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	<title>Giovanni Pelosini &#187; cinema</title>
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		<title>I Carri di Marte e il Generale Patton (II parte)</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 08:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Carri Armati di Patton Il più grande condottiero di carri armati della storia è senza dubbio il generale George Smith Patton, che il famoso film Patton, generale d’acciaio (1970) celebrò con ben sette premi Oscar. A questo film di Franklin J. Schaffner, magistralmente interpretato da George C. Scott e Karl Malden, mi sono principalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton-generale-dacciaio-1970.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8927" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Patton generale d'acciaio, 1970" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton-generale-dacciaio-1970.jpg" alt="" width="330" height="488" /></a>I Carri Armati di Patton</h2>
<p>Il più grande condottiero di carri armati della storia è senza dubbio il generale <strong>George Smith Patton</strong>, che il famoso film <em>Patton, generale d’acciaio</em> (1970) celebrò con ben sette premi Oscar. A questo film di <strong>Franklin J. Schaffner</strong>, magistralmente interpretato da <strong>George C. Scott</strong> e <strong>Karl Malden</strong>, mi sono principalmente riferito per l’immagine che di sé lasciò il personaggio, forte del fatto che gli sceneggiatori <strong>Francis Ford Coppola</strong> e <strong>Edmund H. North</strong> si basarono sugli avvenimenti reali descritti da accreditate biografie. Non desidero in questa sede considerare le inevitabili inesattezze storiche, ma valutare soprattutto l’immagine che il personaggio lasciò di sé soprattutto con questo film e con le frasi a lui attribuite. In ogni caso spesso in simbologia ciò che appare è altrettanto importante di ciò che è.<span id="more-9365"></span></p>
<p>A tale proposito appare assai significativo il monologo iniziale del generale nel film: “<em>Desidero ricordarvi che nessun bastardo ha mai vinto una guerra morendo per il proprio Paese. Se l’ha vinta è perché ha costretto altri bastardi a morire per il loro Paese&#8230; il nemico: quello sì che lo agguanteremo per il naso e lo prenderemo a calci nel sedere, e ad ogni calcio gli faremo sputar sangue, e quando avrà finito il sangue dovrà sputare la bile!</em>”</p>
<p>Oltre allo spirito battagliero e aggressivo del personaggio che traspare dal monologo, sono interessanti i riferimenti al sangue e al naso, entrambi collegabili alle simbologie di Marte: “<em>È sempre stato il mio sogno partecipare a un combattimento all’ultimo sangue!</em>”</p>
<p>A proposito del naso, pare che il generale Patton non temesse le battaglie quanto le ferite al naso. Ecco le sue precise parole: “<em>Ricordo che la cosa che più mi spaventava era l’idea di una pallottola che mi arrivasse dritta sul naso. Non so perché, ma la prospettiva di trovarmi un pezzo di piombo sul naso poteva farmi commettere qualsiasi pazzia.</em>” Durante un bombardamento aereo tedesco in Tunisia, pare che si sia esposto al fuoco gridando: “<em>Su avanti, vigliacchi, cercate di prendermi qui sul naso!</em>”</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/George-Patton-tema-natale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8906" title="George Patton, tema natale" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/George-Patton-tema-natale.jpg" alt="" width="435" height="400" /></a>Si osservi il grafico di <strong>George Smith Patton</strong>, <strong>nato</strong> <strong>a San Marino, California, 11 novembre 1885, 18.38</strong>.</p>
<p>Nel tema natale si ritrovano singolarmente collegati tutti i pianeti della terna dello <strong>Scorpione</strong> (in cui c’è il<strong> Sole</strong>), che abbiamo visto essere in analogia con il tarocco del <em>Carro</em>: <strong>Plutone</strong> (all’Ascendente), <strong>Marte</strong> e<strong> Mercurio</strong>. I segni interessati sono <strong>Gemelli</strong>, <strong>Vergine</strong> e <strong>Sagittario</strong>: ne deriva un mix di veloce inventiva, tecnica, slancio ottimistico e aggressività che fu determinante negli attacchi degli squadroni di carri armati americani in Africa, Italia, Normandia e nelle Ardenne, con un peso assai rilevante per le sorti della II Guerra Mondiale. Dove c’era bisogno di sfondare il fronte con audacia e spavalderia, gli Alleati ricorrevano sempre a Patton.</p>
<p><strong>Marte</strong> è in <strong>quarta Casa</strong> e in <strong>Vergine</strong> a denotare energico patriottismo e rispetto formale della gerarchia militare; il trigono con <strong>Venere</strong> mostra un sincero amore per la vita del soldato, e <strong>Giove</strong> e <strong>Urano</strong> in quinta casa contribuiscono a renderlo eccessivo nelle sue manifestazioni. Patton andava in giro con un frustino, un cinturone da cowboy e un revolver <em>Colt S.A.A.</em> con calcio in saturniano avorio. Una volta un giornalista male informato gli chiese della sua pistola con calcio di “madreperla”, e il suo <strong>Saturno</strong> in <strong>Cancro</strong> gli fece rispondere stizzito: “<em>Solo un pederasta dell’ultimo bordello di New Orleans può averlo di madreperla!</em>”</p>
<p><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/generale-Patton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8929" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="generale Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/generale-Patton.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Marte in Vergine</strong> però preferisce agire piuttosto che parlare, e quindi Patton passava all’azione tutte le volte che gli era consentito. Il modo migliore e più funzionale fu quello di comandare carri armati, che davano sfogo alla sua irruenza sublimando perfettamente il suo carattere implacabile e la sua volontà priva di cedimenti, permettendogli un movimento lento ma inarrestabile. Un suo ordine ricorrente era: “<em>Scegliere sempre l’offensiva, mai soffermarsi!</em>”. Nel durissimo inverno delle Ardenne, il 19 dicembre 1944, comandava la IV Divisione della III Armata affaticata dal clima e dai continui attacchi, ma, quando si trattò di salvare la 101a Divisione Aviotrasportata accerchiata dalla controffensiva tedesca, gelando il suo staff dichiarò: “<em>Andremo sempre avanti, è chiaro? Noi attaccheremo tutta la notte, attaccheremo domani mattina. E, se non dovessimo vincere, che nessuno di noi ritorni vivo!</em>”</p>
<p>Quando non mandava carri armati all’attacco, l’irruenza del suo Marte in Vergine lo rendeva violento, insofferente e impulsivamente manesco nei confronti degli inferiori di grado. È famoso l’episodio della sua visita all’ospedale da campo durante l’invasione della Sicilia: trovando in infermeria un soldato sotto shock ma non ferito, lo aggredì violentemente e lo schiaffeggiò con crudeltà, rimandandolo immediatamente in prima linea, non sopportando la sua vigliaccheria (“<em>Io detesto la viltà!</em>”) e l’inadempienza formale alle regole militari. Già in Africa si era distinto pretendendo che anche i cuochi, in quanto soldati, fossero formali, in divisa e con l’elmetto.</p>
<p>La mancanza di slancio tipica della posizione di Marte in Vergine è decisamente risolta dall’amore per il rischio dello Scorpione, e dagli aspetti del pianeta, particolarmente con <strong>Mercurio in Sagittario</strong>, che spinge ad essere fin troppo disinvolto e ottimista nell’andare sempre avanti, sempre all’arrembaggio. Lo aiutano una buona dose di cosiddetta fortuna (trigono <strong>Giove-Venere</strong>), la profondità plutoniana, ma più forse il Sole in sesta casa che ne fa un programmatore minuzioso anche delle sue azioni più estemporanee, e il sollecitato Urano che lo rende capace di sfruttare le buone opportunità con tempismo e genialità.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Montgomery-e-Patton.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8931" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Montgomery e Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Montgomery-e-Patton.jpg" alt="" width="471" height="376" /></a>Quando, in antagonismo con gli inglesi di <strong>Montgomery</strong>, aveva spinto i suoi carri troppo avanti nella conquista della Sicilia e il generale <strong>Alexander</strong> gli ordinò di non prendere Palermo, Patton rispose con un laconico messaggio: “<em>Chiedo l’autorizzazione a restituirla</em>”, in cui mostrava ancora una volta la tendenza teatrale e ironica del fortissimo <strong>Plutone</strong> nel tema (all’Ascendente, quadrato a Marte, opposto a Mercurio e trigono a Giove e Urano in quinta casa).</p>
<p>Eppure, oltre a essere impulsivo, eccentrico e risoluto, era anche un inguaribile combattente romantico, un poeta e un guerriero di altri tempi: “<em>Nuove armi? Sono la fine di tutto! Finito l’eroismo, finita la gloria, finito tutto quanto! Niente eroi, niente vigliacchi, niente truppe, niente generali. Solo quelli che sopravvivono e quelli che muoiono. Non fa per me questo tipo di guerra!</em>”</p>
<p>Patton si fidava molto (<strong>Mercurio in Sagittario</strong>) delle sue “<em>ispirazioni improvvise</em>”; per esempio quando il 16 dicembre 1944 “<em>seppe</em>” che i tedeschi stavano organizzando una controffensiva nelle Ardenne per Natale e li sorprese anticipandoli. Le sue<em> ispirazioni improvvise</em> solo in parte si spiegano con il triangolo <strong>Sole-Luna-Nettuno</strong> (quest’ultimo in XII casa e trigono a Giove). È noto, infatti, che Patton asseriva di ricordare alcune sue vite passate, quasi sempre legate a episodi di guerra nell’antica Roma; dimostrava di conoscere benissimo luoghi che non aveva mai visto prima in Europa e faceva spesso riferimento ai grandi eroi e condottieri della storia.</p>
<p>“<em>Sin dai tempi dei tempi / trionfi ho vissuto e sconfitte. / Ho combattuto, ho vinto e son caduto cento volte cento sopra le stelle. / Come in uno specchio opaco vedo le antiche guerre che ho vissuto in diversa guisa, con diversi nomi / ma ero sempre io</em>”.</p>
<p>Questa poesia che Patton recita nel film è significativa e conferma la sua convinzione di aver vissuto molte vite da militare. Il <strong>Nodo lunare Nord</strong> è in trigono a <strong>Luna</strong> e <strong>Nettuno</strong>, e in sestile al <strong>Sole</strong>; è nel segno che ospita Marte, ma in quinta Casa: anche nella posizione e negli aspetti dell’asse dei nodi si possono leggere le visioni nostalgiche del passato che tendono a sublimarsi nel ruolo di comandante militare, perfezionista nella forma della disciplina, al servizio ispirato di un ideale, ma pratico e concreto nell’azione.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8932" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton.jpg" alt="" width="250" height="260" /></a>Il guizzo dell’irrazionalità nel personaggio, convinto militare per vocazione e per nascita, ne fece il grande trionfatore dell’ultimo grande conflitto e un comandante geniale: “<em>Nove decimi della tattica sono sicuri, e vengono appresi sui libri. Ma il decimo irrazionale è come il lampo del martin pescatore, che attraversa lo stagno, ed è questa la vera pietra di paragone dei generali!</em>”</p>
<p>Un tema natale che parla di una vita interessante e, come si è visto, segnata dai “Carri di Marte”, eppure con una <strong>Venere</strong> importante, anche se poco o niente affettiva, nel segno del <strong>Capricorno</strong> opposta a <strong>Saturno</strong>. Oltre che nella lesione mortale alle vertebre cervicali del soggetto, forse si può leggere nei molti aspetti che fa Venere nel tema anche quella spinta personale e soggettiva verso la vocazione destinica che utilizza all’occorrenza anche l’energia di Marte, e non il contrario, così come rammentava <strong>Marsilio Ficino</strong>: “<em>Marte non doma mai Venere&#8230;</em>”.</p>
<p>Infatti, nel destino del generale non ci furono solo i carri armati: a guerra finita, il 9 dicembre 1945 a Heidelberg, un autocarro (!) senza freni urtò in velocità la sua auto e Patton batté violentemente la testa rompendosi le vertebre cervicali. Mercurio nel segno del Sagittario si opponeva a Urano, e la Luna acquariana, opposta a Plutone, si trovava proprio sul suo Medio Cielo. Morì per la grave ferita il 21 dicembre 1945.</p>
<p><strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<ul>
<li>
<h2>Vedi <a title="I Carri di Marte (parte 1)" href="http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-i-parte/"><em>I Carri di Marte (I parte)</em></a></h2>
</li>
</ul>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Bibliografia</span></h2>
<p>Marsilio Ficino, <em>Sopra lo Amore, ovvero Convito di Platone</em></p>
<p>Marija Gimbutas, <em>Il linguaggio della Dea</em></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>I Tarocchi Aurei</em></a></p>
<p><em>La Bibbia di Gerusalemme</em> (EDB)</p>
<p><em>Baghavad Gita</em></p>
<p><em>The New Webster Dictionary</em></p>
<p>Carlo Cordié, <em>Enciclopedia dei miti</em></p>
<p>Omero, <em>Iliade</em></p>
<p>James George Frazer,<em> Il Ramo d’Oro</em></p>
<p>Stephen King, <em>La Torre Nera</em></p>
<p>Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius</em></p>
<p>Franklin J. Schaffner, <em>Patton, generale d’acciaio</em></p>
<p>Ladislas Farago, <em>Patton: ordeal and triumph</em></p>
<p>Omar N. Bradley,<em> A soldier’s story</em></p>
<p>Kristopher Calnon, <em>Patton: A man of Heroic Proportions</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>I Carri di Marte (I parte)</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 17:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Nessuno è spinto dall’odio! Tutti sono spinti da Amore!” Marsilio Ficino I Neoplatonici non disgiungevano l’analisi di Marte da quella di Venere, considerando sempre tale coppia planetaria uno degli aspetti del concetto di Amore. Ciò trova una giustificazione in alcuni miti in cui Eros, anziché una divinità preolimpica, è considerato figlio di Afrodite e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="right"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Canova-Marte-e-Venere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8905" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Canova, Marte e Venere" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Canova-Marte-e-Venere.jpg" alt="" width="241" height="400" /></a><strong>“<em>Nessuno è spinto dall’odio!</em></strong></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><strong><em>Tutti sono spinti da Amore!</em>”</strong></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><strong>Marsilio Ficino</strong></p>
<p>I <strong>Neoplatonici</strong> non disgiungevano l’analisi di <strong>Marte</strong> da quella di <strong>Venere</strong>, considerando sempre tale coppia planetaria uno degli aspetti del concetto di <strong>Amore</strong>. Ciò trova una giustificazione in alcuni miti in cui <strong>Eros</strong>, anziché una divinità preolimpica, è considerato figlio di <strong>Afrodite</strong> e di <strong>Ares</strong>.</p>
<p>Scrive <strong>Marsilio Ficino</strong> (<em>Sopra lo Amore ovvero Convito di Platone</em>) che <em>“…se Venere tiene la signoria della natività dell’uomo, concede affetto di Amore: e se Marte prossimamente vi si aggiugne, fa con la caldezza sua lo impeto di Venere più ardente.</em>” In altre parole nell’astrologia rinascimentale Marte dona a Venere la forza e l’audacia necessarie all’Amore per esprimersi al meglio. E se tale concetto atavico e universale di Amore nell’uomo riesce a manifestarsi soprattutto nei rapporti interpersonali, si spiegano meglio anche i princìpi dell’astrologia moderna e psicologico-evolutiva riguardanti le relazioni dell’individuo con il mondo esterno in un connubio che solo la nostra mente sceglie di ordinare e suddividere in categorie ideali: affettive, estetiche, dialettiche, intellettive, aggressive.<span id="more-8784"></span></p>
<p>Anche così può esprimersi l’Amore: con la forza e la combattività, con la spinta propulsiva e l’ardore, con l’energia attiva di Marte che talvolta rappresenta l’unica possibilità che ha la vita di prevalere sull’ostilità ambientale e sulla morte. E tuttavia Marte, pur essendo un aspetto di Amore al pari di Venere, non esita a mostrare spesso la sua faccia feroce e aggressiva, la sua natura affermativa e bellicosa, la sua azione sempre muscolare e talvolta violenta: sia per aspetti planetari disarmonici, sia, più in generale, per la diffusa errata concezione di “amore”, dimenticando che la stessa mitologica <strong>Armonia</strong> è figlia degli due numi planetari. Tutto ciò rientra nell’antico conflitto tra i princìpi maschile e femminile dell’universo, che stentano a trovare un’armonica fusione nell’individuo, nella coppia, nella famiglia, nella società, nel mondo.</p>
<p>Tra i simboli di <strong>Marte</strong> guerriero in modo inusuale ho scelto il carro, principalmente nei suoi aspetti emblematici di veicolo di spostamento attivo e dinamico, di strumento cultuale funebre e trionfale, di strumento bellico, ben consapevole che, se il carro è soprattutto un simbolo del <strong>Sole</strong>, i carri da guerra di ogni epoca, spesso rivestiti di ferro, sono indubbiamente manifestazioni archetipiche di Marte.</p>
<h1 align="center"></h1>
<h1 align="center"></h1>
<h1 align="center"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-del-Sole.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8904" title="Carro del Sole" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-del-Sole.jpg" alt="" width="571" height="400" /></a></h1>
<h1 align="center">*   *   *</h1>
<h1 align="center"><strong>I CARRI DI MARTE</strong></h1>
<h2><strong>I Carri dei Kurgan</strong></h2>
<p>La storia dei carri è antica quasi quanto la civiltà, e narra, con la sua evoluzione, uno dei più drammatici avvenimenti del nostro lontano passato. Lentamente a partire dal V millennio a.C. popolazioni nomadi e guerriere iniziarono a invadere e a conquistare il Vecchio Mondo soppiantando l’antica civiltà autoctona che vi dominava fin dal periodo neolitico. Il processo di conquista, che alcuni studiosi chiamano kurganizzazione, fu lungo e avvenne in tempi diversi nelle varie aree, ma con significative costanti: la distruzione dei primi grandi centri agricoli organizzati e dei centri di culto megalitici, la mitopoiesi celebrativa degli eroi solari vittoriosi, il violento passaggio da una civiltà contadina e matriarcale ad una patrilineare e guerriera, la sostituzione delle antiche Dee Madri con pantheon a prevalenza maschile. (Vedasi il mio saggio <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/" target="_blank"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a>, 2008).</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Andr%C3%A9-Castaigne-Carica-di-carri1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8935" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="André Castaigne, Carica di carri" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Andr%C3%A9-Castaigne-Carica-di-carri1.jpg" alt="" width="313" height="189" /></a>Ondate di nomadi allevatori di cavalli scesero dalle montagne come una piena, e così sono spesso rammentati nei miti, travolgendo gli insediamenti agricoli nelle fertili vallate. In molti casi avevano innovative armi di ferro ed erano spinti da una forte volontà di prevalere. I loro micidiali carri da guerra fecero la differenza tattica e strategica per interi millenni, e li portarono alla vittoria sui campi di battaglia.</p>
<p>L’ancestrale conflitto fra agricoltori e allevatori si rinnovava nella dialettica universale fra i princìpi femminile e maschile, rappresentati a seconda dei casi dalla coppia simbolica <strong>Luna-Sole</strong> o da quella <strong>Venere-Marte</strong>. Dal punto di vista simbolico le ruote dei più antichi carri rappresentano perfettamente il loro diverso ruolo a seconda della funzione pratica e le due principali divinità di riferimento dotate di dischi ruotanti celesti. Le più primitive ruote di carro dei più antichi centri stanziali conosciuti erano piene e robuste, adatte al carico e simbolicamente riferite al sacro disco lunare che scandiva i ritmi della vita agricola. I carri da guerra degli invasori avevano ruote snelle e dotate di raggi, che richiamavano simbolicamente il mitico carro del Sole e le bellicose divinità maschili che lo accompagnarono.</p>
<p>Uno degli episodi di tale lungo e complesso processo di trasformazione culturale avvenne intorno al 1150 a.C., quando i Dori distrussero la tarda civiltà micenea, dando vita al sincretismo religioso che strutturò gran parte dell’antica mitologia classica mediterranea che rappresenta ancora la base fondante della simbologia astrologica. Con l’Età del Ferro e l’avvento del carro come strumento di guerra, Marte entra da protagonista a far parte di questa narrazione astrologica e antropologica che ci porterà, dopo più di tremila anni, ai carri armati moderni.</p>
<h2><strong>I Carri di ferro della Bibbia </strong></h2>
<p>Carri di ferro sono rammentati nella Bibbia, quando si descrive la formidabile armata di 900 carri del generale <strong>Sisara</strong>, al servizio di <strong>Iabin</strong>, re di Canaan, che opprimevano duramente da venti anni il popolo di Israele.<a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-da-guerra-ittita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8920" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Carro da guerra ittita" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-da-guerra-ittita.jpg" alt="" width="400" height="301" /></a> Secondo il racconto (<em>Giudici, IV</em>) l’armata fu dispersa da <strong>Yahwèh</strong>, che precedeva l’esercito degli Israeliti di <strong>Barak</strong>, ma significativamente furono due donne a consentire la sconfitta dei carri da guerra e dei nemici sul monte Tabor.</p>
<p>Fu la profetessa <strong>Debora</strong> a dettare la vincente strategia d’attacco e a incoraggiare Barak a radunare un esercito, ma egli si rifiutò di combattere senza avere lei al suo fianco, al che la profetessa sentenziò: “<em>Bene, verrò con te; però non sarà tua la gloria sulla via per cui cammini; ma il Signore metterà Sisara nelle mani di una donna.</em>” (<em>Giudici, IV,9</em>). E infatti fu <strong>Giaele</strong>, moglie di <strong>Eber</strong>, a uccidere il generale Sisara che si era nascosto nella sua stessa tenda, conficcandogli con un martello un acuminato paletto nella tempia, quale ulteriore simbolo di Marte in questa antica storia.</p>
<h2><strong>I Carri etruschi dei Principi Guerrieri</strong></h2>
<p>Nel corredo funebre della più grande tomba della necropoli di Populonia furono trovati i resti di due carri da guerra in legno con rivestimenti decorativi anche in ferro del VII secolo. La struttura della decorazione dei carri rivelava la grande importanza che gli Etruschi attribuivano a questo metallo, per alcuni aspetti considerato ancora più prezioso dell’oro. Le miniere di ferro della vicina Isola d’Elba resero potenti i clan aristocratici dell’Etruria occidentale contribuendo a formare una casta di prìncipi guerrieri. Uno dei principali motivi del fiorire della civiltà etrusca nel primo millennio a.C. furono indubbiamente gli accessibili giacimenti di ferro dell’Elba, delle Colline Metallifere e della Tolfa, che costituivano all’epoca il complesso produttivo di massima rilevanza di tutto il Mediterraneo. Il dio del ferro e della guerra <strong><em>Laran</em></strong> (marito di <strong><em>Turan</em></strong>, corrispondente di Venere), che i Romani poi chiamarono Marte, fu una divinità importante per almeno una dozzina di secoli nella nostra penisola, e non solo. La funzionale organizzazione militare romana fu un modello di successo e uno dei pilastri della società culturale sia repubblicana sia imperiale: parte di tale organizzazione era di origine etrusca, come traspare anche dalla parola latina <em>miles</em> (soldato), presa senza modifiche dalla lingua etrusca. Quanto alla dubbia derivazione di Marte dalla divinità etrusca <em>Maris</em>, spesso rappresentata come un giovane armato, non è il caso di approfondire in questa sede. Ma ancora una volta è opportuno segnalare come nella società etrusca, pur così fortemente segnata dai simboli “maschili” di Marte, abbiano avuto grande importanza le donne, in modo significativamente diverso dalle civiltà greca e romana, al punto da utilizzare con frequenza il matronimico.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Viaggio-agli-Inferi-in-carpentum.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8924" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Viaggio agli Inferi in carpentum" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Viaggio-agli-Inferi-in-carpentum.jpg" alt="" width="200" height="220" /></a>Come dimostrano i ritrovamenti archeologici di Castel San Mariano presso Perugia, fin dall’età arcaica il carro era un simbolo cerimoniale di aristocratico potere e ricchezza che serviva ai prìncipi in battaglia e nei trionfi, così come corredo funebre per l’ultimo viaggio.</p>
<p>Si distinguevano però due tipi di carri a due ruote: il <strong><em>carpentum</em></strong> (femminile) e il <strong><em>currus</em></strong> (maschile). Il <em>carpentum</em> era l’antenato del moderno calesse utilizzato anche dalle donne e dai magistrati, con uno o due posti seduti, decorato in bronzo a ricordare anche con il rame l’attinenza simbolica con Venere, presente nei fregi nella forma alata di <em>Turan</em>. Aveva l’asse ruotante e non poteva muoversi troppo velocemente. <strong>Tito Livio</strong> narra di un prodigio avvenuto al futuro re <strong>Tarquinio Prisco</strong> quando entrò sfarzosamente a Roma con la moglie a bordo di un <em>carpentum</em>. Il <em>currus</em> etrusco invece era una classica biga aperta posteriormente sulla quale prendevano posto due persone in piedi: in genere si trattava di un aristocratico e di un auriga, che si muovevano così in trionfo, a caccia e in battaglia. L’eccezionale ritrovamento di un carro di ferro etrusco completo di cavalli in una tomba aristocratica di Adria, unito a leggende locali ancora vive nel secolo scorso, conferma gli utilizzi sia bellico sia sepolcrale del carro, in analogia simbolica con Marte e con i segni in cui è domiciliato (Ariete e Scorpione).</p>
<h2><strong>Il Carro di Ferragosto</strong></h2>
<p>A Fontanarosa, in provincia di Avellino, la tradizione della vigilia di Ferragosto vuole che da circa due secoli si porti in processione, non senza difficoltà, un obelisco di paglia intrecciata alto circa 28 metri a forma di appuntito obelisco detto “carro”, trainato da due coppie di buoi. Questo nome rappresenta certamente un retaggio dei carri agricoli carichi delle primizie del raccolto che erano anticamente offerte alle divinità femminili pagane durante le feste estive e che successivamente rappresentarono un atto di ringraziamento e di devozione alla Madonna, nella festa dell’Assunzione, risalente almeno al VII secolo. Lo stesso utilizzo di paglia inumidita e intrecciata con arte su telai ricorda la preistorica <a title="Simboli del Grano e della Dea Madre" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/06/simboli-del-grano-e-delle-antiche-dee/">festa del raccolto dei cereali</a>.</p>
<p>La forma della guglia, fortemente acuminata, richiama astrologicamente i simboli di Marte. Possibili riferimenti mitologici sono quello del carro alato di <strong>Trittolemo</strong> ornato di serpenti, donato da <strong>Demetra</strong> per volare sui campi come allegoria del principio maschile incaricato di fecondare la Madre Terra; e quello del carro di <strong>Attis</strong>, simbolicamente evirato, che immagino versare gocce di sangue fecondante sui campi della Frigia, terra sacra alla Dea Madre <strong>Cibele</strong> celebrata da sacerdoti eunuchi.</p>
<p>Quanto al nome “Ferragosto”, è appena il caso di ricordare che deriva dal latino <em>Feriae Augusti</em> (Riposo di Augusto), anche se la coincidenza ha voluto creare una cabala fonetica in lingua italiana che richiama singolarmente il marziano ferro.</p>
<h2><strong>Il Carro dei Tarocchi</strong></h2>
<p>Il VII Arcano Maggiore si chiama <em>Il Carro</em> e raffigura un auriga che guida un cocchio trionfale trainato da due animali di diversi colore e intenzioni. Una delle interpretazioni psicologiche fa riferimento allo spirito dell’uomo che è chiamato a tenere a freno la sua natura materiale, con il dualismo che lo lega all’apparente realtà bipolare tramite i sensi, le passioni, l’orgoglio, il suo stesso corpo e le sue stesse azioni e motivazioni: tutto ciò che può sfruttare per andare avanti lungo la strada scelta, anche se con fatica e lentezza, verso i suoi obiettivi.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Aurei.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8922" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Carro, Tarocchi Aurei" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Aurei.jpg" alt="" width="236" height="382" /></a>Certamente il mito dell’auriga che <strong>Platone</strong> cita nel <em>Fedro</em> (246) è uno dei riferimenti classici della carta, come lo è il mito di <strong>Fetonte</strong> (cfr. Ovidio, <em>Metamorfosi, II</em>). Proprio in <strong>Ovidio</strong> ho trovato una delle rare tracce letterarie che lega analogicamente il Tarocco al segno dello Scorpione, domicilio di Marte: i cavalli imbizzarriti del carro volante, sfuggiti al controllo dell’inesperto Fetonte, prima di precipitarlo sulla terra, vanno a cozzare contro la volta celeste proprio in corrispondenza della costellazione dello Scorpione.</p>
<p>Confesso però che tale analogia astrologica, pur derivante dal sistema coerente della griglia dei miei <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>Tarocchi Aurei</em></a>, agli inizi della ricerca non mi convinceva completamente, essendo i simboli sempre plurivoci. Per la stessa ragione i vari significati astrologici di Marte si ritrovano maggiormente in altre carte del mazzo, particolarmente nella militare e fallica <em>Torre</em>, e tuttavia la mia argomentazione sul pianeta Marte in questo caso deve poter richiamare anche lo Scorpione come uno dei suoi domicili.</p>
<p>Le mie iniziali perplessità furono messe da parte soprattutto di fronte alla perfetta posizione della carta nella colonna dei segni d’Acqua; ricordando poi anche i culti funebri e le celebrazioni degli eroi guerrieri della mitologia celtica, particolarmente l’irlandese Cùchulainn, che forse usava un mezzo simile all’antico carro da guerra gallico a due ruote chiamato <em>esseda</em>, che poi i Romani adottarono soprattutto nei giochi circensi.</p>
<p>Ma nel corso dello studio tarologico altri indizi si presentarono.</p>
<p>Nella saga della <em>Torre Nera</em> di <strong>Stephen King</strong>, moderna fonte mitopoietica di un narratore che ha dimostrato più volte di saper attingere alla biblioteca degli archetipi universali, la radice <em>char-</em>, nella cosiddetta <em>Lingua Eccelsa</em>, significa “morte” (così come nell’antico inglese vuol dire girare, voltare, mutare, ricordando così la ruota), e <em>Charyou Tree</em> (così simile al termine inglese <em>charioteer</em>, auriga) era la celebrazione di un cruento rito sacrificale agricolo del Giorno delle Messi, con il significato di “<em>Morte a te, Vita al mio raccolto</em>”: qualcosa di molto simile è stato espresso nelle tesi di etnologia arcaica di James George Frazer (cfr. <em>The Golden Bough</em>, 1922) e richiama le origini del summenzionato carro di Fontanarosa.</p>
<p>Infine il termine latino <em>caro</em> (carne) ha poi prodotto nel francese arcaico <em>carnel</em>, e quindi l’inglese <em>charnel house</em>, il luogo presso le chiese dove si depositavano i cadaveri.</p>
<p>Quanto al già ricordato <em>carpentum</em>, esso ha origine protoceltica nel termine <em>karbanto</em> (carro da guerra), e una poco dubbia affinità etimologica con <strong>Carpentus</strong> o <strong>Carpantus</strong>, divinità guerriera conosciuta solo grazie a rare iscrizioni dedicatorie latine trovate in Francia e riferite a tale dio degli eroi che correvano alla battaglia sui carri da guerra.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Alessandro-Magno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8925" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Alessandro Magno" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Alessandro-Magno.jpg" alt="" width="389" height="292" /></a>I più famosi e leggendari condottieri, conquistatori e imperatori sono spesso ricordati a bordo di un carro. Di <strong>Alessandro Magno</strong> si disse che guidò un cocchio trainato da due grifoni alati per esplorare il cielo. <strong>Eginardo</strong>, il biografo di <strong>Carlo Magno</strong>, scrisse che l’imperatore “viaggiava ovunque a bordo di un carpento” (<em>Quocumque eundum erat, carpento ibat.</em> Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius, 1</em>). Anche iconograficamente è famosa l’immagine del carro con cui <strong>Achille</strong> trascina il corpo straziato di <strong>Ettore</strong> sotto le mura di Troia (cfr. Omero, <em>Iliade</em>).</p>
<p>Anticamente la biga da guerra era conosciuta e usata dagli Egizi fin dalla V Dinastia e nell’arcaico poema indiano <em>Bhagavad Gita</em> c’è l’importante riferimento simbolico al carro da guerra del principe <strong>Arjuna</strong>, che ha come auriga addirittura il dio <strong>Krishna</strong>. Qui la vittoria attende l’audace che ha scelto di percorrere con il carro un simbolico viaggio iniziatico di coscienza, conoscenza e amore, un sentiero non agevole se non si è guidati dalla divina forza interiore. Infatti è Krishna che guida il carro e a lui deve affidarsi Arjuna prima dello scontro finale, allegoria della battaglia interiore di ogni uomo contro l’ignoranza e gli attaccamenti egoici.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Spirale-Mistica.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8937" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Carro, Tarocchi Spirale Mistica" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Spirale-Mistica.jpg" alt="" width="228" height="400" /></a>I miti classici narrano dei già citati carri di <strong>Trittolemo</strong> e di <strong>Attis</strong>, del corpo di <strong>Ippolito</strong> trascinato sugli scogli dai cavalli imbizzarriti del suo stesso carro, e della morte cruenta degli amanti di <strong>Ippodamia</strong>, figlia di Enomao. Si narra, infatti, di <strong>Enomao</strong>, re di Pisa in Elide e figlio di Ares-Marte, che gareggiava con i pretendenti della figlia Ippodamia in una mortale corsa sui carri: i cavalli di Enomao erano un dono di Marte e talmente veloci che il re concedeva sempre un vantaggio agli sfidanti, che erano quindi regolarmente raggiunti prima del traguardo e decapitati. Il mito ricorda dodici o tredici teste di perdenti inchiodate alla porta della reggia. La serie dei pretendenti si esaurì con un sabotaggio scorpionico a danno dell’asse del carro del re e con la sua morte conseguente all’incidente.</p>
<p>Uno dei significati esoterici del VII Arcano, complessi come il mitico nodo del <em>Carro di Gordio</em>, è nascosto nel senso profondo della morte e della rinascita, dei riti dell’evirazione sacra e del sangue fecondante, delle ancestrali celebrazioni dei ritmi agricoli del calendario sacro, degli antichi Misteri Orfici, di Eleusi e di Attis, dei cicli naturali della vita e dell’esistenza. <em>Il Carro</em>, VII lama dei Tarocchi, seguendo numericamente <strong>Eros</strong>, rappresentato dal VI Arcano (<em>L’Innamorato</em>), deve simboleggiare anche <strong>Thanatos</strong>, l’oscura morte che apre alla suprema e profonda metamorfosi dell’essere.</p>
<p><strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<ul>
<li>
<h2>Continua in <a title="I Carri di Marte (parte 2)" href="http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-e-il-generale-patton-ii-parte/"><em><strong>I Carri di Marte (II parte)</strong></em></a></h2>
</li>
</ul>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></h2>
<p>Marsilio Ficino, <em>Sopra lo Amore, ovvero Convito di Platone</em></p>
<p>Marija Gimbutas, <em>Il linguaggio della Dea</em></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>I Tarocchi Aurei</em></a></p>
<p><em>La Bibbia di Gerusalemme (EDB)</em></p>
<p><em>Baghavad Gita</em></p>
<p><em>The New Webster Dictionary</em><strong> </strong></p>
<p>Carlo Cordié, <em>Enciclopedia dei miti</em></p>
<p>Omero, <em>Iliade</em></p>
<p>James George Frazer, <em>Il Ramo d’Oro</em></p>
<p>Stephen King, <em>La Torre Nera</em></p>
<p>Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius</em></p>
<p>Franklin J. Schaffner, <em>Patton, generale d’acciaio</em></p>
<p>Ladislas Farago, <em>Patton: ordeal and triumph</em></p>
<p>Omar N. Bradley, <em>A soldier’s story</em></p>
<p>Kristopher Calnon, <em>Patton: A man of Heroic Proportions</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intuire (di Lorenzo F.L. Pelosini)</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 18:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ben ritrovati, amici! È passato un po’ di tempo, ma sono contento di essere di nuovo su questo blog. Nelle settimane trascorse senza questa piccola preziosa pagina di sfogo, avevo dimenticato quanto mi fosse utile condividere con voi i miei pensieri. Allora, oggi vorrei parlarvi, appunto, di un’intuizione che ho avuto. Immagino che quelli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Contact.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-8320" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Contact" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Contact.jpeg" alt="" width="286" height="282" /></a>Ben ritrovati, amici! È passato un po’ di tempo, ma sono contento di essere di nuovo su questo blog. Nelle settimane trascorse senza questa piccola preziosa pagina di sfogo, avevo dimenticato quanto mi fosse utile condividere con voi i miei pensieri. Allora, oggi vorrei parlarvi, appunto, di un’intuizione che ho avuto. Immagino che quelli di voi che hanno letto <a title="Il Fantarealismo" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/08/il-fantarealismo-di-lorenzo-fl-pelosini/"><em>Il Fantarealismo</em></a> già conoscano le mie opinioni riguardo all’immaginazione e al suo ruolo “creazionistico”, ma oggi vorrei parlare dell’intuizione.</p>
<p>Di recente ho pensato ai grandi innovatori che hanno fatto la storia, geni appartenenti a tutti i campi della scienza, della politica, dell’arte, persone che avevano portato avanti con ostinazione propositi folli per tutta la vita.<span id="more-8318"></span> Ho pensato ad <strong>Einstein</strong>, <strong>Picasso</strong>, <strong>Galileo</strong>, <strong>Giordano Bruno</strong> e ho pensato a <strong>Don Chisciotte</strong>. Sebbene quest’ultimo sia frutto dell’inchiostro di <strong>Cervantes</strong>, è a buon diritto il capostipite di tutti i perseveranti sognatori e di tutti gli idealisti folli. Tutti questi uomini sono andati contro le credenze del secolo in cui sono vissuti, incrinandone, talvolta frantumandone come uno specchio, la validità. Immagino, forse idealizzandoli, che un giorno si siano svegliati e quella inquietudine eterea che li animava da sempre abbia di colpo trovato uno sfogo, un corpo, un canale. Avevano capito dove cercare l’errore di calcolo della loro epoca. Ebbene, <strong>Einstein</strong> aveva passato i primi anni della sua vita venendo considerato solo un povero teorico perso nel suo mondo di matematica pura, ma a soli ventisei anni di età, cambiò per sempre la visione del mondo e quattordici anni più tardi, grazie agli esperimenti di <strong>Eddington</strong>, la sua <em>Teoria della Relatività</em> generale venne provata: si dimostrò che lo spazio era curvo. L’universo gli aveva dato ragione, e il giovane fisico poteva esibirsi nella più famosa linguaccia della storia moderna: “<em>Alla faccia vostra, retrogradi! Avevo ragione io!</em>”</p>
<p>Ma poi ho pensato a <strong>Galileo</strong>. Considerando l’epoca, non aveva meno prove di Einstein a sostegno delle sue teorie astronomiche, ma prima che il suo lavoro, molto tempo dopo, divenisse il fondamento dell’alba dell’era scientifica, fu condannato per eresia dal Santo Uffizio e costretto all’abiura. Sapeva di essere nel giusto, ma il mondo tardò a comprendere e ad accettare il suo genio. Un suo contemporaneo, <strong>Giordano Bruno</strong>, negli stessi anni ipotizzò nei suoi trattati filosofici l’infinità dell’universo e la <a title="Esobiologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2008/12/plausibilita-dellesobiologia/">pluralità dei mondi</a>. Fu bruciato in <em>Campo dei Fiori</em> come eretico. Solo trecento anni più tardi, le sue teorie sul cosmo furono rivalutate come assolutamente valide. Bruno non era uno scienziato, le sue teorie non derivavano da un osservazione empirica, ma dalla semplice intuizione filosofica.</p>
<p>Lasciate ora che vi proponga come di consueto la solita digressione cinematografica. Per farlo dovrò svelare il finale di un film: <em>Contact</em> di <a title="Omaggio a Robert Zemeckis" href="http://www.giovannipelosini.com/2010/07/castelnuovo-berardenga-17-25-luglio-2010-omaggio-a-robert-zemeckis/"><strong>Robert Zemeckis</strong></a>. Nel film suddetto la protagonista, tale dottoressa Arroway, scienziata razionale e scettica, ma determinata a stabilire un contatto con un’altra civiltà, viene scelta come pilota di una navicella costruita sulla base di una trasmissione aliena che dovrebbe condurla alla fonte del segnale. La navicella parte, lei attraversa un buco spazio temporale e si trova a vivere un’esperienza inimmaginabile che la cambierà profondamente e che io non specificherò. Sta di fatto che al suo ritorno, sulla Terra è passato un solo nanosecondo dalla sua partenza e il viaggio non è stato registrato dagli strumenti. Così la povera dottoressa viene accusata di aver sognato tutto o peggio di aver messo su una gigantesca montatura. In tribunale, di fronte alle accuse dei suoi colleghi, la dottoressa si ritrova, in contrasto con la sua stessa mentalità, a fare la parte della mistica, sostenendo con fermezza un’esperienza che non può negare di aver vissuto, pur non potendo provare né agli altri né a se stessa di averlo solo immaginato.</p>
<p>Mi sono chiesto allora: dov’è situato veramente il confine della scienza se non nel tempo? <strong>Jules Verne</strong> nel 1865 immaginò un viaggio sulla Luna che all’epoca era follia inattuabile, ma è anche grazie a ciò che lui ha scritto che, un secolo più tardi, quella fantasia era divenuta realtà. La differenza fra un’artista e uno scienziato è che l’artista si muove nel campo del bello e del brutto, ma mai in quello del torto o della ragione, anche perché, come diceva <strong>Adorno</strong>, “<em>l’arte è magia, liberata dalla menzogna di essere verità</em>”. Le opere di <strong>Escher</strong>, <strong>Miro</strong> o di <strong>Dalì</strong> sono quindi straordinariamente evocative e del tutto nuove, originali e sintomatiche di una psiche che percepisce il mondo in modo unico ed inimitabile, ma ciò non implica che in esse vi sia verità oggettiva. Mi viene da pensare tuttavia a cosa accadrebbe se fra cento o mille anni si scoprisse che in dimensioni attigue alla nostra, la struttura geometrica dei corpi si sviluppa in modo del tutto simile a quello suggerito dal Cubismo di <strong>Picasso</strong>. Questo non renderebbe il pittore spagnolo di gran lunga più lungimirante di quanto già non appaia? Certo, è un’ipotesi paradossale, ma di fatto non priva di senso, se manteniamo una mentalità aperta.</p>
<p>Abbiamo già avuto prova di come la filosofia, persino l’arte, siano poi divenute la scienza del futuro. Molte delle intuizioni che abbiamo, per quanto assurde e attualmente prive di riscontro empirico, potrebbero in realtà essere le prime parole o immagini di un messaggio che inconsciamente percepiamo dal cosmo. Non avendo ancora le capacità o i mezzi per provarlo o addirittura per razionalizzarlo ed esprimerlo a parole, potremmo intanto imprimerlo nell’unico mezzo che non necessita di essere vero per esistere: l’arte; sotto forma, magari, di una tela piena di scale impossibili e paradossi visivi di ogni genere. Forse non avremo la fortuna di Einstein e non saremo lì per vedere la nostra idea divenire realtà e verremo dimenticati o considerati per anni, o secoli, o millenni, dei folli Don Chisciotte che corrono a lancia spianata contro i mulini a vento, ma con un po’ di fortuna, il nostro lavoro, di cui siamo stati artefici tutt’altro che consapevoli, potrebbe tornare alla luce e i cerchi concentrici creati da quel sasso che colpisce l’acqua della nostra percezione come la mela sulla testa di <strong>Newton</strong> potrebbero espandersi fino a intersecarsi con altre circonferenze generate in altri <em>Dove</em> e in altri <em>Quando</em> da un input non dissimile dal nostro e altrettanto apparentemente folle, creando così una parvenza di sapere oggettivo, che con altrettanta fortuna, potrà essere scardinato e sovrascritto all’infinito da una forma di conoscenza sempre più perfetta.</p>
<p>Lorenzo F.L. Pelosini</p>
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		<title>Lorenzo F.L. Pelosini all&#8217;Isola del Cinema di Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 17:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Isola Tiberina, 3 settembre 2011 A grande richiesta sono tornati al TiberScreen sull&#8217;Isola del Cinema i cortometraggi, le opere prime e i videoclip realizzati dagli allievi dell&#8217;Accademia di Cinema e Televisione Griffith per i corsi di regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, recitazione, filmmaker. La serata, presentata da Vincenzo Ramaglia, compositore, docente e direttore dell&#8217;Accademia, ha inteso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Isola-del-Cinema.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8253" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Isola del Cinema" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Isola-del-Cinema.jpg" alt="" width="327" height="138" /></a>Isola Tiberina, 3 settembre 2011</h2>
<p>A grande richiesta sono tornati al <em>TiberScreen</em> sull&#8217;<em>Isola del Cinema</em> i cortometraggi, le opere prime e i videoclip realizzati dagli allievi dell&#8217;<em>Accademia di Cinema e Televisione Griffith</em> per i corsi di regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio, recitazione, filmmaker.<span id="more-8252"></span></p>
<p>La serata, presentata da <strong>Vincenzo Ramaglia</strong>, compositore, docente e direttore dell&#8217;Accademia, ha inteso mostrare il cinema come sogno, ma anche come tecnica, formazione, professionalità, specializzazioni, industria, lavoro di squadra. Il programma della XVII edizione dell&#8217;<strong><em>Isola del Cinema</em></strong> ha incluso:</p>
<p><em>Vita e la città dei morti</em> (2008) di <strong>Giovanni Spadoni</strong>, finalista ai David di Donatello</p>
<p><em>Il buco nell&#8217;acqua</em> (2011) di <strong>Vittorio Antonacci</strong>, premiato al <em>48h Film Project</em></p>
<p><em>Il cuore rivelatore</em> (2011) di <strong>Lorenzo F.L. Pelosini</strong>, sceneggiatura di <strong>Daniela Mitta</strong>, con <strong>Leonardo Santini</strong>, <strong>Vinicio Bianchi</strong>, <strong>Giovanni Pelosini</strong>, <strong>Simone Antonelli</strong> e <strong>Simone Papini</strong></p>
<p><em>Come un pesce</em> (2009) di <strong>Marco Pellegrino</strong></p>
<p><em>L&#8217;ultimo incontro</em> (2011) di <strong>Vittorio Antonacci</strong>, sceneggiatura di <strong>Daniela Mitta</strong>, con <strong>Edoardo Siravo</strong></p>
<p><em>PVC Smoking</em> (2009) di <strong>Vincenzo Ramaglia</strong></p>
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		<title>ChemiCats: Sincronicità, Fisica Quantistica e Umorismo</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 18:40:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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		<description><![CDATA[Si può Ridere sulla Sincronicità e sulla Fisica Quantistica? Sembra incredibile aver potuto racchiudere in un cortometraggio di meno di 13 minuti la teoria della sincronicità di Jung e Pauli, i princìpi della fisica quantistica da Heisenberg a Schroedinger, e la teoria atomica di Dalton; il tutto in chiave comica, ma non per questo privo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Si può Ridere sulla Sincronicità e sulla Fisica Quantistica?</h1>
<p>Sembra incredibile aver potuto racchiudere in un cortometraggio di meno di 13 minuti la teoria della<a title="Sincronicità" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/03/la-sincronicita/"> sincronicità</a> di <strong>Jung</strong> e <strong>Pauli</strong>, i princìpi della fisica quantistica da <strong>Heisenberg</strong> a <strong>Schroedinger</strong>, e la teoria atomica di <strong>Dalton</strong>; il tutto in chiave comica, ma non per questo privo di contenuti. Eppure, con un po&#8217; di buona volontà e passione, i miei studenti della II SPES dell&#8217;Istituto Tecnico Commerciale <em>Cattaneo</em> di Cecina hanno sceneggiato, diretto, interpretato e prodotto un filmino certamente non da <em>Premio Oscar</em>, ma ricco di spontaneità, divertente e istruttivo.</p>
<p>Volete sapere come <strong>Wolfgang Pauli</strong> conobbe <strong>Carl Gustav Jung</strong> e come vinse il <em>Premio Nobel</em>?</p>
<p>Vi siete sempre chiesti dove si trovi l&#8217;indeterminato elettrone di <strong>Heisenberg</strong>?</p>
<p>Siete curiosi di sapere dove <strong>Albert Einstein</strong> incontrava <strong>Bohr</strong>, <strong>Plank</strong>, <strong>De Broglie</strong>, <strong>Sommerfeld, Dirac</strong>,  i più grandi scienziati del secolo scorso?</p>
<p>Sapete che faccia avesse Deborah, la moglie di <strong>John Dalton</strong>?</p>
<p>E infine volete davvero sapere che fine ha fatto il famoso <strong><em>Gatto di Schroedinger</em></strong>?</p>
<p>Tutte le risposte sono qui sotto in <em><strong>ChemiCats</strong></em>&#8230;</p>
<p>Buon divertimento, e non perdetevi i sorprendenti titoli di coda.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p><iframe width="560" height="349" src="http://www.youtube.com/embed/5F9rSswkWLI?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Fermate il Cervello, Voglio Scendere! (di Lorenzo F.L. Pelosini)</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 11:54:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi piace definirmi un intellettuale. Non un artista né tanto meno un genio (anche se mi piacerebbe. Per cui se mi trovate in giro per strada, cari lettori, sentitevi liberi di esordire con entusiastiche esclamazioni tipo: “Oh mio Dio, ma tu sei quel genio visionario dall’aspetto e profumo tutt’altro che sgradevoli che scrive quei meravigliosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Woody-Allen.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7404" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Woody Allen" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Woody-Allen.jpg" alt="" width="344" height="400" /></a>Mi piace definirmi un intellettuale. Non un artista né tanto meno un genio (anche se mi piacerebbe. Per cui se mi trovate in giro per strada, cari lettori, sentitevi liberi di esordire con entusiastiche esclamazioni tipo: “<em>Oh mio Dio, ma tu sei quel genio visionario dall’aspetto e profumo tutt’altro che sgradevoli che scrive quei meravigliosi articoli!</em>”), ma so che le mie modeste abilità e le mie “creazioni” sono esclusivamente frutto del lavoro del mio intelletto. E non ci sarebbe niente di male, se non fosse per il fatto che questo porta me ed altre persone con le mie stesse propensioni ad adagiarsi e a chiudersi nei luoghi interiori che appaiono come i più confortevoli, e ad identificarsi con essi.</p>
<p>In pratica mi sono accorto che, salvo rare eccezioni, negli ultimi anni non sono mai uscito dal mio cervello. La maggior parte delle persone ha una naturale propensione all’azione, vive e opera nel mondo ogni giorno identificandosi con le gambe che corrono, coi polmoni che si dilatano o con la voce che grida o canta. Per noi persone cerebrali risulta invece difficile abbandonarci a momenti di vibrante sensibilità fisica dimenticando l’onnipresente voce narrante della mente che accompagna e commenta ogni gesto ed ogni azione, talvolta donando, altre volte sottraendo come un ladro o un vampiro la poesia dell’attimo. Ci scopriamo così <em>inadatti alla vita</em>, come diceva <strong>Pasolini</strong>.</p>
<p>Questo perché, come dice <strong>Woody Allen</strong>, “<em>il sangue circola in tutto il corpo, gira, conosce, sa cos’è la vita, invece qui (nella testa) c’è la materia grigia, che giace lì a pensicchiare</em>”.<span id="more-7402"></span></p>
<p>Ed ecco la scelta a cui l’intellettuale tende per definizione: prediligere l’aereo ma freddo Cerebro  alle misteriose e duendistiche vie del Sangue. Questo perché la mente ci offre un’infinita gamma di immagini e viaggi, ci permette di partire da una forchetta o un pettine e arrivare in un attimo all’orbita di Giove e oltre l’infinito (per citare sia <strong>Stanley Kubrick</strong> che <strong>Buzz Lightear</strong>), creare il nostro percorso, il nostro film. Può estendersi e dilatarsi all’inverosimile fino ad inglobare in sé tutta la saggezza del passato e le fantasie per il futuro. E può renderti cosciente di insospettabili verità, talune splendide, altre terrificanti (ma comunque affascinanti) sulle intricate trame dell’essere, ma anche su te stesso. Ed ecco la fregatura.</p>
<p>Chiunque abbia compiuto una scelta radicale e si sia dedicato a conoscere a fondo solo una determinata area dello spettro delle realtà, presto si troverà davanti alla linea di confine che separa il suo amato e curato praticello da quello del vicino. Così noi poveri <em> brain addicted, </em>nella nostra infinita composizione del puzzle della conoscenza, ci ritroviamo inevitabilmente di fronte al tassello che ritrae come un impietoso specchio la nostra vigliaccheria e la nostra fuga dall’universo della prassi, il quale per giunta, non risulta poi così spaventoso come ce lo eravamo figurati in principio. Certo è caotico, ma è pieno di colori, di fuochi e di musica.</p>
<p>Citando nuovamente <strong>Woody Allen</strong>, campione e santo patrono di tutti i nevrotici, “<em>la Mente abbraccia tutte le più nobili aspirazioni come poesia, filosofia, ma… chi si diverte è il Corpo</em>”.</p>
<p>Il punto, per quanto dolente, è che la sola cosa che ci ha sempre fatto paura di quel mondo, è esattamente quello che gli individui dal cervello in moto perpetuo agognano più di ogni cosa: la spensieratezza. La parola stessa contiene in sé lo splendido paradosso dell’azione pura, del ritmo e del movimento istintivo e armonico non mediato dal pensiero cosciente, la libertà dal giudizio, dall’ansia e dalla paura del fare che da sempre ci blocca.</p>
<p>“<em>D’un tratto capii che il pensare è per gli stupidi</em>”, dice Alex in <em><strong>Arancia Meccanica</strong>,</em> “<em>mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione e a quello che il buon Bog manda loro. La musica mi venne in aiuto.</em>”</p>
<p>All’atto pratico, tutta la teoria che io tanto amo e che con tanta brama di sapere attingo dall’arte, specialmente dal Cinema, non fa che esortare il soggetto a lasciarsi andare, non tanto all’apollinea mente razionale (in grado solo di analizzare e valutare il problema, ma incapace di condurti alla sua risoluzione) ma al Sangue, portatore del dionisiaco ritmo del cuore che costituisce, non la coscienza razionale della vita, ma la vita stessa.</p>
<p>“<em>Hai mai pensato a delle reali forme di libertà?</em>”, chiede il colonnello Kurtz a Willard in <strong><em>Apocalypse Now</em></strong>, “<em>La libertà dall’opinione degli altri… persino dalla propria opinione</em>”.</p>
<p>Per trovare e godere di quest’attimo fuggente di emancipazione, senza passato e senza futuro, bisogna perdersi nell’apparente caos di quella musica pura e senza parole da cui è costituito il mondo del Fare, abbandonarsi, lasciarci tutto alle spalle e, come diceva Morpheus, sgombrare la nostra mente.</p>
<p>Lorenzo F.L. Pelosini</p>
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		<title>Per Grazia Ricevuta</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 11:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Riporto integralmente un vecchio aneddoto scolastico di gustoso e involontario umorismo che circola da tempo come barzelletta e che mi ricorda, per contenuto e stile, la garbata ironia di Nino Manfredi nel film Per grazia ricevuta. Un alunno di terza elementare delle scuole &#8220;Giovanni Pascoli&#8221; di Ca&#8217; Tron nel comune di Roncade nel lontano anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Nino-Manfredi-Per-grazia-ricevuta.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7301" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Nino Manfredi, Per grazia ricevuta" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Nino-Manfredi-Per-grazia-ricevuta.jpg" alt="" width="367" height="262" /></a>Riporto integralmente un vecchio aneddoto scolastico di gustoso e involontario umorismo che circola da tempo come barzelletta e che mi ricorda, per contenuto e stile, la garbata ironia di <strong>Nino Manfredi</strong> nel film <em>Per grazia ricevuta</em>.</p>
<p>Un alunno di terza elementare delle scuole &#8220;<em>Giovanni Pascoli</em>&#8221; di Ca&#8217; Tron nel comune di Roncade nel lontano anno scolastico 1953/54, nello scrivere un tema, si esprime con poche sintetiche righe riuscendo a descrivere perfettamente una gita a un santuario mariano e una particolare situazione familiare. Il testo è straordinario nella sua meravigliosa e icastica sintesi, ben comprensibile nonostante gli errori e qualche espressione dialettale veneta, che anzi rendono il tutto più credibile e genuino.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Catron, 6 Marso 1954</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Tema: Una gita</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Domenica siamo ndati a lamadona demonteberico a chiedere la grassia</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em> par miasorela che è maridata da cinque ani e no a gnanca tosatei.</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Siamo ndati, poi siamo pregati, poi siamo mangiati, poi siamo vegnuti casa.</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>O che siamo pregati male o che no si siamo capiti co la Madona,</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em> fatostà che è rimasta insinta laltra sorela che no è gnanca maridata.</em></strong></p>
<p style="text-align: right;">Anonimo alunno di III elementare<strong><em><br />
</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Verità (di Lorenzo F.L. Pelosini)</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 08:34:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[Per millenni filosofi e scienziati si sono lanciati nelle proprie speculazioni e teorie utilizzando come punto di partenza l’aprioristico concetto che la realtà tangibile e le sue leggi fossero il punto fermo dell’universo, la sola verità che ci fosse dato di conoscere per certa. Quello che cadeva sotto i sensi era reale (res extensa), il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Matrix.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7251" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Matrix" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Matrix.jpg" alt="" width="389" height="270" /></a>Per millenni filosofi e scienziati si sono lanciati nelle proprie speculazioni e teorie utilizzando come punto di partenza l’aprioristico concetto che la realtà tangibile e le sue leggi fossero il punto fermo dell’universo, la sola verità che ci fosse dato di conoscere per certa. Quello che cadeva sotto i sensi era reale (<em>res extensa</em>), il resto era un insieme di reazioni soggettive, idee e pensieri intangibili e inquantificabili privi di valore pratico (<em>res cogitans</em>).<span id="more-7199"></span></p>
<p>Oggi, alla luce delle scoperte di <strong>Heisenberg</strong> e della nascita della fisica quantistica, anche quest’ultimo punto fermo cede e si dissolve, lasciando spazio ad un’infinita gamma di possibilità.</p>
<p>Nel distopico <em>1984, </em><strong>George Orwell</strong> ci descrive un mondo schiacciato dall’assoluto potere di un regime totalitario, il quale da anni domina mente e cuore delle persone di tutto il pianeta alterandone giorno per giorno coscienza, pensieri, percezioni e ricordi a seconda delle necessità, fino a indurle a credere che la sola verità è quella che il Partito (dogmaticamente infallibile) afferma. Scienza, Storia, Sentimento e Pensiero Individuale vengono spazzati via in un sol colpo e all’umanità resta solo una forma mutilata e impotente di se stessa. <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/1984-Orwell.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7253" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="1984 Orwell" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/1984-Orwell.jpg" alt="" width="280" height="305" /></a>Winston Smith, il protagonista, trova difficoltà a conformare la sua mente al cosiddetto <em>Bipensiero </em>che il Partito gli impone. In un angolo della sua stanza, chino sul suo diario segreto, Winston cerca disperatamente una verità così assoluta e innegabile che neanche le onnipresenti mani e occhi del Partito potranno obliare o alterare.</p>
<p>“<em>Le cose ovvie, le cose semplici, le cose vere dovevano essere difese. Le verità evidenti erano vere, non ci potevano essere dubbi, su questo! Il mondo concreto esiste, le sue leggi non mutano. Le pietre sono dure, l&#8217;acqua è liquida, gli oggetti privi di sostegno cadono verso il centro della terra. </em>[…] <em>Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro</em>”. È alla Matematica, la più esatta delle scienze, che Winston si rivolge, ad essa affida tutta la sua dignità di uomo.</p>
<p>Facciamo ora un salto quantico ed andiamo ad analizzare Neo, il protagonista del film <em>Matrix. </em>Anche lui resiste al condizionamento di un ente superiore che tiene il volto dell’umanità schiacciato sotto il suo stivale e anche lui, come Winston, cerca un modo per realizzare la sua unicità, di elevarsi al di sopra del suo stato di schiavo per diventare uomo. In un mondo dove la mente umana è assuefatta ad una realtà virtuale controllata dalle Macchine, Neo si reca dall’Oracolo per sapere se egli sia veramente l’Eletto, il prescelto in grado di manipolare e trascendere le leggi della realtà e destinato a condurre gli esseri umani ad un nuovo livello di consapevolezza.</p>
<p>Ma l’Oracolo, come da tradizione, concede un ambiguo responso: “<em>Essere l’Eletto è come essere innamorato, nessuno può dire se sei innamorato, lo sai solo tu. Te ne accorgi… per istinto</em>”. Ed ecco la domanda: dov’è, quindi, che dobbiamo cercare la Verità? Esiste realmente?</p>
<p>Ora, la fisica quantistica ha scoperto che la materia non è quell’oggettivo dato di fatto che a lungo abbiamo creduto che fosse. È piuttosto un campo di infinite possibilità. Heisenberg una volta disse: “<em>Gli atomi non sono cose, sono tendenze</em>”. Questo perché ogni fenomeno, finché non viene osservato, e quindi <em>influenzato, </em>può manifestarsi in infiniti modi; ogni elettrone, finché non lo si irradia per osservarne la posizione, si trova in tutte le posizioni possibili nello stesso momento. Se prendessimo assoluta coscienza di questo, saremmo in grado di manipolare la materia solo osservandola, non vi sarebbero più leggi, regole o confini.</p>
<p>Quello che Winston in <em>1984</em> non capisce infatti è che non vi è principio alcuno nel mondo esterno che sia portatore di una verità assoluta. La stessa equazione 2+2=4 (che non avrebbe comunque validità assoluta, visto che nel campo della geometria non euclidea essa risulta errata) non ha valore di per sé, ma solo in quanto Winston proietta su di essa la sua convinzione. Per questo alla fine del romanzo il Partito riesce ad avere la meglio su Winston, perché una volta perduta la volontà di credere che due più due fa quattro, una volta schiacciata definitivamente la capacità di scelta dell’uomo, qualsiasi sua convinzione può essere alterata. Alterando la mente che è matrice di realtà, alteriamo la realtà stessa.</p>
<p>Una delle cose più sconvolgenti della <em>morale matrixiana,</em> è che Neo non è l’Eletto per natura, lo è solo potenzialmente, e diventa tale solo conseguentemente alla scelta e alla consapevolezza di esserlo. Quando anche la realtà che gli sta intorno sembra ribadire costantemente la sua natura mediocre, egli sceglie di cercare la verità, non nell’oggettività, ma nella soggettività. Tutto il mondo è una proiezione dell’interiorità. Non si tratta quindi di cercare e difendere un principio oggettivo uguale per tutti, ma di difendere gli infiniti principi individuali che ci rendono unici. Dobbiamo difendere la sacrosanta libertà del soggetto di scegliere fra le infinite realtà potenziali quella che più gli è congeniale, poiché è Uomo chi afferma la propria verità con assoluta certezza pur non negando le altre, e, come diceva <strong>Woody Allen</strong>, <em>la sola cosa oggettiva è la soggettività</em>.</p>
<p>Lorenzo F.L. Pelosini</p>
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		<title>Quadrimensionalmente (di Lorenzo F.L. Pelosini)</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 08:02:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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		<description><![CDATA[“Il mistero più grande che ci offre l’Universo non è la vita, ma la dimensione”, disse L’Uomo in Nero al Pistolero. Immaginate, se potete, di viaggiare attraverso miliardi di stelle che vorticano avvolte in un moto spiralico a formare una galassia. Ecco poi che vi si para davanti un’altra galassia e un’altra ancora, come tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Doc-Brown.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6960" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Doc Brown" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Doc-Brown.jpg" alt="" width="200" height="128" /></a>“<em>Il mistero più grande che ci offre l’Universo non è la vita, ma la dimensione</em>”, disse L’Uomo in Nero al Pistolero.</p>
<p>Immaginate, se potete, di viaggiare attraverso miliardi di stelle che vorticano avvolte in un moto spiralico a formare una galassia. Ecco poi che vi si para davanti un’altra galassia e un’altra ancora, come tanti mulinelli di sabbia argentata che si estendono a perdita d’occhio nel buio. Se vi allontanate abbastanza, scoprirete che anch’essi ruotano placidamente come una miriade di pulviscoli luminosi attorno ad un nucleo, un fitto agglomerato di cristalli. E se vi distanziate ancora noterete che quell’ammasso non è che un puntino appena visibile in un’infinita pioggia di scintille. Ed ora arrivate alla parte più difficile: provate a realizzare che in quell’infinità non c’è un oggetto, un corpo o un evento che sia uguale ad un altro, ogni singola manifestazione è unica e irripetibile. Non è già troppo questo quadro? Non cozza fin da ora colla nostra percezione del quotidiano, con l’idea sterile e ristretta che ci siamo fatti del mondo?</p>
<p>Eppure possiamo andare ancora più oltre. Possiamo <em>pensare quadrimensionalmente</em>, come diceva Doc in <em>Ritorno al Futuro</em>.<span id="more-6958"></span></p>
<h2>Il Ponte di Einstein Podolski Rosen: <em>Ritorno al futuro </em>e <em>Donnie Darko</em></h2>
<p>Nel 1905 <strong>Einstein</strong> scoprì che il Tempo era relativo ed esisteva solo in funzione dello spazio: quanto più un oggetto si muoveva veloce, tanto più il tempo per esso passava lentamente.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Donnie-Darko.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7039" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Donnie Darko" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Donnie-Darko.jpg" alt="" width="470" height="299" /></a>Arrivò poi a scoprire che il tessuto spazio temporale da cui è composto l’Universo consta di tre dimensioni, più una sorta di quarta dimensione che è appunto il Tempo. Tale tessuto, che si incurva sotto il peso di una qualunque massa, può essere addirittura perforato se l’oggetto in questione è abbastanza denso e pesante: si verrebbe così a creare un buco spazio temporale, poi ribattezzato <em>wormhole</em> (“bucoverme”) o <em>Ponte di Einstein Podolski Rosen</em>. Secondo <strong>Hawking</strong>, di cui abbiamo già discusso (vedi <a title="Fantarealismo" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/08/il-fantarealismo-di-lorenzo-fl-pelosini/"><em>Il Fantarealismo</em></a>), un canale del genere potrebbe condurre non solo in diverse regioni dello spazio-tempo a noi conosciuto, ma potrebbe essere un varco verso altre dimensioni.</p>
<p>Parafrasando Doc Brown, il continuum temporale può essere interrotto, creando nuove sequenze temporali risultanti in realtà alternative. In pratica, partendo dal principio secondo cui i viaggi nel tempo sono in teoria assolutamente possibili, noi avremmo la facoltà di muoverci a ritroso nel tempo e alterare colla nostra stessa presenza il naturale corso degli eventi. In <em>Ritorno al Futuro</em>, Marty torna indietro di trent’anni e impedisce accidentalmente l’incontro dei suoi futuri genitori, interferendo così con la sua stessa nascita.</p>
<p>Questo è un esempio di quello che Einstein definiva il <em>Paradosso del Nonno</em>, ovvero, se un individuo viaggia indietro nel tempo ed uccide suo nonno, tale individuo non nascerebbe affatto. Ma allora come potrebbe uccidere suo nonno?!</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/La-vita-è-meravigliosa-Capra.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7040" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="La vita è meravigliosa, Capra" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/La-vita-è-meravigliosa-Capra.jpg" alt="" width="246" height="340" /></a>Per rispondere a questa domanda, la meccanica quantistica ha concluso che ogni viaggio nel tempo equivale necessariamente ad uno spostamento in una realtà alternativa dove gli eventi si svolgono diversamente dall’Universo di partenza. Come avviene in <em>Donnie Darko</em>, dove il protagonista, grazie all’intervento di un misterioso personaggio proveniente dal futuro, scampa a quella che avrebbe dovuto essere la sua morte e crea attorno a sé un mondo alternativo in cui lui è ancora vivo. Lo stesso accade in <em>Ritorno al Futuro II</em>, dove l’antagonista Biff viaggia nel passato e dona a se stesso da giovane un almanacco con i risultati sportivi fino alla fine del secolo, dando vita ad un differente futuro in cui lui è ricco e potente. Per non parlare del capolavoro di <strong>Frank Capra</strong>, <em>La vita è meravigliosa</em>, dove il protagonista, in compagnia di un angelo, contempla il mondo come sarebbe stato se lui non fosse mai nato.</p>
<p>Quindi l’Universo, che a questo punto perde la sua definizione e diviene un Multiverso, consta di infinite realtà simultanee, alcune delle quali potrebbero differenziarsi dalla nostra solo perché in una di esse quel piccolo fiore vissuto per una settimana in un campo della Mongolia ha otto petali anziché sette, in altre la Mongolia potrebbe avere un altro nome o non esistere affatto, altre ancora potrebbero persino aver visto la razza umana cancellata ai suoi albori da un improvviso cataclisma che ha riportato la Terra ad una massa di lava informe. Ed infine, altre realtà potrebbero essere così differenti dalla nostra da essere costituite da più <em>dimensioni.</em></p>
<h2>Le Molte Dimensioni di<em> Flatlandia<br />
</em></h2>
<p>Vorrei a questo proposito citarvi <em>Flatlandia, un racconto fantastico a più dimensioni, </em>di <strong>Edwin Abbott Abbott</strong>. Nella sua opera, divenuta celebre come satira della società vittoriana, ma soprattutto opera di culto di matematici e fisici, Abbott racconta dell’incontro di un Quadrato (narratore della storia), che vive in un mondo a due dimensioni noto come <em>Flatlandia</em>, con una Sfera proveniente da <em>Spacelandia</em>, un universo tridimensionale. Ora, nel mondo di <em>Flatlandia</em>, tutti gli abitanti (triangoli, quadrati e altre figure geometriche) si muovono su di un piano e quando si avvicinano l’uno all’altro quello che vedono del loro prossimo è una semplice linea, non potendo concepire né tanto meno disporre di una visione dall’alto che per noi è naturale. Devono quindi tastare la superficie dell’interlocutore per capire a chi si stanno rivolgendo: se ad un pentagono, ad un triangolo o ad un cerchio. Così quando la Sfera si manifesta al Quadrato, essa si immerge nel piano infinito da cui è costituita <em>Flatlandia</em>, il Quadrato le gira intorno, la tasta e conclude: <em>ah, sei un cerchio!</em> Ma la sfera lo smentisce: <em>per vedermi come sono veramente, dovresti avere un occhio dentro di te.</em></p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Flatlandia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7036" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Flatlandia" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Flatlandia.jpg" alt="" width="303" height="400" /></a>Il Quadrato non capisce finché non fa un sogno in cui visita l’universo monodimensionale costituito da una retta, i quali abitanti (un insieme di segmenti che si muovono su di una linea infinita e sono quindi quanto mai …chiusi di vedute) si rifiutano di accettare l’esistenza di qualcosa che vada oltre la realtà come loro la percepiscono. Allora il Quadrato comprende, va dalla Sfera e le espone il concetto secondo il quale potrebbe esistere una quarta dimensione, o addirittura una quinta o infinite dimensioni e mondi ben più ampi e inconcepibili di una realtà tridimensionale. Ironico poi come la Sfera neghi l’idea con una miopia ben più grande di quella del Quadrato, il quale risulta quanto mai simile a <strong>Socrate</strong> quando disse: <em>se sono l’uomo più sapiente del mondo, è perché so di non sapere.</em></p>
<p>Quale che sia il livello di conoscenza che abbiamo raggiunto, non ha importanza, ci sarà sempre un infinità di realtà potenziali ancora da comprendere. Se solo avessimo un occhio dentro di noi, un occhio puntato al centro di se stesso e che contemporaneamente abbracci tutto il mondo esterno nel suo campo visivo in una simultanea implosione ed esplosione percettiva, riusciremmo a vedere una dimensione che compenetra e avvolge la nostra, in cui forse il Tempo ha un senso diverso e le nostre azioni influenzano nello stesso momento passato e futuro, una realtà al confronto con la quale il nostro universo non è più spesso di un foglio di carta. Il solo modo per giungere a tale ampiezza di vedute è quello di compiere uno sforzo immaginativo ed iniziare, innanzitutto, a pensare quadrimensionalmente.</p>
<p>Lorenzo F.L. Pelosini</p>
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		<title>Un Filo Conduttore con l&#8217;Infanzia (di Lorenzo F.L. Pelosini)</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 15:51:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>

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		<description><![CDATA[“Tutti i bambini, salvo uno, crescono”. Come Barrie ci ricorda, ad eccezion fatta per quella beata divinità della fantasia e dell’infanzia che è l’eroe delle sue storie, tutto e tutti sono in costante divenire. La vita è un continuo infrangersi di gusci: da quello uterino a quello estremo del corpo in cui viviamo, a ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Peter-Pan.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6703" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Peter Pan" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Peter-Pan.jpg" alt="" width="450" height="300" /></a>“<em>Tutti i bambini, salvo uno, crescono</em>”. Come <strong>Barrie</strong> ci ricorda, ad eccezion fatta per quella beata divinità della fantasia e dell’infanzia che è l’eroe delle sue storie, tutto e tutti sono in costante divenire. La vita è un continuo infrangersi di gusci: da quello uterino a quello estremo del corpo in cui viviamo, a ben guardare; passando attraverso una lunga serie di eventi che ci portano a contatto con una realtà sempre più ampia. Una mattina ti svegli e ti accorgi che sei molto lontano da casa, che non sei più nel Kansas, come direbbe Dorothy, e la cosa peggiore è che, a quel punto, viene da chiedersi: come sono giunto a questo? Che fine ha fatto la mia vecchia vita? Che fine ha fatto il bambino che ero?<span id="more-6702"></span></p>
<p>Pur nella mia giovane età, non posso negare di aver già vissuto almeno un paio di queste fatidiche mattine e immagino che il fenomeno tenderà ad intensificarsi esponenzialmente col passare degli anni. Magari, senza accorgermene mi ritroverò in un letto matrimoniale con una donna di cui non ricordo i pregi e le virtù, con un po’ di calvizie precoce da stress e un gran mal di testa. Oppure mi ritroverò scapolo, in un appartamento fatiscente di una metropoli americana a migliaia di chilometri da casa, sommerso dallo smog e dal rumore dei condizionatori che rombano fuori il loro freddo artificiale. E allora comincerò a cercare le cause che mi hanno condotto a questa specifica mattina. E come dicevo, la cosa più spaventosa è che potrei non ricordarmelo, essere ormai talmente infognato in una paralisi joyciana fatta di responsabilità verso la famiglia e il lavoro, di bollette, di tram in ritardo, da trovarmi di fronte un muro di mattoni ogni volta che tento di avventurarmi nel mio passato. Eppure, dirò fra me e me come inebetito dall’alcol, c’è stato qualcosa prima di questo, un tempo in cui le cose erano più semplici, più pulite. Ma la mia mente esausta potrebbe decidere di non avventurarsi oltre quel muro che essa stessa ha messo, per proteggermi da quel pezzo della mia vita troppo dolce e quindi troppo amaro da ricordare.</p>
<p><em>Ci sono solo cadaveri là dietro</em>, mi sussurrerebbe all’orecchio l’inconscio, <em>e scheletri e polvere, perché accollarsi la fatica di un’arrampicata? Non puoi fare più nulla per quel bambino… </em>E allora rinuncerei e tornerei indietro. Ma come ho scoperto di recente, per quanto ci sforziamo, non tutti i canali possono essere chiusi.</p>
<p>Come ben sapete, nel mio fanatismo per il Cinema, ho sempre considerato i film un mezzo per riconnettersi col nostro bambino interiore e, nel mio terrore di ritrovarmi un giorno di fronte a quel famoso muro, ho volontariamente tenuto vicino a me alcune delle mie pellicole preferite di modo da restare sempre collegato con le emozioni dell’infanzia. Certe volte lo stratagemma ha funzionato, altre volte le immagini, come deteriorate dalla mia costante visone, perdevano di significato e mi lasciavano in balia della sterilità del mondo esterno. Poi qualche mese fa, mi è capitato di ritrovare una vecchia videocassetta di <em>La Bella e la Bestia</em>, le immagini in copertina sembravano disegni rupestri in una lingua morta, eppure comunicavano qualcosa di sopito e familiare. Ho inserito la cassetta nel registratore e l’ho mandata indietro (neanche mi ricordavo come si facesse) e appena la musica è iniziata e le immagini l’hanno seguita, qualcosa si è riacceso, come un vecchio pistone arrugginito che ricomincia a pulsare. Prima all’orizzonte apparve il castello (c’è sempre un castello nell’universo Disney), poi apparve Belle e poi quell’idiota di Gaston ed infine la Bestia, triste e sensibile, e tutti i buffissimi personaggi tramutati in oggetti domestici. Ricordavo ogni parola, ogni accordo musicale con precisione e la cosa sorprendente era che niente, niente della mia originale emozione era andato perduto. Io non piango molto spesso e credevo di non averlo fatto nemmeno quella volta finché non mi sono sentito in bocca il sapore delle lacrime. Non solo l’emozione non era svanita, aveva fermentato e si era tramutata in un sentimento che va ben oltre l’agrodolce sapore della nostalgia. Da allora ogni giorno riesumavo vecchie cassette Disney: <em>Robin Hood</em>, <em>Aladdin</em>, <em>Peter Pan</em>, <em>Cenerentola</em> (il mio primo cartone), <em>Il</em> <em>Re Leone</em>… alcune erano ormai smagnetizzate, altre ancora arzille, ma nel giro di una settimana avevo ritrovato tutti i fili che mi ricollegavano alla persona che ero stato anni prima. Mi sono ricordato chi era quel bambino, cosa adorava mangiare, cosa voleva fare da grande, cosa detestava e cosa trovava irrinunciabile, perché sorrideva quando andava a letto la sera.</p>
<p>Da allora le cose fra me e lui vanno meglio. Certo a volte lo perdo di vista di nuovo, ma qualcosa arriva sempre a ricordarmelo. Non credo che mi abbandoni mai veramente. Credo che fra noi ci sia sempre un filo conduttore.</p>
<p>Lorenzo F.L. Pelosini</p>
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