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	<title>Giovanni Pelosini &#187; poesia</title>
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	<description>tarologia, astrologia, simboli, yoga e arti creative</description>
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		<title>Giocando Martino: da un&#8217;Opera Alchemica a una Poesia Simbolica</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 15:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
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		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
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		<description><![CDATA[Giocando Martino Testo ispirato all&#8217;opera di Martino Barbieri Calori &#8220;Labirinto Alchemico &#8211; io non mi accetto, 7/11/06&#8243; (foto a fianco) Il bambino sporge la sua manina fuori dall’utero materno cercando accoglienza ed accettazione: può trovarla nel tittillare il capezzolo materno? O forse è questo un modo per tornare alle origini primordiali del seme che lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Martino-Barbieri-Labirinto-alchemico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8327" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Martino Barbieri, Labirinto alchemico" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Martino-Barbieri-Labirinto-alchemico.jpg" alt="" width="300" height="400" /></a>Giocando Martino</h1>
<h2 style="text-align: center;">Testo ispirato all&#8217;opera di Martino Barbieri Calori &#8220;Labirinto Alchemico &#8211; <em> io non mi accetto</em>, 7/11/06&#8243; (foto a fianco)</h2>
<p>Il bambino sporge la sua manina fuori dall’utero materno cercando accoglienza ed accettazione: può trovarla nel tittillare il capezzolo materno? O forse è questo un modo per tornare alle origini primordiali del seme che lo generò e che ne indicò il cammino in gran parte segnato?</p>
<p>Non si scappa, piccolo, ti aspettano le caselle di un percorso ad ostacoli: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16 …</p>
<p>A 17 anni rischi di cambiare vita o di cambiare morte.</p>
<p>18, 19, 20, 21, 22 …</p>
<p>Completi il Sentiero degli Arcani Maggiori.<span id="more-8333"></span></p>
<p>E avanti così per un secondo giro. E poi per i successivi, mentre gli Arcani Minori scandiscono le tappe …</p>
<p>Nel groviglio intestinale c’è il dolore e la fatica dell’elaborazione.</p>
<p>Puoi scegliere, piccolo, come muoverti nei meandri della vita. Puoi scegliere se indulgere o fuggire, se volare in alto o scavare in basso. Puoi scegliere se restare più o meno tempo nelle caselle di questo spiralico “<em>gioco dell’oca</em>”. Puoi anche scegliere se tornare indietro a ripercorrere sentieri noti, più o meno rassicuranti.</p>
<p>Stai il doppio del tempo nella casella 51 per poi saltare direttamente alla 53: due volte ti innamori laboriosamente per poi fare una scelta di distacco.</p>
<p>Scegli di saltare la casella 57. Scegli di non esistere per un po’, sospeso nel limbo del gioco. Poi riparti, alla ricerca di te. Costi quel che costi. Scandisci i tempi.</p>
<p>79 caselle meno 1 casella saltata fa 78: tutti gli Arcani! Tutte le prove, tutte le esperienze!</p>
<p>Le caselle sono i sottomultipli del tempo non lineare.</p>
<p>La fine non è mai la fine, specialmente se il percorso va a ritroso, come dai visceri alla bocca. Ma è un tunnel ascendente e mistico ciò che ti aspetta.</p>
<p>Troppo sensibili sensilli scuotono i nervi elettrici di un’intelligenza addominale e profonda che fa a meno di vuote occhiaie.</p>
<p>La realtà si capovolge nel rame dorato e materno,</p>
<p>di Venere figlio,</p>
<p>d’Amore.</p>
<p>“<em>Per accettarmi, giocando, giocando, giocando!</em>”</p>
<p>Quanto sono aliene le forme che ti circondano?</p>
<p>Quanto male fanno alle sensibilità delle pellicole che rivestono i tuoi corpi?</p>
<p>Quanto è necessario capirlo ed accettarlo?</p>
<p>Mangi un boccone di cibo e lo trasformi dentro di te.</p>
<p>L’alchimia digestiva rielabora e trasforma ciò che non sei in ciò che sei.</p>
<p>Talvolta occorre tempo e doppia ruminazione, ma la magia opera sempre questa grande trasformazione. Esistenza dopo esistenza.</p>
<p>E, magia suprema, con lo specchio scopri che non sei solo, che tutti hanno la stessa necessità di accettare ciò che è alieno in sé: accettando si è accettati. Tutti e tutto.</p>
<p>Persino il giapponese può essere tradotto, rielaborato, trasformato, accettato.</p>
<p>Si trasforma e ci si trasforma.</p>
<p>Magia alchemica della Vita! E della morte, che ne è momento.</p>
<p>Sublime manifestazione del Divino!</p>
<p>La più sublime e spontanea manifestazione del divino nell’uomo è il gioco.</p>
<p>Il gioco fine a se stesso, il gioco per giocare.</p>
<p>Giocare per giocare.</p>
<p>Non condannarti mai più, piccolo uomo! Puoi sempre cambiare gioco, se non ti piace.</p>
<p>Giocare per piacere.</p>
<p>Amati, piccolo uomo!</p>
<p>Non condannarti mai più!</p>
<p>E gioca sempre …</p>
<p>“<em>Per accettarmi, giocando, giocando, giocando!</em>”</p>
<p>… per vivere!</p>
<p><strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<p>(testo alchemico scritto presso <em>Treggiaia University</em> il 17/12/2006)</p>
<ul>
<li>Vedi anche <a title="Martino Barbieri" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/11/martino-barbieri-un-percorso-di-vita/"><em>Martino Barbieri, un Percorso di Vita</em></a></li>
<li>Vedi anche<a title="Raccolta delle Opere di Martino Barbieri" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/09/la-raccolta-delle-opere-dellalchimista-martino-barbieri-calori/"><em> La Raccolta delle Opere dell&#8217;Alchimista</em></a></li>
</ul>
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		<title>Danza della Terra, Canto Comanche</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/07/danza-della-terra-canto-comanche/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 10:56:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[La Danza della Terra Canto della Nazione Comanche Ruota la terra, la terra sta ruotando. Coloro che rifiutano di danzare vogliono morire. Noi danziamo e la terra gira, la terra sta danzando. Noi regoliamo le nostre vite sul Sole e sulla Luna: il loro volto è il nostro volto. Con le mani teniamo alta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Donna-Bufalo-Bianca.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7788" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Donna Bufalo Bianca" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Donna-Bufalo-Bianca.jpg" alt="" width="217" height="360" /></a>La Danza della Terra</h1>
<h2 style="text-align: center;">Canto della Nazione Comanche</h2>
<p><strong><em>Ruota la terra, la terra sta ruotando.</em></strong></p>
<p><strong><em>Coloro che rifiutano di danzare vogliono morire.</em></strong></p>
<p><strong><em>Noi danziamo e la terra gira, la terra sta danzando.</em></strong></p>
<p><strong><em>Noi regoliamo le nostre vite sul Sole e sulla Luna: il loro volto è il nostro volto.</em></strong></p>
<p><strong><em>Con le mani teniamo alta la Luna.</em></strong></p>
<p><strong><em>Siamo figli degli alberi quando la Luna giace fra i rami.</em></strong></p>
<p><strong><em>Abbiamo occhi intatti, a sembianza d&#8217;uccello.</em></strong></p>
<p><strong><em>Noi cavalchiamo soli lungo la calda carezza del Sole.</em></strong></p>
<p><strong><em>Abbiamo un luogo in cui andare oltre la frangia dorata dei sogni.</em></strong></p>
<p>In questo antico canto amerindiano si può leggere oggi tutta la struggente nostalgia per un mondo passato in cui l&#8217;uomo ancora si sentiva parte dell&#8217;universo e della natura, regolando la propria vita con i ritmi del Sole e della Luna, delle stagioni e dei sogni. Cielo e Terra, alberi e animali sono, con l&#8217;uomo, un unico essere vivente che ha sempre <em>un luogo in cui andare</em>, e che ha sempre un motivo per &#8220;essere&#8221;.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
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		<title>L&#8217;Eco dell&#8217;Universo (di Rosella Bargione)</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/06/leco-delluniverso-di-rosella-bargione/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2011/06/leco-delluniverso-di-rosella-bargione/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 14:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Eco dell&#8217;Universo Poesia di Rosella Bargione, 25 giugno 2011 &#8220;Quando si spenge una stella c&#8217;è eco nell&#8217;Universo? Sentirà dolore non potendo più diffondere la luce che manifestava la sua essenza? In silenzio si nasconderà nel buio per non mostrare il suo nero pianto. Gli astri vicini all&#8217;inizio si interrogheranno sulla sua assenza, poi volgeranno lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pleiadi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7684" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Pleiadi" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pleiadi.jpg" alt="" width="230" height="400" /></a>L&#8217;Eco dell&#8217;Universo</h1>
<p style="text-align: center;">Poesia di <strong>Rosella Bargione</strong>, 25 giugno 2011</p>
<p>&#8220;<em>Quando si spenge una stella c&#8217;è eco nell&#8217;Universo?</em></p>
<p><em>Sentirà dolore non potendo più diffondere la luce che manifestava la sua essenza?</em></p>
<p><em>In silenzio si nasconderà nel buio per non mostrare il suo nero pianto.</em></p>
<p><em>Gli astri vicini all&#8217;inizio si interrogheranno sulla sua assenza,</em></p>
<p><em>poi volgeranno lo sguardo all&#8217;oriente di un nuovo sole.</em></p>
<p><em>Finalmente, in completa solitudine, la stella potrà abbandonarsi al ricordo</em></p>
<p><em> di luminosi momenti d&#8217;amore che la facevano brillare d&#8217;oro puro.</em></p>
<p style="text-align: left;"><em>Si farà cullare da brezze siderali senza doversi occupare di coloro che, pur amandola, le hanno sottratto la sua luce.</em>&#8220;</p>
<p><span id="more-7681"></span></p>
<p>La materia che compone le stelle non è diversa da quella che compone tutti i corpi. Essa è in continuo mutamento in cicli di aggregazione e disaggregazione. Guardare all&#8217;essenza delle cose significa vedere oltre la loro momentanea forma, oltre lo spazio che provvisoriamente tale forma occupa, oltre l&#8217;apparente scorrere del tempo. Nella lirica di Rosella Bargione, il rimpianto per una forma che fu, per quanto bella e brillante, è infine sostituito da eterno abbandono nella Luce immateriale.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Luna Piena d&#8217;Alabastro prima del Solstizio d&#8217;Estate 2011</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/06/luna-piena-dalabastro-prima-del-solstizio-destate-2011/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 08:02:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Luna Rossa per l&#8217;Eclisse Totale nel Castello di Querceto In attesa del Solstizio d&#8217;Estate delle 19.18 del 21 giugno 2011, si è celebrato il Plenilunio del 15 giugno con una bella serata all&#8217;insegna dell&#8217;arte nel Castello di Querceto, con la Luna Rossa che è spuntata dalle colline orientali già in totale oscuramento, perfettamente visibile nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-Evelyne-Huber.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7581" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="5 Festa Luna, Evelyne Huber" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-Evelyne-Huber.jpg" alt="" width="216" height="288" /></a>Luna Rossa per l&#8217;Eclisse Totale nel Castello di Querceto</h1>
<p>In attesa del <a title="Simboli e Riti di San Giovanni e Solstizio d'Estate" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/06/simboli-riti-e-magie-di-san-giovanni-lantica-festa-del-solstizio-destate/">Solstizio d&#8217;Estate</a> delle 19.18 del 21 giugno 2011, si è celebrato il Plenilunio del 15 giugno con una bella serata all&#8217;insegna dell&#8217;arte nel Castello di Querceto, con la Luna Rossa che è spuntata dalle colline orientali già in totale oscuramento, perfettamente visibile nel cielo terso e sgombro di nubi, mentre ancora le ultime luci del crepuscolo coloravano la costa degli Etruschi. Nel frattempo l&#8217;arpa di <strong>Evelyne Huber</strong> colorava l&#8217;atmosfera già magica del borgo di antichi richiami celtici e mitteleuropei e il bianco luminoso dellarte di <strong>S&#8217;nim Ho</strong> era un invito alla Luna a mostrarsi ancora recuperando il consueto candore dell&#8217;alabastro volterrano. <strong>Ursula Vetter</strong> ha fatto gli onori di casa da un naturale palchetto erboso al numeroso pubblico intervenuto. Subito dopo il tramonto <strong>Mauro Andreani</strong>, in mistico silenzio,  ha simbolicamente seminato &#8220;idee&#8221; nel prato già fecondo di alchemica rugiada lunare e presolstiziale: un augurio a veder sorgere presto &#8220;piantine&#8221; filosofiche e artistiche.<span id="more-7580"></span> <strong>Bruno Sullo</strong>, dalla sua finestra di condivisione col mondo, ha recitato poesie sue e di <strong>Enrico Mori</strong> dedicate alla Luna sulla piazzetta. <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-La-Luna-e-la-Farfalla.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7586" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="5 Festa Luna, La Luna e la Farfalla" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-La-Luna-e-la-Farfalla.jpg" alt="" width="349" height="238" /></a>Quando la soprano <strong>Piera Coppola</strong> ha intonato le prime note dei suoi canti alla Luna, accompagnata dal Maestro <strong>Giorgio </strong><strong>Regalli</strong>, il numeroso e attento pubblico si è spostato presso l&#8217;antica fonte, perfetto palcoscenico settecentesco per l&#8217;ingresso dei due ferrovieri <strong>Franco Santini</strong> e <strong>Raimondo Del Prete</strong>, che recavano una falce lunare gialla come in un ancestrale rito sacro alle energie materne telluriche e celesti. A movimentare la scena è apparsa poi una bautta veneziana, avvolta in un nerissimo tabarro che nascondeva i tratti di <strong>Giovanni Pelosini</strong>. Ascoltando le note di <em>Vaga Luna</em> di <strong>Vincenzo Bellini</strong>, <em>Somewhere over the Rainbow</em> di <strong>Harold Arlen</strong> e <em>Rusalkas</em> di <strong>Dvorak</strong>, nel duello cosmico fra il bianco e il nero ha prevalso il candore dei guanti dei <strong>Santini Del Prete</strong>, che infine hanno sconfitto <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-Santini-Del-Prete+Giovanni-Pelosini+Piera-Coppola+Giorgio-Regalli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7592" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="5 Festa Luna, Santini Del Prete+Giovanni Pelosini+Piera Coppola+Giorgio Regalli" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-Santini-Del-Prete+Giovanni-Pelosini+Piera-Coppola+Giorgio-Regalli.jpg" alt="" width="326" height="245" /></a>l&#8217;inquietante maschera nera e catturato la grande farfalla bianca del sogno con uno strano marchingegno denominato &#8220;<em>acchiappasperanze</em>&#8221; fatto con due copricapo da ferroviere fuori ordinanza. Aspettando il rischiararsi della Luna dall&#8217;Eclisse totale sono risuonate ancora poesie con <strong>Bruno Sullo</strong> e ritmate danze circolari nella piazzetta guidate da <strong>Saba Voss</strong>. Quindi nella stessa piazzetta, trasformata in cinema all&#8217;aperto, <strong>Lorenzo F.L. Pelosini</strong> ha presentato in anteprima il suo ultimo lavoro cinematografico ispirato ai racconti di <strong>Edgar Allan Poe</strong>, e con <em>Il Cuore Rivelatore</em> e l&#8217;intensità recitativa dell&#8217;attore protagonista <strong>Leonardo Santini</strong> tutti si sono chiesti se la Luna possa essere fonte di pazzia oppure di estrema acutezza dei sensi. Infine <strong>Pietro Giarola</strong> ha presentato la nuova versione elettronica del mensile lunare <em>Spirito Libero</em>. L&#8217;intero borgo ha partecipato collaborando agli allestimenti e alla realizzazione delle performance, che hanno avuto l&#8217;indispensabile aiuto di <strong>Eraldo Ridi</strong>, <strong>Rosella Bargione</strong>, <strong>Matteo Malfanti</strong>, <strong>Gabriele Bibbiani</strong>, <strong>Federico Pelosini </strong>(autore di alcune di queste foto), <strong>Elena Capone, Rebecca Vischer</strong> e del gentilissimo <strong>Ari</strong>.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-Eclissi-Totale-di-Luna.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7595" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="5 Festa Luna, Eclissi Totale di Luna" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-Eclissi-Totale-di-Luna.jpg" alt="" width="720" height="480" /></a>L&#8217;atmosfera della <a title="Quinta Festa della Luna" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/06/leclissi-di-luna-del-15-giugno-2011-plenilunio-dalabastro/"><strong>Quinta edizione della Festa della Luna</strong></a> della <em>Libera Università di Treggiaia</em> (quest&#8217;anno coadiuvata dalla <em>Accademia Libera Natura e Cultura</em> e dalla <em>Casa dell&#8217;Arte</em>) è stata quella delle antiche feste del borgo per l&#8217;ambientazione, ma anche quella degli eventi internazionali, per la qualità degli artisti intervenuti da varie parti del mondo. Ospiti speciali della serata: il più grande pittore del mondo di Tarocchi <a title="Hermann Haindl" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/04/hermann-haindl-una-vita-verso-i-tarocchi/"><strong>Hermann Haindl</strong></a> e sua moglie <strong>Erika</strong>, riconoscibili in basso a sinistra nella foto sotto. Un grazie sentito a tutti gli intervenuti e a tutti gli affezionati della festa che, con cadenza irregolare, celebra le notti lunari estive dal 2001.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-Querceto.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-7596" title="5 Festa Luna, Querceto" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Festa-Luna-Querceto.jpg" alt="" width="510" height="340" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Come Albero Tenace di Gianfranco Taglialatela</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/06/come-albero-tenace-di-gianfranco-taglialatela/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 08:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
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		<description><![CDATA[Come albero tenace Poesia di Gianfranco Taglialatela, 2010 Intono litanie al tuo improbabile ritorno, sospendendomi sulle vette raggianti che tu accendesti portandomi in volo coi tuoi ricami nel cielo. Ma sul pendio che guarda alla tua valle io cauto insisto e sono un albero tenace che irretisce la tua frana. Perché se invece seguissi il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Larice-tenace-Rabbi-Pelosini-2004.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7514" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Larice tenace, Rabbi, Pelosini, 2004" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Larice-tenace-Rabbi-Pelosini-2004.jpg" alt="" width="196" height="400" /></a>Come albero tenace</h1>
<p style="text-align: center;">Poesia di <strong>Gianfranco Taglialatela</strong>, 2010</p>
<p style="text-align: center;"><em>Intono litanie al tuo improbabile ritorno,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>sospendendomi sulle vette raggianti che tu accendesti</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>portandomi in volo coi tuoi ricami nel cielo.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Ma sul pendio che guarda alla tua valle</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>io cauto insisto</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>e sono un albero tenace che irretisce la tua frana.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Perché se invece seguissi il fiume</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>che vuol gettarsi ora da questa fonte,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>io scenderei ad incombere come inquieto rapace,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>senza preda né approdo.</em></p>
<p style="text-align: left;">Spuntano nella lirica di Taglialatela evanescenti eppur concreti simboli del suo essere sensibile e attento ai segnali sottili dell&#8217;universo. Le preghiere affidate al cielo dalle vette luminose sono i pensieri di un Eremita che guarda indietro per osare di guardare in alto, con cautela e tenace insistenza, in solitudine. Un Eremita che, immobile e paziente, sceglie di trasformarsi in albero solitario e di affondare le radici nella roccia piuttosto che volare in basso come un&#8217;aquila in picchiata alla ricerca di illusorie prede e inconsistenti rifugi: un atto di amore verso la montagna.</p>
<p style="text-align: left;">Giovanni Pelosini</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Trilussa: Ninna Nanna della Guerra</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 14:09:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ninna nanna, nanna ninna, er pupetto vò la zinna: dormi, dormi, cocco bello, sennò chiamo Farfarello Farfarello e Gujermone che se mette a pecorone Gujermone e Ceccopeppe che se regge cò le zeppe cò le zeppe d&#8217;un impero mezzo giallo e mezzo nero. Ninna nanna, pija sonno ché se dormi nun vedrai tante infamie e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Trilussa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7295" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Trilussa" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Trilussa.jpg" alt="" width="247" height="400" /></a>Ninna nanna, nanna ninna, er pupetto vò la zinna:</em></p>
<p><em>dormi, dormi, cocco bello, sennò chiamo Farfarello</em></p>
<p><em>Farfarello e Gujermone che se mette a pecorone</em></p>
<p><em>Gujermone e Ceccopeppe</em></p>
<p><em>che se regge cò le zeppe cò le zeppe</em></p>
<p><em>d&#8217;un impero mezzo giallo e mezzo nero.</em></p>
<p><em>Ninna nanna, pija sonno</em></p>
<p><em>ché se dormi nun vedrai tante infamie e tanti guai</em></p>
<p><em>che succedeno ner monno</em></p>
<p><em>fra le spade e li fucili de li popoli civili &#8230;</em></p>
<p><em>Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti</em></p>
<p><em>de la gente che se scanna per un matto che commanna;</em></p>
<p><em>che se scanna e che s&#8217;ammazza a vantaggio de la razza&#8230;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>o a vantaggio d&#8217;una fede per un Dio che nun se vede,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>ma che serve da riparo ar Sovrano macellaro.<span id="more-7294"></span></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Ché quer covo d&#8217;assassini che ce &#8216;nsanguina la tera</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>sa benone che la guera è un gran giro de quattrini</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>che prepara le risorse pe&#8217; li ladri de le Borse.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Fa&#8217; la ninna, cocco bello, finché dura &#8216;sto macello:</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>fa&#8217; la ninna, ché domani rivredremo li sovrani</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>che se scambieno la stima boni amichi come prima.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>So&#8217; cuggini e fra parenti nun se fanno comprimenti:</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>torneranno più cordiali li rapporti personali.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>E riuniti fra de loro senza l&#8217;ombra d&#8217;un rimorso,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>ce faranno un ber discorso su la Pace e sul Lavoro</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>pe&#8217; quer popolo cojone risparmiato dar cannone!</em></p>
<p><strong>Trilussa</strong> (Carlo Alberto Salustri, 1871-1950)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Pablo Neruda: Lentamente Muore chi Diventa Schiavo dell&#8217;Abitudine</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 19:04:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Lentamente muore chi diventa schiavo dell&#8217;abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle &#8220;i&#8221; piuttosto che un insieme di emozioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pablo-Neruda.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7290" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Pablo Neruda" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Pablo-Neruda.jpg" alt="" width="271" height="206" /></a><em>Lentamente muore chi diventa schiavo dell&#8217;abitudine,</em></p>
<p><em>ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,</em></p>
<p><em>chi non cambia la marcia,</em></p>
<p><em>chi non rischia e cambia colore dei vestiti,</em></p>
<p><em>chi non parla a chi non conosce.</em></p>
<p><em>Muore lentamente chi evita una passione,</em></p>
<p><em>chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle &#8220;i&#8221;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>piuttosto che un insieme di emozioni,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>proprio quelle che fanno brillare gli occhi,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>quelle che fanno battere il cuore davanti all&#8217;errore</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>e ai sentimenti.<span id="more-7289"></span></em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>chi è infelice sul lavoro,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>chi non rischia la certezza per l&#8217;incertezza,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>per inseguire un sogno,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>chi non si permette almeno una volta nella vita</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>di fuggire ai consigli sensati.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Muore lentamente chi distrugge l&#8217;amor proprio,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>chi non si lascia aiutare;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>o della pioggia incessante.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Evitiamo la morte a piccole dosi,</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>ricordando sempre che essere vivo</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Soltanto l&#8217;ardente pazienza</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>portera&#8217; al raggiungimento</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>di una splendida felicità.</em></p>
<p><strong>Pablo Neruda</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gabriel Garcìa Márquez: Lettera d&#8217;Addio</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 16:36:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Spiritualità]]></category>

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		<description><![CDATA[A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con l&#8217;oblio. Tante cose ho imparato da voi uomini&#8230; Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità risiede nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Gabriel-Garcia-Marquez.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7282" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Gabriel Garcia Marquez" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Gabriel-Garcia-Marquez.jpg" alt="" width="379" height="378" /></a><em>A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con l&#8217;oblio. </em></p>
<p><em>Tante cose ho imparato da voi uomini&#8230;</em></p>
<p><em>Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità risiede nella forza di risalire la scarpata.</em></p>
<p><em>Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito del padre, lo racchiude per sempre.</em></p>
<p><em>Ho imparato che un uomo ha diritto a guardarne un altro dall&#8217;alto solo per aiutarlo ad alzarsi.<span id="more-7280"></span></em></p>
<p><em>Sono tante le cose che ho potuto apprendere da voi, ma in verità a molto non avrebbero a servire, perché quando mi metterete dentro quella borsa, infelicemente starò morendo.</em></p>
<p><em>Dì sempre ciò che senti e fai ciò che pensi. Se sapessi che oggi sarà l&#8217;ultimo giorno in cui ti vedrò dormire, ti abbraccerei forte e pregherei il Signore affinché possa essere il guardiano della tua anima.</em></p>
<p><em>Se sapessi che questa è l&#8217;ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti bacerei, e ti richiamerei per dartene ancora.</em></p>
<p><em>Se sapessi che questa è l&#8217;ultima volta che ascolterò la tua voce, registrerei ogni tua parola per poter riascoltarla una ed un&#8217;altra volta all&#8217;infinito.</em></p>
<p><em>Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti in cui ti vedo ti direi &#8220;ti amo&#8221; senza assumere, scioccamente, che lo sai di già.</em></p>
<p><em>Sempre c&#8217;è un domani e la vita ci dà un&#8217;altra opportunità per fare bene le cose, ma se sbaglio e oggi è tutto ciò che mi resta, mi piacerebbe dirti che ti voglio bene, e che mai ti dimenticherò.</em></p>
<p><em>Il domani non è assicurato a nessuno, giovane o vecchio.</em></p>
<p><em>Oggi può essere l&#8217;ultimo giorno che vedi coloro che ami.</em></p>
<p><em>Perciò non aspettare più, fallo oggi, perché se il domani non dovesse mai arrivare, sicuramente lamenterai il giorno che non hai preso tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio, e che sarai stato troppo occupato per concederti un ultimo desiderio.</em></p>
<p><em>Mantieni coloro che ami vicini a te, dì loro all&#8217;orecchio quanto ne hai bisogno, amali e trattali bene, prenditi tempo per dirgli &#8220;mi dispiace&#8221;, &#8220;perdonami&#8221;, &#8220;per piacere&#8221;, &#8220;grazie&#8221; e tutte le parole d&#8217;amore che conosci.</em></p>
<p><em>Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per saperli esprimere; e dimostra ai tuoi amici quanto t&#8217;importano.</em></p>
<p><strong>Gabriel Garcia Marquez</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;Era del Toro</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/04/lera-del-toro/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 10:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;Era del Toro (1997) Mi piacciono i falchi che solcano il vento. Mi piace guardare l’azzurro del mare. Se l’arida terra mi copre le mani, mi piace lavarle nell’acqua di fonte. Del fieno tagliato mi piace l’odore, del magico fuoco il vivace colore. Mi piace del sole d’aprile il tepore. Mi piace guardare le nuvole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/gheppio-Treggiaia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6333" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="gheppio Treggiaia" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/gheppio-Treggiaia.jpg" alt="" width="312" height="630" /></a>L&#8217;Era del Toro (1997)</h2>
<p><em>Mi piacciono i falchi che solcano il vento.</em></p>
<p><em>Mi piace guardare l’azzurro del mare.</em></p>
<p><em>Se l’arida terra mi copre le mani,</em></p>
<p><em>mi piace lavarle nell’acqua di fonte.</em></p>
<p><em>Del fieno tagliato mi piace l’odore,</em></p>
<p><em>del magico fuoco il vivace colore.</em></p>
<p><em>Mi piace del sole d’aprile il tepore.</em></p>
<p><em>Mi piace guardare le nuvole in cielo.</em></p>
<p><em>Mi piacciono i falchi che solcano il vento.</em></p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p>Così sogniamo essere stata intorno a 5000 anni fa la primordiale civiltà agricola nel continente euroasiatico: un mondo bucolico fatto di Terra, Acqua, Aria e Fuoco ritmato dai cicli stagionali, rispettoso della sacralità della natura, pieno di profumi e di colori. Poter e saper ancora gustare il piacere di vedere un falco solcare il vento, di sentire l&#8217;odore del fieno appena tagliato e il tepore del sole primaverile sulla pelle, di osservare il mare azzurro dalle dolci colline coltivate è un bene raro e prezioso: un legame con le proprie radici, con la Terra che ancora ci accoglie e ci nutre, con noi stessi.</p>
<p>(Nell&#8217;immagine: uno dei due gheppi nati nel 2010 su un cipresso a venti metri dalla mia casa in uno dei suoi primi voli).  GP</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fratelli d&#8217;Italia, Simboli e Storia dell&#8217;Inno di Mameli</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Apr 2011 22:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 17 marzo 2011 è stato celebrato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Fu, infatti, nel 1861 che fu proclamato il Regno d’Italia, dopo la seconda Guerra d’Indipendenza, l’avventurosa campagna di Garibaldi, i plebisciti e le favorevoli circostanze politiche internazionali. Una vera e propria unificazione nazionale, al di là della comune lingua e cultura, però aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Goffredo-Mameli.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6907" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Goffredo Mameli" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Goffredo-Mameli.jpg" alt="" width="186" height="271" /></a>Il 17 marzo 2011 è stato celebrato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Fu, infatti, nel 1861 che fu proclamato il Regno d’Italia, dopo la seconda Guerra d’Indipendenza, l’avventurosa campagna di Garibaldi, i plebisciti e le favorevoli circostanze politiche internazionali. Una vera e propria unificazione nazionale, al di là della comune lingua e cultura, però aveva necessità di simboli: uno fu il <a title="Bandiera Tricolore Italiana" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/03/la-bandiera-tricolore-italiana/">vessillo tricolore</a> verde, bianco e rosso, che i patrioti italiani avevano cominciato ad usare fin dal periodo napoleonico; l’altro avrebbe dovuto essere un inno in cui riconoscersi. <strong>Giuseppe Garibaldi</strong> dimostrò di aver compreso bene il grande valore simbolico di un inno nazionale, di parole e musica che fossero portatrici di un condiviso senso di unità e che, come fanno i simboli propriamente detti, parlassero direttamente e con immediatezza al cuore dei cittadini e dei soldati, non tanto alla loro mente razionale. Il generale a questo proposito scrisse: “<em>Perché i nati sotto il cielo d’Italia non abbisognano dell’estraneo per redimersi, ma d’unione e d’un inno, che li colleghi, che parli all’anima dell’Italiano coll’eloquenza del fulmine! la potente parola del riscatto</em>”.<span id="more-6906"></span></p>
<p>La metafora del fulmine, segno di un’eloquenza non mediata e non logica, è perfetta e incredibilmente ancora attuale, specialmente se si pensa che nel XIX secolo non c’erano ancora né televisione né radio, né tanto meno la rete internet, ma già i canti popolari, le marce militari e gli inni patriottici riuscivano a diffondersi rapidamente veicolando messaggi politici e propagandistici più efficacemente della stampa e del telegrafo. E fu proprio il giovane ufficiale garibaldino <strong>Goffredo Mameli</strong> che nell’autunno del 1847, appena ventenne, scrisse di getto, con poche correzioni, su un quaderno di appunti che portava con sé, le parole ispirate del <em>Canto degli Italiani</em> che inviò a <strong>Michele Novaro</strong> (che le musicò con entusiasmo) e che tanta popolarità ebbe dal periodo delle Guerre di Indipendenza fino ai nostri giorni.</p>
<p>Goffredo Mameli era nato a Genova il 5 settembre 1827  in una famiglia aristocratica, progressista e colta, e si era già distinto, giovanissimo, per l’esuberanza che lo portò ad esporre il Tricolore italiano in occasione delle manifestazioni per il centenario dell’insurrezione genovese contro gli occupanti austriaci; episodio che non mancò di ricordare menzionando <strong>Balilla</strong> nel testo dell’Inno. Convinto mazziniano e amico di <strong>Nino Bixio</strong>, nella primavera del 1848 si unì con il grado di capitano a una brigata di trecento volontari genovesi guidati dal generale Torres per sostenere gli insorti delle <em>Cinque Giornate di Milano</em>, conoscendo così personalmente <strong>Giuseppe Mazzini</strong> e guadagnandosi la stima di Garibaldi, che lo volle con sé come ufficiale aiutante di campo durante le azioni militari del 1848-49. In quegli anni il suo inno era già popolarissimo e si cantava nelle marce e negli accampamenti militari.</p>
<p>Mameli fu particolamente attivo come patriota, vista la sua natura esuberante e passionale, e fu tra i difensori della Repubblica Romana durante il pesante attacco dei francesi di <strong>Oudinot</strong>, fortemente intenzionati a restaurare il potere temporale di <strong>Papa Pio IX</strong>. Goffredo Mameli non aveva ancora compiuto 22 anni quando, nonostante la febbre che lo indeboliva da giorni, partecipò ad un attacco alla baionetta fuori Porta San Pancrazio il 3 giugno 1849. Nella concitazione della carica la baionetta di un bersagliere, che lo seguiva correndo, lo ferì alla gamba sinistra; la ferita non sembrava grave ma si infettò, e non essendo ancora note le cure antibiotiche, si procedette all’amputazione dell’arto per evitare i gravi rischi della cancrena. Purtroppo il ferito morì ugualmente il 6 luglio, quando i francesi ormai erano entrati in Roma e Garibaldi era già in fuga per proseguire la guerra e accorrere in difesa di Venezia.</p>
<p>Di lui scrisse lo stesso Garibaldi nelle sue <em>Memorie</em>: “<em>&#8230;Mameli Goffredo era mio Ajutante di campo, più ancora amico mio&#8230; Il mio cuore è ben indurito dalle vicende di una vita procellosa; ma la memoria di Mameli! la sua perdita mi hanno straziato e mi straziano ancora, pensando alle glorie perdute dell’infelice mio paese.</em>”</p>
<p>Parole che oggi forse suonano retoriche e distanti dal pensiero e dal sentimento dei cittadini italiani, allontanati per mille motivi dalla passione civile e dalla partecipazione politica, ma che allora spingevano tanti giovani e giovanissimi a morire per il loro ideale. Parole che colpirono profondamente l’animo del musicista Michele Novaro quando lesse il testo di Mameli, che poi dichiarò: “<em>Una cosa stupenda!&#8230; Io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo. Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all&#8217;inno, mettendo giù frasi melodiche, l&#8217;un sull&#8217;altra, ma lungi le mille miglia dall&#8217;idea che potessero adattarsi a quelle parole</em>”.<em> </em></p>
<p>Parole che allora non furono certamente prive di un profondo e sincero senso di appartenenza, e che profeticamente Garibaldi riteneva destinate a “sollevare l’Italia dalla polvere”, anche se all’epoca quello di Mameli non era ancora l’inno nazionale.</p>
<p>Fin dalla fine del 1847, con il titolo <em>Canto degli Italiani</em>, era cantato dai patrioti di ogni parte d’Italia come simbolo del Risorgimento in ogni manifestazione, e come tale esortò i volontari e i soldati regolari nelle insurrezioni e nelle Guerre di Indipendenza, facendosi conoscere anche come <em>Inno di Mameli</em>, o <em>Fratelli d’Italia</em>. Con l’unità del Regno d’Italia nel 1861 e per tutto il periodo monarchico, però, l’inno nazionale fu sempre la <em>Marcia  Reale</em>, nonostante Giuseppe Verdi autorevolmente utilizzasse le note di Michele Novaro nel suo <em>Inno delle Nazioni</em> nel 1862. Soltanto il 12 ottobre 1946, su proposta del ministro <strong>Cipriano Facchinetti</strong>, fu adottato in via provvisoria (poi confermato il 17 novembre 2005) come inno nazionale della Repubblica l’<em>Inno di Mameli</em>, meglio conosciuto come <em>Fratelli d’Italia</em>. Dal 2006 il Senato della Repubblica sta lavorando ad un disegno di legge per integrare l’articolo 12 della Costituzione e per considerare sia la bandiera tricolore sia l’<em>Inno di Mameli</em> simboli della nazione.</p>
<p>Nel testo integrale che segue si trovano i simboli di antiche glorie, dall’elmo di <strong>Scipione l’Africano</strong>, il conquistatore di Cartagine, alle coorti organizzate nelle legioni romane, dalla Dea Vittoria destinata a favorire Roma, agli episodi eroici ormai leggendari di Balilla a Genova, di <strong>Alberto da Giussano</strong> a Legnano, di <strong>Francesco Ferrucci</strong> a Gavinana, dei Vespri siciliani: tutti simboli di unione e di forza, di fratellanza e di onore, di appartenenza. Valori e simboli in origine autenticamente apprezzati, che in seguito sono stati alternativamente strumentalizzati ovvero sottovalutati, occasionalmente o superficialmente utilizzati se non addirittura messi in discussione. Valori e simboli sempre difficili da mettere veramente in pratica, come la fratellanza. Valori e simboli per i quali molti giovani e giovanissimi come Mameli non molte generazioni fa diedero la vita.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Fratelli d&#8217;Italia<br />
L&#8217;Italia s&#8217;è desta,<br />
Dell&#8217;elmo di Scipio<br />
S&#8217;è cinta la testa.<br />
Dov&#8217;è la Vittoria?<br />
Le porga la chioma,<br />
Ché schiava di Roma<br />
Iddio la creò.<br />
Stringiamci a coorte<br />
Siam pronti alla morte<br />
L&#8217;Italia chiamò. </em><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Noi siamo da secoli<br />
Calpesti, derisi,<br />
Perché non siam popolo,<br />
Perché siam divisi.<br />
Raccolgaci un&#8217;unica<br />
Bandiera, una speme:<br />
Di fonderci insieme<br />
Già l&#8217;ora suonò.<br />
Stringiamci a coorte<br />
Siam pronti alla morte<br />
L&#8217;Italia chiamò. </em><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Uniamoci, amiamoci,<br />
l&#8217;Unione, e l&#8217;amore<br />
Rivelano ai Popoli<br />
Le vie del Signore;<br />
Giuriamo far libero<br />
Il suolo natìo:<br />
Uniti per Dio<br />
Chi vincer ci può?<br />
Stringiamci a coorte<br />
Siam pronti alla morte<br />
L&#8217;Italia chiamò. </em><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Dall&#8217;Alpi a Sicilia<br />
Dovunque è Legnano,<br />
Ogn&#8217;uom di Ferruccio<br />
Ha il core, ha la mano,<br />
I bimbi d&#8217;Italia<br />
Si chiaman Balilla,<br />
Il suon d&#8217;ogni squilla<br />
I Vespri suonò.<br />
Stringiamci a coorte<br />
Siam pronti alla morte<br />
L&#8217;Italia chiamò. </em><em> </em></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>Son giunchi che piegano<br />
Le spade vendute:<br />
Già l&#8217;Aquila d’Austria<br />
Le penne ha perdute.<br />
Il sangue d&#8217;Italia,<br />
Il sangue Polacco,<br />
Bevé, col cosacco,<br />
Ma il cor le bruciò.<br />
Stringiamci a coorte<br />
Siam pronti alla morte<br />
L&#8217;Italia chiamò.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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