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	<title>Giovanni Pelosini &#187; Calendario Sacro</title>
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		<title>Bologna, 17 dicembre 2011: Speciale Solstizio d&#8217;Inverno</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 12:02:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bologna Magica Speciale Solstizio d&#8217;Inverno Un percorso alla scoperta dei miti, riti e tradizioni Previsioni zodiacali per il 2012 Sabato 17 dicembre 2011, ore 15.00/16.30 Bologna, Piazza Galvani Info e prenotazioni: tel. 051.916750 &#8211; 348.8138815 Prenotazione obbligatoria  Nel Solstizio Invernale il sole risorge e ride nella luce crescente. Il suo saluto è la celebrazione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Bologna Magica</strong></p>
<h1 style="text-align: center;">Speciale Solstizio d&#8217;Inverno</h1>
<h2 style="text-align: center;">Un percorso alla scoperta dei miti, riti e tradizioni</h2>
<h2 style="text-align: center;">Previsioni zodiacali per il 2012</h2>
<p style="text-align: center;">Sabato 17 dicembre 2011, ore 15.00/16.30</p>
<p style="text-align: center;">Bologna, Piazza Galvani</p>
<p style="text-align: center;">Info e prenotazioni: tel. 051.916750 &#8211; 348.8138815</p>
<p style="text-align: center;">Prenotazione obbligatoria</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-9225"></span></p>
<p> Nel <a title="Solstizio d'Inverno" href="http://www.giovannipelosini.com/2008/12/lantica-festa-del-solstizio-dinverno/"><strong>Solstizio Invernale</strong></a> il sole risorge e ride nella luce crescente. Il suo saluto è la celebrazione dei cicli perenni della vita, quando la morte invernale trionfa su se stessa. Questo simbolo invernale è legato al segno zodiacale degli eletti, il <strong>Capricorno</strong>: la <em>Porta degli Dei</em>, l&#8217;accesso agli stati più elevati della spiritualità umana.</p>
<p>Un percorso alla scoperta delle antiche tradizioni bolognesi legate a questo periodo, trasformato nella cristianità nel simbolo del Natale.</p>
<p>Durata 1.30 h circa.</p>
<p>Quota € 10,00.</p>
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		<title>Bologna, 31 ottobre 2011: Speciale Halloween</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 16:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Bologna Magica Speciale Halloween Passeggiate nei misteri magici tra le vie della città Lunedì 31 ottobre 2011, ore 20.45 Bologna, Piazza Galvani (fronte statua) Info e prenotazione (obbligatoria): tel. 051.916750 &#8211; 051.916563 &#8211; 339.4675826 &#8211; 348.8138815 Durata 1h e 30 circa La notte delle streghe? Un percorso alla scoperta dei miti, riti e tradizioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Halloween-zucca-Tr.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8788" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Halloween,-zucca-Tr" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Halloween-zucca-Tr.jpg" alt="" width="399" height="360" /></a>Bologna Magica</strong></em></p>
<h1 style="text-align: center;">Speciale Halloween</h1>
<h2 style="text-align: center;">Passeggiate nei misteri magici tra le vie della città</h2>
<p style="text-align: center;">Lunedì 31 ottobre 2011, ore 20.45</p>
<p style="text-align: center;">Bologna, Piazza Galvani (fronte statua)</p>
<p style="text-align: center;">Info e prenotazione (obbligatoria): tel. 051.916750 &#8211; 051.916563 &#8211; 339.4675826 &#8211; 348.8138815</p>
<p style="text-align: center;">Durata 1h e 30 circa</p>
<p>La notte delle streghe? Un percorso alla scoperta dei miti, riti e tradizioni di <a title="Riti e Magie di Samhain - Halloween" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/10/simboli-riti-e-magie-di-halloween-il-capodanno-celtico-di-samhain/"><strong>Halloween</strong></a>…<span id="more-8616"></span></p>
<p>Alla fine della stagione agricola, all&#8217;inizio dell&#8217;inverno si celebrava tra le popolazioni celtiche il <em>Samhain</em>, momento in cui il ricordo degli avi ritornava vivo. Era una festa legata al passato, momento magico e rituale all&#8217;interno del quale gli sciamani, con uno speciale travestimento, entravano in contatto con realtà sottili che permettevano loro il dono della profezia. Oggi è un muto residuo di tale celebrazione la festa di Halloween, la notte del 31 Ottobre&#8230;</p>
<p>A spasso per la città, alla scoperta di questo passato&#8230; in una Bologna più magica che mai&#8230; tra streghe, piccole sorprese e&#8230;</p>
<p>Quota di partecipazione per autofinanziamento Euro 10,00</p>
<p>Riduzioni sopra i 60 anni + studenti e ragazzi fino a 18 anni (gratuità ai ragazzi fino 14 anni): Euro 9,00</p>
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		<title>Primo maggio: La Tenebrosa Notte di Valpurga e il Radioso Calendimaggio</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 15:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[Calendario Sacro]]></category>
		<category><![CDATA[misteri]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[La notte fra il 30 aprile ed il primo maggio è chiamata Notte di Valpurga e si dice che sia uno speciale momento dell&#8217;anno in cui gli invisibili confini fra i mondi possano essere attraversati; la notte in cui si fanno schioccare le fruste, si suonano campane e sonagli per scacciare i demoni, si fabbricano bacchette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Luca-Signorelli-Dannati-dellInferno-1499.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7122" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Luca Signorelli, Dannati dell'Inferno 1499" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Luca-Signorelli-Dannati-dellInferno-1499.jpg" alt="" width="348" height="279" /></a>La notte fra il 30 aprile ed il primo maggio è chiamata <strong><em>Notte di Valpurga</em></strong> e si dice che sia uno speciale momento dell&#8217;anno in cui gli invisibili confini fra i mondi possano essere attraversati; la notte in cui si fanno schioccare le fruste, si suonano campane e sonagli per scacciare i demoni, si fabbricano bacchette magiche con rami di nocciolo, e si accendono simbolici fuochi protettivi. Nelle leggende tradizionali germaniche si narra di raduni di streghe e di diavoli sulle cime dei monti, come i demoniaci Sabba che erano celebrati soprattutto nella notte fra sabato e domenica. Nei <strong>Sabba</strong> si diceva che le streghe, cosparse di unguenti magici, potessero volare e trasformarsi in animali, cavalcare scope nel cielo scuro della notte, evocare Satana e radunarsi per celebrare riti demoniaci e compiere malefici.<span id="more-7113"></span></p>
<p>Nei tempi oscuri della caccia alle streghe la realtà dei riti sabbatici non era messa in discussione ed era documentata in testi come il <em>Malleus Maleficarum</em> e il <em>Canon Episcopi</em>, volti a sradicare anche violentemente i retaggi dell&#8217;antica cultura pagana ancora vivi soprattutto nelle campagne di gran parte dell&#8217;Europa. Così i tradizionali fuochi di Valpurga, che in origine celebravano semplicemente l&#8217;arrivo della Primavera con feste, veglie notturne, banchetti, danze e canti legati ai culti delle Dee Madri e della Natura durante la Festa lunare di <strong>Beltane</strong>, furono trasformati dalla superstizione in fiamme di protezione dagli spiriti maligni, se non in roghi di presunti stregoni ed eretici.</p>
<p>La tradizionale <a title="Riti e miti di Calendimaggio" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/primo-maggio-lantica-festa-pagana-di-beltane/">festa di Calendimaggio (Beltane)</a>, che pure sopravvive come celebrazione anche laica, nel Medio Evo fu utilizzata sincretisticamente per ricordare Santa Valpurga e contribuire alla cristianizzazione soprattutto delle popolazioni di origine celtica.</p>
<p><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Santa-Valpurga.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7123" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Santa Valpurga" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Santa-Valpurga.jpg" alt="" width="300" height="348" /></a>Valburga</strong> (o Valpurga) era, infatti, una monaca di origine inglese nata probabilmente nel 710 che evangelizzò le campagne germaniche della Franconia al seguito di <strong>San Bonifacio</strong>. Badessa saggia e rispettata di due monasteri, morì a Heidenheim il 25 febbraio 779. La sua salma fu trasferita a Eichstätt, in Baviera, proprio il primo maggio 870, e le sue reliquie venerate e considerate benefiche per i sofferenti. Il suo sepolcro trasudava un misterioso liquido che aveva fama di virtù apotropaiche e protettive dalle streghe; e così il suo culto si diffuse e parte dei suoi resti furono traslati 23 anni dopo in Francia, in Renania e nelle Fiandre. A suo modo anche Santa Valpurga incarnò l&#8217;archetipo della<a title="Antico Matriarcato" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/"> Grande Madre</a>, <a title="La Dea della Notte" href="http://www.giovannipelosini.com/2010/01/la-dea-della-notte/">Signora della Notte</a>, Dea della fertilità e della Primavera, dei cambi stagionali nella ciclicità dell&#8217;anno, della sacralità della Vita e della Morte.</p>
<p style="text-align: right;">Giovanni Pelosini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>24 febbraio 2011: Giorno Pagano Europeo della Memoria</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/02/24-febbraio-2011-giorno-pagano-europeo-della-memoria/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 08:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Calendario Sacro]]></category>
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		<description><![CDATA[Istituito il Giorno Pagano Europeo della Memoria Il 24 febbraio 2011 ricorre il 1620° anniversario dello spegnimento del fuoco sacro di Vesta. Il 24 febbraio 391, infatti, per effetto del primo dei Decreti Teodosiani (391-392), volti a sradicare il paganesimo nell&#8217;Impero Romano e a consolidare il potere politico e religioso di quel tempo, fu spento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Vestali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6208" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Vestali" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Vestali.jpg" alt="" width="400" height="330" /></a>Istituito il Giorno Pagano Europeo della Memoria</h2>
<p>Il 24 febbraio 2011 ricorre il <strong>1620°</strong> anniversario dello spegnimento del fuoco sacro di Vesta. Il <strong>24 febbraio 391</strong>, infatti, per effetto del primo dei <strong>Decreti Teodosiani</strong> (391-392), volti a sradicare il paganesimo nell&#8217;Impero Romano e a consolidare il potere politico e religioso di quel tempo, fu spento il fuoco che era mantenuto acceso dalle vergini nell&#8217;antichissimo Tempio della Dea Vesta del Foro di Roma come un simbolo sacro da circa mille anni, e fu sciolto l&#8217;ordine delle Vestali.  Il <strong>Fuoco di Vesta</strong> era in stretta connessione simbolica con il ciclo del <span style="color: #993300;"><a title="Articoli sul Calendario Sacro" href="http://www.giovannipelosini.com/tag/calendario-sacro/" target="_self"><strong>Calendario Sacro</strong></a></span> legato alle attività agricole e alla fertilità della terra, e veniva celebrato ogni anno dal 9 al 16 giugno, come festa del raccolto dei cereali.<span id="more-5242"></span> Nel 392, sempre per ordine dell&#8217;<strong>Imperatore Teodosio</strong>, fu ribadito il divieto di celebrare cerimonie pagane e ogni sacrificio agli Dei nei templi fu equiparato al &#8220;reato di lesa maestà&#8221;, lo stesso crimine di cui erano accusati i cristiani dei primi secoli, pertanto sanzionabile con la pena di morte.</p>
<p>Con questo evento storico si chiuse simbolicamente il travagliato periodo in cui c&#8217;erano stati tentativi di resistenza e di restaurazione delle tradizioni culturali e spirituali schiettamente classiche, italiche ed europee, successivo a quello delle persecuzioni contro i cristiani. Dopo la morte dell&#8217;<strong>Imperatore Flavio Claudio Giuliano</strong> il 26 giugno 363, colto fautore di una rinnovata spiritualità pagana ed autore del testo <em>Alla Madre degli Dei</em>, molti miti, tradizioni e riti antichi continuarono a fondersi sincretisticamente con le esigenze del nuovo culto, ma non mancarono episodi violenti in cui i perseguitati di un tempo si trasformarono in persecutori, come quello del brutale assassinio della filosofa <strong>Ipazia</strong> ad Alessandria intorno al 415.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Volterra, 21 dicembre 2010: Luna Piena e Porte Solstiziali</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Dec 2010 23:09:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astrologia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Cabala]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ultima Luna Piena del 2010 sarà nel suo massimo splendore alle 9.15 del 21 dicembre, ma sarà visibile nel cielo orientale della magica Volterra soltanto al tramonto, e probabilmente illuminerà la Porta Etrusca proprio al verificarsi del Solstizio d&#8217;Inverno, alle 0.40 del 22 dicembre. Spirito Libero è l&#8217;unica rivista italiana che esce ad ogni Plenilunio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Luna-Piena-dicembre-2010.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5684" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Luna-Piena-dicembre-2010" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Luna-Piena-dicembre-2010.jpg" alt="" width="289" height="400" /></a>L&#8217;ultima <strong>Luna Piena</strong> del 2010 sarà nel suo massimo splendore alle 9.15 del 21 dicembre, ma sarà visibile nel cielo orientale della magica Volterra soltanto al tramonto, e probabilmente illuminerà la <strong>Porta Etrusca</strong> proprio al verificarsi del <strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/2008/12/lantica-festa-del-solstizio-dinverno/" target="_self">Solstizio d&#8217;Inverno</a></strong>, alle 0.40 del 22 dicembre.</p>
<p><em>Spirito Libero</em> è l&#8217;unica rivista italiana che esce ad ogni Plenilunio, ricca commistione di arte, poesia, scienza, mistica, spiritualità. Il 28° numero (si noti che i mistici numeri 4 e 7 danno come prodotto 28, e che proprio di 4 settimane è formato un ciclo lunare) viene presentato proprio in questa eccezionale astronomica occasione fra le antiche volte dell&#8217;altrettanto unico ristorante vegetariano <em>Web &amp; Wine</em>; proprio mentre i raggi lunari entreranno nella città attraverso la straordinaria <strong>Porta all&#8217;Arco</strong> lungo la stradina in salita, come Àuguri etruschi, e mentre il Sole, ormai nell&#8217;altro emisfero, sembrerà fermarsi nel cielo arrestando la sua caduta ed iniziando finalmente il suo percorso ascendente verso la Luce.<span id="more-5683"></span></p>
<p>Così, mentre il Sole entra nel segno invernale del <strong>Capricorno</strong>, la Luna fa il suo ingresso nell&#8217;opposto segno del <strong>Cancro</strong>, che è la sua dimora: le due porte sostiziali si aprono per un attimo sia agli Dei che agli uomini. Eccezionalmente due Luci celesti illuminano entrambi gli emisferi del pianeta contemporaneamente nel momento della massima oscurità del settentrione.</p>
<p>Poco prima che  Sole e Luna entrino nei segni solstiziali, ancora a 29° 21&#8242; di <strong>Sagittario</strong> e <strong>Gemelli</strong>, i due luminari si trovano anche in perfetto allineamento; e quindi la Luna Piena subisce una <strong>eclisse totale</strong> con massimo alle 9.17 (ora italiana) del 21 dicembre 2010, ma il fenomeno è visibile solo in America.</p>
<p>Si noti anche il fatto singolare dei numeri presenti nella data 21/12/2010:  si ripetono tre volte le cifre 1 e 2, e la somma delle cifre del giorno, del mese e dell&#8217;anno è sempre 3.</p>
<p>2+1=3</p>
<p>1+2=3</p>
<p>2+0+1+0=3</p>
<p>Infine il magico numero 3 ripetuto tre volte dà luogo al mistico 9.</p>
<p>Sono presente alla serata di presentazione con pensieri e letture.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Web &amp; Wine</strong></p>
<p style="text-align: center;">Volterra, Porta all&#8217;Arco, 11-19</p>
<h2 style="text-align: center;">Presentazione di<em> &#8220;Spirito Libero&#8221;</em></h2>
<p style="text-align: center;">con <strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Martedì, 21 dicembre 2010, ore 18.30<br />
 </strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>Ingresso libero</strong></h3>
<p style="text-align: center;">Info e prenotazione cena: Tel. 0588.81531</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>19-22 dicembre 2010: Luna Piena, Meditazione e Festa di Shiva (di Meskalila Nunzia Coppola)</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 08:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[Yoga e benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Calendario Sacro]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>

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		<description><![CDATA[La Festa della nascita di Shiva dura quattro giorni Una speciale sequenza di Festività hindu di grande valore astrale: Nataraja Abhishekam Luna Piena Eclissi lunare Genitura di Shiva o Arudra Darshan 19 &#8211; 20 &#8211; 21 &#8211; 22 dicembre 2010 Quest’anno, Arudra Darshan è accompagnato da una sequenza molto significativa: l’ultima Abhishekam di Nataraja dell’anno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Shiva-Nataraja.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-5307" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Shiva-Nataraja" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Shiva-Nataraja-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La Festa della nascita di Shiva dura quattro giorni</h2>
<p style="text-align: center;">Una speciale sequenza di Festività hindu di grande valore astrale:<em> </em></p>
<ul style="text-align: center;">
<li><strong><em>Nataraja Abhishekam</em></strong></li>
<li><strong><em>Luna Piena</em></strong></li>
<li><strong><em>Eclissi lunare</em></strong></li>
<li><strong><em>Genitura di Shiva o Arudra Darshan</em></strong></li>
</ul>
<p style="text-align: center;"><strong>19 &#8211; 20 &#8211; 21 &#8211; 22 dicembre 2010<span id="more-5585"></span></strong></p>
<p style="text-align: left;">Quest’anno, <em>Arudra Darshan</em> è accompagnato da una sequenza molto significativa: l’ultima <em>Abhishekam</em> di <strong>Nataraja</strong> dell’anno, l’ultimo plenilunio dell’anno e la prima eclissi totale di Luna in 3 anni. La data per determinare il giorno di <strong>Arudra</strong> corrisponde alla stella natale di <strong>Shiva</strong>. Nella sua forma di Nataraja, Shiva danza la famosa <em>Tandava</em> di beatitudine. Questa danza è celebrata per sei volte l’anno, secondo specifiche configurazioni lunari. L’ultima celebrazione per il 2010 è il 19 dicembre.</p>
<h2 style="text-align: left;">Come meditare per avvicinarci alla Luce</h2>
<p style="text-align: left;">La sequenza astrologica dura quattro giorni consecutivi in cui ogni evento scivola dolcemente nel successivo. Secondo la tradizione hindu, la sinergia energetica in questi giorni produce un altissimo livello di consapevolezza spirituale (ovviamente per le persone praticanti o per chiunque nutre interesse per queste esperienze). Meditare durante i quattro giorni e soprattutto durante il quarto ci avvicina alla luce in maniera, altrimenti, inesperita. Chi vuole, può meditare su <a href="http://www.giovannipelosini.com/2010/11/simboli-di-shiva-nataraja-il-signore-della-danza/" target="_self">Shiva Nataraja</a> e sulla sua meravigliosa danza <em>Tandava</em>, magari con il mantra<em><strong> OM NAMAH SHIVAYA</strong></em>. Oppure, basta meditare sulla Luna. Le persone interessate possono, nel corso della meditazione, alzarsi e danzare con la Luna o con Shiva,  al suono del tamburo, ma anche senza se non vi è la possibilità.  Almeno nel giorno del plenilunio, si consiglia un&#8217;<em>alimentazione lunare</em>, tutta a base di cibi dal colore bianco. Lo stesso vale per l&#8217;abbigliamento e per i fiori da offrire. Il profumo di Shiva è il gelsomino o Jasmine.</p>
<p style="text-align: left;">Nunzia Coppola Meskalila</p>
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<h2>Vedi anche <a href="http://www.giovannipelosini.com/2010/11/simboli-di-shiva-nataraja-il-signore-della-danza/" target="_self"><em>Simboli di Shiva Nataraja: il Signore della Danza</em></a></h2>
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<h2><em>Vedi anche <a href="http://www.giovannipelosini.com/2008/12/lantica-festa-del-solstizio-dinverno/" target="_self">L&#8217;antica Festa del Solstizio d&#8217;Inverno</a></em></h2>
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		<title>13 dicembre, Santa Lucia, il Giorno più Corto che ci sia?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2010 22:36:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astrologia]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[Calendario Sacro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 13 dicembre si festeggia Santa Lucia, e, come insegna una popolare filastrocca, &#8220;Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia&#8220;. Da piccolo non avevo difficoltà ad accettare l&#8217;assoluta verità di questo proverbio, notando come effettivamente le giornate dicembrine fossero brevi, ma, quando seppi che il Solstizio d&#8217;Inverno si verificava di norma il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2010/02/zaganelli-santa-lucia1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2660" style="margin: 0pt 10px 0pt 0pt;" title="zaganelli-santa-lucia1" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2010/02/zaganelli-santa-lucia1.jpg" alt="" width="147" height="246" /></a>Il <strong>13 dicembre</strong> si festeggia <strong>Santa Lucia</strong>, e, come insegna una popolare filastrocca, &#8220;<em>Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia</em>&#8220;.<br />
Da piccolo non avevo difficoltà ad accettare l&#8217;assoluta verità di questo proverbio, notando come effettivamente le giornate dicembrine fossero brevi, ma, quando seppi che il <strong>Solstizio d&#8217;Inverno</strong> si verificava di norma il 22 o il 23 dicembre di ogni anno, pensai che la filastrocca di Santa Lucia fosse semplicemente una inesattezza folkloristica dovuta all&#8217;ignoranza dell&#8217;astronomia.<br />
Ancora una volta mi sbagliavo, perché il detto popolare era esatto, ma antico di secoli, tramandato oralmente per generazioni e generazioni, fin dall&#8217;epoca in cui vigeva ancora il <strong>Calendario Giuliano</strong>. L&#8217;origine della filastrocca risale certamente ai tempi in cui tale calendario aveva già mostrato rilevanti discrepanze con l&#8217;anno tropico, presumibilmente al XVI secolo.<span id="more-2376"></span><br />
In quel periodo, infatti, era ormai evidente, e non solo per gli astronomi, che l&#8217;<strong>Equinozio di Primavera</strong> si verificava l&#8217;11 marzo anziché il 21. La pur minima differenza fra la durata dell&#8217;anno civile e quella dell&#8217;effettivo anno solare si era ormai accumulata, secolo dopo secolo, ed era diventato urgente intervenire per evitare lo sfasamento fra le stagioni e il calendario, nonché per evitare di festeggiare con troppo anticipo la <strong>Pasqua</strong>, la cui data era calcolata secondo le regole fissate nel <strong>Concilio di Nicea</strong> nel 325. Per lo stesso motivo il <strong>Solstizio d&#8217;Inverno</strong> era ormai anticipato al <strong>13 dicembre</strong>.<br />
Proprio per recuperare i dieci giorni perduti, <strong>Papa Gregorio XIII</strong> decise di intervenire nel <strong>1582</strong> con la Bolla <em>Inter Gravissimas</em>, al fine di riallineare il calendario con le stagioni astronomiche, e di evitare nel futuro un rapido e cospicuo ulteriore sfasamento.<br />
Fu così che <strong>giovedì 4 ottobre 1582</strong> fu l&#8217;ultimo giorno del vecchio calendario di <strong>Giulio Cesare</strong>. L&#8217;indomani si decretò che fosse <strong>venerdì 15 ottobre 1582</strong>, saltando dieci giorni, ma lasciando inalterata la millenaria successione dei giorni della settimana. Successivamente, con l&#8217;attuale regola degli anni bisestili, si cercò di rendere minima la differenza fra la durata media dell&#8217;anno civile e la durata effettiva dell&#8217;anno solare.<br />
Da quell&#8217;anno però il giorno più breve, cioè il <strong>Solstizio d&#8217;Inverno</strong>, non fu più il 13 dicembre, la celebrazione di <strong>Santa Lucia</strong>, anche se il proverbio continuò ad essere tramandato con successo.</p>
<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Luce-Inverno.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-5558" title="Luce-Inverno" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Luce-Inverno.jpg" alt="" width="172" height="280" /></a>La Festa della Luce</h2>
<p>Non credo che sia stato un caso che la festa di Santa Lucia sia stata così popolare in associazione al Solstizio invernale. Il nome Lucia, di chiara derivazione latina, significa luminosa, splendente, e richiama per similitudine la luce. La lunga notte del Solstizio rappresenta, infatti, l&#8217;inizio del riscatto astronomico della luce solare, che, da quella data, ricomincia a crescere.<br />
Il <strong>Sole</strong> entra nel <strong>Capricorno</strong> e, giorno dopo giorno, si alza sull&#8217;orizzonte, mentre i suoi raggi si avviano a diventare sempre più perpendicolari al nostro emisfero.<br />
La luce è vita, calore, gioia. I fuochi notturni dei ceppi natalizi e delle candele erano, e sono, un sacrificio rituale per invocare il ritorno del semestre luminoso e Lucia era il simbolo di questo importante passaggio stagionale.</p>
<h2>Celebrazioni nordiche della Luce invernale</h2>
<p>Naturalmente la latitudine accentua le differenze fra le stagioni, e questo spiega il grande successo popolare della tradizione svedese, introdotta verso il 1920.<br />
Per Santa Lucia in molte famiglie scandinave, la figlia maggiore si sveglia alle quattro del mattino, cucina dolci e prepara il caffè. Poi indossa una tunica bianca con una fascia rossa, e cinge il capo con una corona di candele, mentre numerosi lustrini brillano sui capelli.<br />
Così addobbata, serve la colazione ai genitori, seguita dalle sorelle minori, sempre in tunica bianca, ma con la fascia dello stesso colore. I ragazzi della famiglia mettono cappelli di carta e portano bastoni ornati di stelle.<br />
Tutti cantano in allegria una versione nordica della canzone tradizionale napoletana:<br />
&#8220;<em>Sul mare luccica l&#8217;astro d&#8217;argento<br />
Placida è l&#8217;onda, prospero è il vento.<br />
Venite all&#8217;agile barchetta mia!<br />
Santa Lucia, Santa Lucia!</em>&#8221;<br />
In molti casi la processione di vergini si muove cantando di casa in casa, annunciando così il sorgere del sole e l&#8217;inizio del semestre della <strong>Luce</strong>.<br />
Il vincitore del Premio Nobel per la letteratura ha quindi l&#8217;onore di incoronare simbolicamente una ragazza svedese in rappresentanza nazionale di tutte le interpreti della Santa della Luce.</p>
<h2>La Santa della Luce</h2>
<p>Eppure <strong>Santa Lucia</strong> aveva origini tutt&#8217;altro che nordiche. Nacque in una ricca famiglia cristiana a Siracusa, nella solare Sicilia, nel III secolo e fu martirizzata, secondo la tradizione, il <strong>13 dicembre del 303</strong>, durante le persecuzioni di <strong>Diocleziano</strong>.<br />
Antiche fonti agiografiche narrano della giovane Lucia, devota di <strong>Sant&#8217;Agata</strong>, che si era recata in pellegrinaggio a Catania per chiedere la guarigione della madre Eutice da una grave emorragia.<br />
Qui Sant&#8217;Agata apparve alla giovane dicendo che essa stessa avrebbe potuto operare il miracolo della guarigione, con la sua fede e la sua purezza.<br />
<a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2010/02/santa-lucia1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2667" style="margin: 0pt 10px 0pt 0pt;" title="santa-lucia1" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2010/02/santa-lucia1.jpg" alt="" width="220" height="280" /></a>Si narra che Lucia tornasse a Siracusa donando ai poveri e ai sofferenti tutti i suoi averi e camminando nelle catacombe con una lampada appesa alla testa.<br />
Decise anche di consacrarsi a Dio e di non sposarsi come aveva pensato di fare in precedenza. Fu così che il fidanzato deluso (più per la mancata dote che per amore) la denunciò come cristiana.<br />
Il governatore romano Pascasio la fece arrestare e, in mancanza di una sua abiura e del rituale sacrificio agli Dei, decise di farla torturare. <strong>Jacopo da Varagine</strong> racconta che, minacciata di essere condotta in un postribolo per essere violentata, Lucia rispose (<em><strong>Leggenda Aurea</strong></em>):<br />
&#8220;<em>Il corpo non è insozzato se non col consenso della mente</em>&#8220;.<br />
Legata mani e piedi, non fu possibile muoverla neanche con la forza di mille buoi. Pur cosparsa di orina il prodigio non cessò e il suo corpo non bruciò in mezzo alle fiamme. Colpita alla gola con una spada, non morì senza aver profetizzato la fine dei suoi aguzzini. Era il 13 dicembre del 303. Nello stesso luogo il suo corpo fu sepolto, ma il suo culto si diffuse molto rapidamente, visto che nel 313 le fu eretto un santuario. Nel 384 le venne dedicata una chiesa a Ravenna, e subito dopo a Roma. L&#8217;antichità del suo culto è testimoniata anche da un&#8217;epigrafe di marmo ritrovata proprio nelle catacombe di Siracusa e risalente al IV secolo.<br />
Il suo corpo fu portato come sacra reliquia a Costantinopoli nel 1039 e quindi a Venezia, dopo la crociata del 1204.<br />
Più volte <strong>Santa Lucia</strong> è stata invocata a Siracusa in occasione di carestie, guerre e terremoti, e il suo culto è ancora molto vivo. In particolare le si attribuisce la salvezza della carestia del 1646, per la quale si celebra una festa in suo onore la prima domenica di maggio.<br />
Nella <em><strong>Divina Commedia</strong></em> Santa Lucia è una delle tre donne benedette che proteggono il cammino di <strong>Dante</strong> nei tre regni ultraterreni. Il poeta la rammenta come &#8220;<em>Lucia, nimica di ciascun crudele</em>&#8221; (<em>Inferno, II, 100</em>), e soprattutto per i suoi occhi umidi di candido pudore e luminosi come il suo nome (<em>Inferno, II, 116</em>):<br />
&#8220;<em>li occhi lucenti lagrimando volse</em>&#8220;.</p>
<h2>Gli occhi di Santa Lucia</h2>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2010/02/palma-santa-lucia1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2662" style="margin: 0pt 10px 0pt 0pt;" title="palma-santa-lucia1" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2010/02/palma-santa-lucia1.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a>Come Santa associata simbolicamente alla <strong>Luce</strong>, dopo il Mille si affermò la leggenda dei suoi occhi strappati durante la tortura.<br />
Per questo motivo ancora oggi Santa Lucia è patrona di ciechi, oculisti, elettricisti, sarti e ricamatrici, e sono numerosissimi gli ex voto a forma di occhi che i devoti guariti le dedicano; protegge dalle malattie degli occhi e dalle cataratte. Nel Medio Evo si fabbricava un rimedio per gli occhi arrossati con il suo nome ed esistono ancora dolci tradizionali chiamati &#8220;<strong>occhi di Santa Lucia</strong>&#8220;.<br />
Con lo stesso nome sono conosciuti i lucidi opercoli madreperlacei di alcuni gasteropodi mediterranei, usati come piccoli gioielli apotropaici della Santa protettrice della vista.<br />
L&#8217;iconografia della Santa la ritrae spesso con i suoi emblemi: il giglio della purezza, la palma dei martiri e due occhi, spesso su un vassoio.<br />
I documenti più antichi non parlano dei suoi occhi e di questo tipo di martirio, quindi è probabile che tale tradizione derivi dal suo nome, e dalla festività antica del <strong>Solstizio d&#8217;Inverno</strong>, che, dal Medio Evo in poi, cominciò a verificarsi intorno alla data della sua celebrazione.<br />
Gli occhi accecati erano dunque un simbolo dell&#8217;oscurità invernale che, per intercessione della Santa, incarnazione di una più antica <strong>Dea della Luce</strong>, tornavano ad essere luminosi come il cielo progressivamente nei giorni successivi al Solstizio.<br />
In alcune parti d&#8217;Italia, nella buia notte fra il 12 e il 13 dicembre, tradizionalmente la Santa porta doni ai bambini, così come conduce il mondo intero verso la Luce.<br />
Anche gli emblematici occhi rammentano la <strong>Santa della Luce</strong> che non conosce il tramonto, colei che custodisce la fiamma del Sole durante il momento più buio dell&#8217;anno, e la vista sana che, pur non potendo mirare il fulgore del sole, gode della sua luminosità nel cielo.</p>
<p>Nel <strong>2010</strong> il <a href="http://http://www.giovannipelosini.com/2008/12/lantica-festa-del-solstizio-dinverno/" target="_self"><strong>Solstizio d&#8217;Inverno</strong></a> si verifica alle 0.40 (ora italiana) del <strong>22 dicembre</strong>: questo è il giorno più breve dell&#8217;anno.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
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		<title>Simboli della Morte e dell&#8217;Aldilà: Halloween, Arcani e Scheletri Falciatori</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 16:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astrologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Fin dalla più lontana antichità, l’uomo ha dovuto confrontarsi con l’idea della morte del proprio corpo fisico. Nelle primitive sepolture, nei riti mitopoietici, nelle religioni, nel culto degli antenati ha sempre cercato una soluzione al dolore e alla paura che provava, e ancora prova, di fronte al mistero della morte. Simboli di vita e simboli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Bocklin-Lisola-dei-morti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5204" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Bocklin,-L'isola-dei-morti" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Bocklin-Lisola-dei-morti.jpg" alt="" width="403" height="288" /></a>Fin dalla più lontana antichità, l’uomo ha dovuto confrontarsi con l’idea della morte del proprio corpo fisico. Nelle primitive sepolture, nei riti mitopoietici, nelle religioni, nel culto degli antenati ha sempre cercato una soluzione al dolore e alla paura che provava, e ancora prova, di fronte al mistero della morte. Simboli di vita e simboli di morte cominciarono a intrecciarsi come espressioni di archetipi intimamente correlati giungendo fino alla nostra epoca anche sotto forma di iconografie profondamente evocative.<span id="more-5194"></span> Il periodo dell’anno in cui il Sole transita simbolicamente nel segno dello Scorpione è quello in cui ormai comincia ad essere evidente che le tenebre hanno preso il sopravvento sulla luce dopo l’importante passaggio dell’<a href="http://www.giovannipelosini.com/2009/09/la-festa-dellequinozio-dautunno-lequilibrio-interiore-al-tramonto-dellanno/" target="_self">Equinozio di Autunno</a>. Dopo l’entusiasmo estivo la natura mostra la sua stanchezza con la caduta di foglie ormai non più verdi. Infatti sono il giallo, l’arancione, il rosso a dominare una campagna che dona gli ultimi frutti prima della pausa invernale: quasi una nostalgica rievocazione dei caldi colori solari e luminosi della stagione che sta terminando.</p>
<h2>Il ciclo della vita: semina e raccolta</h2>
<p>La civiltà agricola che, con poche significative varianti, ha ininterrottamente dominato questo pianeta dal Neolitico fino ai nostri giorni, fece di queste cicliche trasformazioni stagionali la base culturale dei propri miti, dei propri rituali, degli stessi valori fondanti la struttura sociale. Così la caduta delle foglie era il segnale dell’inizio <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Hailstorm-Benton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5207" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Hailstorm,-Benton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Hailstorm-Benton.jpg" alt="" width="368" height="300" /></a>del semestre oscuro, ma implicava la misteriosa promessa della futura rinascita primaverile. Era quindi necessario avere provveduto a fare scorte di cibo e di combustibile, preparandosi ai lavori artigianali che potevano essere svolti all’interno delle case, alla fioca luce delle lanterne e al tepore dei camini. Allo stesso tempo ci si accingeva a seminare nei terreni dissodati i semi conservati per questo scopo, perché, finché girava la ruota del tempo sacro, le azioni stagionali dovevano seguire ritmi precisi che onoravano il ciclico andamento della Vita che sempre si rinnovava.</p>
<p>Il seme veniva ricoperto di terra ed andava a morire ritualmente al buio, al freddo e all’umido, ma la sua morte era necessaria per la futura nascita della piantina che avrebbe generato ben più di un solo chicco. Se il seme sacrificava la sua stessa esistenza per perpetuare la Vita, l’essenza stessa della vita eterna era certamente contenuta nel seme, ma andava, senza alcun dubbio, ben oltre la sua natura fisica e materiale, inevitabilmente destinata alla disgregazione.</p>
<h2>Dalla morte del seme la vita della pianta</h2>
<p>Il principio per cui la vita non poteva fare a meno della morte fu condiviso nelle più antiche culture contadine di ogni continente. Nelle mitologie le variabili consistevano soltanto nel tipo di cereale: frumento nell’area mediterranea, riso nell’Asia orientale e mais nel Mesoamerica. All’umanità del Neolitico e delle successive culture non sfuggiva certamente l’analogia fra la semina dei chicchi di grano e la sepoltura dei morti, che pure era una pratica molto più antica risalente alle prime tribù nomadi di cacciatori e raccoglitori.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Klimt-Vita-e-morte1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5222" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Klimt, Vita e morte" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Klimt-Vita-e-morte1.jpg" alt="" width="300" height="277" /></a>La semina insegnava che dalla morte può nascere la vita: dal seme che “muore” sepolto sottoterra nel periodo autunnale, nascerà a primavera la pianta ricca di frutti.<br />
 Con analoga metafora un insegnamento mistico sulla morte è arrivato fino a noi grazie al <em>Vangelo di Giovanni</em> (XII, 24-25), che allude anche al distacco dalle passioni egoiche umane e al dualismo <em>Anima</em> (vita eterna) – <em>Corpo</em> (vita in questo mondo):<br />
 “<em>In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto: chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna</em>.”</p>
<p>Nell’allegoria del seme che muore per poi rinascere a nuova vita il suolo diventava così il confine tangibile di questo mondo dei vivi con il mondo infero e oscuro dei morti.</p>
<p>La vita sembrava proseguire indubitabilmente oltre il passaggio della morte, in forme diverse e misteriose, e i due mondi talvolta interagivano, così come all’alba o al tramonto si realizzavano momentanee e straordinarie commistioni di luce e di buio.</p>
<h2>Halloween, Samhain, Ognissanti, tradizioni di commemorazione dei morti</h2>
<p>Nello stesso modo nella ruota ciclica annuale del <a href="http://www.giovannipelosini.com/tag/calendario-sacro/" target="_self">Calendario Sacro</a>, mentre agli Equinozi di Primavera e di Autunno si aveva il massimo istantaneo equilibrio fra i due mondi alternativi della vita e della morte, nelle successive antichissime feste lunari di maggio e di novembre, cioè nella pienezza delle stagioni di mezzo, quei due mondi si confondevano.<a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Incappucciato-Salisburgo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5220" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Incappucciato Salisburgo" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Incappucciato-Salisburgo.jpg" alt="" width="289" height="520" /></a> Le porte dell’Aldilà si aprivano eccezionalmente e i vivi potevano incontrare gli spiriti dei defunti. Nell’antica Europa nacque così la festa che i Celti successivamente chiamarono <a href="http://www.giovannipelosini.com/2009/10/simboli-riti-e-magie-di-halloween-il-capodanno-celtico-di-samhain/" target="_self"><strong><em>Samhain</em></strong></a>, celebrazione rituale fra il 31 ottobre e il primo novembre, che in alcuni popoli fu considerata un vero e proprio Capodanno in cui iniziava il semestre oscuro del ciclo annuale.</p>
<p>In questa festa si ricordavano gli antenati e i defunti del villaggio, e per questo le normali regole sociali erano straordinariamente abolite: il caos doveva sostituire l’ordine per tre giorni, dal 31 ottobre fino al 2 novembre. Da qui deriva l’usanza antica di travestirsi come in un Carnevale autunnale, di comportarsi in modo strano, di fare pazzie: la proprietà privata perdeva di significato e i cancelli e le recinzioni erano gettati nei fossati, il bestiame era portato a pascolare in luoghi diversi dal solito, i bambini, come poveri mendicanti abbandonati dalla famiglia, andavano di porta in porta ad elemosinare cibo. Da queste rituali trasgressioni derivano le usanze di <em>Halloween</em> (da <em>All Hallows Eve</em>, cioè la vigilia di <strong>Ognissanti)</strong>, ancora vive ai nostri giorni.</p>
<p>Dall’Irlanda, antico scrigno di preziose tradizioni europee, la festa dei morti è diventata patrimonio della cultura degli Stati Uniti intorno alla metà del XIX secolo, e più recentemente i riti di <a href="http://www.giovannipelosini.com/2009/10/simboli-riti-e-magie-di-halloween-il-capodanno-celtico-di-samhain/" target="_self"><strong>Halloween</strong></a> sono stati esportati nuovamente in Europa grazie soprattutto all’industria cinematografica americana, sovrapponendosi a simili ritualità indigene anche italiche mai del tutto estinte e risalenti al più remoto paganesimo. Quindi non è solo anglosassone la tradizione di <strong>Jack O’Lantern</strong>, condannato a vagare con una zucca svuotata diventata lanterna che illumina il suo sentiero, rifiutato sia dal regno dei morti, sia dal mondo dei vivi, ma proprio per questo forse simbolo della vita eterna, oltre che retaggio dell’usanza celtica di tagliare e conservare come trofei le teste dei nemici uccisi in battaglia, allegorie dell’ideale contenitore dello spirito immortale, della coscienza.<br />
 Così nel secolo scorso, ancor prima della “colonizzazione” culturale americana, anche nella nostra Italia era popolare l’uso di svuotare una grossa zucca, ritagliare occhi, naso e grande bocca con denti affilati, e mettere al suo interno una candela per realizzare una grottesca lampada che illuminava il cammino ai vivi e ai morti nella notte a loro dedicata, e divertiva i bambini, che da sempre amano giocare con le proprie paure.</p>
<p>La festa cristiana di <strong>Ognissanti</strong> (primo novembre) cominciò a sovrapporsi all’antica celebrazione pagana di <em>Samhain</em> almeno fin dal tempo di <strong>Carlo Magno</strong> (VIII secolo), e successivamente la Chiesa istituì in modo ufficiale la <strong>Commemorazione dei Defunti</strong> (2 novembre), per continuare la tradizione, ancora vivissima e fortemente radicata fra i popoli di quasi tutta l’Europa, di portare fiaccole e fiori nei cimiteri, di pensare con affetto ai propri antenati, di prendere contatto con gli spiriti dei morti e di celebrarli con la festa simbolica che rappresenta il ciclo eterno della morte, della rinascita e della vita. In questi giorni nella plutoniana Sicilia, da tempo immemorabile, si usa mangiare dolcetti di pasta di mandorle a forma di scheletro o di teschio, le “<em>ossa dei morti</em>”: un modo singolare per coniugare allegria e trasgressione esorcizzando le ancestrali paure nascoste da sempre nell’animo umano.</p>
<h2>Farfalle, teschi e scheletri falciatori</h2>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Morte-Tarocchi-Aurei.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5216" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Morte Tarocchi Aurei" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Morte-Tarocchi-Aurei.jpg" alt="" width="235" height="382" /></a>Nelle iconografie più antiche le anime che trasmigravano fuori dai corpi erano spesso rappresentate come farfalle in volo, talvolta accompagnate dal dio psicopompo <strong>Hermes</strong>: la raffigurazione della stessa morte sulle urne cinerarie del mondo classico mediterraneo usava la medesima simbologia. Fu soltanto negli ultimi secoli che dalle leggiadre farfalle si passò a grotteschi scheletri, ossa e teschi, che diventarono inequivocabili emblemi dell’oscuro termine dell’esistenza umana. Nel tardo Medio Evo tali simboli erano ormai affermati e facenti parte dell’immaginario popolare, che cominciò a comprenderli come tali negli affreschi detti <em>Trionfi della Morte</em> e nelle prime figure degli Arcani Maggiori, chiamati appunto “Trionfi”, che poi si diffusero in tutta Europa a partire dall’Italia settentrionale. Il <a title="Il Tarocco della Morte" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/01/la-morte-dei-tarocchi-sul-sentiero-aurei-sentieri-13/" target="_self">XIII Arcano</a>, talvolta significativamente senza nome, è uno scheletro danzante con una lunga falce; un essere spesso incappucciato di nero, silenzioso esecutore del fato, una maschera inespressiva e severa, senza sentimento né pietà umana.</p>
<p>Lo Scheletro falciatore era ed è un’allegoria dell’inelluttabile evento, che <strong>Ingmar Bergman</strong> sfruttò magistralmente nel film <strong><em>Il settimo sigillo</em></strong>. Il protagonista, un ancor giovane <strong>Max Von Sidow</strong>, è un cavaliere del nord Europa che, al ritorno dalle Crociate, trova soltanto lande misere e desolate, devastate dalla pestilenza come in un’apocalittica nemesi. Mentre vaga insieme a un gruppo di attori girovaghi, incontra la Morte con cui comincia a dialogare:</p>
<p>“<em>Chi sei tu?</em>” chiede il cavaliere.</p>
<p>“<em>Sono la morte,</em>” risponde l’incappucciata figura nera dal volto enigmatico e pallido.</p>
<p>“<em>Sei venuta a prendermi?</em>”</p>
<p>“<em>È già da molto che ti cammino a fianco.</em>”</p>
<p>“<em>Dammi ancora del tempo.</em>”</p>
<p>“<em>Tutti lo vorrebbero, ma non concedo tregua.</em>”</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Bergman-Il-settimo-sigillo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5213" title="Bergman,-Il-settimo-sigillo" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Bergman-Il-settimo-sigillo.jpg" alt="" width="533" height="400" /></a></p>
<p>Il cavaliere cercherà poi di guadagnare tempo con una lunga e decisiva partita a scacchi con la Morte, mentre simbolicamente alcuni personaggi muoiono ghermiti dalla impietosa Falciatrice ed altri nascono. Passò così allo Scheletro falciatore il ruolo che fu di Hermes-Mercurio: accompagnare i defunti nell’altro mondo, nel mondo dei più.</p>
<h2>Visioni dell&#8217;Aldilà<br class="spacer_" /></h2>
<p>Nel corso delle varie epoche l’Aldilà fu chiamato in vari modi: Ade, Inferi, Tartaro furono i nomi che dominarono la scena per millenni, fino all’era cristiana e all’avvento del più moderno concetto di Inferno, che <strong>Dante Alighieri</strong> cantò in maniera mirabile e indimenticabile. Singolarmente le tradizioni cristiane da un lato celebrano il primato dello spirito sulla caducità della carne, mentre dall’altro prospettano l’idea che il corpo mortale tornerà a vivere in tutta la sua materialità nel giorno del Giudizio, riunendosi alla propria Anima. Anche da questa idea deriva la prosecuzione dell’antichissima tradizione dell’inumazione, che  consegna al sottosuolo i corpi dei defunti, con il desiderio e la speranza di poter un giorno incontrare nuovamente gli esseri amati in vita così come li abbiamo conosciuti. Ma ciò, secondo altre culture, potrebbe anche avere il significato sottile di dare tempo all’Anima del defunto di distaccarsi lentamente dal proprio corpo in naturale disfacimento, e di salire gradualmente attraverso gli stadi di trasformazione alchemica.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Settimo-sigillo-Bergman.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5223" title="Settimo sigillo, Bergman" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Settimo-sigillo-Bergman.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
<p>Nell’antica Persia i cadaveri erano lasciati all’aperto, in cima ad alte torri, affinché le carni fossero divorate dagli uccelli e le Anime fossero così liberate e prossime all’elemento Aria. Diversamente gli antichi egizi che ne avevano la possibilità facevano imbalsamare i propri corpi, evitando così il naturale loro disfacimento, e provvedevano a ricchi corredi funebri che intendevano usare in qualche modo nell’altro mondo. Qualcosa di simile credono ancora coloro che fanno ibernare il proprio corpo, sperando di “indossarlo” ancora, come un logoro vestito in un armadio pieno di naftalina. Tutt’altra visione resiste ancora nelle millenarie tradizioni orientali, secondo le quali i cadaveri sono generalmente cremati per permettere una più agevole ascesi dell’Anima, che deve procedere verso il massimo distacco dal suo “abito” carnale. Il fuoco sembra agevolare questo cammino animico eliminando e purificando le scorie terrene, catalizzando le reazioni naturali delle molecole che compongono i nostri corpi, saltando lo stadio della “<em>Putrefatio</em>” alchemica e restituendo al pianeta ceneri amorfe, atomi e molecole già pronti per l’eventuale utilizzo vegetale delle sostanze organiche e inorganiche che ci compongono e che tornano così a far parte dell’humus.</p>
<p>Quegli stessi atomi che un tempo fecero parte della nebulosa che diede origine al Sole e al sistema solare, e che in un futuro remoto probabilmente torneranno di nuovo a far brillare una nuova stella, sono stati per un brevissimo attimo aggregati in un improbabile complesso che sfidava le leggi entropiche dell’universo e che noi chiamiamo corpo vivente. Sono quegli stessi atomi che in un solo piccolo istante hanno concesso ad un’Anima di fare esperienza in questo effimero mondo.</p>
<h2>La ruota delle trasformazioni</h2>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/morte-e-ruota.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5219" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="morte e ruota" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/morte-e-ruota.jpg" alt="" width="225" height="269" /></a>Tutto si trasforma incessantemente nella Materia eterna nelle sue temporanee e bizzarre forme. Tutto in natura sembra indurci a pensare che se alla vita segue la morte, è ragionevole che alla morte segua un’altra vita in un ciclo di trasformazioni: aggregazioni e disaggregazioni di atomi. Infatti, il ciclo della vita e della morte sembra essere immutabile, come il susseguirsi delle stagioni, come la ricorrente discesa agli Inferi di <strong>Persefone</strong>, che aveva mangiato i succosi frutti della melagrana di <strong>Ade</strong>. Si pensi anche alla mela, rosso frutto di questa stagione dedicata ai morti, quale simbolo di morte e di rinascita, emblema dell’amore e della trasgressione. La tradizione biblica associa a questo frutto il peccato originale di <strong>Adamo</strong> ed <strong>Eva</strong> e fa riferimento all’<strong>Albero della Conoscenza del Bene e del Male</strong>, come se l’atto del mangiare una mela fosse il simbolo dell’acquisizione di una sapienza segreta e riservata: una conoscenza che però sembrò portare con sé anche il dolore e forse la stessa morte. Del mitico frutto<strong> Paride</strong> fece dono ad <strong>Afrodite</strong>, dea dell’amore, nel celebre giudizio che fu all’origine della guerra di Troia. Al mistero dell’amore e della morte come tema mitologico allude anche la fiaba di <strong>Biancaneve</strong>, uccisa da una mela avvelenata e resuscitata da un bacio, in un connubio intrigante conosciuto come “<strong><em>Eros e Thanatos</em></strong>” (Amore e Morte).</p>
<p>Una sottile allegoria della morte è presente anche nel mito greco delle preziosissime mele del giardino delle <strong>Esperidi</strong>, situato all’estremo occidente del mondo, dove il Sole tramonta e muore nell’Oceano con la segreta e misteriosa promessa della prossima resurrezione nel nuovo giorno; così come i fertili semi di quei frutti, che, solo “morendo” nel terreno, avrebbero donato la vita ad una nuova pianta.</p>
<p>Eugenio Scalfari, nel suo editoriale su «La Repubblica» di domenica 1 novembre 2009, ha citato una significativa frase di <strong>Montaigne</strong>:<em> “La morte è il fatto più rimarchevole della nostra vita”</em>. Questo apparente ossimoro può indurre a una interessante riflessione, eppure il significato profondo della morte è da sempre il più grande mistero dell’esistenza, e questo perché spesso ci sfugge il senso stesso della vita. Forse davvero, come diceva Montaigne, il pensiero della morte deve accompagnarci sempre e dobbiamo portarlo con noi come il falconiere portava sulla spalla il falco, affinché entrambi prendano dimestichezza l’uno dell’altro e si abituino a questa indissolubile esistenza comune.</p>
<h2>Anima e Materia: alla ricerca del senso della morte<br class="spacer_" /></h2>
<p>C’è chi crede solo nell’esistenza della Materia, riuscendo comunque a dare un significato alla propria vita. C’è invece chi crede nell’esistenza dell’Anima immortale, anche se è ben diverso pensare a se stessi come un corpo che possiede un’Anima, oppure identificarsi proprio in quell’Anima che abita temporaneamente il proprio corpo.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Morte-di-Socrate-David.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5201" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Morte-di-Socrate,-David" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Morte-di-Socrate-David.jpg" alt="" width="394" height="256" /></a>L’idea che si ha (o che non si ha) dell’Anima e il grado di attaccamento egoico alla propria esistenza sono fattori estremamente rilevanti per dare un senso alla propria vita e quindi alla propria morte. <strong>Socrate</strong>, per esempio, di fronte alla morte si preoccupò soprattutto di offrire un gallo ad <strong>Asclepio</strong>, come era consuetudine all’epoca, dopo aver dispensato saggi insegnamenti ai discepoli. E ognuna di queste idee può essere un motivo valido per propendere per l’inumazione, la cremazione, l’imbalsamazione, la crioconservazione, o per non fare alcuna scelta riguardo al destino dei propri resti mortali.</p>
<p>Per gli Illuminati in vita la morte non è che un passaggio naturale che prelude ad un altro piano dell’esistenza, spesso agognato, per altri soltanto la trasmigrazione dell’Anima in un altro corpo con cui fare una nuova esperienza di vita.</p>
<p><strong>Francesco d’Assisi</strong>, il più mistico e “orientale” dei nostri Santi, cantava le lodi al Signore anche “<em>per sora nostra Morte corporale</em>”, chiamandola “<em>sorella</em>”, e specificando di riferirsi alla “morte del corpo”, cioè al distacco fra Anima e Materia, alla separazione fra la Coscienza (<em>Jiva</em>) ed il suo temporaneo abito terreno.</p>
<p>Il mio maestro indiano <a href="http://www.giovannipelosini.com/2008/11/sharma-yogi/" target="_self"><strong>Sharma Yogi</strong></a> ha lasciato il suo corpo il 16 settembre 2009 dopo una vita dedicata all’insegnamento: ha chinato la testa sorridendo, mentre leggeva un testo del suo amato <strong>Kabir</strong>, il mistico che aveva messo in pratica il superamento delle religioni e delle credenze. In quello stesso libro si spiegava il mistero dell’esistenza, l’essenza della vita e della morte, il motivo per cui è opportuno vivere ogni attimo nella gioia e nella condivisione, nella consapevolezza e nell’amore. Certamente Sharma Yogi in quel supremo momento era cosciente dell’arrivo di “Sorella Morte corporale”. Nessun trauma per lui, anzi un dolce e atteso passaggio a una nuova dimensione dell’Essere.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
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		<title>Ottobre 2010: il Mese d&#8217;Argento</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 11:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Dalì-Orologi-molli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5117" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Dalì Orologi molli" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Dalì-Orologi-molli.jpg" alt="" width="350" height="251" /></a>Nella notte che precede <a href="http://www.giovannipelosini.com/2009/10/simboli-riti-e-magie-di-halloween-il-capodanno-celtico-di-samhain/" target="_self"><strong><em>Halloween</em></strong></a> quest&#8217;anno, fra sabato 30 ottobre e domenica 31 ottobre 2010, le lancette si sposteranno un&#8217;ora indietro regalandoci un&#8217;ora di riposo in più e riportando l&#8217;orologio a segnalare l&#8217;ora solare. Si tratta di un passaggio stagionale importante che già era celebrato nell&#8217;antichità con il Calendario Sacro, quando i ritmi individuali e sociali erano scanditi soprattutto dalla natura. in questo ultimo week end di ottobre 2010 si nota una particolarità. Il mese di ottobre del 2010 è davvero singolare, in quanto comprende ben cinque fine settimana completi di 5 venerdì, 5 sabati e 5 domeniche. Perché ciò avvenga in un mese di 31 giorni è ovviamente necessario che il primo giorno del mese sia un venerdì e che il 31 sia una domenica, proprio come quest&#8217;anno.<span id="more-5097"></span></p>
<p>Il fenomeno si chiama &#8220;<em><strong>Mese d&#8217;Argento</strong></em>&#8221; e si verifica raramente. Forse è la prima volta che in Europa si ha il passaggio dall&#8217;ora legale a quella solare durante un <em>ottobre d&#8217;argento</em>. In Italia è un fatto notevole anche per la festività di lunedì primo novembre, mentre in Cina tradizionalmente si fa estrema attenzione alla numerologia e quindi alla scelta simbolica delle date e degli orari per qualsiasi evento da propiziare. Ovunque si celebrano rituali e si consultano oracoli come quello della <a href="http://www.giovannipelosini.com/2009/10/loracolo-della-mela-di-halloween/" target="_self">Mela di Halloween</a>.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>23 settembre 2010: Luna Piena e Equinozio di Autunno; Meditazione a Distanza</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Sep 2010 22:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Yoga e benessere]]></category>
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		<description><![CDATA[PENSIERO POSITIVO E MEDITAZIONE COLLETTIVA A DISTANZA Luna Piena e Equinozio di Autunno MEDITAZIONE A DISTANZA Il 23 settembre 2010 alle ore 5.10 (3.10 GMT) è l’Equinozio d’Autunno, e alle ore 11.18 (9.18 GMT) è Luna Piena. Fabrizio Bartolini e il Gruppo Meditazione e Ricerca, per sfruttare la vicinanza dei due eventi nello stesso giorno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Luna-Piena.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4368" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Luna-Piena" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Luna-Piena.jpg" alt="" width="314" height="320" /></a> <strong>PENSIERO POSITIVO E MEDITAZIONE COLLETTIVA A DISTANZA</strong></p>
<h1 style="text-align: center;">Luna Piena e Equinozio di Autunno</h1>
<p style="text-align: center;">MEDITAZIONE A DISTANZA</p>
<p style="text-align: center;">Il 23 settembre 2010 alle ore 5.10 (3.10 GMT) è l’<strong>Equinozio d’Autunno</strong>, e alle ore 11.18 (9.18 GMT) è <strong>Luna Piena</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Fabrizio Bartolini</strong> e il <em>Gruppo Meditazione e Ricerca</em>, per sfruttare la vicinanza dei due eventi nello stesso giorno, invitano ad unirsi alla meditazione a distanza:</p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>giovedì 23 settembre 2010, ore 22.00 &#8211; 22.30</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Luogo</strong>: a casa vostra, oppure ovunque tu sia<span id="more-4700"></span></p>
<h2>Obiettivi della meditazione</h2>
<p>- FELICITA’ INTEGRALE, GIOIA DI VIVERE (internamente e esternamente)</p>
<p>- EQUILIBRIO E SALUTE DEL PIANETA TERRA E DEI SUOI ABITANTI (persone, animali, vegetali, minerali, ecc…)</p>
<p>- CRESCITA SPIRITUALE E SALUTE INTEGRALE</p>
<p>- REALIZZAZIONE DEI PROPRI DESIDERI</p>
<p>- BENESSERE, FORTUNA, AMORE E SUCCESSO</p>
<h2>Come si medita</h2>
<p>Se già praticate delle tecniche specifiche, siano esse meditazione, reiki, buddismo, Mantra, Diksha, pensiero positivo, preghiera o altro, potete applicarle, altrimenti seguite questi semplici suggerimenti.</p>
<p>Mettetevi seduti o sdraiati comodamente in un ambiente rilassato e tranquillo (se lo desiderate, potete mettere una musica rilassante di sottofondo), chiudete gli occhi, ascoltate il vostro respiro e, lentamente, iniziate a visualizzare la realizzazione del benessere e della salute del pianeta terra e dei suoi abitanti, visualizzando poi la realizzazione dei vostri desideri personali con il massimo di coinvolgimento emotivo positivo possibile.</p>
<p>Invitate tutti i vostri amici a praticare questa meditazione con noi; più persone praticano, maggiore sarà la potenza della meditazione.</p>
<p>N.B. Tutti i Maestri Spirituali consigliano di meditare per 21 giorni consecutivi. Questa meditazione può essere proseguita per i prossimi 20 giorni anche in orari diversi e tecniche diverse, con i soliti intenti sopraelencati, avendo il supporto dell’intero evento.</p>
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