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	<title>Giovanni Pelosini &#187; Arcani Maggiori</title>
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		<title>I Carri di Marte e il Generale Patton (II parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 08:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Carri Armati di Patton Il più grande condottiero di carri armati della storia è senza dubbio il generale George Smith Patton, che il famoso film Patton, generale d’acciaio (1970) celebrò con ben sette premi Oscar. A questo film di Franklin J. Schaffner, magistralmente interpretato da George C. Scott e Karl Malden, mi sono principalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton-generale-dacciaio-1970.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8927" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Patton generale d'acciaio, 1970" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton-generale-dacciaio-1970.jpg" alt="" width="330" height="488" /></a>I Carri Armati di Patton</h2>
<p>Il più grande condottiero di carri armati della storia è senza dubbio il generale <strong>George Smith Patton</strong>, che il famoso film <em>Patton, generale d’acciaio</em> (1970) celebrò con ben sette premi Oscar. A questo film di <strong>Franklin J. Schaffner</strong>, magistralmente interpretato da <strong>George C. Scott</strong> e <strong>Karl Malden</strong>, mi sono principalmente riferito per l’immagine che di sé lasciò il personaggio, forte del fatto che gli sceneggiatori <strong>Francis Ford Coppola</strong> e <strong>Edmund H. North</strong> si basarono sugli avvenimenti reali descritti da accreditate biografie. Non desidero in questa sede considerare le inevitabili inesattezze storiche, ma valutare soprattutto l’immagine che il personaggio lasciò di sé soprattutto con questo film e con le frasi a lui attribuite. In ogni caso spesso in simbologia ciò che appare è altrettanto importante di ciò che è.<span id="more-9365"></span></p>
<p>A tale proposito appare assai significativo il monologo iniziale del generale nel film: “<em>Desidero ricordarvi che nessun bastardo ha mai vinto una guerra morendo per il proprio Paese. Se l’ha vinta è perché ha costretto altri bastardi a morire per il loro Paese&#8230; il nemico: quello sì che lo agguanteremo per il naso e lo prenderemo a calci nel sedere, e ad ogni calcio gli faremo sputar sangue, e quando avrà finito il sangue dovrà sputare la bile!</em>”</p>
<p>Oltre allo spirito battagliero e aggressivo del personaggio che traspare dal monologo, sono interessanti i riferimenti al sangue e al naso, entrambi collegabili alle simbologie di Marte: “<em>È sempre stato il mio sogno partecipare a un combattimento all’ultimo sangue!</em>”</p>
<p>A proposito del naso, pare che il generale Patton non temesse le battaglie quanto le ferite al naso. Ecco le sue precise parole: “<em>Ricordo che la cosa che più mi spaventava era l’idea di una pallottola che mi arrivasse dritta sul naso. Non so perché, ma la prospettiva di trovarmi un pezzo di piombo sul naso poteva farmi commettere qualsiasi pazzia.</em>” Durante un bombardamento aereo tedesco in Tunisia, pare che si sia esposto al fuoco gridando: “<em>Su avanti, vigliacchi, cercate di prendermi qui sul naso!</em>”</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/George-Patton-tema-natale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8906" title="George Patton, tema natale" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/George-Patton-tema-natale.jpg" alt="" width="435" height="400" /></a>Si osservi il grafico di <strong>George Smith Patton</strong>, <strong>nato</strong> <strong>a San Marino, California, 11 novembre 1885, 18.38</strong>.</p>
<p>Nel tema natale si ritrovano singolarmente collegati tutti i pianeti della terna dello <strong>Scorpione</strong> (in cui c’è il<strong> Sole</strong>), che abbiamo visto essere in analogia con il tarocco del <em>Carro</em>: <strong>Plutone</strong> (all’Ascendente), <strong>Marte</strong> e<strong> Mercurio</strong>. I segni interessati sono <strong>Gemelli</strong>, <strong>Vergine</strong> e <strong>Sagittario</strong>: ne deriva un mix di veloce inventiva, tecnica, slancio ottimistico e aggressività che fu determinante negli attacchi degli squadroni di carri armati americani in Africa, Italia, Normandia e nelle Ardenne, con un peso assai rilevante per le sorti della II Guerra Mondiale. Dove c’era bisogno di sfondare il fronte con audacia e spavalderia, gli Alleati ricorrevano sempre a Patton.</p>
<p><strong>Marte</strong> è in <strong>quarta Casa</strong> e in <strong>Vergine</strong> a denotare energico patriottismo e rispetto formale della gerarchia militare; il trigono con <strong>Venere</strong> mostra un sincero amore per la vita del soldato, e <strong>Giove</strong> e <strong>Urano</strong> in quinta casa contribuiscono a renderlo eccessivo nelle sue manifestazioni. Patton andava in giro con un frustino, un cinturone da cowboy e un revolver <em>Colt S.A.A.</em> con calcio in saturniano avorio. Una volta un giornalista male informato gli chiese della sua pistola con calcio di “madreperla”, e il suo <strong>Saturno</strong> in <strong>Cancro</strong> gli fece rispondere stizzito: “<em>Solo un pederasta dell’ultimo bordello di New Orleans può averlo di madreperla!</em>”</p>
<p><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/generale-Patton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8929" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="generale Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/generale-Patton.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Marte in Vergine</strong> però preferisce agire piuttosto che parlare, e quindi Patton passava all’azione tutte le volte che gli era consentito. Il modo migliore e più funzionale fu quello di comandare carri armati, che davano sfogo alla sua irruenza sublimando perfettamente il suo carattere implacabile e la sua volontà priva di cedimenti, permettendogli un movimento lento ma inarrestabile. Un suo ordine ricorrente era: “<em>Scegliere sempre l’offensiva, mai soffermarsi!</em>”. Nel durissimo inverno delle Ardenne, il 19 dicembre 1944, comandava la IV Divisione della III Armata affaticata dal clima e dai continui attacchi, ma, quando si trattò di salvare la 101a Divisione Aviotrasportata accerchiata dalla controffensiva tedesca, gelando il suo staff dichiarò: “<em>Andremo sempre avanti, è chiaro? Noi attaccheremo tutta la notte, attaccheremo domani mattina. E, se non dovessimo vincere, che nessuno di noi ritorni vivo!</em>”</p>
<p>Quando non mandava carri armati all’attacco, l’irruenza del suo Marte in Vergine lo rendeva violento, insofferente e impulsivamente manesco nei confronti degli inferiori di grado. È famoso l’episodio della sua visita all’ospedale da campo durante l’invasione della Sicilia: trovando in infermeria un soldato sotto shock ma non ferito, lo aggredì violentemente e lo schiaffeggiò con crudeltà, rimandandolo immediatamente in prima linea, non sopportando la sua vigliaccheria (“<em>Io detesto la viltà!</em>”) e l’inadempienza formale alle regole militari. Già in Africa si era distinto pretendendo che anche i cuochi, in quanto soldati, fossero formali, in divisa e con l’elmetto.</p>
<p>La mancanza di slancio tipica della posizione di Marte in Vergine è decisamente risolta dall’amore per il rischio dello Scorpione, e dagli aspetti del pianeta, particolarmente con <strong>Mercurio in Sagittario</strong>, che spinge ad essere fin troppo disinvolto e ottimista nell’andare sempre avanti, sempre all’arrembaggio. Lo aiutano una buona dose di cosiddetta fortuna (trigono <strong>Giove-Venere</strong>), la profondità plutoniana, ma più forse il Sole in sesta casa che ne fa un programmatore minuzioso anche delle sue azioni più estemporanee, e il sollecitato Urano che lo rende capace di sfruttare le buone opportunità con tempismo e genialità.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Montgomery-e-Patton.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8931" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Montgomery e Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Montgomery-e-Patton.jpg" alt="" width="471" height="376" /></a>Quando, in antagonismo con gli inglesi di <strong>Montgomery</strong>, aveva spinto i suoi carri troppo avanti nella conquista della Sicilia e il generale <strong>Alexander</strong> gli ordinò di non prendere Palermo, Patton rispose con un laconico messaggio: “<em>Chiedo l’autorizzazione a restituirla</em>”, in cui mostrava ancora una volta la tendenza teatrale e ironica del fortissimo <strong>Plutone</strong> nel tema (all’Ascendente, quadrato a Marte, opposto a Mercurio e trigono a Giove e Urano in quinta casa).</p>
<p>Eppure, oltre a essere impulsivo, eccentrico e risoluto, era anche un inguaribile combattente romantico, un poeta e un guerriero di altri tempi: “<em>Nuove armi? Sono la fine di tutto! Finito l’eroismo, finita la gloria, finito tutto quanto! Niente eroi, niente vigliacchi, niente truppe, niente generali. Solo quelli che sopravvivono e quelli che muoiono. Non fa per me questo tipo di guerra!</em>”</p>
<p>Patton si fidava molto (<strong>Mercurio in Sagittario</strong>) delle sue “<em>ispirazioni improvvise</em>”; per esempio quando il 16 dicembre 1944 “<em>seppe</em>” che i tedeschi stavano organizzando una controffensiva nelle Ardenne per Natale e li sorprese anticipandoli. Le sue<em> ispirazioni improvvise</em> solo in parte si spiegano con il triangolo <strong>Sole-Luna-Nettuno</strong> (quest’ultimo in XII casa e trigono a Giove). È noto, infatti, che Patton asseriva di ricordare alcune sue vite passate, quasi sempre legate a episodi di guerra nell’antica Roma; dimostrava di conoscere benissimo luoghi che non aveva mai visto prima in Europa e faceva spesso riferimento ai grandi eroi e condottieri della storia.</p>
<p>“<em>Sin dai tempi dei tempi / trionfi ho vissuto e sconfitte. / Ho combattuto, ho vinto e son caduto cento volte cento sopra le stelle. / Come in uno specchio opaco vedo le antiche guerre che ho vissuto in diversa guisa, con diversi nomi / ma ero sempre io</em>”.</p>
<p>Questa poesia che Patton recita nel film è significativa e conferma la sua convinzione di aver vissuto molte vite da militare. Il <strong>Nodo lunare Nord</strong> è in trigono a <strong>Luna</strong> e <strong>Nettuno</strong>, e in sestile al <strong>Sole</strong>; è nel segno che ospita Marte, ma in quinta Casa: anche nella posizione e negli aspetti dell’asse dei nodi si possono leggere le visioni nostalgiche del passato che tendono a sublimarsi nel ruolo di comandante militare, perfezionista nella forma della disciplina, al servizio ispirato di un ideale, ma pratico e concreto nell’azione.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8932" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton.jpg" alt="" width="250" height="260" /></a>Il guizzo dell’irrazionalità nel personaggio, convinto militare per vocazione e per nascita, ne fece il grande trionfatore dell’ultimo grande conflitto e un comandante geniale: “<em>Nove decimi della tattica sono sicuri, e vengono appresi sui libri. Ma il decimo irrazionale è come il lampo del martin pescatore, che attraversa lo stagno, ed è questa la vera pietra di paragone dei generali!</em>”</p>
<p>Un tema natale che parla di una vita interessante e, come si è visto, segnata dai “Carri di Marte”, eppure con una <strong>Venere</strong> importante, anche se poco o niente affettiva, nel segno del <strong>Capricorno</strong> opposta a <strong>Saturno</strong>. Oltre che nella lesione mortale alle vertebre cervicali del soggetto, forse si può leggere nei molti aspetti che fa Venere nel tema anche quella spinta personale e soggettiva verso la vocazione destinica che utilizza all’occorrenza anche l’energia di Marte, e non il contrario, così come rammentava <strong>Marsilio Ficino</strong>: “<em>Marte non doma mai Venere&#8230;</em>”.</p>
<p>Infatti, nel destino del generale non ci furono solo i carri armati: a guerra finita, il 9 dicembre 1945 a Heidelberg, un autocarro (!) senza freni urtò in velocità la sua auto e Patton batté violentemente la testa rompendosi le vertebre cervicali. Mercurio nel segno del Sagittario si opponeva a Urano, e la Luna acquariana, opposta a Plutone, si trovava proprio sul suo Medio Cielo. Morì per la grave ferita il 21 dicembre 1945.</p>
<p><strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<ul>
<li>
<h2>Vedi <a title="I Carri di Marte (parte 1)" href="http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-i-parte/"><em>I Carri di Marte (I parte)</em></a></h2>
</li>
</ul>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Bibliografia</span></h2>
<p>Marsilio Ficino, <em>Sopra lo Amore, ovvero Convito di Platone</em></p>
<p>Marija Gimbutas, <em>Il linguaggio della Dea</em></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>I Tarocchi Aurei</em></a></p>
<p><em>La Bibbia di Gerusalemme</em> (EDB)</p>
<p><em>Baghavad Gita</em></p>
<p><em>The New Webster Dictionary</em></p>
<p>Carlo Cordié, <em>Enciclopedia dei miti</em></p>
<p>Omero, <em>Iliade</em></p>
<p>James George Frazer,<em> Il Ramo d’Oro</em></p>
<p>Stephen King, <em>La Torre Nera</em></p>
<p>Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius</em></p>
<p>Franklin J. Schaffner, <em>Patton, generale d’acciaio</em></p>
<p>Ladislas Farago, <em>Patton: ordeal and triumph</em></p>
<p>Omar N. Bradley,<em> A soldier’s story</em></p>
<p>Kristopher Calnon, <em>Patton: A man of Heroic Proportions</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>I Carri di Marte (I parte)</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 17:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nessuno è spinto dall’odio! Tutti sono spinti da Amore!” Marsilio Ficino I Neoplatonici non disgiungevano l’analisi di Marte da quella di Venere, considerando sempre tale coppia planetaria uno degli aspetti del concetto di Amore. Ciò trova una giustificazione in alcuni miti in cui Eros, anziché una divinità preolimpica, è considerato figlio di Afrodite e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="right"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Canova-Marte-e-Venere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8905" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Canova, Marte e Venere" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Canova-Marte-e-Venere.jpg" alt="" width="241" height="400" /></a><strong>“<em>Nessuno è spinto dall’odio!</em></strong></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><strong><em>Tutti sono spinti da Amore!</em>”</strong></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><strong>Marsilio Ficino</strong></p>
<p>I <strong>Neoplatonici</strong> non disgiungevano l’analisi di <strong>Marte</strong> da quella di <strong>Venere</strong>, considerando sempre tale coppia planetaria uno degli aspetti del concetto di <strong>Amore</strong>. Ciò trova una giustificazione in alcuni miti in cui <strong>Eros</strong>, anziché una divinità preolimpica, è considerato figlio di <strong>Afrodite</strong> e di <strong>Ares</strong>.</p>
<p>Scrive <strong>Marsilio Ficino</strong> (<em>Sopra lo Amore ovvero Convito di Platone</em>) che <em>“…se Venere tiene la signoria della natività dell’uomo, concede affetto di Amore: e se Marte prossimamente vi si aggiugne, fa con la caldezza sua lo impeto di Venere più ardente.</em>” In altre parole nell’astrologia rinascimentale Marte dona a Venere la forza e l’audacia necessarie all’Amore per esprimersi al meglio. E se tale concetto atavico e universale di Amore nell’uomo riesce a manifestarsi soprattutto nei rapporti interpersonali, si spiegano meglio anche i princìpi dell’astrologia moderna e psicologico-evolutiva riguardanti le relazioni dell’individuo con il mondo esterno in un connubio che solo la nostra mente sceglie di ordinare e suddividere in categorie ideali: affettive, estetiche, dialettiche, intellettive, aggressive.<span id="more-8784"></span></p>
<p>Anche così può esprimersi l’Amore: con la forza e la combattività, con la spinta propulsiva e l’ardore, con l’energia attiva di Marte che talvolta rappresenta l’unica possibilità che ha la vita di prevalere sull’ostilità ambientale e sulla morte. E tuttavia Marte, pur essendo un aspetto di Amore al pari di Venere, non esita a mostrare spesso la sua faccia feroce e aggressiva, la sua natura affermativa e bellicosa, la sua azione sempre muscolare e talvolta violenta: sia per aspetti planetari disarmonici, sia, più in generale, per la diffusa errata concezione di “amore”, dimenticando che la stessa mitologica <strong>Armonia</strong> è figlia degli due numi planetari. Tutto ciò rientra nell’antico conflitto tra i princìpi maschile e femminile dell’universo, che stentano a trovare un’armonica fusione nell’individuo, nella coppia, nella famiglia, nella società, nel mondo.</p>
<p>Tra i simboli di <strong>Marte</strong> guerriero in modo inusuale ho scelto il carro, principalmente nei suoi aspetti emblematici di veicolo di spostamento attivo e dinamico, di strumento cultuale funebre e trionfale, di strumento bellico, ben consapevole che, se il carro è soprattutto un simbolo del <strong>Sole</strong>, i carri da guerra di ogni epoca, spesso rivestiti di ferro, sono indubbiamente manifestazioni archetipiche di Marte.</p>
<h1 align="center"></h1>
<h1 align="center"></h1>
<h1 align="center"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-del-Sole.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8904" title="Carro del Sole" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-del-Sole.jpg" alt="" width="571" height="400" /></a></h1>
<h1 align="center">*   *   *</h1>
<h1 align="center"><strong>I CARRI DI MARTE</strong></h1>
<h2><strong>I Carri dei Kurgan</strong></h2>
<p>La storia dei carri è antica quasi quanto la civiltà, e narra, con la sua evoluzione, uno dei più drammatici avvenimenti del nostro lontano passato. Lentamente a partire dal V millennio a.C. popolazioni nomadi e guerriere iniziarono a invadere e a conquistare il Vecchio Mondo soppiantando l’antica civiltà autoctona che vi dominava fin dal periodo neolitico. Il processo di conquista, che alcuni studiosi chiamano kurganizzazione, fu lungo e avvenne in tempi diversi nelle varie aree, ma con significative costanti: la distruzione dei primi grandi centri agricoli organizzati e dei centri di culto megalitici, la mitopoiesi celebrativa degli eroi solari vittoriosi, il violento passaggio da una civiltà contadina e matriarcale ad una patrilineare e guerriera, la sostituzione delle antiche Dee Madri con pantheon a prevalenza maschile. (Vedasi il mio saggio <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/" target="_blank"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a>, 2008).</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Andr%C3%A9-Castaigne-Carica-di-carri1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8935" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="André Castaigne, Carica di carri" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Andr%C3%A9-Castaigne-Carica-di-carri1.jpg" alt="" width="313" height="189" /></a>Ondate di nomadi allevatori di cavalli scesero dalle montagne come una piena, e così sono spesso rammentati nei miti, travolgendo gli insediamenti agricoli nelle fertili vallate. In molti casi avevano innovative armi di ferro ed erano spinti da una forte volontà di prevalere. I loro micidiali carri da guerra fecero la differenza tattica e strategica per interi millenni, e li portarono alla vittoria sui campi di battaglia.</p>
<p>L’ancestrale conflitto fra agricoltori e allevatori si rinnovava nella dialettica universale fra i princìpi femminile e maschile, rappresentati a seconda dei casi dalla coppia simbolica <strong>Luna-Sole</strong> o da quella <strong>Venere-Marte</strong>. Dal punto di vista simbolico le ruote dei più antichi carri rappresentano perfettamente il loro diverso ruolo a seconda della funzione pratica e le due principali divinità di riferimento dotate di dischi ruotanti celesti. Le più primitive ruote di carro dei più antichi centri stanziali conosciuti erano piene e robuste, adatte al carico e simbolicamente riferite al sacro disco lunare che scandiva i ritmi della vita agricola. I carri da guerra degli invasori avevano ruote snelle e dotate di raggi, che richiamavano simbolicamente il mitico carro del Sole e le bellicose divinità maschili che lo accompagnarono.</p>
<p>Uno degli episodi di tale lungo e complesso processo di trasformazione culturale avvenne intorno al 1150 a.C., quando i Dori distrussero la tarda civiltà micenea, dando vita al sincretismo religioso che strutturò gran parte dell’antica mitologia classica mediterranea che rappresenta ancora la base fondante della simbologia astrologica. Con l’Età del Ferro e l’avvento del carro come strumento di guerra, Marte entra da protagonista a far parte di questa narrazione astrologica e antropologica che ci porterà, dopo più di tremila anni, ai carri armati moderni.</p>
<h2><strong>I Carri di ferro della Bibbia </strong></h2>
<p>Carri di ferro sono rammentati nella Bibbia, quando si descrive la formidabile armata di 900 carri del generale <strong>Sisara</strong>, al servizio di <strong>Iabin</strong>, re di Canaan, che opprimevano duramente da venti anni il popolo di Israele.<a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-da-guerra-ittita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8920" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Carro da guerra ittita" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-da-guerra-ittita.jpg" alt="" width="400" height="301" /></a> Secondo il racconto (<em>Giudici, IV</em>) l’armata fu dispersa da <strong>Yahwèh</strong>, che precedeva l’esercito degli Israeliti di <strong>Barak</strong>, ma significativamente furono due donne a consentire la sconfitta dei carri da guerra e dei nemici sul monte Tabor.</p>
<p>Fu la profetessa <strong>Debora</strong> a dettare la vincente strategia d’attacco e a incoraggiare Barak a radunare un esercito, ma egli si rifiutò di combattere senza avere lei al suo fianco, al che la profetessa sentenziò: “<em>Bene, verrò con te; però non sarà tua la gloria sulla via per cui cammini; ma il Signore metterà Sisara nelle mani di una donna.</em>” (<em>Giudici, IV,9</em>). E infatti fu <strong>Giaele</strong>, moglie di <strong>Eber</strong>, a uccidere il generale Sisara che si era nascosto nella sua stessa tenda, conficcandogli con un martello un acuminato paletto nella tempia, quale ulteriore simbolo di Marte in questa antica storia.</p>
<h2><strong>I Carri etruschi dei Principi Guerrieri</strong></h2>
<p>Nel corredo funebre della più grande tomba della necropoli di Populonia furono trovati i resti di due carri da guerra in legno con rivestimenti decorativi anche in ferro del VII secolo. La struttura della decorazione dei carri rivelava la grande importanza che gli Etruschi attribuivano a questo metallo, per alcuni aspetti considerato ancora più prezioso dell’oro. Le miniere di ferro della vicina Isola d’Elba resero potenti i clan aristocratici dell’Etruria occidentale contribuendo a formare una casta di prìncipi guerrieri. Uno dei principali motivi del fiorire della civiltà etrusca nel primo millennio a.C. furono indubbiamente gli accessibili giacimenti di ferro dell’Elba, delle Colline Metallifere e della Tolfa, che costituivano all’epoca il complesso produttivo di massima rilevanza di tutto il Mediterraneo. Il dio del ferro e della guerra <strong><em>Laran</em></strong> (marito di <strong><em>Turan</em></strong>, corrispondente di Venere), che i Romani poi chiamarono Marte, fu una divinità importante per almeno una dozzina di secoli nella nostra penisola, e non solo. La funzionale organizzazione militare romana fu un modello di successo e uno dei pilastri della società culturale sia repubblicana sia imperiale: parte di tale organizzazione era di origine etrusca, come traspare anche dalla parola latina <em>miles</em> (soldato), presa senza modifiche dalla lingua etrusca. Quanto alla dubbia derivazione di Marte dalla divinità etrusca <em>Maris</em>, spesso rappresentata come un giovane armato, non è il caso di approfondire in questa sede. Ma ancora una volta è opportuno segnalare come nella società etrusca, pur così fortemente segnata dai simboli “maschili” di Marte, abbiano avuto grande importanza le donne, in modo significativamente diverso dalle civiltà greca e romana, al punto da utilizzare con frequenza il matronimico.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Viaggio-agli-Inferi-in-carpentum.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8924" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Viaggio agli Inferi in carpentum" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Viaggio-agli-Inferi-in-carpentum.jpg" alt="" width="200" height="220" /></a>Come dimostrano i ritrovamenti archeologici di Castel San Mariano presso Perugia, fin dall’età arcaica il carro era un simbolo cerimoniale di aristocratico potere e ricchezza che serviva ai prìncipi in battaglia e nei trionfi, così come corredo funebre per l’ultimo viaggio.</p>
<p>Si distinguevano però due tipi di carri a due ruote: il <strong><em>carpentum</em></strong> (femminile) e il <strong><em>currus</em></strong> (maschile). Il <em>carpentum</em> era l’antenato del moderno calesse utilizzato anche dalle donne e dai magistrati, con uno o due posti seduti, decorato in bronzo a ricordare anche con il rame l’attinenza simbolica con Venere, presente nei fregi nella forma alata di <em>Turan</em>. Aveva l’asse ruotante e non poteva muoversi troppo velocemente. <strong>Tito Livio</strong> narra di un prodigio avvenuto al futuro re <strong>Tarquinio Prisco</strong> quando entrò sfarzosamente a Roma con la moglie a bordo di un <em>carpentum</em>. Il <em>currus</em> etrusco invece era una classica biga aperta posteriormente sulla quale prendevano posto due persone in piedi: in genere si trattava di un aristocratico e di un auriga, che si muovevano così in trionfo, a caccia e in battaglia. L’eccezionale ritrovamento di un carro di ferro etrusco completo di cavalli in una tomba aristocratica di Adria, unito a leggende locali ancora vive nel secolo scorso, conferma gli utilizzi sia bellico sia sepolcrale del carro, in analogia simbolica con Marte e con i segni in cui è domiciliato (Ariete e Scorpione).</p>
<h2><strong>Il Carro di Ferragosto</strong></h2>
<p>A Fontanarosa, in provincia di Avellino, la tradizione della vigilia di Ferragosto vuole che da circa due secoli si porti in processione, non senza difficoltà, un obelisco di paglia intrecciata alto circa 28 metri a forma di appuntito obelisco detto “carro”, trainato da due coppie di buoi. Questo nome rappresenta certamente un retaggio dei carri agricoli carichi delle primizie del raccolto che erano anticamente offerte alle divinità femminili pagane durante le feste estive e che successivamente rappresentarono un atto di ringraziamento e di devozione alla Madonna, nella festa dell’Assunzione, risalente almeno al VII secolo. Lo stesso utilizzo di paglia inumidita e intrecciata con arte su telai ricorda la preistorica <a title="Simboli del Grano e della Dea Madre" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/06/simboli-del-grano-e-delle-antiche-dee/">festa del raccolto dei cereali</a>.</p>
<p>La forma della guglia, fortemente acuminata, richiama astrologicamente i simboli di Marte. Possibili riferimenti mitologici sono quello del carro alato di <strong>Trittolemo</strong> ornato di serpenti, donato da <strong>Demetra</strong> per volare sui campi come allegoria del principio maschile incaricato di fecondare la Madre Terra; e quello del carro di <strong>Attis</strong>, simbolicamente evirato, che immagino versare gocce di sangue fecondante sui campi della Frigia, terra sacra alla Dea Madre <strong>Cibele</strong> celebrata da sacerdoti eunuchi.</p>
<p>Quanto al nome “Ferragosto”, è appena il caso di ricordare che deriva dal latino <em>Feriae Augusti</em> (Riposo di Augusto), anche se la coincidenza ha voluto creare una cabala fonetica in lingua italiana che richiama singolarmente il marziano ferro.</p>
<h2><strong>Il Carro dei Tarocchi</strong></h2>
<p>Il VII Arcano Maggiore si chiama <em>Il Carro</em> e raffigura un auriga che guida un cocchio trionfale trainato da due animali di diversi colore e intenzioni. Una delle interpretazioni psicologiche fa riferimento allo spirito dell’uomo che è chiamato a tenere a freno la sua natura materiale, con il dualismo che lo lega all’apparente realtà bipolare tramite i sensi, le passioni, l’orgoglio, il suo stesso corpo e le sue stesse azioni e motivazioni: tutto ciò che può sfruttare per andare avanti lungo la strada scelta, anche se con fatica e lentezza, verso i suoi obiettivi.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Aurei.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8922" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Carro, Tarocchi Aurei" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Aurei.jpg" alt="" width="236" height="382" /></a>Certamente il mito dell’auriga che <strong>Platone</strong> cita nel <em>Fedro</em> (246) è uno dei riferimenti classici della carta, come lo è il mito di <strong>Fetonte</strong> (cfr. Ovidio, <em>Metamorfosi, II</em>). Proprio in <strong>Ovidio</strong> ho trovato una delle rare tracce letterarie che lega analogicamente il Tarocco al segno dello Scorpione, domicilio di Marte: i cavalli imbizzarriti del carro volante, sfuggiti al controllo dell’inesperto Fetonte, prima di precipitarlo sulla terra, vanno a cozzare contro la volta celeste proprio in corrispondenza della costellazione dello Scorpione.</p>
<p>Confesso però che tale analogia astrologica, pur derivante dal sistema coerente della griglia dei miei <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>Tarocchi Aurei</em></a>, agli inizi della ricerca non mi convinceva completamente, essendo i simboli sempre plurivoci. Per la stessa ragione i vari significati astrologici di Marte si ritrovano maggiormente in altre carte del mazzo, particolarmente nella militare e fallica <em>Torre</em>, e tuttavia la mia argomentazione sul pianeta Marte in questo caso deve poter richiamare anche lo Scorpione come uno dei suoi domicili.</p>
<p>Le mie iniziali perplessità furono messe da parte soprattutto di fronte alla perfetta posizione della carta nella colonna dei segni d’Acqua; ricordando poi anche i culti funebri e le celebrazioni degli eroi guerrieri della mitologia celtica, particolarmente l’irlandese Cùchulainn, che forse usava un mezzo simile all’antico carro da guerra gallico a due ruote chiamato <em>esseda</em>, che poi i Romani adottarono soprattutto nei giochi circensi.</p>
<p>Ma nel corso dello studio tarologico altri indizi si presentarono.</p>
<p>Nella saga della <em>Torre Nera</em> di <strong>Stephen King</strong>, moderna fonte mitopoietica di un narratore che ha dimostrato più volte di saper attingere alla biblioteca degli archetipi universali, la radice <em>char-</em>, nella cosiddetta <em>Lingua Eccelsa</em>, significa “morte” (così come nell’antico inglese vuol dire girare, voltare, mutare, ricordando così la ruota), e <em>Charyou Tree</em> (così simile al termine inglese <em>charioteer</em>, auriga) era la celebrazione di un cruento rito sacrificale agricolo del Giorno delle Messi, con il significato di “<em>Morte a te, Vita al mio raccolto</em>”: qualcosa di molto simile è stato espresso nelle tesi di etnologia arcaica di James George Frazer (cfr. <em>The Golden Bough</em>, 1922) e richiama le origini del summenzionato carro di Fontanarosa.</p>
<p>Infine il termine latino <em>caro</em> (carne) ha poi prodotto nel francese arcaico <em>carnel</em>, e quindi l’inglese <em>charnel house</em>, il luogo presso le chiese dove si depositavano i cadaveri.</p>
<p>Quanto al già ricordato <em>carpentum</em>, esso ha origine protoceltica nel termine <em>karbanto</em> (carro da guerra), e una poco dubbia affinità etimologica con <strong>Carpentus</strong> o <strong>Carpantus</strong>, divinità guerriera conosciuta solo grazie a rare iscrizioni dedicatorie latine trovate in Francia e riferite a tale dio degli eroi che correvano alla battaglia sui carri da guerra.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Alessandro-Magno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8925" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Alessandro Magno" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Alessandro-Magno.jpg" alt="" width="389" height="292" /></a>I più famosi e leggendari condottieri, conquistatori e imperatori sono spesso ricordati a bordo di un carro. Di <strong>Alessandro Magno</strong> si disse che guidò un cocchio trainato da due grifoni alati per esplorare il cielo. <strong>Eginardo</strong>, il biografo di <strong>Carlo Magno</strong>, scrisse che l’imperatore “viaggiava ovunque a bordo di un carpento” (<em>Quocumque eundum erat, carpento ibat.</em> Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius, 1</em>). Anche iconograficamente è famosa l’immagine del carro con cui <strong>Achille</strong> trascina il corpo straziato di <strong>Ettore</strong> sotto le mura di Troia (cfr. Omero, <em>Iliade</em>).</p>
<p>Anticamente la biga da guerra era conosciuta e usata dagli Egizi fin dalla V Dinastia e nell’arcaico poema indiano <em>Bhagavad Gita</em> c’è l’importante riferimento simbolico al carro da guerra del principe <strong>Arjuna</strong>, che ha come auriga addirittura il dio <strong>Krishna</strong>. Qui la vittoria attende l’audace che ha scelto di percorrere con il carro un simbolico viaggio iniziatico di coscienza, conoscenza e amore, un sentiero non agevole se non si è guidati dalla divina forza interiore. Infatti è Krishna che guida il carro e a lui deve affidarsi Arjuna prima dello scontro finale, allegoria della battaglia interiore di ogni uomo contro l’ignoranza e gli attaccamenti egoici.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Spirale-Mistica.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8937" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Carro, Tarocchi Spirale Mistica" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Spirale-Mistica.jpg" alt="" width="228" height="400" /></a>I miti classici narrano dei già citati carri di <strong>Trittolemo</strong> e di <strong>Attis</strong>, del corpo di <strong>Ippolito</strong> trascinato sugli scogli dai cavalli imbizzarriti del suo stesso carro, e della morte cruenta degli amanti di <strong>Ippodamia</strong>, figlia di Enomao. Si narra, infatti, di <strong>Enomao</strong>, re di Pisa in Elide e figlio di Ares-Marte, che gareggiava con i pretendenti della figlia Ippodamia in una mortale corsa sui carri: i cavalli di Enomao erano un dono di Marte e talmente veloci che il re concedeva sempre un vantaggio agli sfidanti, che erano quindi regolarmente raggiunti prima del traguardo e decapitati. Il mito ricorda dodici o tredici teste di perdenti inchiodate alla porta della reggia. La serie dei pretendenti si esaurì con un sabotaggio scorpionico a danno dell’asse del carro del re e con la sua morte conseguente all’incidente.</p>
<p>Uno dei significati esoterici del VII Arcano, complessi come il mitico nodo del <em>Carro di Gordio</em>, è nascosto nel senso profondo della morte e della rinascita, dei riti dell’evirazione sacra e del sangue fecondante, delle ancestrali celebrazioni dei ritmi agricoli del calendario sacro, degli antichi Misteri Orfici, di Eleusi e di Attis, dei cicli naturali della vita e dell’esistenza. <em>Il Carro</em>, VII lama dei Tarocchi, seguendo numericamente <strong>Eros</strong>, rappresentato dal VI Arcano (<em>L’Innamorato</em>), deve simboleggiare anche <strong>Thanatos</strong>, l’oscura morte che apre alla suprema e profonda metamorfosi dell’essere.</p>
<p><strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<ul>
<li>
<h2>Continua in <a title="I Carri di Marte (parte 2)" href="http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-e-il-generale-patton-ii-parte/"><em><strong>I Carri di Marte (II parte)</strong></em></a></h2>
</li>
</ul>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></h2>
<p>Marsilio Ficino, <em>Sopra lo Amore, ovvero Convito di Platone</em></p>
<p>Marija Gimbutas, <em>Il linguaggio della Dea</em></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>I Tarocchi Aurei</em></a></p>
<p><em>La Bibbia di Gerusalemme (EDB)</em></p>
<p><em>Baghavad Gita</em></p>
<p><em>The New Webster Dictionary</em><strong> </strong></p>
<p>Carlo Cordié, <em>Enciclopedia dei miti</em></p>
<p>Omero, <em>Iliade</em></p>
<p>James George Frazer, <em>Il Ramo d’Oro</em></p>
<p>Stephen King, <em>La Torre Nera</em></p>
<p>Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius</em></p>
<p>Franklin J. Schaffner, <em>Patton, generale d’acciaio</em></p>
<p>Ladislas Farago, <em>Patton: ordeal and triumph</em></p>
<p>Omar N. Bradley, <em>A soldier’s story</em></p>
<p>Kristopher Calnon, <em>Patton: A man of Heroic Proportions</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Joker, il Matto di Batman, e suo Padre Gelataio</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 12:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;era una volta un ragazzo di 17 anni molto creativo che vendeva gelati nel New England nel periodo precedente la seconda guerra mondiale. Aveva fatto un disegno sul proprio giubbotto di pelle, e un bel giorno gli capitò di vendere un gelato a Bob Kane, il creatore dell&#8217;eroe dei fumetti Batman. Bob Kane rimase colpito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Joker.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9213" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Joker" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Joker.jpg" alt="" width="250" height="328" /></a>C&#8217;era una volta un ragazzo di 17 anni molto creativo che vendeva gelati nel New England nel periodo precedente la seconda guerra mondiale. Aveva fatto un disegno sul proprio giubbotto di pelle, e un bel giorno gli capitò di vendere un gelato a <strong>Bob Kane</strong>, il creatore dell&#8217;eroe dei fumetti <em>Batman</em>. Bob Kane rimase colpito dal disegno sul giubbotto e chiese chi lo avesse realizzato; il ragazzo rispose che lo aveva eseguito lui stesso, e, per questo motivo, fu chiamato a collaborare nello studio grafico che sarebbe presto diventato famoso per la produzione del celebre fumetto.</p>
<p>Quel giovane gelataio si chiamava<strong> Jerry Robinson</strong>, e contribuì alla creazione e al successo di molti personaggi della saga di <em>Batman</em>, fra i quali l&#8217;amico di tante avventure Robin, l&#8217;impagabile maggiordomo Alfred, e il feroce nemico Due Facce. Ma soprattutto Jerry Robinson è il padre del &#8220;cattivo&#8221; più originale e riuscito delle storie di Batman: Joker.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tarocchi-Spirale-Mistica-Il-Matto.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9215" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Tarocchi Spirale Mistica, Il Matto" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Tarocchi-Spirale-Mistica-Il-Matto.jpg" alt="" width="168" height="270" /></a>Il personaggio di Joker fu disegnato per anni da Robinson, da Bill Finger e dallo stesso Bob Kane, assumendo sempre più il ruolo del <strong>Matto dei Tarocchi</strong>, del <strong>Jolly</strong> delle carte, del buffone che si improvvisa criminale senza mai perdere il gusto dello sberleffo, dello scherzo, della sfida alla normale logica. Joker è capace di dare fuoco a milioni di dollari in banconote, perché lui non fa il criminale per arricchirsi, e nemmeno per smania di potere: lo fa per puro divertimento e per essere assolutamente fuori dagli schemi, per essere il degno rappresentante del caos che irrompe a scompaginare l&#8217;ordine costituito. Joker assume il ruolo, tutto sommato necessario, di chi porta lo straordinario nei contesti ordinari, di chi porta il senso profondo del gioco nella seriosità della vita. Non si possono apprezzare le storie di Batman, serio tutore dell&#8217;ordine sempre vestito di nero, per altro privo di senso del ridicolo nel suo costume da pipistrello, senza un tale originale &#8220;cattivo&#8221;, meraviglioso nella sua eterna, ma soprattutto autentica, variopinta risata sarcastica.</p>
<p>Il talento creativo di Jerry Robinson, nato a Trenton, New Jersey, il primo gennaio 1922, si è spento il 10 dicembre 2011, poco prima che l&#8217;artista festeggiasse 90 anni, ma la sua creatura Joker continua e continuerà a chiedere a ogni serioso sostenitore dell&#8217;ordine il perché della sua mancanza di senso dell&#8217;umorismo: &#8220;<a title="Perché sei così serio?" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/02/perche-sei-cosi-serio-di-lorenzo-f-l-pelosini/"><strong><em>Perché sei così serio?</em></strong></a>&#8221;</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Sull&#8217;argomento vedi anche:</strong></li>
</ul>
<p><a title="Il Matto, Eterno Viandante" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/07/il-matto-eterno-viandante/"><strong><em>Il Matto, eterno viandante</em></strong></a></p>
<p><a title="Il Matto sul Sentiero" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/05/il-matto-dei-tarocchi-sul-sentiero-aurei-sentieri-22/"><em><strong>Il Matto dei Tarocchi sul Sentiero</strong></em></a></p>
<p><a title="Elogio della Follia di Nettuno" href="http://www.giovannipelosini.com/2008/11/elogio-della-follia-di-nettuno/"><strong><em>Elogio della Follia di Nettuno</em></strong></a></p>
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		<title>Il Matto e i Simboli del Futuro di Hermann Haindl</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 17:06:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Matto dei Tarocchi nell&#8217;Ultimo Quadro di Haindl Qualche giorno fa ho ricevuto un gentile invito da parte di Hermann Haindl, pittore di uno dei più famosi mazzi di Tarocchi. L&#8217;amico Hermann voleva mostrarmi il suo ultimo quadro, realizzato nel mese di ottobre 2011, talmente ricco di aspetti simbolici da apparire quasi una visione onirica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Hermann-Haindl-ottobre-2011.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8873" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Hermann Haindl, ottobre 2011" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Hermann-Haindl-ottobre-2011.jpg" alt="" width="364" height="400" /></a>Il Matto dei Tarocchi nell&#8217;Ultimo Quadro di Haindl</h2>
<p>Qualche giorno fa ho ricevuto un gentile invito da parte di <strong>Hermann Haindl</strong>, pittore di uno dei più famosi mazzi di Tarocchi. L&#8217;amico Hermann voleva mostrarmi il suo ultimo quadro, realizzato nel mese di ottobre 2011, talmente ricco di aspetti simbolici da apparire quasi una visione onirica, se non profetica, che l&#8217;artista aveva tradotto in vivaci colori e forme emblematiche.</p>
<p>La figura chiave del quadro è il <strong>Matto</strong> dei Tarocchi che appare in basso a destra nell&#8217;atto di indicare con la mano sinistra il centro della scena. La mano sinistra, per Haindl, è da sempre quella dell&#8217;intuito che esclude la razionalità, quella che agisce senza condizionamenti spinta da un impulso che è sempre fedele alla profonda verità del suo essere. L&#8217;espressione serena del personaggio esclude infatti qualsiasi preoccupazione riguardo gli eventi che mostra. Eppure gli Elementi sembrano scatenarsi in tripudi di colori in cui lingue di <strong>Fuoco</strong>  si confondono con l&#8217;<strong>Aria</strong> di un cielo luminoso e variopinto, e con l&#8217;<strong>Acqua</strong> rappresentata da strani pesci, uno dei quali si affaccia da un surreale vulcano, mentre un altro emerge da un cielo avvampato di luci. La <strong>Terra</strong> è un magma scuro che occupa un piccolo spazio sul quale cammina un popolo diretto verso il futuro indicato dal Matto: sotto i piedi delle persone di ogni età che volgono le spalle all&#8217;osservatore, il suolo sembra squarciarsi mostrando fiamme telluriche. Tra i lampi di luce del cielo si scorgono qua e là incorporei occhi che osservano le vicende terrene: forse amichevoli fratelli dello spazio, Numi sconosciuti, o altri misteriosi esseri che si mostrano pronti ad accogliere l&#8217;umanità in cammino guidata senza incertezze dal profondo istinto del <strong>Matto dei <a title="I Tarocchi di Haindl" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/i-tarocchi-di-haindl/">Tarocchi di Haindl</a></strong>, che punta il dito proprio in direzione di uno di questi misteriosi sguardi.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
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		<title>I Tarocchi di Adolfina</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 10:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricevo in dono l&#8217;originale mazzo degli Arcani Maggiori di Adolfina, un&#8217;interpretazione dei Tarocchi che l&#8217;artista Adolfina De Stefani definisce una &#8220;performance esistenziale&#8221; in cui il suo stesso corpo è protagonista di ogni archetipo traducendo l&#8217;ideale simbolico nel linguaggio del vivere quotidiano. I professionali scatti fotografici sono di Gianluca Scordo e Rocco Trono, la presentazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Eremita-Adolfina-De-Stefani.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8654" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Eremita, Adolfina De Stefani" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Eremita-Adolfina-De-Stefani.jpg" alt="" width="305" height="434" /></a>Ricevo in dono l&#8217;originale mazzo degli <strong><em>Arcani Maggiori di Adolfina</em></strong>, un&#8217;interpretazione dei Tarocchi che l&#8217;artista <strong>Adolfina De Stefani</strong> definisce una &#8220;<em>performance esistenziale</em>&#8221; in cui il suo stesso corpo è protagonista di ogni archetipo traducendo l&#8217;ideale simbolico nel linguaggio del vivere quotidiano. I professionali scatti fotografici sono di <strong>Gianluca Scordo</strong> e <strong>Rocco Trono</strong>, la presentazione di <strong>Bruno Francisci</strong>, il testo simbologico allegato di <strong>Morena Poltronieri</strong> e <strong>Ernesto Fazioli</strong>. Il mazzo è pubblicato da <em>Hermatena</em> (2009) in edizione numerata di 300 esemplari firmati dagli autori e confezionata in un elegante astuccio nero e rosso, i colori totemici di Adolfina, indossati in ogni rappresentazione di questi 22 Arcani Maggiori e anche in altre occasioni. Il particolare dell&#8217;<strong>Eremita</strong> mostra un&#8217;uraniana lampadina che sembra uscita da un romanzo di <strong>Jules Verne</strong> e che illumina simbolicamente la scena abbagliando la protagonista che si protegge con occhiali scuri. Il grosso e pacifico gatto distoglie lo sguardo dalla lampada, e ci fissa con la saggezza che si addice all&#8217;Arcano.</p>
<p style="text-align: right;">Giovanni Pelosini</p>
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		<title>Roma, settembre-ottobre 2011: I Tarocchi di Pino Settanni</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Sep 2011 15:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[FotoLeggendo I Tarocchi Fotografici di Pino Settanni Roma, Museo di Roma, Trastevere 14 settembre &#8211; 9 ottobre 2011 Gli spettacolari Tarocchi del grande fotografo Pino Settanni (1949-2010), che già furono ospitati al Museo Internazionale dei Tarocchi nel 2008, sono ora accolti al Museo di Roma per una esposizione che testimonia il crescente interesse per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pino-Settanni-Ruota.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8359" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Pino Settanni, Ruota" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pino-Settanni-Ruota.jpg" alt="" width="225" height="350" /></a><strong><em>FotoLeggendo</em></strong></p>
<h1 style="text-align: center;">I Tarocchi Fotografici di Pino Settanni</h1>
<p style="text-align: center;">Roma, <em>Museo di Roma</em>, Trastevere</p>
<p style="text-align: center;">14 settembre &#8211; 9 ottobre 2011</p>
<p>Gli spettacolari Tarocchi del grande fotografo <strong>Pino Settanni</strong> (1949-2010), che già furono ospitati al <em>Museo Internazionale dei Tarocchi</em> nel 2008, sono ora accolti al <em>Museo di Roma</em> per una esposizione che testimonia il crescente interesse per la cultura tarologica, e per i suoi legami con l&#8217;arte contemporanea.</p>
<p>Il simbolismo esoterico degli Arcani si esprime nelle foto di Settanni anche con la personalità intensa degli interpreti, e dei loro colorati costumi in cui rivive il mondo della <em>Commedia dell&#8217;Arte</em> e lo spirito medievale e rinascimentale italiano che fu la culla della prima fase storica del Tarocco.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pino-Settanni-Matto.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8365" style="margin: 0px 0px 10px;" title="Pino Settanni, Matto" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pino-Settanni-Matto.jpg" alt="" width="203" height="315" /></a>L&#8217;artista, ricco di creatività visionaria, realizzò la serie di immagini nel 1994 con l&#8217;attore <strong>Mario Scaccia</strong> come unico interprete maschile significativamente ritratto nelle vesti del <strong>Matto</strong>, con sguardo allucinato, convinto e inconsapevole allo stesso tempo. Tutti gli Arcani così fotografati sono fortemente evocativi, nelle <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pino-Settanni-Morte.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8366" title="Pino Settanni, Morte" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pino-Settanni-Morte.jpg" alt="" width="203" height="315" /></a>posture, negli sguardi, negli atteggiamenti delle attrici e dell&#8217;attore che appaiono dinamici e fortemente teatrali. Le fotografie sono estrose eoriginali e i significati dei Tarocchi vivi e presenti. Si notino per esempio il vago sorriso della <strong>Ruota della Fortuna</strong>, quasi sospesa in aria nella sua gonna multicolore, e la potenza ieratica della <strong>Morte</strong>, emergente dal nero profondo con lo sguardo magnetico e il fascino seducente della paura dell&#8217;ignoto.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
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		<title>11 settembre 2011: New York City Ten Years After</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 20:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Accademia Libera Natura e Cultura NYC Ten Years After Pittura di Claude Max Lochu Fotografia di Ursula Vetter Querceto (PI), settembre 2011 Info. tel. 333.6405250 &#8211; 329.8826391 Nel decimo anniversario del tragico attentato alle Torri Gemelle di New York l&#8217;omaggio artistico di Claude Max Lochu e Ursula Vetter è un sentito ricordo di ciò che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/NYC-Ten-Years-After.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8282" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="NYC Ten Years After" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/NYC-Ten-Years-After.jpg" alt="" width="324" height="252" /></a>Accademia Libera Natura e Cultura</em></strong></p>
<h1 style="text-align: center;">NYC Ten Years After</h1>
<p style="text-align: center;">Pittura di <strong>Claude Max Lochu</strong></p>
<p style="text-align: center;">Fotografia di <strong>Ursula Vetter</strong></p>
<p style="text-align: center;">Querceto (PI), settembre 2011</p>
<p style="text-align: center;">Info. tel. 333.6405250 &#8211; 329.8826391</p>
<p>Nel decimo anniversario del tragico attentato alle <strong><em>Torri Gemelle</em></strong> di New York l&#8217;omaggio artistico di <strong>Claude Max Lochu</strong> e <strong>Ursula Vetter</strong> è un sentito ricordo di ciò che era e di ciò che non è più in quella città e in tutto il mondo. In analogia al simbolismo del XVI Arcano Maggiore dei Tarocchi, in cui la <strong>Torre</strong> colpita da un fulmine impressiona qualsiasi osservatore sensibile alle suggestioni delle carte tradizionali, <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2009/02/16-torre.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1001" style="margin: 0px 0px 10px;" title="16-torre" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2009/02/16-torre.jpg" alt="" width="159" height="257" /></a>l&#8217;11 settembre 2001 colpì l&#8217;animo di ogni abitante della Terra con un evento tanto inatteso, quanto brutale. In quel giorno prendemmo tutti duramente coscienza della fragilità di tutto ciò che avevamo costruito, della facilità con cui potevano essere distrutte in un attimo tutte le certezze e tutte le illusioni di sicurezza, e della necessità di ricostruire, di ricominciare a sognare, di fondare un nuovo modo di esistere&#8230;</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<h3>* * * Vedi anche: <a title="11 settembre, il Crollo della Torre" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/09/11-settembre-il-crollo-della-torre/"><em>11 settembre, Il Crollo della Torre</em></a></h3>
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		<title>La Forza del Leone: Simboli e Miti</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 23:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il possente leone ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo fin dai suoi albori. Ai nostri antenati africani il leone appariva come il più forte e temibile predatore delle savane, il più regale, il più maestoso degli animali. Da quando gli ominidi assunsero la postazione eretta e si mossero nelle aride pianure africane in mezzo alle alte erbe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Leone-Egitto1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8063" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Leone, Egitto" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Leone-Egitto1.jpg" alt="" width="300" height="400" /></a>Il possente leone ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo fin dai suoi albori. Ai nostri antenati africani il leone appariva come il più forte e temibile predatore delle savane, il più regale, il più maestoso degli animali. Da quando gli ominidi assunsero la postazione eretta e si mossero nelle aride pianure africane in mezzo alle alte erbe, il grande predatore fu un loro naturale antagonista. Più tardi, dal punto di vista antropologico, i primi osservatori del cielo associarono il leone, re degli animali terrestri, al Sole, signore degli astri e dei pianeti, così come fecero con l’aquila, signora del cielo e dello spirito solare. Quando le migrazioni umane portarono la nostra specie in Asia e in Europa, il leone regnava incontrastato su tutto il Vecchio Continente, come concordano i miti e la storia naturale. Fu quindi naturale in tutte le culture e le mitologie continuare a considerarlo archetipo della sovranità, della forza, della luce solare, e conseguentemente della giustizia, che doveva rispondere alle supreme leggi della natura. Non è un caso che re <strong>Salomone</strong>, incarnazione della giustizia divina sulla terra, avesse raffigurati due leoni nel suo trono; e forse anche così si può spiegare la discussa posizione numerale nei Tarocchi della <strong>Forza</strong> (XI) e della <strong>Giustizia</strong> (VIII), che la confraternita della <em>Golden Dawn</em> volle invertire a cavallo dei secoli XIX e XX.<span id="more-7639"></span></p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Leone-Egitto-2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7753" style="margin: 0px 0px 10px;" title="Leone, Egitto 2" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Leone-Egitto-2.jpg" alt="" width="356" height="324" /></a>Nell’antico Egitto una coppia di leoni, posti a oriente e a occidente, intendeva significare la duplicità del sorgere e del tramontare del Sole, quindi la sua eterna resurrezione nel luminoso giorno, il suo trionfo a mezzodì, il meridione, l’estate astronomica. Cacciare e sconfiggere il leone era simbolo di grande coraggio e della capacità superiore umana di affrontare con orgoglio l’emblema stesso delle forze primordiali della natura. L’ottavo Tarocco della serie degli Arcani Maggiori, la <strong>Forza</strong>, è ancora un retaggio culturale di quelle antiche sfide che solo i re e gli eroi potevano accettare e superare, oltre che il simbolo delle energie interiori e degli istinti profondi che l’uomo è chiamato a dominare per la crescita della consapevolezza di se stesso. Sempre in Egitto il leone con il disco solare accompagnava il dio <strong>Ra</strong>, mentre la leonessa era un’epifania della dea<strong> Sekhmet</strong>. Nella piana di Giza l’antichissima <a title="Simboli della Sfinge" href="http://www.giovannipelosini.com/2010/02/la-sfinge-e-i-simboli-del-quaternario/">Sfinge</a> ha corpo e zampe anteriori di leone, fianchi di toro, ali di aquila e testa umana per raffigurare i quattro Elementi alchemici e le quattro direzioni cardinali: il leone rappresenta il Fuoco e il Sud, come fu sancito anche dalla visione di <strong>Ezechiele</strong> e da quella dell’apostolo <strong>Giovanni</strong> nell’<em>Apocalisse</em>. Allo stesso modo, già fra i primi cristiani, il leone fu associato all’evangelista <strong>Marco</strong>, che ne fece il suo emblema araldico dotandolo di ali per sottolinearne la natura spirituale.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/11-Forza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3357" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="11 Forza" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/11-Forza.jpg" alt="" width="295" height="478" /></a>Ma nei miti più antichi il leone aveva continuato per millenni ad essere il re indiscusso, il simbolo del Sole e dell’oro, della forza interiore e di quella esteriore. Nell’<em>Antico Testamento</em> tocca a <strong>Sansone</strong> incarnare queste virtù, fissando analogie tra la forza, la criniera dell’animale e la capigliatura dell’eroe. Sansone era famoso per aver ucciso un leone nel deserto con una mandibola di asino, altro simbolo solare, e per il significativo indovinello derivato da una sua singolare esperienza (<em>Giudici, XIV, 18</em>):<br />
“<em>Che c’è di più dolce del miele? Che c’è di più forte del leone?”</em></p>
<p>Quando <strong>Dalila</strong> tradì i suoi segreti e lo privò della chioma leonina mai tagliata prima, la sua forza svanì e i nemici lo resero schiavo, privato della vista (simbolo solare) a girare la ruota (altro simbolo solare) come un asino (ulteriore simbolo solare, come già scritto).</p>
<p>Un altro mitico eroe solare è <strong>Eracle</strong>, latinizzato in Ercole, che fu chiamato a duellare con il feroce leone di Nemea, una delle tante belve che ancora scorrazzavano per la Grecia e che faceva strage di armenti e di uomini: animale superbo e mostruoso, figlio di <strong>Echidna</strong> come la <strong>Sfinge</strong> di Tebe, allevato da <strong>Era</strong> o dalla dea lunare <strong>Selene</strong>, con la pelle talmente dura e resistente che non poteva essere trapassata né dal ferro né dal fuoco. In questa prima delle dodici fatiche Eracle intagliò la sua clava traendola da un ramo d’olivo, e con quella affrontò l’animale che sembrava invulnerabile alle frecce e si nascondeva in una caverna con due entrate. Dopo aver chiuso una delle due aperture, Eracle sfidò il leone a mani nude, e così lo uccise. Da quel giorno si vestì della sua pelle invulnerabile e fece della sua testa un elmo dotato di denti e di fluente criniera: il leone nemeo diventò così il suo emblema personale e il simbolo della sua stessa forza. Narrano le antiche leggende che a questo episodio mitico si deve l’origine della costellazione del Leone, voluta da <strong>Zeus</strong> per celebrare al contempo l’eroe e la creatura così gloriosamente sconfitta ma degna di vivere nei cieli in eterno.</p>
<p>I leoni dei miti antichi, pur essendo creature legate simbolicamente al Sole, sono spesso al servizio delle Dee delle prime culture matriarcali e agricole euroasiatiche, come la frigia <strong>Cibele</strong> o <strong>Gea</strong>, spesso raffigurate in trono fra due leoni, oppure su cocchi trainati da due grossi felini.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Leone-Mesopotamia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7751" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Leone, Mesopotamia" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Leone-Mesopotamia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Quasi tutti i re mesopotamici, da <strong>Assurbanipal</strong> a <strong>Nabucodonosor</strong>, sono spesso raffigurati mentre cacciano aggressivi leoni dai loro carri, con frecce e lance: all’epoca un re non era considerato tale se non affrontava il leone. E, se si entrava in Babilonia attraverso una delle sue meravigliose porte fra le mura smaltate di azzurro, si veniva scrutati dai rilievi di numerosi leoni, silenziosi guardiani della città.</p>
<p>Anche in Persia e in India il leone era simbolo di suprema potenza e di regalità, come testimoniano le rovine dei palazzi di Ninive, ed ancora si ritrova raffigurato come incarnazione della <strong>Shakti</strong>, o del coraggioso <strong>Narasimha</strong>, distruttore dell’ignoranza, come trono di <strong>Buddha</strong>, come emblema di maharaja. Si narra che il capostipite della dinastia dei re di Khajuraho, i potenti <strong>Chandela</strong> di cui ho conosciuto alcuni degli ultimi discendenti, avesse ucciso un mitico leone a mani nude a soli 16 anni, e in questo atto è ricordato da imponenti sculture fra i maestosi templi a lungo isolati nella jungla del Madhya Pradesh.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Khajuraho-Leone-Chandela.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7747" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Khajuraho, Leone Chandela" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Khajuraho-Leone-Chandela.jpg" alt="" width="373" height="280" /></a>È comune pensare all’India come la patria delle tigri, ma fino a pochi anni fa vi vivevano anche numerosi leopardi e leoni, molto affini alla specie africana. Proprio nel Madhya Pradesh, a Palpur-Kuno, fu ucciso l’ultimo leone nel 1873, con una delle imponenti e folkloristiche battute di caccia di ufficiali britannici e principi locali che tanto andavano di moda all’epoca. Nel secolo scorso il leone indiano rischiò così l’estinzione, ridotto nel 1910 a soli tredici esemplari nella foresta di tek a Gir, nel Gujarat. Oggi sono più di 400 i leoni indiani che convivono con le popolazioni locali di mandriani, i quali ne accettano la presenza con il rischio di vedere regolarmente sbranata una parte del loro bestiame. Gli allevatori di bovini <em>Maldharis</em>, che sono pacifici e vegetariani, in genere sopportano queste perdite come un inevitabile tributo alla natura, di cui si sentono ancora parte, e il governo locale sta sfruttando questa risorsa per incrementare il turismo nei parchi nazionali: tutto ciò lascia sperare per il futuro di questa rara specie di grandi felini.</p>
<p>C’erano leoni anche in Italia fino a circa ventimila anni fa, e in epoca storica l’habitat del leone asiatico andava ininterrotto dall’Europa sud-orientale all’India, attraverso l’Anatolia e la Persia. Narra <strong>Erodoto</strong> che i cammelli dell’esercito di <strong>Serse</strong> subirono un attacco di leoni sulle montagne della Grecia settentrionale nel 480 a.C., e si sa che gli ultimi leoni europei sopravvissero nei Balcani fino almeno al II secolo della nostra era. In Turchia ci sono stati leoni fino al 1870, in Irak l’ultimo morì nel 1918 e ci sono testimonianze di leoni in Iran fino a circa una cinquantina di anni fa. Ora gli ultimi eredi di questa stirpe che tanto ha dato al nostro immaginario collettivo sembrano essere quelli del parco di Sasan Gir nell’India nord-occidentale: in loro vive ancora biologicamente uno degli archetipi fondanti della nostra civiltà.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
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		<title>Simboli della Maestosa Aquila</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 05:54:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Simboli dell&#8217;Aquila Pochi animali come l’aquila si sono manifestati negli animi e nelle menti degli uomini come archetipi e simboli di tale sublime potenza. Il suo volo librato e leggero insieme all’imponente apertura d’ali, la sua capacità di salire in alto presso le vette più alte in ideale vicinanza con il Sole, la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Aquila-al-Tramonto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7810" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Aquila al Tramonto" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Aquila-al-Tramonto.jpg" alt="" width="278" height="400" /></a>I Simboli dell&#8217;Aquila</h1>
<p>Pochi animali come l’aquila si sono manifestati negli animi e nelle menti degli uomini come archetipi e simboli di tale sublime potenza. Il suo volo librato e leggero insieme all’imponente apertura d’ali, la sua capacità di salire in alto presso le <a title="Simboli delle Vette e delle Montagne Sacre" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/01/simboli-delle-vette-e-delle-montagne-sacre/">vette più alte</a> in ideale vicinanza con il Sole, la sua vista acutissima e proverbiale e la forza espressa nella caccia con i micidiali artigli e il robusto becco sono stati sempre elementi iconografici e simbolici di grande impatto emotivo in ogni epoca e ad ogni latitudine.</p>
<h2>Simbolo del Grande Spirito</h2>
<p>Per gli indiani d’America l’aquila è uno degli animali totemici più nobili e rispettati, principale simbolo del <strong>Grande Spirito</strong>. Le sue lunghe penne erano utilizzate nei sontuosi copricapo delle tribù delle praterie come segno di valore e di forza non solo fisica, ma soprattutto morale. Per questa forza gli Stati Uniti d’America adottarono questo simbolo come emblema nazionale, ed oggi le grandi aquile con la testa bianca volano protette da severe leggi federali, anche se i nativi hanno speciali permessi di caccia, esclusivamente per motivi rituali e per tenere viva l’antica tradizione spirituale. Le sue penne che hanno sfiorato il respiro del Grande Spirito sono ancora utilizzate dagli sciamani come sottile strumento di guarigione dell’aura, per riequilibrare l’Elemento Aria e togliere la paura di ciò che non si conosce, ma è ovviamente vietato farne commercio. Similmente anche nello sciamanesimo siberiano l’animale è considerato simbolo del Sole e dell’ascesi, a causa del suo volo alto e maestoso in cui si può leggere la volontà divina.<span id="more-7278"></span></p>
<h2>Le Aquile di Delfi e dell&#8217;antichità</h2>
<p>Anche nell’antica Europa si venerava l’aquila come emblema della più alta regalità e delle massime divinità celesti. Fra le montagne di Delfi, proprio sopra l’<em>omphalos</em> che rappresentava il centro del mondo, si dice che le aquile si siano fermate in verticale, sull’ideale asse di rotazione dell’intero universo, presso il Sole che brillava sul santuario di <strong>Apollo</strong>; per poi andare a dormire, narra <strong>Pindaro</strong>, sullo scettro di <strong>Zeus Padre</strong> a sancirne la divina regalità. <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2009/01/dollar2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-623" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="dollar2" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2009/01/dollar2.jpg" alt="" width="222" height="195" /></a>Le iconografie tradizionali rappresentano spesso l’animale con delle saette o delle frecce tra gli artigli (come nel <a title="Simboli Magici del Dollaro" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/02/i-simboli-magici-del-dollaro-seconda-parte/">Grande Sigillo</a> degli Stati Uniti presente anche sulle banconote), ricordando così i leggendari dardi di Apollo e i fulmini di Zeus, come gli stessi potenti raggi solari.</p>
<p>Il proverbiale occhio dell’aquila, che come quello dei falchi è capace di osservare il Sole, è da sempre un simbolo di vigilanza e accortezza, oltre che di potente capacità di controllo; ed il suo sangue era noto nell’antica farmacopea per donare prontezza, ingegno e vigore.</p>
<p>In Persia l’aquila volava come simbolo di vittoria sugli eserciti e lo stesso<strong> Erodoto</strong> narra di molti presagi favorevoli.</p>
<h2>Dal <em>Signum</em> di Roma all&#8217;Aquila Imperiale</h2>
<p>Le insegne di bronzo delle legioni romane portarono poi l’aquila in quasi tutti i territori allora conosciuti, esprimendo così il dominio assoluto e indiscutibile, la vigilanza sulle terre e sui popoli assoggettati, la capacità di colpire rapidamente e potentemente, la superiorità della forza militare e morale di una stirpe che riteneva di aver ricevuto dall’alto il compito di governare il mondo. Gli stessi concetti simbolici si tramandarono naturalmente in epoca imperiale e rimasero anche in seguito nell’aquila come principale emblema dell’autorità degli Imperatori. Come eredità e segno di continuità l’aquila rimase poi come principale simbolo araldico delle dinastie del Sacro Romano Impero e si impose nei blasoni dei principi e dei castelli di istituzione imperiale. Così gli <strong>Asburgo</strong> d’Austria e gli <strong>Zar</strong> della Russia a partire da <strong>Ivan IV</strong> adottarono questo emblema per i loro stemmi, anche se nella interessante versione dell’<em>aquila a due teste</em>, che <strong>H. J. Franz</strong> ritiene un simbolo di origine anatolico-ittita, poi passato ai Turchi Selgiuchidi, ed infine importato in Europa dai primi Crociati, proprio in concomitanza con la nascita dei primi veri stemmi araldici della storia. L’antico <em>signum</em> di Roma si trasformava così in aquila bicipite, con tutte le valenze simboliche della dualità mistica e degli opposti alchemici, ma soprattutto con i significati politici della duplice natura ed origine del potere imperiale.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Aquila-Imperiale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7809" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Aquila Imperiale" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Aquila-Imperiale.jpg" alt="" width="199" height="158" /></a>In epoca recente fu naturale per le dittature fasciste e naziste riprendere il simbolo dell’aquila imperiale, sia per avvalorare il diritto all’eredità dei fasti e della potenza del passato (romano e medievale), sia come espressione di forza e di capacità aggressiva. Precedentemente anche <strong>Napoleone</strong> aveva adottato lo stesso simbolo per motivi analoghi.</p>
<p>Stranamente, nelle guerre fra <strong>Ghibellini</strong> e <strong>Guelfi</strong>, l’aquila fu contesa come emblema dalle due fazioni, cosicché non soltanto i seguaci dell’Impero si fregiavano giustamente di questo simbolo, ma anche i partigiani del potere papale, nei loro stemmi, usarono polemicamente un’aquila rossa con le ali rivolte verso il basso che teneva spesso negli artigli un drago verde, che <strong>Clemente IV</strong> volle far essere una raffigurazione dei Ghibellini.</p>
<p>Dal punto di vista della simbologia araldica, il <strong>Crollalanza</strong> evidenzia una grande differenza di qualità fra le aquile che abbiano ali rivolte in alto ovvero in basso: “<em>Allorché è spiegata (esprime) desiderio sublime, elevatezza di pensieri, disprezzo di basse cose [....] &#8230;il volo abbassato, piegato o chiuso, indica spesso prudenza o rassegnazione</em>”.</p>
<p>Più tardi in Italia gli oppositori del dispotismo imperiale austriaco non mancarono di ironizzare sull’aquila, nel tentativo di sminuirne il grande potere simbolico evocativo capace di incutere timore e riverenza. Il politico e poeta fiorentino <strong>Luigi Alamanni</strong> (1495-1556) così scrisse dell’emblema asburgico: “<em>Quell’aquila grifagna che per più divorar due becchi porta</em>”; e lo stesso <strong><a title="Fratelli d'Italia, Simboli e Storia dell'Inno di Mameli" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/04/fratelli-ditalia-simboli-e-storia-dellinno-di-mameli/">Goffredo Mameli</a></strong> la rammentò morente per l’estrema avidità di sangue, nell’ultima, talvolta per questo fatto censurata, strofa del suo Inno: “<em>Già l’Aquila d’Austria le penne ha perdute.</em><strong> </strong><em>Il sangue d’Italia, il sangue Polacco, bevé, col cosacco, ma il cor le bruciò</em>”.</p>
<h2>L&#8217;Aquila nei Tarocchi</h2>
<p>Negli Arcani Maggiori dei <a title="I Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>Tarocchi Aurei</em></a> soltanto le figure di tre animali simbolici appaiono in più di una carta: il leone, il serpente e l’aquila. Non è certamente un fatto casuale, come non è un caso l’associazione fra il leone, tradizionalmente considerato re degli animali terrestri, e l’aquila, sovrana di tutte le creature alate. <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/4-Imperatore.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3300" title="4 Imperatore" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/4-Imperatore.jpg" alt="" width="291" height="474" /></a>L’aquila è associata anche al serpente, nella eterna contrapposizione simbolica fra le forze del cielo e quelle della terra, ben rappresentata nella mitologia azteca raffigurata nello stemma nazionale messicano, ma anche dalla tradizione cinese che preferisce incarnare i medesimi archetipi nella lotta fra la tigre e il dragone volante, oppure da quella indiana dell’aquila <strong>Garuda</strong>, celeste e solare, che contrasta il serpente <strong>Naga</strong>, terrestre e lunare. Sono ancora gli aztechi a rafforzare questo concetto dualistico con le caste guerriere delle <strong>Aquile</strong> e dei <strong>Giaguari</strong>. Da questo punto di vista assumono particolare intensità e valenza anche i miti precolombiani dell’uccello piumato <strong>Quetzalcoatl</strong>, così come quelli del Vecchio Mondo relativi al serpente <strong>Pitone</strong>, trafitto dalle frecce del Dio solare Apollo proprio nel luogo dove sarebbe sorto il santuario di Delfi.</p>
<ul>
<li>Nel suddetto mazzo di Tarocchi, l’aquila è raffigurata nel IV Arcano sul braccio dell’<strong>Imperatore</strong> in trono presso Castel del Monte, e nel XXI Arcano intorno al Mondo con gli altri simboli tradizionali degli Evangelisti. Nel primo caso il riferimento all’Imperatore <strong>Federico II di Svevia</strong>, esperto ed appassionato falconiere autore de <em>L’arte di cacciare con gli uccelli</em>, è evidente anche per la postura dell’animale. Nella novella XC del <em>Novellino</em> (XIII secolo) si narra di come Federico punisse un suo prezioso falcone per aver attaccato, invece di una gru in volo, una giovane aquila (<em>guglia</em>), simbolo della sua autorità e del suo potere, ma anche della sua stessa persona: “<em>Lo &#8216;mperadore Federigo andava una volta a falcone, ed avevane uno molto sovrano, che l&#8217;avea caro più di una cittade. Lasciollo a una grua. Quella montò alta; il falcone si mise, alto molto, sopra lei. Videsi sotto una guglia giovane: percossela a terra e tanto la tenne, che l&#8217;uccise. Lo &#8216;mperadore corse, credendo che fosse una grua: trovò come era. Allora, con ira chiamò il giustiziere e comandò ch&#8217;al falcone fosse tagliato il capo, perché avea morto lo suo signore</em>”.</li>
</ul>
<ul>
<li>Nel Tarocco del <strong>Mondo</strong> l’aquila rappresenta invece l’Elemento Aria e il Nord in contrapposizione al meridionale leone alato, e anche l’<strong>Evangelista Giovanni</strong>, secondo la stessa descrizione dell’<em>Apocalisse</em> (IV, 7) in cui i <a title="Quattro Simboli della Sfinge" href="http://www.giovannipelosini.com/2010/02/la-sfinge-e-i-simboli-del-quaternario/">quattro “viventi”</a> corrispondono ai simboli degli evangelisti: “<em>Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l&#8217;aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l&#8217;aspetto d&#8217;uomo, il quarto vivente era simile a un&#8217;aquila mentre vola</em>”.</li>
</ul>
<h2>L&#8217;immortale fegato di Prometeo</h2>
<p>Nelle tradizioni iniziatiche l’aquila è il supremo messaggero divino che può volare da questo ad altri mondi; e talvolta divora gli eroi per poi rigenerare il loro corpo, rinnovandolo e rendendolo nel contempo più giovane, agile, rapido e vigoroso.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Prometeo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7805" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Prometeo" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Prometeo.jpg" alt="" width="286" height="288" /></a>Doti che poco generosamente però donava a <strong>Prometeo</strong> (<em>Colui che pensa prima</em>), dopo avergli senza pietà mangiato il fegato che sempre si rigenerava. Il mito narra, infatti, dello sfortunato figlio di <strong>Giapeto</strong>, che aveva rubato agli Dei il segreto del fuoco per farne dono agli uomini, e per questo era stato condannato ad essere incatenato sulle montagne del Caucaso, dove quotidianamente l’aquila di Zeus volava a cibarsi del suo fegato. L’organo immortale si rigenerava ogni volta producendo un supplizio che sarebbe stato eterno e crudelissimo senza l’intervento di <strong>Eracle</strong> e il sacrificio del centauro <strong>Chirone</strong>.</p>
<p>L’interpretazione esoterica del mito, al di là del cruento significato essoterico, vede ancora una volta l’associazione fra il rapido ed ingegnoso pensiero umano, la sua volontà di elevarsi al rango divino, e l’aquila, l’uccello che più di ogni altro può volare in alto ed essere quindi l’emblema di tale spirituale ascesi.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
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		<title>Meditazioni sui Tarocchi</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 17:59:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
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		<description><![CDATA[Meditare sugli Arcani, in Segreto, nella Notte Gli Arcani Maggiori sono dei simboli autentici, cioè sono &#8220;operazioni magiche, mentali, psichiche e morali&#8221; che risvegliano nozioni, idee, aspirazioni e sentimenti nuovi, cioè esigono una attività più profonda di quella del semplice studio o spiegazione intellettuale. È quindi in uno stato di profondo raccoglimento &#8211; sempre rinnovato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/PapessaSpirale-Mistica.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-7337" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Papessa,Spirale Mistica" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/PapessaSpirale-Mistica-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Meditare sugli Arcani, in Segreto, nella Notte</h2>
<p><em>Gli Arcani Maggiori sono dei simboli autentici, cioè sono &#8220;operazioni magiche, mentali, psichiche e morali&#8221; che risvegliano nozioni, idee, aspirazioni e sentimenti nuovi, cioè esigono una attività più profonda di quella del semplice studio o spiegazione intellettuale. È quindi in uno stato di profondo raccoglimento &#8211; sempre rinnovato &#8211; che dobbiamo avvicinarci ad essi. Sono gli strati profondi e intimi dell&#8217;anima che diventano attivi e ci danno i loro frutti, quando meditiamo sugli Arcani dei Tarocchi. È dunque necessaria la &#8216;notte&#8217; di cui parla <strong>San Giovanni della Croce</strong>, ove ci si pone &#8216;in segreto&#8217; e nella quale è necessario immergersi ogni qualvolta si medita sugli Arcani dei Tarocchi. È un lavoro da compiere in solitudine e che si addice ai solitari.<span id="more-7858"></span></em></p>
<p><em>Gli Arcani Maggiori dei Tarocchi non sono né allegorie né segreti; le allegorie non sono in effetti che la rappresentazione figurata di una nozione astratta; in quanto ai segreti non sono che dei fatti, dei procedimenti, delle pratiche, delle dottrine qualsiasi che uno si tiene per sé benché esse possano essere comprese e messe in pratica da altri ai quali si vuole rivelarle. Gli Arcani Maggiori sono dei simboli autentici. Nascondono e insieme rivelano il loro senso secondo la profondità del raccoglimento di colui che li medita. Ciò che essi rivelano non sono dei segreti, cioè cose nascoste dalla volontà umana, ma degli arcani. Un arcano è ciò che bisogna &#8216;sapere&#8217; per essere fecondi in un determinato campo della vita spirituale.</em></p>
<p><strong>Anonimo</strong> autore di <em>Meditazioni sui Tarocchi</em>, 1999</p>
<p>Alcuni hanno ipotizzato che l&#8217;Anonimo autore delle <em>Meditazioni sui Tarocchi </em>sia stato il filosofo russo <strong>Valentin Tomberg</strong> (1900-1973), mistico antroposofo e ricercatore spirituale cristiano del secolo scorso.</p>
<p>NdR</p>
<h2><a title="Libri di Valentin Tomberg" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_valentin_tomberg.php?pn=2300" target="_blank">* * * Libri di Valentin Tomberg</a></h2>
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