La Sfinge e i simboli del quaternario

L’antichissima origine della simbologia della Sfinge rappresenta ancora un grande mistero.
Per i greci era un essere mitologico dal corpo di leone alato e la testa di donna: una creatura terribile che poneva enigmi insolubili agli uomini privi di aiuto divino. Ne fecero le spese gli incauti che osarono sfidarla finché Edipo ne svelò l’enigma mortale. Continua a leggere »

Il taglio del cordone

La straordinaria sequenza dei Tarocchi ci propone la coppia Appeso-Morte con chiare allusioni agli eventi della vita. Non è un caso che le due carte siano vicine con i numeri XII e XIII.
Così come l’Appeso esprime impotenza e attesa, la Morte che lo segue, malgrado superficiali apparenze, è il simbolo della liberazione e della ri-nascita.
Se l’Appeso simboleggia una situazione di sofferenza o di malattia, la Morte può liberarlo tagliando la corda che lo tiene legato per il piede, immobilizzato nella scomoda e non fisiologica posizione. Continua a leggere »

L’Eremita alla ricerca del tempo perduto

Lentamente in cammino, il vecchio si muove a ritroso nel mazzo di Arcani Maggiori, prudentemente illuminando la via con una lanterna.
Che cosa cerca? Perché non procede da sinistra a destra come gli altri personaggi dinamici dei Tarocchi?
L’anziano viandante è sicuramente confortato dalla saggezza che l’età gli ha conferito ed il grande serpente che ha scelto di accompagnarlo lo tutela con la conoscenza profonda e antica che possiede.
L’esperienza è il viatico dell’Eremita, che ha visto scorrere la Ruota del tempo, ascendere e cadere tutti i potenti, sorgere e crollare tutti gli imperi, nascere e morire tutti gli uomini. Continua a leggere »

Abano Terme, 13 novembre 2009: Arcani dell’arte, arte degli Arcani

A cura di Morena Poltronieri e Ernesto Fazioli

ARCANI DELL’ARTE, ARTE DEGLI ARCANI

con Adolfina De Stefani e Elisa Rampon

Abano Terme, Museo Civico, via Appia Monterosso, 56

venerdì 13 novembre 2009, ore 20.45

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Quando il Carro incontra la Giustizia

Si immagini di avere a disposizione due artisti (”non artisti”) ferrovieri come I Santini Del Prete, famosi performers e da tanti anni flessibili e geniali interpreti di archetipi, un autore che ama uscire dai consueti binari dell’espressione come Giovanni Pelosini, ed il pubblico della VII edizione del Festival dei Tarocchi. Uno dei risultati possibili è l’azione di incontro-scontro fra il Carro e la Giustizia: i due Arcani Maggiori sono contigui nel mazzo, ma antitetici in alcuni dei loro significati simbolici; fracassone e rumoroso il primo, quanto ordinato e rigoroso il secondo. La trasformazione alchemica dal VII al IX Tarocco avviene tramite l’intervento dell’VIII Arcano: il Trionfo del Carro è attivo e rumoroso, si muove come un treno sferragliante e sbuffante, laborioso e tintinnante. Quando incontra la Giustizia, così severa e raziocinante, così selettiva e sanzionante, è un vero scontro di forze archetipiche universali. L’esito dell’incontro non potrà che essere il silenzio dell’Eremita.
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La Festa dell’Equinozio d’Autunno: l’equilibrio interiore al tramonto dell’anno

L’Equinozio d’Autunno celebra il Sole che attraversa l’equatore celeste in un simbolico “tramonto” annuale: da questo momento in poi la notte prevarrà sul giorno per sei mesi in tutto l’emisfero settentrionale.
L’antico Calendario Sacro che regolava i ritmi ciclici vitali della società, festeggiava questo momento come una delle otto speciali celebrazioni annuali: era il tempo della vendemmia e del vino, della raccolta del miele, dei fichi e delle noci; era il tempo del riposo e della meditazione dopo la calura estiva; era il tempo in cui i simboli dell’Autunno si presentavano alla parte più profonda della psiche. Continua a leggere »

Memorie lunari

La Luna è signora della notte e dei sogni; domina le acque ed i ritmi femminili, ma, da sempre, è legata simbolicamente alla memoria: il XVIII Arcano raccoglie il testimone di tali aspetti simbolici e li riconduce in sintesi all’archetipo primario.
Come se i ricordi si sedimentassero nelle liquide profondità della psiche, così i deboli ma numerosi legami sinaptici organizzano strutture plastiche di visioni soggettive prive di forme proprie, che si adattano ai diversi contenitori mentali.
La Luna è vaga, inquieta e mutevole. Nel suo specchio, spesso deformante, ognuno vede riflessa la realtà; alle sue immagini incomplete si aggiungono in modo meccanico dettagli e strutture note alla mente, affinché ciò che i sensi percepiscono con i loro limiti sia comprensibile ed accettabile.

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Lo specchio lunare

Lo specchio d’argento che illumina soavemente la notte riflette e quindi comprende tutta la realtà.
E così può fare la superficie dell’acqua, che appare cangiante sotto la sua luce.
Il mito di Narciso ci ricorda come siano illusorie tutte le immagini che lo specchio ci mostra: la superficie dell’acqua rifletteva gli occhi belli del giovane, il suo collo d’avorio, i capelli degni di Bacco e di Apollo, tutte le sue forme. Eppure si narra che gli Dei vollero così punire Narciso per il suo egocentrismo, inducendolo con questo inganno ad innamorarsi della sua stessa immagine.
Nello stesso modo la Luna, Signora della Notte, rappresenta il varco per la verità nascosta nel profondo dell’animo, ma allo stesso tempo è il velo che la occulta. Apre la porta dei sogni profetici agli emotivi esseri che sono sensibili alla sua attrazione, e contemporaneamente tende a confonderli, se non a perderli. Continua a leggere »

Il Matto, eterno viandante

Il viandante che si muove con il suo minimo bagaglio e senza pensieri, nella mia visione, somiglia al Matto dei Tarocchi.
La sacca che talvolta porta sulle spalle è quasi vuota, così come le tasche del suo buffo costume.
Nella sua pazzia ha scelto di non possedere niente, e così, forse senza neanche saperlo, assomiglia a quei santi rishi ancora piuttosto comuni nelle giungle e nelle sterminate campagne del subcontinente indiano: saggi illuminati ricchi di spiritualità, apprezzati portatori di benedizioni divine.
Il Matto incarna in questo modo la pura energia che mette in moto tutto il mazzo degli Arcani, il fuoco che può bruciare il Karma, l’inizio e la fine del percorso sacro, l’alfa e l’omega della tradizione mistica occidentale. Continua a leggere »

L’arte e la Morte nel Tarocco

È interessante la performance artistica di Paolo G. Conti, che interpreta il tredicesimo Arcano in una inedita versione tarologica.
La nota professionalità dell’interprete, il teschio severo, e lo sfondo di un borgo medievale dell’Appennino tosco-emiliano hanno reso autenticamente drammatica la rappresentazione, che ha ripercorso i simboli e gli archetipi legati alla Morte. Il bianco e il nero, simbolici opposti del dualismo cosmico dipinti sul volto dell’artista, richiamano nettamente la duplice natura del mistero della Vita e dell’esistenza.

Foto scattata al VII Festival Internazionale dei Tarocchi, La Scola, Bologna, 24 giugno 2007

Giovanni Pelosini