esperienza dell&#8217;antica medicina <a title="Ayurveda" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/06/ayurveda-una-scienza-millenaria-per-la-salute-del-corpo-e-dello-spirito/"><strong>Ayurveda</strong></a> con massaggi, applicazioni, terapie, consulti e diagnosi con analisi del polso.</p>
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		<title>Padre Anthony Elenjimittam</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 07:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Maestro spirituale Padre Anthony Elenjimittam ha mantenuto il suo corpo fisico fino al giorno di San Francesco d&#8217;Assisi del 2011, dopo aver fino all&#8217;ultimo seguito la sua missione di pace e di amore nel mondo Padre Anthony Elenjimittam era l&#8217;ultimo importante discepolo vivente del Mahatma Gandhi, dal quale aveva ricevuto la missione di operare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Anthony-Elenjimittam-2010.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8628" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Anthony Elenjimittam, 2010" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Anthony-Elenjimittam-2010.jpg" alt="" width="226" height="292" /></a>Il Maestro spirituale Padre Anthony Elenjimittam ha mantenuto il suo corpo fisico fino al giorno di San Francesco d&#8217;Assisi del 2011, dopo aver fino all&#8217;ultimo seguito la sua missione di pace e di amore nel mondo</h2>
<p><strong>Padre Anthony Elenjimittam</strong> era l&#8217;ultimo importante discepolo vivente del <strong>Mahatma Gandhi</strong>, dal quale aveva ricevuto la missione di operare per l&#8217;unificazione delle religioni nel mondo. Con questo incarico, che poi gli fu confermato anche da <strong>Papa Giovanni XXIII</strong>, il giovane Bhikshu Isabhodananda lasciò l&#8217;India per l&#8217;Occidente e divenne &#8220;Padre Anthony&#8221;. Domenicano e francescano attivissimo nella sua comunità di Assisi e in tutta Italia, ha insegnato la pratica di vita del <em>Bhakti Yoga,</em> che è amore e servizio a Dio attraverso tutte le sue creature, secondo gli esempi di Gesù, Buddha e San Francesco d’Assisi. Il suo ricongiungimento con la Luce del <strong>Sat Cit Ananda</strong> dopo aver vissuto l&#8217;ultimo giorno terreno proprio in occasione della festività di <a title="San Francesco e lo Yoga" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__francesco_dassisi.php?pn=2300" target="_blank"><strong>San Francesco d&#8217;Assisi</strong></a> è una coincidenza significativa che non può lasciare indifferenti gli animi di chi ha avuto il privilegio e la grazia di conoscerlo e di ricevere i suoi preziosi e profondi insegnamenti.</p>
<p>Grazie infinite di tutto, addio, Padre&#8230;</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p><em>Padre Anthony si è ricongiunto alla Luce Beata del Sat Cit Ananda a Torino nella notte fra il 4 e 5 ottobre 2011. Il suo corpo fisico è stato cremato oggi, 7 ottobre 2011, e le sue ceneri saranno conservate a Assisi.</em></p>
<ul>
<li>Vedi anche: <a title="Simbolo dell'Oceano dell'Essere" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/08/il-simbolo-delloceano-dellessere/"><em><strong>Il Simbolo dell&#8217;Oceano dell&#8217;Essere</strong></em></a>, e <a title="Aforisma sulla Consapevolezza" href="http://www.giovannipelosini.com/2010/09/padre-anthony-elenjimittam/"><strong><em>Aforisma sulla Consapevolezza di Padre Anthony Elenjimittam</em></strong></a></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Padre Anthony Elenjimittam</strong> ha pubblicato oltre 50 <a title="Libri di Anthony Elenjimittam" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_anthony_elenjimittam.php?pn=2300" target="_blank">libri in italiano</a> e in inglese, e alcune migliaia di articoli in giornali e riviste in tutto il mondo.</li>
</ul>
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		<title>Rachel Pollack e L&#8217;Origine dei Tarocchi</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 06:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aforismi]]></category>
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		<category><![CDATA[Tarologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Rachel Grace Pollack (New York, 17/8/1945) è considerata una delle massime autorità mondiali sulla moderna interpretazione dei Tarocchi. Scrittrice pluripremiata di saggi e di fantascienza, poeta, esperta di Cabala, è anche autrice di fumetti di successo negli Stati Uniti come Doom Patrol. Ha pubblicato una dozzina di libri sui Tarocchi, grazie ai quali la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Rachel-Pollack-e-Giovanni-Pelosini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8202" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Rachel Pollack e Giovanni Pelosini" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Rachel-Pollack-e-Giovanni-Pelosini.jpg" alt="" width="336" height="448" /></a>Rachel Grace Pollack</strong> (New York, 17/8/1945) è considerata una delle massime autorità mondiali sulla moderna interpretazione dei Tarocchi. Scrittrice pluripremiata di saggi e di fantascienza, poeta, esperta di Cabala, è anche autrice di fumetti di successo negli Stati Uniti come <em>Doom Patrol</em>. Ha pubblicato una dozzina di libri sui Tarocchi, grazie ai quali la sua ampia conoscenza e la consapevolezza esoterica hanno ispirato decine di migliaia di lettori in tutto il mondo ad una più profonda conoscenza degli Arcani.</p>
<p>Ho conosciuto Rachel nel 2008 in occasione del <em>Festival Hermatena</em> organizzato dal <a title="Museo dei Tarocchi" href="http://www.giovannipelosini.com/2010/09/il-museo-internazionale-dei-tarocchi/" target="_blank"><em>Museo Internazionale dei Tarocchi</em> </a>e sono rimasto colpito dalla sua grande cultura tarologica e esoterica, ma anche dalla sua umanità. Con lei condivido la passione per gli studi sulla antica <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/">Dea Madre e sul matriarcato preistorico</a>.</p>
<p>Sull&#8217;origine dei Tarocchi, Rachel Pollack si è così espressa nel libro che accompagna il mazzo de <em><a title="I Tarocchi di Haindl" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/i-tarocchi-di-haindl/" target="_blank">I Tarocchi di Haindl</a>:</em></p>
<p style="text-align: left;">&#8220;La teoria kabbalistica dei Tarocchi si basa sul numero dei 22 Trionfi (sebbene alcuni storici ipotizzano che il numero non fosse fissato nei primi mazzi). L’alfabeto ebraico contiene 22 lettere, che formano la base delle esplorazioni mistiche della Kabbalah (infatti il più antico testo mistico ebraico, il <em>Sepher Yetzirah</em>, descrive le proprietà mistiche dell’alfabeto). Dobbiamo riconoscere, comunque, che la teoria kabbalistica dei Tarocchi non appare fino al XIX secolo e che in tutte le migliaia di pagine di testi di Kabbalah non troviamo alcun riferimento a nessun tipo di immagine o carta. Ci sono molte teorie sull’origine degli Arcani Maggiori. È interessante notare che la maggior parte delle teorie sui Tarocchi trattano soltanto dei Trionfi (gli Arcani Maggiori), come se i quattro semi (gli Arcani Minori) fossero stati aggiunti più tardi. Un’ipotesi per i Trionfi li connette ai cortei dei “trionfi” che in antichità onoravano le persone importanti. Il poeta <strong>Petrarca</strong>, che ha vissuto per un periodo alla corte dei Visconti, scrisse un poema chiamati <em>I Trionfi</em>, descrivendo sei trionfi allegorici. La storica <strong>Gertrude Moakley</strong> ha ipotizzato che questi potrebbero aver ispirato le prime carte dei Tarocchi. Teorie più esoteriche fanno riferimento a immagini in un tempio egizio, alle 21 fasi nei riti della tradizione esoterica tantrica dell&#8217;India, alle differenti tappe nella<em> Grande Opera</em> alchemica, o anche (recentemente) alle 21 stazioni della Luna nell’antica astrologia caldea.&#8221;         <strong>Rachel Pollack</strong></p>
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		<title>Niki de Saint Phalle: l&#8217;Artista dei Tarocchi nel Giardino</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 23:03:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Astrologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Biografia e Analisi Astrologica dell&#8217;artista del Giardino dei Tarocchi Niki de Saint Phalle è la straordinaria artista che ha ideato il Giardino dei Tarocchi, un luogo unico al mondo in cui gli Arcani Maggiori sono rappresentati da gigantesche sculture in un grande parco. 1930: Catherine Marie-Agnes Fal de Saint Phalle, in arte Niki, nasce a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Niki-de-Saint-Phalle1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7836" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Niki de Saint Phalle" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Niki-de-Saint-Phalle1.jpg" alt="" width="183" height="236" /></a>Biografia e Analisi Astrologica dell&#8217;artista del Giardino dei Tarocchi</h2>
<p><strong>Niki de Saint Phalle</strong> è la straordinaria artista che ha ideato il <em>Giardino dei Tarocchi</em>, un luogo unico al mondo in cui gli Arcani Maggiori sono rappresentati da gigantesche sculture in un grande parco.</p>
<p>1930: <strong>Catherine Marie-Agnes Fal de Saint Phalle</strong>, in arte Niki, nasce a Neuilly-sur-Seine da madre americana e padre francese. Trascorre la gioventù a New York interessandosi di arte, teatro, letteratura e moda.</p>
<p>1948: Sposa lo scrittore americano <strong>Harry Mathews</strong> e comincia a sperimentare differenti stili di pittura.<span id="more-7817"></span></p>
<p>1954: Trasferita in Francia, conosce il pittore <strong>Hugh Weiss</strong>.</p>
<p>1955: A Barcellona rimane affascinata dalle sculture e dall’architettura del <em>Parc Guell</em> di <strong>Antonio Gaudì</strong>.</p>
<p>1956: Realizza la prima mostra di pittura in Svizzera.</p>
<p>1960: Separata dal marito, comincia a collaborare con lo scultore svizzero <strong>Jean Tinguely</strong>, che diventerà anche il compagno della sua vita e che sposerà nel 1971. Inizia la sua carriera artistica con mostre e performance, fra le quali i famosi “<em>Tiri novorealisti</em>”, realizzati sparando con la carabina sulle sue opere che si coloravano in modo casuale con le vernici di palloncini sulla tela.</p>
<p>1967: Partecipa all’<em>Expo</em> di Montreal. Sue grandi sculture sono esposte nei musei americani ed europei.</p>
<p>1972: Realizza la scultura monumentale <em>Il Golem</em> a Gerusalemme.</p>
<p>1975: Scrive, dirige e produce il film <em>Un Reve Plus Long que la Nuit</em>.</p>
<p>1975-1994: Realizza sculture monumentali, installazioni e fontane a New York, Hannover, San Diego (California), Parigi, Glasgow, Friburgo, Zurigo ed altre città.</p>
<p>1979-1996: Dedica quasi tutte le sue energie alla realizzazione del <a title="Il Giardino dei Tarocchi" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/07/il-giardino-dei-tarocchi-di-niki-de-saint-phalle/"><em>Giardino dei Tarocchi</em></a> in Toscana, presso Capalbio. Crea un profumo che porta il suo nome, e con il ricavato finanzia il progetto di tale parco tarologico monumentale.</p>
<p>1983: Realizza la <em>Fontana Stravinsky</em> al <em>Centro Pompidou</em> di Parigi.</p>
<p>1994: Inaugura il <em>Niki Museum</em> a Nasu in Giappone e si trasferisce in California.</p>
<p>1998: L’architetto <strong>Mario Botta</strong> realizza l’ingresso del <em>Giardino dei Tarocchi</em>, che apre al pubblico il 15 maggio.</p>
<p>2002: Muore a San Diego, dove viveva dal 1994.</p>
<h1>Oroscopo di Niki de Saint Phalle</h1>
<p>(Neuilly-sur-Seine, 48°53’N  2°16’E,  29/10/1934  h 6.42 GMT)</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Oroscopo-Niki-de-Saint-Phalle.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8043" title="Oroscopo Niki de Saint Phalle" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Oroscopo-Niki-de-Saint-Phalle.jpg" alt="" width="415" height="400" /></a>Scorpione con ascendente Scorpione, Niki non poteva che dedicare la sua vita alla ricerca di qualcosa di molto profondo, nei meandri dell’inconscio: il Sole congiunto a Giove in XII Casa ci mostra la grande passione mistica ed esoterica come direzione di questa ricerca idealistica, mentre la V Casa nel segno dei Pesci contribuisce ad esprimere il suo senso artistico originale che scelse di manifestarsi soprattutto nel rappresentare la spiritualità degli archetipi e dei simboli dei Tarocchi.  A confermare questa analisi astrologica, anche Venere, il pianeta della bellezza e dell’arte, si trova in XII Casa, e nel segno della Bilancia: ciò spiega come la creatività di Niki si sia spesso rivolta a performance stravaganti, ma eleganti e surreali, ed il suo breve ma significativo passato di modella.  Mercurio scorpionico in I Casa in quadratura a Saturno in Acquario, portò l’artista ad andare veramente a fondo nella ricerca originale, sia estetica sia intellettuale, alla lettura attenta di <strong>Proust</strong>, alle amicizie con artisti e scrittori contemporanei.  Niki non appartenne mai veramente ad una nazione, ma, come vollero Luna e Plutone (pianeta molto importante per chi ha il  Sole in Scorpione) in IX Casa, si sentì sempre una cittadina del mondo, radicata in ogni luogo; gli stessi significativi pianeti in Cancro (in aspetto allo stellium in XII Casa ed a Urano) sono testimoni della sua spiccatissima e profonda sensibilità, che trovava sfogo soprattutto in una produzione artistica, idealistica, spirituale ed anche artigianale, nel senso nobile del termine. Non è un caso se la prima opera del <em>Giardino dei Tarocchi</em> fu il complesso <strong>Mago-Papessa</strong>, un personaggio plutoniano ed il suo alter ego femminile e lunare, simbolicamente legato al segno del Cancro.  I pianeti in Vergine  ed in X Casa ci parlano della straordinaria capacità di iniziare e portare a termine nel lungo periodo opere anche monumentali, mentre l’indicativa posizione di Urano, in aspetto importante con Ascendente, Sole, Giove, Venere, Luna e Plutone, contribuisce a spiegare il visionario ma lucido modo di percepire e di realizzare lo straordinario nel quotidiano, magari inserendo attrezzi metallici e marchingegni meccanici nelle sue opere di matrice onirica.  Il suo tema natale è stato ben interpretato dalle parole della stessa artista, che si riferisce alla sua più importante opera come frutto di “<em>difficoltà, amore, folle entusiasmo e fede</em>”.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<ul>
<li>
<h3>Vedi <a title="Il Giardino dei Tarocchi" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/07/il-giardino-dei-tarocchi-di-niki-de-saint-phalle/"><em>Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle</em></a></h3>
</li>
</ul>
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		<title>ChemiCats: Sincronicità, Fisica Quantistica e Umorismo</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/06/chemicats-sincronicita-fisica-quantistica-e-umorismo/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 18:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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		<description><![CDATA[Si può Ridere sulla Sincronicità e sulla Fisica Quantistica? Sembra incredibile aver potuto racchiudere in un cortometraggio di meno di 13 minuti la teoria della sincronicità di Jung e Pauli, i princìpi della fisica quantistica da Heisenberg a Schroedinger, e la teoria atomica di Dalton; il tutto in chiave comica, ma non per questo privo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Si può Ridere sulla Sincronicità e sulla Fisica Quantistica?</h1>
<p>Sembra incredibile aver potuto racchiudere in un cortometraggio di meno di 13 minuti la teoria della<a title="Sincronicità" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/03/la-sincronicita/"> sincronicità</a> di <strong>Jung</strong> e <strong>Pauli</strong>, i princìpi della fisica quantistica da <strong>Heisenberg</strong> a <strong>Schroedinger</strong>, e la teoria atomica di <strong>Dalton</strong>; il tutto in chiave comica, ma non per questo privo di contenuti. Eppure, con un po&#8217; di buona volontà e passione, i miei studenti della II SPES dell&#8217;Istituto Tecnico Commerciale <em>Cattaneo</em> di Cecina hanno sceneggiato, diretto, interpretato e prodotto un filmino certamente non da <em>Premio Oscar</em>, ma ricco di spontaneità, divertente e istruttivo.</p>
<p>Volete sapere come <strong>Wolfgang Pauli</strong> conobbe <strong>Carl Gustav Jung</strong> e come vinse il <em>Premio Nobel</em>?</p>
<p>Vi siete sempre chiesti dove si trovi l&#8217;indeterminato elettrone di <strong>Heisenberg</strong>?</p>
<p>Siete curiosi di sapere dove <strong>Albert Einstein</strong> incontrava <strong>Bohr</strong>, <strong>Plank</strong>, <strong>De Broglie</strong>, <strong>Sommerfeld, Dirac</strong>,  i più grandi scienziati del secolo scorso?</p>
<p>Sapete che faccia avesse Deborah, la moglie di <strong>John Dalton</strong>?</p>
<p>E infine volete davvero sapere che fine ha fatto il famoso <strong><em>Gatto di Schroedinger</em></strong>?</p>
<p>Tutte le risposte sono qui sotto in <em><strong>ChemiCats</strong></em>&#8230;</p>
<p>Buon divertimento, e non perdetevi i sorprendenti titoli di coda.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p><iframe width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/5F9rSswkWLI?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Misteri Templari negli Studi di Maria Grazia Lopardi</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 06:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
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		<category><![CDATA[Tarocchi]]></category>
		<category><![CDATA[Templari]]></category>

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		<description><![CDATA[Misteri del Graal, dei Cavalieri Templari, dei Simboli del Quadrato Magico, Messaggi Esoterici per Uomini Nuovi Maria Grazia Lopardi esercita la professione di avvocato dello Stato all’Aquila, sua città natale, ma la sua passione sono i simboli, l’ermetismo, la storia dei Cavalieri Templari, i misteri che li collegano a Celestino V e al mistico Graal, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/MGLopardi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7394" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="MGLopardi" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/MGLopardi.jpg" alt="" width="234" height="428" /></a></strong>Misteri del Graal, dei Cavalieri Templari, dei Simboli del Quadrato Magico, Messaggi Esoterici per <em>Uomini Nuovi</em><strong> </strong></h1>
<p><strong>Maria Grazia Lopardi</strong> esercita la professione di avvocato dello Stato all’Aquila, sua città natale, ma la sua passione sono i simboli, l’ermetismo, la storia dei <strong>Cavalieri Templari</strong>, i misteri che li collegano a <a title="Celestino V e il Tesoro dei Templari" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__celestino-v-e-il-tesoro-dei-templari.php?pn=2300" target="_blank"><strong>Celestino V</strong></a> e al mistico <em>Graal</em>, il <a title="Quadrato Magico del SATOR" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__quadrato_magico_del_sator.php?pn=2300" target="_blank"><strong>Quadrato Magico SATOR</strong></a>. Con queste premesse era inevitabile che ci incontrassimo, visto che condividiamo interessi e riflessioni&#8230;</p>
<p>Come Presidente dell’associazione <em>Panta Rei</em> è molto impegnata nella valorizzazione del patrimonio storico, artistico e architettonico della sua città, particolarmente ora, dopo i terribili danni del sisma del 6 aprile 2009.</p>
<p>L’ho invitata a parlare delle sue interessanti<em> </em>ricerche e a presentare i suoi libri al prossimo <em>Festival della Letteratura</em> di Cecina (LI) il 29 luglio 2011; ma ho voluto anche dare un anticipo del suo pensiero ai lettori di questo blog con la seguente intervista.<span id="more-7393"></span></p>
<ul>
<li><strong>Lei è un’esperta di simbolismo ermetico; come definirebbe un “simbolo” e quali sono state le sue funzioni nelle varie epoche?</strong></li>
</ul>
<p>Il simbolo in senso tradizionale “collega”, dal greco <em>sumballo </em>(unisco), metto insieme. Originariamente era un segno di riconoscimento, un coccio che spezzato in due consentiva ai possessori di ricomporlo, in segno d’amicizia, alleanza e amore, ma nel senso più profondo <em>Simbolo</em> è ciò che collega  forma e idea, manifesto ed immanifesto, conoscibile ed in conoscibile, svolgendo il ruolo di intermediario ed interprete, ponte sull’infinito, linguaggio immediatamente recepibile dall’inconscio a cui parla. I simboli tradizionali geometrici sono legati alla Geometria Sacra in quanto emergono dalle frequenze del suono creatore e dei suoi armonici. Come insegna la Cimatica, è una vibrazione che produce la forma e le vibrazioni armoniche producono simboli che a loro volta riconducono al suono creatore.</p>
<ul>
<li> <strong>La sua città, L’Aquila, è ricchissima di simboli medievali. </strong><strong> </strong><strong>Ne ha trovati anche di sicura matrice templare?</strong></li>
</ul>
<p><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Fiore-della-Vita-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7644" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Fiore della Vita 2" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Fiore-della-Vita-2.jpg" alt="" width="341" height="275" /></a></strong>Diffido dalla certezza nell’attribuzione dei simboli ad un contesto particolare; vi sono simboli utilizzati anche dai Templari, come il <a title="Fiore della Vita" href="http://www.giovannipelosini.com/2010/11/il-fiore-della-vita/">Fiore della Vita</a>, l’<em>Agnus Dei</em>, il <a title="Quadrato Magico SATOR" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/06/lenigma-del-quadrato-magico-sator/">Quadrato Magico del SATOR</a>, la Triplice cinta, la croce patente, ma per una certa attribuzione ai Cavalieri rossocrociati, come ad altri contesti tradizionali, occorre aggiungere altri elementi a conferma. All’Aquila e dintorni ci sono tutti i simboli che ho citato, ma l’attribuzione diviene probabile quando per esempio si rinviene un documento che attesta la presenza di un Maestro Generale dell’Ordine, come nella zona di Ocre, a pochi chilometri da Collemaggio.</p>
<ul>
<li><strong>Il misterioso tesoro scomparso dei Templari potrebbe essere stato nascosto proprio all’Aquila?</strong></li>
</ul>
<p>Dalla prima coincidenza del documento <em>Shifman</em>, custodito dalla massoneria tedesca, che pone l’indice della mano destra del Battista al primo posto nell’elencazione del tesoro dei Templari (tale reliquia è stata da sempre custodita in Collemaggio e sembra scomparsa nel 1988), una serie di elementi mi induce a ritenere che allorché il futuro Celestino V nel 1274 si recò a Lione in occasione del Concilio e fu ospitato nella magione templare della città francese, qualcosa di molto potente gli sia stato affidato. Detta così la cosa appare fantasiosa, ma se si legge tutto lo sviluppo di coincidenze e conferme, di simbolismo e armonia della <a title="Notre Dame di Collemaggio" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__notre-dame-di-collemaggio.php?pn=2300" target="_blank">Basilica di Collemaggio</a>, la coerenza dei messaggi affidati alla costruzione e la sua potenza energetica, come ho avuto modo di esprimerli nei miei libri, diviene quasi impossibile rispondere negativamente alla sua domanda.</p>
<ul>
<li><strong>Il sisma che ha colpito duramente la sua città ha provocato anche incommensurabili danni al patrimonio artistico e agli antichi edifici ricchi di simboli esoterici (mi riferisco in particolare alla Basilica di Collemaggio), ma i giornali hanno scritto poco di questo. Può parlarci della situazione attuale e degli eventuali restauri?</strong></li>
</ul>
<p>La <a title="Notre Dame di Collemaggio" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__notre-dame-di-collemaggio.php?pn=2300" target="_blank">meravigliosa Basilica</a> ha subito il crollo dei pilastri e della cupola nell’area del transetto; ora è stata messa in sicurezza, chiusa da una copertura metallica ed è visitabile, ma urge riportarla al suo antico splendore ed occorre tantissimo denaro: per questo  con l’associazione <em>Panta Rei</em> di cui sono presidente dal 2001 stiamo raccogliendo fondi (abbiamo già consegnato al vice Commissario ing. Marchetti, che si è impegnato ad eseguire il restauro del pavimento entro due anni, 30.000 euro: una piccolissima parte di quel che occorre, ma è un inizio).</p>
<ul>
<li><strong>Tornando ai misteriosi Cavalieri Templari, cosa può dirci sui loro segreti? Perché esercitano ancora un grande fascino dopo tanti secoli?</strong></li>
</ul>
<p>È evidente che la loro fine drammatica li ha affidati alla leggenda ed essi riemergono nell’immaginario collettivo perché depositari di messaggi destinati proprio alla nostra epoca. Sono i custodi dell’antica sapienza che ci condurrà in un <em>Mondo Nuovo</em> attraverso <em>Uomini Nuovi</em>.</p>
<ul>
<li><strong>Che ruolo ha avuto il quadrato magico SATOR nella storia dei Cavalieri del Tempio, e qual è la sua origine?</strong></li>
</ul>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Quadrato-Magico-SATOR.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7466" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Quadrato Magico SATOR" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Quadrato-Magico-SATOR.jpg" alt="" width="241" height="240" /></a>Nel Quadrato Magico, a mio parere antichissimo dono degli Dei, vi è il Mistero del creato, vi è concentrata la conoscenza dei <a title="Articoli sui Templari" href="http://www.giovannipelosini.com/tag/templari/">Templari</a>, vi è la chiave che conduce al <em>Graal</em>… Il mio prossimo libro, che uscirà a fine agosto 2011, è intitolato proprio “<em>Il Graal custodito dai Templari</em>”.</p>
<ul>
<li><strong>Nelle sue ricerche si è mai imbattuta nei simboli dei Tarocchi, i quali si strutturano iconograficamente proprio sul finire del Medio Evo? Ci potrebbero essere collegamenti con l’ermetismo templare?</strong></li>
</ul>
<p>Sono poco esperta di Tarocchi, ma ovviamente sono affascinata dal simbolismo che custodiscono: credo proprio, e mi riservo di approfondire questa intuizione, che esplicitino quanto ho evinto dal <a title="Quadrato Magico SATOR" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/06/lenigma-del-quadrato-magico-sator/"><strong>Quadrato Magico del SATOR</strong></a> e dunque, se così è, sono collegati all’ermetismo templare. Oltre all’interpretazione esoterica di <strong>Oswald Wirth</strong>, che vede nelle misteriose carte un percorso interiore, nei Tarocchi potrebbero essere custoditi i segreti del creato; ancora una volta la più alta conoscenza è stata messa sotto gli occhi di tutti trasformata in gioco, come per gli scacchi, il filetto, i dadi ecc.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<h2><a title="Libri di M.G. Lopardi" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_maria_grazia_lopardi.php?PN=2300" target="_blank">* * * Tutti i libri di Maria Grazia Lopardi</a></h2>
<p>&nbsp;</p>
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