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	<title>Giovanni Pelosini &#187; rune</title>
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	<description>tarologia, astrologia, simboli, yoga e arti creative</description>
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		<title>I Tarocchi di Haindl</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 10:35:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[Mazzi / Tarot decks]]></category>
		<category><![CDATA[Tarologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Questi meravigliosi Arcani sono molto evocativi e invitano alla contemplazione di simboli talvolta sfumati e rivelati negli sfondi, sempre realizzati secondo le coincidenze significative della distribuzione apparentemente casuale dei colori. Gli Arcani Maggiori sono bellissime tavole riportanti anche le lettere ebraiche corrispondenti, le rune, i simboli astrologici in analogia e alcuni emblemi iconografici. Hermann Haindl [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2009/04/haindl-tarot.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1357" style="margin: 0pt 10px 0pt 0pt;" title="haindl-tarot" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2009/04/haindl-tarot-204x300.jpg" alt="" width="147" height="216" /></a>Questi meravigliosi Arcani sono molto evocativi e invitano alla contemplazione di simboli talvolta sfumati e rivelati negli sfondi, sempre realizzati secondo le coincidenze significative della distribuzione apparentemente casuale dei colori.<br />
Gli <strong>Arcani Maggiori</strong> sono bellissime tavole riportanti anche le lettere ebraiche corrispondenti, le rune, i simboli astrologici in analogia e alcuni emblemi iconografici.</p>
<p><strong>Hermann Haindl</strong> ha pitturato le 78 tavole dopo aver realizzato gli sfondi, e solo successivamente ha scelto la corrispondenza con i Tarocchi: il risultato è straordinariamente interessante per i simboli che i colori hanno inteso trasmettere all&#8217;autore e agli osservatori attenti del mazzo.</p>
<p><span id="more-876"></span><br />
Anche gli <strong>Arcani Minori</strong> dei <em><strong>Tarocchi di Haindl</strong></em> riportano simboli di segni e pianeti dell&#8217;astrologia, oltre ai corrispondenti esagrammi dell&#8217;<em>I Ching</em>, ma soprattutto sono i testimoni di quattro diverse culture:</p>
<ul>
<li>le <strong><em>Coppe</em></strong> sono rappresentate dai simboli della <strong>mitologia nordica</strong>,</li>
<li>i <strong><em>Bastoni</em></strong> si sviluppano con i personaggi dell&#8217;<strong>oriente indiano</strong>,</li>
<li>le <em><strong>Spade</strong></em> hanno i colori del Sud e dell&#8217;<strong>antico Egitto</strong>,</li>
<li>i <em><strong>Denari</strong></em> sono raffigurati come Pietre e seguono il senso della concreta saggezza dei nativi dell&#8217;<strong>Ovest americano</strong>.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2009/04/haindl-forza.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1359" style="margin: 0pt 10px 0pt 0pt;" title="haindl-forza" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2009/04/haindl-forza-159x300.jpg" alt="" width="111" height="210" /></a>Del grande artista Hermann Haindl colpiscono soprattutto la grande umanità, la sensibilità nei confronti della natura in tutti i suoi aspetti anche più segreti, il rispetto consapevole, lo spirito positivo. Tutte qualità che emergono dalla sua persona così come dalla sua opera, sempre sincera.</p>
<p>Le 78 carte furono pubblicate in Italia da Armenia, accompagnate da un importante testo di <strong>Rachel Pollack</strong>, grande esperta americana di tarologia. Si attende con ansia un&#8217;opportuna nuova edizione. L&#8217;ultima edizione tedesca è del 2001, Econ Ullstein List Verlag GmbH &amp; Co. KG, München; il libro più il mazzo di 78 Arcani all&#8217;epoca era in commercio a 22,00 €. ISBN 3-548-74027-8</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<ul>
<li style="text-align: right;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/2009/04/hermann-haindl-una-vita-verso-i-tarocchi/" target="_self">Hermann Haindl, una vita verso i Tarocchi</a></li>
</ul>
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		<title>Simboli di trasformazione alchemica del XII Arcano</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2008/12/simboli-di-trasformazione-alchemica-del-xii-arcano/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 19:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
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		<description><![CDATA[I Tarocchi, intesi come macchina filosofica, sono uno strumento complesso di origine sconosciuta che si sviluppò in Europa parallelamente all&#8217;alchimia, non solo negli aspetti iconografici e simbolici, ma anche nella sottile funzione speculativa di trasformazione interiore assimilabile alla Grande Opera. La tradizione alchemica cominciò a diffondersi in Europa probabilmente fra il 1100 ed il 1200 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/1alchimia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-350" style="margin: 0 10px 0 0;" title="alchimia" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/1alchimia-261x300.jpg" alt="" width="157" height="180" /></a>I Tarocchi, intesi come macchina filosofica, sono uno strumento complesso di origine sconosciuta che si sviluppò in Europa parallelamente all&#8217;alchimia, non solo negli aspetti iconografici e simbolici, ma anche nella sottile funzione speculativa di trasformazione interiore assimilabile alla Grande Opera.<br />
 La tradizione alchemica cominciò a diffondersi in Europa probabilmente fra il 1100 ed il 1200 grazie alle prime traduzioni dei trattati magici, astrologici e spagirici dall&#8217;arabo, che, a loro volta, tramandavano la tradizione degli antichi testi greci ed egizi.<br />
 Nello stesso tempo la simbologia esoterica iniziava a svilupparsi nell&#8217;architettura sacra e nell&#8217;iconografia delle cattedrali gotiche, così come nei sodalizi iniziatici.<span id="more-348"></span><br />
 I Tarocchi e l&#8217;alchimia trovarono un terreno fertile di sviluppo proprio in Italia, grazie al mecenatismo illuminato delle corti dei signori, l&#8217;apporto culturale dei sapienti islamici e soprattutto ebrei, cacciati dalla Spagna alla fine del XV secolo, dei bizantini dopo la caduta di Costantinopoli del 1453, del movimento dei neoplatonici, con Marsilio Ficino e Pico della Mirandola.<br />
 In quella splendida fucina sincretistica di scienza e di arte che fu il Rinascimento italiano si ebbero anche le prime notizie documentate dei Tarocchi come raffinato gioco di corte.<br />
 Subito dopo si fecero strada le idee di magia naturale di Paracelso, di Cornelio Agrippa, di Bernardino Telesio e di tanti altri, in una feconda commistione di Cabala, gnosticismo, ermetismo, alchimia, astrologia, mitologia greca, misticismo e antiche tradizioni occidentali.<br />
 Il linguaggio volutamente ermetico della simbologia esoterica rappresentava, e rappresenta ancora oggi, una delle più grandi difficoltà di comprensione e di interpretazione dei princìpi dell&#8217;alchimia, riconoscibili talvolta anche nell&#8217;iconografia dei Tarocchi. La difficoltà consiste sia nella decifrazione degli antichi codici di alchimia, protetti dal linguaggio ermetico degli iniziati, sia nella stessa struttura dei simboli, che sono plurivoci per loro intrinseca natura.<br />
 Il termine &#8220;alchimia&#8221; significa &#8220;fondere le due parti&#8221;, cioè &#8220;colare e trasmutare&#8221;. Nel profondo si riferisce alla trasformazione che l&#8217;alchimista opera sui metalli ma soprattutto su se stesso.<br />
 I Tarocchi, come l&#8217;alchimia, possono essere un percorso di conoscenza e di trasformazione, un sentiero iniziatico di introspezione attraverso la comprensione intima degli archetipi.<br />
 &#8220;<em>Conosci te stesso</em>&#8220;: l&#8217;antico motto di Delfi è ancora un utile viatico per il moderno esploratore del profondo, perché conoscersi completamente era ed è tuttora una grande impresa per l&#8217;uomo che accetta di seguire percorsi di ricerca interiore, i quali non sono meno ardui delle prove iniziatiche degli eroi mitologici.<br />
 A questi eroi è dedicato un particolare Tarocco, fra i tanti in cui si trovano precisi riferimenti simbolici alla Grande Opera: l&#8217;Appeso.  L&#8217;eroe del XII Arcano però non è un classico eroe &#8220;solare&#8221;, ma un eroe &#8220;lunare&#8221;, che esprime il desiderio di espandere la coscienza dell&#8217;uomo che osserva, comprende e trasforma se stesso in un&#8217;alchimia filosofica, speculativa, e quindi operativa.<br />
 Il XII Arcano dei Tarocchi Aurei ci parla di questa ricerca e del sacrificio che essa richiede.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/appeso-tarocchi-aurei2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-357" style="margin: 0pt 10px 0pt 0pt;" title="appeso-tarocchi-aurei2" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/appeso-tarocchi-aurei2-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" /></a>L&#8217;Appeso dei Tarocchi Aurei si ispira al dio <a href="http://www.giovannipelosini.com/2008/11/odino-lappeso/">Odino</a> della mitologia nordica: una divinità a cui si sacrificavano ritualmente gli impiccati e che per primo interpretò le tavole con le Rune sacre. Odino sacrificò un occhio pur di bere alla magica fonte Mìmir, che zampillava fra le radici dell&#8217;albero cosmico Yggdrasil e lì rimase appeso capovolto.<br />
 Così lui stesso racconta l&#8217;esperienza nell&#8217;<em>Edda poetica</em> (una delle più antiche e precise descrizioni dell&#8217;Arcano XII che ci siano pervenute):<br />
 &#8220;<em>Io credo di essere rimasto appeso all&#8217;albero ventoso,<br />
 Appeso per nove notti intere &#8230;</em>&#8220;<br />
 Nove intere notti per celebrare il simbolico sacrificio dell&#8217;uomo-dio sono tre volte tre notti, e sono quasi un richiamo alla crocifissione, a cui si allude anche con la posizione delle gambe dell&#8217;Appeso. Nove sono anche le operazioni alchemiche per la trasmutazione dei metalli.<br />
 &#8220;<em>Con la lancia fui ferito e venni offerto<br />
 A Odino, me a me stesso &#8230;</em>&#8220;<br />
 A prezzo della sofferenza che ha accettato, l&#8217;Uomo realizza se stesso e comprende di essere un&#8217;Anima immortale, cosicché il sacrificio diviene un&#8217;offerta al Sé.<br />
 &#8220;<em>Sull&#8217;albero di cui nessuno potrà mai sapere<br />
 Quali siano le radici sotterranee &#8230;</em>&#8220;<br />
 L&#8217;ottenimento della saggezza non esclude, però, il Mistero originario, incomprensibile ad ogni uomo che sia ancora incarnato in un corpo e, <em>ipso facto</em>, prigioniero degli Elementi. Da qui anche la necessità di essere digiuni per controllare i sensi e la mente:<br />
 &#8220;Nessuno mi allietò col pane o con il corno &#8230;&#8221;<br />
 E solo a quel punto, superata la prova, Odino ci racconta di aver avuto la visione delle Rune, le antiche lettere sacre di rivelazione, che, come i Tarocchi all&#8217;iniziato, svelano i segreti per la crescita, per la salute, per la conoscenza degli archetipi celati nelle figure e nei simboli che diventano parole.<br />
 &#8220;<em>E lì sotto ho guardato:<br />
 Presi le rune, gridando le presi,<br />
 E subito ricaddi all&#8217;indietro.<br />
 Poi incominciai a crescere e ad acquistare saggezza;<br />
 Crebbi e stavo bene;<br />
 Ogni parola mi portava ad un&#8217;altra parola,<br />
 Ogni gesto a un altro gesto</em>&#8220;.</p>
<p>Così Odino, l&#8217;Appeso, il &#8220;dio della corda&#8221;, conobbe se stesso ed apprese l&#8217;arte della lettura dei segni.<br />
 L&#8217;Appeso-Odino è l&#8217;eroe che ha accettato il sacrificio supremo per una catarsi profonda. Il suo non è un supplizio, giacché essere sospesi capovolti non è mai stata una pena capitale; e la sua non è neanche una vana tortura, perché è un&#8217;azione motivata e volontaria.<br />
 Osservando la figura si nota che l&#8217;Appeso non tenta di liberarsi dalla scomoda posizione, anzi la utilizza per avere una visione del mondo alternativa: la realtà ora è capovolta, tutto appare al contrario, il sotto sta sopra ed il sopra sta sotto, ciò che sembrava prioritario ora è secondario, ciò che sembrava importante non lo è più, ciò che non si notava ora diviene rilevante.<br />
 Ecco che l&#8217;Appeso, apparentemente fermo e bloccato, è sì incapace di muoversi fisicamente, ma è anche in viaggio verso le proprie dimensioni interiori.<br />
 E, infatti, chiude l&#8217;occhio sinistro lunare per rivolgere simbolicamente lo sguardo all&#8217;interno, ad esplorare gli infiniti universi negletti dall&#8217;uomo comune, distratto dalla Materia.<br />
 Così si spiega alchemicamente il XII Tarocco e la figura seminuda nella scomoda posizione capovolta, che celebra il sacrificio rituale dell&#8217;impiccagione per la realizzazione della Grande Opera.<br />
 Dallo <em>Hàvamàl (157)</em>, ci giunge un&#8217;ulteriore dimostrazione della correlazione fra il XII Tarocco e la mitologia nordica:<br />
 &#8220;<em>Conosco un dodicesimo (incanto):<br />
 quando vedo dondolare un cadavere impiccato a un albero,<br />
 allora incido e dipingo rune<br />
 sì che l&#8217;uomo cammini e mi parli</em>&#8220;.<br />
 Si noti anche il ginocchio piegato in modo che le due gambe formino una croce: il sincretismo cristiano-pagano dei primi secoli del Medio Evo era teso senza dubbio a sovrapporre la figura di Odino a quella di Cristo nel pensiero mitico dell&#8217;Europa settentrionale. Nell&#8217;iconografia sacra le cerimonie magico-religiose, le impiccagioni rituali ed i sacrifici umani delle primitive popolazioni europee (cfr. Procopio, Tacito, Adamo da Brema, Frazer) si fusero sincretisticamente con il più rilevante simbolo iconografico della tradizione cristiana.<br />
 L&#8217;albero dell&#8217;Appeso è dunque anche un&#8217;allegoria della Croce, Lignum Vitae, simbolo di scelta e di sacrificio salvifico. Ecco perché numerose rappresentazioni medioevali della crocifissione raffigurarono il Cristo inchiodato ad un albero anziché ad una croce.<br />
 Nelle antiche iconografie che probabilmente ispirarono i primi Tarocchi, il sacrificio del mito di Odino presentava analogie con il sacrificio di Gesù: appeso ad un legno e<br />
 trafitto dalla lancia di Longino, il Figlio si immola al Padre, cioè a se stesso, sulla Croce-Albero della Vita, il ligneo ponte che affonda le sue radici negli inferi e sviluppa la sua cima fino al trono di Dio attraversando il mondo.<br />
 Anche Joseph Campbell (<em>I nomi della dea</em>) ipotizzò un collegamento fra le figure di Odino e di Cristo, soprattutto anche nel taglio &#8220;pagano, neoplatonico e addirittura orientale&#8221; presente nella pagina &#8220;<em>Tunc</em>&#8221; del <em>Libro di Kells</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/kells-11.jpg"><img class="size-medium wp-image-359 alignleft" style="margin: 0pt 10px 0pt 0pt;" title="kells-11" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/kells-11-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a>Il famoso libro miniato dell&#8217;Abbazia di Kells, in Irlanda, risale al IX secolo ed è uno dei più straordinari ed antichi testi dei monaci artisti di quell&#8217;isola. Si osservi la pagina in cui compare la celebre frase del <em>Vangelo di Matteo</em> (XXVII, 38) realtiva alla crocifissione:<br />
 &#8220;<em>Tunc crucifixerant XRI cum eo duos latrones</em>&#8220;<br />
 (Allora vi furono due ladroni crocifissi con lui)</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/kells-2.jpg"><img class="size-medium wp-image-360 aligncenter" style="margin-top: 0pt; margin-bottom: 0pt;" title="kells-2" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/kells-2-300x157.jpg" alt="" width="300" height="157" /></a>I motivi decorativi celtici si esprimono come due serpenti attorcigliati dalla testa di   gatto e di volpe, immagini simboliche riferite ai due ladroni che furono appesi a fianco di Gesù. Due ladroni, un gatto ed una volpe, si ritrovano testualmente nella bella favola iniziatica di Collodi: <em>Pinocchio</em>.                                                                                                                                             <em>Pinocchio</em> è favola alchemica, mistica e fortemente simbolica in ogni sua parte: il burattino di legno è sul sentiero della trasformazione di se stesso, alla ricerca della virtù, insidiato dai mille pericoli del mondo e dalle sue debolezze. Leggendo attentamente il capitolo IV, quando il Gatto e la Volpe (i due ladroni) decidono di uccidere e derubare il burattino, si scoprono precisi riferimenti ai miti archetipi del XII Tarocco:<br />
 &#8220;<em>E cavati fuori due coltellacci lunghi e affilati come rasoi, zaff&#8230; gli affibbiarono due colpi in mezzo alle reni. (&#8230;.)<br />
 &#8211; Ho capito; &#8211; disse allora uno di loro &#8211; bisogna impiccarlo! Impicchiamolo!<br />
 &#8211; Impicchiamolo! &#8211; ripeté l&#8217;altro. Detto fatto, gli legarono le mani dietro le spalle e, passatogli un nodo scorsoio intorno alla gola, lo attaccarono penzoloni al ramo di una grossa pianta detta la Quercia grande.<br />
 </em><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/pinocchiogp.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-361" style="margin: 0 10px 0 0;" title="pinocchiogp" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/pinocchiogp-174x300.jpg" alt="" width="174" height="300" /></a><em>(&#8230;.) </em><em>Intanto s&#8217;era levato un vento impetuoso di tramontana, che soffiando e mugghiando con rabbia sbatacchiava in qua e in là il povero impiccato,<br />
 facendolo dondolare violentemente come il battaglio d&#8217;una campana che suona a festa &#8230;.</em>&#8220;<br />
 Nella fiaba di Collodi ci sono veramente tutti gli elementi: le ferite che precedono l&#8217;impiccagione, le mani legate dietro la schiena, il grande albero sacro (Croce) ed il gran vento che lo scuote e fa pendolare l&#8217;Appeso. Come già ebbe modo di osservare anche il cardinale Giacomo Biffi, le analogie con la passione cristiana sono evidenti, a mio giudizio soprattutto nella presenza dei due ladroni e nell&#8217;ultimo pensiero che il sacrificato rivolge al Padre (come in <em>Marco, 15,34</em>: &#8220;<em>Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?</em>&#8220;):<br />
 &#8220;<em>&#8230; vide che non compariva nessuno, proprio nessuno,<br />
 allora gli tornò in mente il suo povero babbo&#8230; e balbettò quasi moribondo:<br />
 &#8211; Oh babbo mio! se tu fossi qui!&#8230;<br />
 E non ebbe fiato per dir altro</em>&#8220;.<br />
 Giovanni Pelosini</p>
<p>(tratto da <strong>Atti del I Convegno Internazionale</strong> <strong>&#8220;<em>Scienze Arte Alchimia</em>&#8220;</strong>, Vergato, 23 giugno 2007)</p>
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		<title>Odino, l&#8217;Appeso</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 16:59:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Appeso è  l&#8217;eroe-vittima che accetta il sacrificio catartico di sé: alla ricerca della vita eterna non teme di affrontare la morte. In virtù della sua offerta, ovvero del suo sacrificio, la sua coscienza diviene completa: alla coscienza &#8220;solare&#8221; si aggiunge quella &#8220;lunare&#8220;. La ricerca interiore completa così quella esteriore, anche se solo a duro prezzo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/12-appeso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-147" style="margin: 0 10px 0 0;" title="Appeso Tarocchi Aurei" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/2008/12/12-appeso-186x300.jpg" alt="" width="109" height="183" /></a>L&#8217;<strong>Appeso</strong> è  l&#8217;eroe-vittima che accetta il sacrificio catartico di sé: alla ricerca della vita eterna non teme di affrontare la morte. In virtù della sua offerta, ovvero del suo sacrificio, la sua <strong>coscienza</strong> diviene completa: alla coscienza &#8220;<strong>solare</strong>&#8221; si aggiunge quella &#8220;<strong>lunare</strong>&#8220;. La ricerca interiore completa così quella esteriore, anche se solo a duro prezzo.</p>
<p>Il dio nordico <strong>Odino</strong>, pur di avere la scienza di tutte le cose, sacrificò un occhio e poté quindi bere alla magica fonte &#8220;<strong>Mìmir</strong>&#8220;, fra le radici del frassino &#8220;<strong>Yggdrasil</strong>&#8220;; in effetti, mentre un occhio restò ad osservare il mondo dei fenomeni esterni, l&#8217;altro si rivolse all&#8217;interno ad esplorare gli infiniti universi interiori alla ricerca delle profonde radici.<span id="more-132"></span></p>
<p>La figura dell&#8217;<strong>Appeso</strong> del dodicesimo <strong>Tarocco Aureo</strong> è ispirata proprio a questo dio nordico ed è per questo motivo che il suo occhio sinistro è chiuso, mentre il destro osserva attentamente la pietra runica ai piedi del frassino.</p>
<p><strong>Odino</strong> appare seminudo nella scomoda posizione capovolta durante la celebrazione del suo sacrificio: appeso per il piede sinistro ad una rudimentale forca composta di due alberi scuri e di una trave orizzontale su cui si avvolge a spirale la corda. Il forte vento che lo fa oscillare spinge le nuvole gonfie di pioggia e strappa le ultime foglie rimaste agli alberi, che rimangono nudi in attesa della rigenerazione primaverile.</p>
<p>Il ginocchio destro è piegato in modo che le due gambe raffigurino una croce al centro dell&#8217;immagine e le mani sono legate dietro la schiena. L&#8217;occhio sinistro è palesemente chiuso, mancante, rivolto all&#8217;interno, ma il destro è ben aperto sulle cinque magiche <strong>Rune</strong> incise sulla roccia: &#8220;<strong>Eoh</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Is</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Bar</strong>&#8220;, &#8220;<strong>Yr</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Tyr</strong>&#8220;.</p>
<p>In altre parole, il dio sta utilizzando i due emisferi cerebrali nell&#8217;interpretazione delle antiche e <strong>sacre lettere</strong> dell&#8217;alfabeto nordico, alfabeto che ebbe fra gli iniziati del Nord Europa la medesima funzione dei <strong>Tarocchi</strong> in altre parti del mondo.</p>
<p>Nei miti nordici si narra anche di quando <strong>Odino</strong> rimase &#8220;<strong>Appeso</strong>&#8221; per nove giorni all&#8217;albero cosmico &#8220;<strong>Yggdrasil</strong>&#8221; al fine di ottenere la conoscenza delle <strong>Rune</strong>, ed è lui stesso che dichiara nell&#8217;<strong>Edda poetica</strong>:</p>
<p>&#8220;<strong><em>Io credo di essere rimasto appeso all&#8217;albero ventoso,</em></strong></p>
<p><strong><em>Appeso per nove notti intere;</em></strong></p>
<p><strong><em>Con la lancia fui ferito e venni offerto</em></strong></p>
<p><strong><em>A Odino, me a me stesso,</em></strong></p>
<p><strong><em>Sull&#8217;albero di cui nessuno potrà mai sapere</em></strong></p>
<p><strong><em>Quali siano le radici sotterranee.</em></strong></p>
<p><strong><em>Nessuno mi allietò col pane o con il corno,</em></strong></p>
<p><strong><em>E lì sotto ho guardato:</em></strong></p>
<p><strong><em>Presi le rune, gridando le presi,</em></strong></p>
<p><strong><em>E subito ricaddi all&#8217;indietro.</em></strong></p>
<p><strong><em>Poi incominciai a crescere e ad acquistare saggezza;</em></strong></p>
<p><strong><em>Crebbi e stavo bene;</em></strong></p>
<p><strong><em>Ogni parola mi portava ad un&#8217;altra parola,</em></strong></p>
<p><strong><em>Ogni gesto a un altro gesto</em></strong>&#8220;.</p>
<p>Non credo ci siano dubbi: questa è una delle più antiche e precise descrizioni dell<strong>&#8216;Arcano XII</strong> che ci siano pervenute.</p>
<p>Sempre dalla mitologia nordica, dallo <strong>Hàvamàl</strong> (157), giunge un&#8217;ulteriore dimostrazione della correlazione con i <strong>Tarocchi</strong> e ciò non deve stupire, vista l&#8217;universalità degli archetipi:</p>
<p><em>&#8220;<strong>Conosco un dodicesimo (incanto):</strong></em></p>
<p><strong><em>quando vedo dondolare un cadavere impiccato a un albero,</em></strong></p>
<p><strong><em>allora incido e dipingo rune</em></strong></p>
<p><strong><em>sì che l&#8217;uomo cammini e mi parli</em></strong><em>.&#8221;</em></p>
<p>Ecco spiegato perché <strong>Odino</strong> è detto anche &#8220;<strong>dio della corda</strong>&#8221; e &#8220;<strong>Hangi</strong>&#8220;, l&#8217;impiccato, e quale sia l&#8217;origine delle cerimonie magico-religiose di impiccagioni rituali presso gli antichi Germani rammentate da vari autori antichi (<strong>Procopio</strong>, <em>La guerra gotica</em>; <strong>Adamo da Brema</strong>, <em>Gesta Hammaburgensis Ecclesiae</em> <em>Pontificum</em>; <strong>Tacito</strong>, <em>Germania</em>).</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p>Vedasi anche <a href="http://www.giovannipelosini.com/2008/12/simboli-di-trasformazione-alchemica-del-xii-arcano/"><em><strong>Simboli di trasformazione alchemica del XII Arcano</strong></em></a>.</p>
<p>Il dipinto originale, tratto dal libro &#8220;<strong><em>I TAROCCHI AUREI</em></strong>&#8221; (1997), è del pittore <strong>Roberto Granchi</strong>.</p>
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