<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giovanni Pelosini &#187; Simboli</title>
	<atom:link href="http://www.giovannipelosini.com/tag/simboli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.giovannipelosini.com</link>
	<description>tarologia, astrologia, simboli, yoga e arti creative</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Jan 2012 14:58:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Il Senso Profondo della Sincronicità</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/il-senso-profondo-della-sincronicita/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/il-senso-profondo-della-sincronicita/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 10:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aforismi]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Olismo]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=9417</guid>
		<description><![CDATA[«Tutto nasce non da una forza primigenia, ma da una forma, la quale precede le leggi fisiche associate a causalità, forza ed energia. In questo ambito la sincronicità è la rappresentazione esperienziale e simbolica degli archetipi mentali e fisici. Essa apre la porta alla possibilità che chiunque, tramite il canale della sua psiche, possa partecipare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Massimo-Teodorani.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9418" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Massimo Teodorani" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Massimo-Teodorani.jpg" alt="" width="173" height="168" /></a>«<em>Tutto nasce non da una <strong>forza</strong> primigenia, ma da una <strong>forma</strong>, la quale precede le leggi fisiche associate a causalità, forza ed energia. In questo ambito la <strong>sincronicità</strong> è la rappresentazione esperienziale e simbolica degli archetipi mentali e fisici. Essa apre la porta alla possibilità che chiunque, tramite il canale della sua psiche, possa partecipare in maniera diretta ai meccanismi della materia, suggerendo la possibilità che ciascun individuo, così come una società nel suo insieme, possa entrare in relazione cooperativa con i movimenti della natura e del cosmo seguendone i princìpi di simmetria e di antisimmetria allo stesso modo in cui la vela di una barca segue il vento. In tal maniera le persone diventano parte dell&#8217;Universo, e così e solo così l&#8217;Universo comunica con se stesso.</em></p>
<p><em>Questo è il senso più profondo della sincronicità, la quale può esistere solo se esiste un substrato universale che unisce tutti gli esseri dell&#8217;universo e la psiche che li accompagna.</em>»</p>
<p><strong>Massimo Teodorani</strong>, <a title="Sincronicità di Massimo Teodorani" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__sincronicita.php?pn=2300" target="_blank"><em>Sincronicità</em></a> (2006)<a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/sincronicita.gif"><img class="alignright size-full wp-image-9423" title="Sincronicita" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/sincronicita.gif" alt="" width="107" height="158" /></a></p>
<ul>
<li><a title="Libri di Massimo Teodorani" href="http://www.macrolibrarsi.it/autori/_massimo_teodorani.php?pn=2300" target="_blank">Tutti i libri di Massimo Teodorani</a></li>
</ul>
<p>Vedi anche :</p>
<ul>
<li><a title="Cosa è la Sincronicità" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/03/la-sincronicita/"><em>La sincronicità</em></a></li>
<li><a title="Film ChemiCats" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/06/chemicats-sincronicita-fisica-quantistica-e-umorismo/"><em>ChemiCats: Sincronicità, Fisica Quantistica e Umorismo</em></a></li>
</ul>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/il-senso-profondo-della-sincronicita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Prove di Guerra nel Golfo Persico con Urano in Ariete e Plutone in Capricorno</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/prove-di-guerra-nel-golfo-persico-con-urano-in-ariete-e-plutone-in-capricorno/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/prove-di-guerra-nel-golfo-persico-con-urano-in-ariete-e-plutone-in-capricorno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astrologia]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=9401</guid>
		<description><![CDATA[La presenza di Urano in Ariete, che cesserà definitivamente soltanto nel marzo del 2019 trova la quadratura di Plutone dal Capricorno e comincia a farsi sentire. La marina militare iraniana ha infatti iniziato il 2012 con una bellicosa sfida all’Occidente e le manovre che hanno visto il lancio di razzi a lunga gittata Qader e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Evirazione-Urano-Vasari-2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9402" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Evirazione Urano, Vasari 2" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Evirazione-Urano-Vasari-2.jpg" alt="" width="276" height="199" /></a>La presenza di <strong>Urano in Ariete</strong>, che cesserà definitivamente soltanto nel marzo del 2019 trova la quadratura di <strong>Plutone dal Capricorno</strong> e comincia a farsi sentire.<br />
La marina militare iraniana ha infatti iniziato il 2012 con una bellicosa sfida all’Occidente e le manovre che hanno visto il lancio di razzi a lunga gittata <em>Qader</em> e <em>Nour</em>. Dapprima i lanci sono stati solo annunciati come test durante le manovre navali, poi sono stati smentiti, e infine effettivamente eseguiti, come da dichiarazione del vice comandante della marina militare persiana Mahmoud Mousavi.<br />
E già si parla di altri missili invisibili ai radar che preoccupano non poco le difese israeliane.<span id="more-9401"></span></p>
<h2>I Missili di Urano e l&#8217;Elmo di Plutone</h2>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Perseo-e-Medusa.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9404" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Perseo e Medusa" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Perseo-e-Medusa.jpg" alt="" width="259" height="400" /></a>Dal punto di vista della simbologia astrologica il missile è un’arma che ben si addice a Urano in Ariete, posizione tutt’altro che rassicurante per la pace nel mondo: si pensi all’improvvisa caduta dal cielo (<strong>Urano</strong>) di un razzo a forma fallica finalizzato a produrre danni bellici (<strong>Ariete</strong>). Ma questo Urano che si accende e si colora pericolosamente di rosso nel segno di <strong>Marte</strong> si troverà presto in aspetto di quadratura con <strong>Plutone</strong>, da tempo nel <strong>Capricorno</strong>, segno anche esso combattivo.<br />
Narrano i miti che <strong>Ade-Plutone</strong>, signore degli Inferi e delle profondità oscure, avesse un elmo che rendeva invisibili. Fu <strong>Hermes-Mercurio</strong> a prestare tale magico elmo a <strong>Perseo</strong>, insieme al falcetto di <strong>Crono-Saturno</strong>, i suoi meravigliosi sandali alati e un sacco in cui mettere la testa di <strong>Medusa</strong> dopo averla tagliata, oltre al suggerimento di utilizzare uno specchietto per uccidere Medusa senza guardarla direttamente nell’orrido volto. In questa azione spericolata Perseo riuscì a salvarsi dopo aver ucciso il mostro con la testa piena di serpenti capace di pietrificare chiunque con un semplice sguardo soltanto grazie all’elmo di Plutone, che lo rese invisibile alle feroci sorelle di Medusa desiderose di vendetta.</p>
<h2>Il Petrolio di Plutone e lo Stretto di Hormuz</h2>
<p>Ma le simbologie di Plutone non si fermano qui, essendo questo pianeta l’emblema astrologico anche del petrolio, nera sostanza collegata alla ricchezza che si estrae dal sottosuolo. Il braccio di ferro fra l’Iran e l’Occidente, infatti, riguarda anche e soprattutto la minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz, da cui passa circa il 40% di tutto il greggio trasportato dalle petroliere di tutto il mondo.<br />
Le manovre navali e missilistiche di Teheran hanno infatti l’intenzione di mostrare alla comunità internazionale la forza militare iraniana, probabilmente e potenzialmente in grado di provocare gravi danni economici bloccando il flusso della principale risorsa energetica del mondo: il plutoniano petrolio.<br />
Tutto ciò potrebbe accadere se la comunità internazionale, spinta dagli Stati Uniti, dovesse decretare sanzioni economiche o un embargo petrolifero come risposta ai piani energetici nucleari della repubblica islamica iraniana. Anche in ambito di energia nucleare da fissione le simbologie planetarie riportano, anche nel nome degli isotopi degli elementi coinvolti <strong>Urano</strong> (Uranio) e <strong>Plutone</strong> (il Plutonio delle scorie), ai suddetti due pianeti, e sono molti gli astrologi che vedono proprio in Plutone il pianeta simbolo dell’energia atomica, essendo piccolo e profondamente potente come l’atomo.<br />
Il rischioso braccio di ferro fra Stati Uniti e Iran si inserisce quindi in uno scenario complesso, con diversi e contrastanti interessi economici e strategici nella regione del Golfo Persico, già recente teatro di lunghe e sanguinose guerre, e con la delicata posizione di Israele, che, minacciata nella sua stessa sopravvivenza, in molte altre occasioni ha già mostrato di saper sfoderare gli artigli.<br />
In linea con la simbologia di Plutone, che vede questo pianeta astrologicamente associato a tutto ciò che è occulto e nascosto, una sotterranea (plutoniana) guerra fra Israele e Iran forse è già cominciata: in che modo spiegarsi altrimenti almeno quattro o cinque “incidenti” avvenuti negli ultimi mesi nelle aree in cui stanno per sorgere gli impianti nucleari iraniani e la strana morte di uno degli ingegneri nucleari coinvolti nel progetto del regime iraniano? In questo stesso quadro Uraniano-Plutoniano di guerra non dichiarata forse va inserito anche il recente attacco dei manifestanti all’ambasciata britannica di Teheran.<br />
I missili<em> Shahab-3</em>, che l’Iran sta puntando contro le basi americane nel Golfo e potenzialmente in grado di agire contro la stessa Israele, potrebbero addirittura essere una ritorsione alle azioni aggressive condotte dalle intelligence israeliane e occidentali contro il programma nucleare e, in generale, contro le mire iraniane tese a ritornare potenza egemone in quell’area strategica.<br />
Ecco che la crisi politica medio-orientale si inserisce nella più ampia crisi energetica mondiale, se non addirittura in quella economico-finanziaria con scenari preoccupanti nei prossimi anni già segnalati dai transiti dei pianeti lenti Urano e Plutone, protagonisti celesti specchio delle umane e terrestri vicende.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/prove-di-guerra-nel-golfo-persico-con-urano-in-ariete-e-plutone-in-capricorno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I Carri di Marte e il Generale Patton (II parte)</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-e-il-generale-patton-ii-parte/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-e-il-generale-patton-ii-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 08:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astrologia]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[Arcani Maggiori]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tarocchi]]></category>
		<category><![CDATA[Tarologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=9365</guid>
		<description><![CDATA[I Carri Armati di Patton Il più grande condottiero di carri armati della storia è senza dubbio il generale George Smith Patton, che il famoso film Patton, generale d’acciaio (1970) celebrò con ben sette premi Oscar. A questo film di Franklin J. Schaffner, magistralmente interpretato da George C. Scott e Karl Malden, mi sono principalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton-generale-dacciaio-1970.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8927" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Patton generale d'acciaio, 1970" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton-generale-dacciaio-1970.jpg" alt="" width="330" height="488" /></a>I Carri Armati di Patton</h2>
<p>Il più grande condottiero di carri armati della storia è senza dubbio il generale <strong>George Smith Patton</strong>, che il famoso film <em>Patton, generale d’acciaio</em> (1970) celebrò con ben sette premi Oscar. A questo film di <strong>Franklin J. Schaffner</strong>, magistralmente interpretato da <strong>George C. Scott</strong> e <strong>Karl Malden</strong>, mi sono principalmente riferito per l’immagine che di sé lasciò il personaggio, forte del fatto che gli sceneggiatori <strong>Francis Ford Coppola</strong> e <strong>Edmund H. North</strong> si basarono sugli avvenimenti reali descritti da accreditate biografie. Non desidero in questa sede considerare le inevitabili inesattezze storiche, ma valutare soprattutto l’immagine che il personaggio lasciò di sé soprattutto con questo film e con le frasi a lui attribuite. In ogni caso spesso in simbologia ciò che appare è altrettanto importante di ciò che è.<span id="more-9365"></span></p>
<p>A tale proposito appare assai significativo il monologo iniziale del generale nel film: “<em>Desidero ricordarvi che nessun bastardo ha mai vinto una guerra morendo per il proprio Paese. Se l’ha vinta è perché ha costretto altri bastardi a morire per il loro Paese&#8230; il nemico: quello sì che lo agguanteremo per il naso e lo prenderemo a calci nel sedere, e ad ogni calcio gli faremo sputar sangue, e quando avrà finito il sangue dovrà sputare la bile!</em>”</p>
<p>Oltre allo spirito battagliero e aggressivo del personaggio che traspare dal monologo, sono interessanti i riferimenti al sangue e al naso, entrambi collegabili alle simbologie di Marte: “<em>È sempre stato il mio sogno partecipare a un combattimento all’ultimo sangue!</em>”</p>
<p>A proposito del naso, pare che il generale Patton non temesse le battaglie quanto le ferite al naso. Ecco le sue precise parole: “<em>Ricordo che la cosa che più mi spaventava era l’idea di una pallottola che mi arrivasse dritta sul naso. Non so perché, ma la prospettiva di trovarmi un pezzo di piombo sul naso poteva farmi commettere qualsiasi pazzia.</em>” Durante un bombardamento aereo tedesco in Tunisia, pare che si sia esposto al fuoco gridando: “<em>Su avanti, vigliacchi, cercate di prendermi qui sul naso!</em>”</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/George-Patton-tema-natale.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8906" title="George Patton, tema natale" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/George-Patton-tema-natale.jpg" alt="" width="435" height="400" /></a>Si osservi il grafico di <strong>George Smith Patton</strong>, <strong>nato</strong> <strong>a San Marino, California, 11 novembre 1885, 18.38</strong>.</p>
<p>Nel tema natale si ritrovano singolarmente collegati tutti i pianeti della terna dello <strong>Scorpione</strong> (in cui c’è il<strong> Sole</strong>), che abbiamo visto essere in analogia con il tarocco del <em>Carro</em>: <strong>Plutone</strong> (all’Ascendente), <strong>Marte</strong> e<strong> Mercurio</strong>. I segni interessati sono <strong>Gemelli</strong>, <strong>Vergine</strong> e <strong>Sagittario</strong>: ne deriva un mix di veloce inventiva, tecnica, slancio ottimistico e aggressività che fu determinante negli attacchi degli squadroni di carri armati americani in Africa, Italia, Normandia e nelle Ardenne, con un peso assai rilevante per le sorti della II Guerra Mondiale. Dove c’era bisogno di sfondare il fronte con audacia e spavalderia, gli Alleati ricorrevano sempre a Patton.</p>
<p><strong>Marte</strong> è in <strong>quarta Casa</strong> e in <strong>Vergine</strong> a denotare energico patriottismo e rispetto formale della gerarchia militare; il trigono con <strong>Venere</strong> mostra un sincero amore per la vita del soldato, e <strong>Giove</strong> e <strong>Urano</strong> in quinta casa contribuiscono a renderlo eccessivo nelle sue manifestazioni. Patton andava in giro con un frustino, un cinturone da cowboy e un revolver <em>Colt S.A.A.</em> con calcio in saturniano avorio. Una volta un giornalista male informato gli chiese della sua pistola con calcio di “madreperla”, e il suo <strong>Saturno</strong> in <strong>Cancro</strong> gli fece rispondere stizzito: “<em>Solo un pederasta dell’ultimo bordello di New Orleans può averlo di madreperla!</em>”</p>
<p><strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/generale-Patton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8929" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="generale Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/generale-Patton.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Marte in Vergine</strong> però preferisce agire piuttosto che parlare, e quindi Patton passava all’azione tutte le volte che gli era consentito. Il modo migliore e più funzionale fu quello di comandare carri armati, che davano sfogo alla sua irruenza sublimando perfettamente il suo carattere implacabile e la sua volontà priva di cedimenti, permettendogli un movimento lento ma inarrestabile. Un suo ordine ricorrente era: “<em>Scegliere sempre l’offensiva, mai soffermarsi!</em>”. Nel durissimo inverno delle Ardenne, il 19 dicembre 1944, comandava la IV Divisione della III Armata affaticata dal clima e dai continui attacchi, ma, quando si trattò di salvare la 101a Divisione Aviotrasportata accerchiata dalla controffensiva tedesca, gelando il suo staff dichiarò: “<em>Andremo sempre avanti, è chiaro? Noi attaccheremo tutta la notte, attaccheremo domani mattina. E, se non dovessimo vincere, che nessuno di noi ritorni vivo!</em>”</p>
<p>Quando non mandava carri armati all’attacco, l’irruenza del suo Marte in Vergine lo rendeva violento, insofferente e impulsivamente manesco nei confronti degli inferiori di grado. È famoso l’episodio della sua visita all’ospedale da campo durante l’invasione della Sicilia: trovando in infermeria un soldato sotto shock ma non ferito, lo aggredì violentemente e lo schiaffeggiò con crudeltà, rimandandolo immediatamente in prima linea, non sopportando la sua vigliaccheria (“<em>Io detesto la viltà!</em>”) e l’inadempienza formale alle regole militari. Già in Africa si era distinto pretendendo che anche i cuochi, in quanto soldati, fossero formali, in divisa e con l’elmetto.</p>
<p>La mancanza di slancio tipica della posizione di Marte in Vergine è decisamente risolta dall’amore per il rischio dello Scorpione, e dagli aspetti del pianeta, particolarmente con <strong>Mercurio in Sagittario</strong>, che spinge ad essere fin troppo disinvolto e ottimista nell’andare sempre avanti, sempre all’arrembaggio. Lo aiutano una buona dose di cosiddetta fortuna (trigono <strong>Giove-Venere</strong>), la profondità plutoniana, ma più forse il Sole in sesta casa che ne fa un programmatore minuzioso anche delle sue azioni più estemporanee, e il sollecitato Urano che lo rende capace di sfruttare le buone opportunità con tempismo e genialità.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Montgomery-e-Patton.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8931" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Montgomery e Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Montgomery-e-Patton.jpg" alt="" width="471" height="376" /></a>Quando, in antagonismo con gli inglesi di <strong>Montgomery</strong>, aveva spinto i suoi carri troppo avanti nella conquista della Sicilia e il generale <strong>Alexander</strong> gli ordinò di non prendere Palermo, Patton rispose con un laconico messaggio: “<em>Chiedo l’autorizzazione a restituirla</em>”, in cui mostrava ancora una volta la tendenza teatrale e ironica del fortissimo <strong>Plutone</strong> nel tema (all’Ascendente, quadrato a Marte, opposto a Mercurio e trigono a Giove e Urano in quinta casa).</p>
<p>Eppure, oltre a essere impulsivo, eccentrico e risoluto, era anche un inguaribile combattente romantico, un poeta e un guerriero di altri tempi: “<em>Nuove armi? Sono la fine di tutto! Finito l’eroismo, finita la gloria, finito tutto quanto! Niente eroi, niente vigliacchi, niente truppe, niente generali. Solo quelli che sopravvivono e quelli che muoiono. Non fa per me questo tipo di guerra!</em>”</p>
<p>Patton si fidava molto (<strong>Mercurio in Sagittario</strong>) delle sue “<em>ispirazioni improvvise</em>”; per esempio quando il 16 dicembre 1944 “<em>seppe</em>” che i tedeschi stavano organizzando una controffensiva nelle Ardenne per Natale e li sorprese anticipandoli. Le sue<em> ispirazioni improvvise</em> solo in parte si spiegano con il triangolo <strong>Sole-Luna-Nettuno</strong> (quest’ultimo in XII casa e trigono a Giove). È noto, infatti, che Patton asseriva di ricordare alcune sue vite passate, quasi sempre legate a episodi di guerra nell’antica Roma; dimostrava di conoscere benissimo luoghi che non aveva mai visto prima in Europa e faceva spesso riferimento ai grandi eroi e condottieri della storia.</p>
<p>“<em>Sin dai tempi dei tempi / trionfi ho vissuto e sconfitte. / Ho combattuto, ho vinto e son caduto cento volte cento sopra le stelle. / Come in uno specchio opaco vedo le antiche guerre che ho vissuto in diversa guisa, con diversi nomi / ma ero sempre io</em>”.</p>
<p>Questa poesia che Patton recita nel film è significativa e conferma la sua convinzione di aver vissuto molte vite da militare. Il <strong>Nodo lunare Nord</strong> è in trigono a <strong>Luna</strong> e <strong>Nettuno</strong>, e in sestile al <strong>Sole</strong>; è nel segno che ospita Marte, ma in quinta Casa: anche nella posizione e negli aspetti dell’asse dei nodi si possono leggere le visioni nostalgiche del passato che tendono a sublimarsi nel ruolo di comandante militare, perfezionista nella forma della disciplina, al servizio ispirato di un ideale, ma pratico e concreto nell’azione.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8932" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Patton" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Patton.jpg" alt="" width="250" height="260" /></a>Il guizzo dell’irrazionalità nel personaggio, convinto militare per vocazione e per nascita, ne fece il grande trionfatore dell’ultimo grande conflitto e un comandante geniale: “<em>Nove decimi della tattica sono sicuri, e vengono appresi sui libri. Ma il decimo irrazionale è come il lampo del martin pescatore, che attraversa lo stagno, ed è questa la vera pietra di paragone dei generali!</em>”</p>
<p>Un tema natale che parla di una vita interessante e, come si è visto, segnata dai “Carri di Marte”, eppure con una <strong>Venere</strong> importante, anche se poco o niente affettiva, nel segno del <strong>Capricorno</strong> opposta a <strong>Saturno</strong>. Oltre che nella lesione mortale alle vertebre cervicali del soggetto, forse si può leggere nei molti aspetti che fa Venere nel tema anche quella spinta personale e soggettiva verso la vocazione destinica che utilizza all’occorrenza anche l’energia di Marte, e non il contrario, così come rammentava <strong>Marsilio Ficino</strong>: “<em>Marte non doma mai Venere&#8230;</em>”.</p>
<p>Infatti, nel destino del generale non ci furono solo i carri armati: a guerra finita, il 9 dicembre 1945 a Heidelberg, un autocarro (!) senza freni urtò in velocità la sua auto e Patton batté violentemente la testa rompendosi le vertebre cervicali. Mercurio nel segno del Sagittario si opponeva a Urano, e la Luna acquariana, opposta a Plutone, si trovava proprio sul suo Medio Cielo. Morì per la grave ferita il 21 dicembre 1945.</p>
<p><strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<ul>
<li>
<h2>Vedi <a title="I Carri di Marte (parte 1)" href="http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-i-parte/"><em>I Carri di Marte (I parte)</em></a></h2>
</li>
</ul>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">Bibliografia</span></h2>
<p>Marsilio Ficino, <em>Sopra lo Amore, ovvero Convito di Platone</em></p>
<p>Marija Gimbutas, <em>Il linguaggio della Dea</em></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>I Tarocchi Aurei</em></a></p>
<p><em>La Bibbia di Gerusalemme</em> (EDB)</p>
<p><em>Baghavad Gita</em></p>
<p><em>The New Webster Dictionary</em></p>
<p>Carlo Cordié, <em>Enciclopedia dei miti</em></p>
<p>Omero, <em>Iliade</em></p>
<p>James George Frazer,<em> Il Ramo d’Oro</em></p>
<p>Stephen King, <em>La Torre Nera</em></p>
<p>Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius</em></p>
<p>Franklin J. Schaffner, <em>Patton, generale d’acciaio</em></p>
<p>Ladislas Farago, <em>Patton: ordeal and triumph</em></p>
<p>Omar N. Bradley,<em> A soldier’s story</em></p>
<p>Kristopher Calnon, <em>Patton: A man of Heroic Proportions</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-e-il-generale-patton-ii-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I Carri di Marte (I parte)</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-i-parte/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-i-parte/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 17:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Astrologia]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[Tarocchi Aurei]]></category>
		<category><![CDATA[Tarologia]]></category>
		<category><![CDATA[Arcani Maggiori]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[Tarocchi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=8784</guid>
		<description><![CDATA[“Nessuno è spinto dall’odio! Tutti sono spinti da Amore!” Marsilio Ficino I Neoplatonici non disgiungevano l’analisi di Marte da quella di Venere, considerando sempre tale coppia planetaria uno degli aspetti del concetto di Amore. Ciò trova una giustificazione in alcuni miti in cui Eros, anziché una divinità preolimpica, è considerato figlio di Afrodite e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;" align="right"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Canova-Marte-e-Venere.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8905" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Canova, Marte e Venere" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Canova-Marte-e-Venere.jpg" alt="" width="241" height="400" /></a><strong>“<em>Nessuno è spinto dall’odio!</em></strong></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><strong><em>Tutti sono spinti da Amore!</em>”</strong></p>
<p style="text-align: right;" align="right"><strong>Marsilio Ficino</strong></p>
<p>I <strong>Neoplatonici</strong> non disgiungevano l’analisi di <strong>Marte</strong> da quella di <strong>Venere</strong>, considerando sempre tale coppia planetaria uno degli aspetti del concetto di <strong>Amore</strong>. Ciò trova una giustificazione in alcuni miti in cui <strong>Eros</strong>, anziché una divinità preolimpica, è considerato figlio di <strong>Afrodite</strong> e di <strong>Ares</strong>.</p>
<p>Scrive <strong>Marsilio Ficino</strong> (<em>Sopra lo Amore ovvero Convito di Platone</em>) che <em>“…se Venere tiene la signoria della natività dell’uomo, concede affetto di Amore: e se Marte prossimamente vi si aggiugne, fa con la caldezza sua lo impeto di Venere più ardente.</em>” In altre parole nell’astrologia rinascimentale Marte dona a Venere la forza e l’audacia necessarie all’Amore per esprimersi al meglio. E se tale concetto atavico e universale di Amore nell’uomo riesce a manifestarsi soprattutto nei rapporti interpersonali, si spiegano meglio anche i princìpi dell’astrologia moderna e psicologico-evolutiva riguardanti le relazioni dell’individuo con il mondo esterno in un connubio che solo la nostra mente sceglie di ordinare e suddividere in categorie ideali: affettive, estetiche, dialettiche, intellettive, aggressive.<span id="more-8784"></span></p>
<p>Anche così può esprimersi l’Amore: con la forza e la combattività, con la spinta propulsiva e l’ardore, con l’energia attiva di Marte che talvolta rappresenta l’unica possibilità che ha la vita di prevalere sull’ostilità ambientale e sulla morte. E tuttavia Marte, pur essendo un aspetto di Amore al pari di Venere, non esita a mostrare spesso la sua faccia feroce e aggressiva, la sua natura affermativa e bellicosa, la sua azione sempre muscolare e talvolta violenta: sia per aspetti planetari disarmonici, sia, più in generale, per la diffusa errata concezione di “amore”, dimenticando che la stessa mitologica <strong>Armonia</strong> è figlia degli due numi planetari. Tutto ciò rientra nell’antico conflitto tra i princìpi maschile e femminile dell’universo, che stentano a trovare un’armonica fusione nell’individuo, nella coppia, nella famiglia, nella società, nel mondo.</p>
<p>Tra i simboli di <strong>Marte</strong> guerriero in modo inusuale ho scelto il carro, principalmente nei suoi aspetti emblematici di veicolo di spostamento attivo e dinamico, di strumento cultuale funebre e trionfale, di strumento bellico, ben consapevole che, se il carro è soprattutto un simbolo del <strong>Sole</strong>, i carri da guerra di ogni epoca, spesso rivestiti di ferro, sono indubbiamente manifestazioni archetipiche di Marte.</p>
<h1 align="center"></h1>
<h1 align="center"></h1>
<h1 align="center"><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-del-Sole.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8904" title="Carro del Sole" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-del-Sole.jpg" alt="" width="571" height="400" /></a></h1>
<h1 align="center">*   *   *</h1>
<h1 align="center"><strong>I CARRI DI MARTE</strong></h1>
<h2><strong>I Carri dei Kurgan</strong></h2>
<p>La storia dei carri è antica quasi quanto la civiltà, e narra, con la sua evoluzione, uno dei più drammatici avvenimenti del nostro lontano passato. Lentamente a partire dal V millennio a.C. popolazioni nomadi e guerriere iniziarono a invadere e a conquistare il Vecchio Mondo soppiantando l’antica civiltà autoctona che vi dominava fin dal periodo neolitico. Il processo di conquista, che alcuni studiosi chiamano kurganizzazione, fu lungo e avvenne in tempi diversi nelle varie aree, ma con significative costanti: la distruzione dei primi grandi centri agricoli organizzati e dei centri di culto megalitici, la mitopoiesi celebrativa degli eroi solari vittoriosi, il violento passaggio da una civiltà contadina e matriarcale ad una patrilineare e guerriera, la sostituzione delle antiche Dee Madri con pantheon a prevalenza maschile. (Vedasi il mio saggio <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/" target="_blank"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a>, 2008).</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Andr%C3%A9-Castaigne-Carica-di-carri1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8935" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="André Castaigne, Carica di carri" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Andr%C3%A9-Castaigne-Carica-di-carri1.jpg" alt="" width="313" height="189" /></a>Ondate di nomadi allevatori di cavalli scesero dalle montagne come una piena, e così sono spesso rammentati nei miti, travolgendo gli insediamenti agricoli nelle fertili vallate. In molti casi avevano innovative armi di ferro ed erano spinti da una forte volontà di prevalere. I loro micidiali carri da guerra fecero la differenza tattica e strategica per interi millenni, e li portarono alla vittoria sui campi di battaglia.</p>
<p>L’ancestrale conflitto fra agricoltori e allevatori si rinnovava nella dialettica universale fra i princìpi femminile e maschile, rappresentati a seconda dei casi dalla coppia simbolica <strong>Luna-Sole</strong> o da quella <strong>Venere-Marte</strong>. Dal punto di vista simbolico le ruote dei più antichi carri rappresentano perfettamente il loro diverso ruolo a seconda della funzione pratica e le due principali divinità di riferimento dotate di dischi ruotanti celesti. Le più primitive ruote di carro dei più antichi centri stanziali conosciuti erano piene e robuste, adatte al carico e simbolicamente riferite al sacro disco lunare che scandiva i ritmi della vita agricola. I carri da guerra degli invasori avevano ruote snelle e dotate di raggi, che richiamavano simbolicamente il mitico carro del Sole e le bellicose divinità maschili che lo accompagnarono.</p>
<p>Uno degli episodi di tale lungo e complesso processo di trasformazione culturale avvenne intorno al 1150 a.C., quando i Dori distrussero la tarda civiltà micenea, dando vita al sincretismo religioso che strutturò gran parte dell’antica mitologia classica mediterranea che rappresenta ancora la base fondante della simbologia astrologica. Con l’Età del Ferro e l’avvento del carro come strumento di guerra, Marte entra da protagonista a far parte di questa narrazione astrologica e antropologica che ci porterà, dopo più di tremila anni, ai carri armati moderni.</p>
<h2><strong>I Carri di ferro della Bibbia </strong></h2>
<p>Carri di ferro sono rammentati nella Bibbia, quando si descrive la formidabile armata di 900 carri del generale <strong>Sisara</strong>, al servizio di <strong>Iabin</strong>, re di Canaan, che opprimevano duramente da venti anni il popolo di Israele.<a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-da-guerra-ittita.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8920" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Carro da guerra ittita" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-da-guerra-ittita.jpg" alt="" width="400" height="301" /></a> Secondo il racconto (<em>Giudici, IV</em>) l’armata fu dispersa da <strong>Yahwèh</strong>, che precedeva l’esercito degli Israeliti di <strong>Barak</strong>, ma significativamente furono due donne a consentire la sconfitta dei carri da guerra e dei nemici sul monte Tabor.</p>
<p>Fu la profetessa <strong>Debora</strong> a dettare la vincente strategia d’attacco e a incoraggiare Barak a radunare un esercito, ma egli si rifiutò di combattere senza avere lei al suo fianco, al che la profetessa sentenziò: “<em>Bene, verrò con te; però non sarà tua la gloria sulla via per cui cammini; ma il Signore metterà Sisara nelle mani di una donna.</em>” (<em>Giudici, IV,9</em>). E infatti fu <strong>Giaele</strong>, moglie di <strong>Eber</strong>, a uccidere il generale Sisara che si era nascosto nella sua stessa tenda, conficcandogli con un martello un acuminato paletto nella tempia, quale ulteriore simbolo di Marte in questa antica storia.</p>
<h2><strong>I Carri etruschi dei Principi Guerrieri</strong></h2>
<p>Nel corredo funebre della più grande tomba della necropoli di Populonia furono trovati i resti di due carri da guerra in legno con rivestimenti decorativi anche in ferro del VII secolo. La struttura della decorazione dei carri rivelava la grande importanza che gli Etruschi attribuivano a questo metallo, per alcuni aspetti considerato ancora più prezioso dell’oro. Le miniere di ferro della vicina Isola d’Elba resero potenti i clan aristocratici dell’Etruria occidentale contribuendo a formare una casta di prìncipi guerrieri. Uno dei principali motivi del fiorire della civiltà etrusca nel primo millennio a.C. furono indubbiamente gli accessibili giacimenti di ferro dell’Elba, delle Colline Metallifere e della Tolfa, che costituivano all’epoca il complesso produttivo di massima rilevanza di tutto il Mediterraneo. Il dio del ferro e della guerra <strong><em>Laran</em></strong> (marito di <strong><em>Turan</em></strong>, corrispondente di Venere), che i Romani poi chiamarono Marte, fu una divinità importante per almeno una dozzina di secoli nella nostra penisola, e non solo. La funzionale organizzazione militare romana fu un modello di successo e uno dei pilastri della società culturale sia repubblicana sia imperiale: parte di tale organizzazione era di origine etrusca, come traspare anche dalla parola latina <em>miles</em> (soldato), presa senza modifiche dalla lingua etrusca. Quanto alla dubbia derivazione di Marte dalla divinità etrusca <em>Maris</em>, spesso rappresentata come un giovane armato, non è il caso di approfondire in questa sede. Ma ancora una volta è opportuno segnalare come nella società etrusca, pur così fortemente segnata dai simboli “maschili” di Marte, abbiano avuto grande importanza le donne, in modo significativamente diverso dalle civiltà greca e romana, al punto da utilizzare con frequenza il matronimico.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Viaggio-agli-Inferi-in-carpentum.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8924" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Viaggio agli Inferi in carpentum" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Viaggio-agli-Inferi-in-carpentum.jpg" alt="" width="200" height="220" /></a>Come dimostrano i ritrovamenti archeologici di Castel San Mariano presso Perugia, fin dall’età arcaica il carro era un simbolo cerimoniale di aristocratico potere e ricchezza che serviva ai prìncipi in battaglia e nei trionfi, così come corredo funebre per l’ultimo viaggio.</p>
<p>Si distinguevano però due tipi di carri a due ruote: il <strong><em>carpentum</em></strong> (femminile) e il <strong><em>currus</em></strong> (maschile). Il <em>carpentum</em> era l’antenato del moderno calesse utilizzato anche dalle donne e dai magistrati, con uno o due posti seduti, decorato in bronzo a ricordare anche con il rame l’attinenza simbolica con Venere, presente nei fregi nella forma alata di <em>Turan</em>. Aveva l’asse ruotante e non poteva muoversi troppo velocemente. <strong>Tito Livio</strong> narra di un prodigio avvenuto al futuro re <strong>Tarquinio Prisco</strong> quando entrò sfarzosamente a Roma con la moglie a bordo di un <em>carpentum</em>. Il <em>currus</em> etrusco invece era una classica biga aperta posteriormente sulla quale prendevano posto due persone in piedi: in genere si trattava di un aristocratico e di un auriga, che si muovevano così in trionfo, a caccia e in battaglia. L’eccezionale ritrovamento di un carro di ferro etrusco completo di cavalli in una tomba aristocratica di Adria, unito a leggende locali ancora vive nel secolo scorso, conferma gli utilizzi sia bellico sia sepolcrale del carro, in analogia simbolica con Marte e con i segni in cui è domiciliato (Ariete e Scorpione).</p>
<h2><strong>Il Carro di Ferragosto</strong></h2>
<p>A Fontanarosa, in provincia di Avellino, la tradizione della vigilia di Ferragosto vuole che da circa due secoli si porti in processione, non senza difficoltà, un obelisco di paglia intrecciata alto circa 28 metri a forma di appuntito obelisco detto “carro”, trainato da due coppie di buoi. Questo nome rappresenta certamente un retaggio dei carri agricoli carichi delle primizie del raccolto che erano anticamente offerte alle divinità femminili pagane durante le feste estive e che successivamente rappresentarono un atto di ringraziamento e di devozione alla Madonna, nella festa dell’Assunzione, risalente almeno al VII secolo. Lo stesso utilizzo di paglia inumidita e intrecciata con arte su telai ricorda la preistorica <a title="Simboli del Grano e della Dea Madre" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/06/simboli-del-grano-e-delle-antiche-dee/">festa del raccolto dei cereali</a>.</p>
<p>La forma della guglia, fortemente acuminata, richiama astrologicamente i simboli di Marte. Possibili riferimenti mitologici sono quello del carro alato di <strong>Trittolemo</strong> ornato di serpenti, donato da <strong>Demetra</strong> per volare sui campi come allegoria del principio maschile incaricato di fecondare la Madre Terra; e quello del carro di <strong>Attis</strong>, simbolicamente evirato, che immagino versare gocce di sangue fecondante sui campi della Frigia, terra sacra alla Dea Madre <strong>Cibele</strong> celebrata da sacerdoti eunuchi.</p>
<p>Quanto al nome “Ferragosto”, è appena il caso di ricordare che deriva dal latino <em>Feriae Augusti</em> (Riposo di Augusto), anche se la coincidenza ha voluto creare una cabala fonetica in lingua italiana che richiama singolarmente il marziano ferro.</p>
<h2><strong>Il Carro dei Tarocchi</strong></h2>
<p>Il VII Arcano Maggiore si chiama <em>Il Carro</em> e raffigura un auriga che guida un cocchio trionfale trainato da due animali di diversi colore e intenzioni. Una delle interpretazioni psicologiche fa riferimento allo spirito dell’uomo che è chiamato a tenere a freno la sua natura materiale, con il dualismo che lo lega all’apparente realtà bipolare tramite i sensi, le passioni, l’orgoglio, il suo stesso corpo e le sue stesse azioni e motivazioni: tutto ciò che può sfruttare per andare avanti lungo la strada scelta, anche se con fatica e lentezza, verso i suoi obiettivi.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Aurei.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8922" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Carro, Tarocchi Aurei" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Aurei.jpg" alt="" width="236" height="382" /></a>Certamente il mito dell’auriga che <strong>Platone</strong> cita nel <em>Fedro</em> (246) è uno dei riferimenti classici della carta, come lo è il mito di <strong>Fetonte</strong> (cfr. Ovidio, <em>Metamorfosi, II</em>). Proprio in <strong>Ovidio</strong> ho trovato una delle rare tracce letterarie che lega analogicamente il Tarocco al segno dello Scorpione, domicilio di Marte: i cavalli imbizzarriti del carro volante, sfuggiti al controllo dell’inesperto Fetonte, prima di precipitarlo sulla terra, vanno a cozzare contro la volta celeste proprio in corrispondenza della costellazione dello Scorpione.</p>
<p>Confesso però che tale analogia astrologica, pur derivante dal sistema coerente della griglia dei miei <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>Tarocchi Aurei</em></a>, agli inizi della ricerca non mi convinceva completamente, essendo i simboli sempre plurivoci. Per la stessa ragione i vari significati astrologici di Marte si ritrovano maggiormente in altre carte del mazzo, particolarmente nella militare e fallica <em>Torre</em>, e tuttavia la mia argomentazione sul pianeta Marte in questo caso deve poter richiamare anche lo Scorpione come uno dei suoi domicili.</p>
<p>Le mie iniziali perplessità furono messe da parte soprattutto di fronte alla perfetta posizione della carta nella colonna dei segni d’Acqua; ricordando poi anche i culti funebri e le celebrazioni degli eroi guerrieri della mitologia celtica, particolarmente l’irlandese Cùchulainn, che forse usava un mezzo simile all’antico carro da guerra gallico a due ruote chiamato <em>esseda</em>, che poi i Romani adottarono soprattutto nei giochi circensi.</p>
<p>Ma nel corso dello studio tarologico altri indizi si presentarono.</p>
<p>Nella saga della <em>Torre Nera</em> di <strong>Stephen King</strong>, moderna fonte mitopoietica di un narratore che ha dimostrato più volte di saper attingere alla biblioteca degli archetipi universali, la radice <em>char-</em>, nella cosiddetta <em>Lingua Eccelsa</em>, significa “morte” (così come nell’antico inglese vuol dire girare, voltare, mutare, ricordando così la ruota), e <em>Charyou Tree</em> (così simile al termine inglese <em>charioteer</em>, auriga) era la celebrazione di un cruento rito sacrificale agricolo del Giorno delle Messi, con il significato di “<em>Morte a te, Vita al mio raccolto</em>”: qualcosa di molto simile è stato espresso nelle tesi di etnologia arcaica di James George Frazer (cfr. <em>The Golden Bough</em>, 1922) e richiama le origini del summenzionato carro di Fontanarosa.</p>
<p>Infine il termine latino <em>caro</em> (carne) ha poi prodotto nel francese arcaico <em>carnel</em>, e quindi l’inglese <em>charnel house</em>, il luogo presso le chiese dove si depositavano i cadaveri.</p>
<p>Quanto al già ricordato <em>carpentum</em>, esso ha origine protoceltica nel termine <em>karbanto</em> (carro da guerra), e una poco dubbia affinità etimologica con <strong>Carpentus</strong> o <strong>Carpantus</strong>, divinità guerriera conosciuta solo grazie a rare iscrizioni dedicatorie latine trovate in Francia e riferite a tale dio degli eroi che correvano alla battaglia sui carri da guerra.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Alessandro-Magno.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8925" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Alessandro Magno" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Alessandro-Magno.jpg" alt="" width="389" height="292" /></a>I più famosi e leggendari condottieri, conquistatori e imperatori sono spesso ricordati a bordo di un carro. Di <strong>Alessandro Magno</strong> si disse che guidò un cocchio trainato da due grifoni alati per esplorare il cielo. <strong>Eginardo</strong>, il biografo di <strong>Carlo Magno</strong>, scrisse che l’imperatore “viaggiava ovunque a bordo di un carpento” (<em>Quocumque eundum erat, carpento ibat.</em> Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius, 1</em>). Anche iconograficamente è famosa l’immagine del carro con cui <strong>Achille</strong> trascina il corpo straziato di <strong>Ettore</strong> sotto le mura di Troia (cfr. Omero, <em>Iliade</em>).</p>
<p>Anticamente la biga da guerra era conosciuta e usata dagli Egizi fin dalla V Dinastia e nell’arcaico poema indiano <em>Bhagavad Gita</em> c’è l’importante riferimento simbolico al carro da guerra del principe <strong>Arjuna</strong>, che ha come auriga addirittura il dio <strong>Krishna</strong>. Qui la vittoria attende l’audace che ha scelto di percorrere con il carro un simbolico viaggio iniziatico di coscienza, conoscenza e amore, un sentiero non agevole se non si è guidati dalla divina forza interiore. Infatti è Krishna che guida il carro e a lui deve affidarsi Arjuna prima dello scontro finale, allegoria della battaglia interiore di ogni uomo contro l’ignoranza e gli attaccamenti egoici.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Spirale-Mistica.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-8937" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Carro, Tarocchi Spirale Mistica" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Carro-Tarocchi-Spirale-Mistica.jpg" alt="" width="228" height="400" /></a>I miti classici narrano dei già citati carri di <strong>Trittolemo</strong> e di <strong>Attis</strong>, del corpo di <strong>Ippolito</strong> trascinato sugli scogli dai cavalli imbizzarriti del suo stesso carro, e della morte cruenta degli amanti di <strong>Ippodamia</strong>, figlia di Enomao. Si narra, infatti, di <strong>Enomao</strong>, re di Pisa in Elide e figlio di Ares-Marte, che gareggiava con i pretendenti della figlia Ippodamia in una mortale corsa sui carri: i cavalli di Enomao erano un dono di Marte e talmente veloci che il re concedeva sempre un vantaggio agli sfidanti, che erano quindi regolarmente raggiunti prima del traguardo e decapitati. Il mito ricorda dodici o tredici teste di perdenti inchiodate alla porta della reggia. La serie dei pretendenti si esaurì con un sabotaggio scorpionico a danno dell’asse del carro del re e con la sua morte conseguente all’incidente.</p>
<p>Uno dei significati esoterici del VII Arcano, complessi come il mitico nodo del <em>Carro di Gordio</em>, è nascosto nel senso profondo della morte e della rinascita, dei riti dell’evirazione sacra e del sangue fecondante, delle ancestrali celebrazioni dei ritmi agricoli del calendario sacro, degli antichi Misteri Orfici, di Eleusi e di Attis, dei cicli naturali della vita e dell’esistenza. <em>Il Carro</em>, VII lama dei Tarocchi, seguendo numericamente <strong>Eros</strong>, rappresentato dal VI Arcano (<em>L’Innamorato</em>), deve simboleggiare anche <strong>Thanatos</strong>, l’oscura morte che apre alla suprema e profonda metamorfosi dell’essere.</p>
<p><strong>Giovanni Pelosini</strong></p>
<ul>
<li>
<h2>Continua in <a title="I Carri di Marte (parte 2)" href="http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-e-il-generale-patton-ii-parte/"><em><strong>I Carri di Marte (II parte)</strong></em></a></h2>
</li>
</ul>
<h2 style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>Bibliografia</strong></span></h2>
<p>Marsilio Ficino, <em>Sopra lo Amore, ovvero Convito di Platone</em></p>
<p>Marija Gimbutas, <em>Il linguaggio della Dea</em></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Matriarcato e Patriarcato, Mitologia e Astrologia" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/05/matriarcato-e-patriarcato-nei-miti-antichi-e-nei-simboli-astrologici/"><em>Matriarcato e patriarcato nei miti antichi e nei simboli astrologici</em></a></p>
<p>Giovanni Pelosini, <a title="Tarocchi Aurei" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/i-tarocchi-aurei/"><em>I Tarocchi Aurei</em></a></p>
<p><em>La Bibbia di Gerusalemme (EDB)</em></p>
<p><em>Baghavad Gita</em></p>
<p><em>The New Webster Dictionary</em><strong> </strong></p>
<p>Carlo Cordié, <em>Enciclopedia dei miti</em></p>
<p>Omero, <em>Iliade</em></p>
<p>James George Frazer, <em>Il Ramo d’Oro</em></p>
<p>Stephen King, <em>La Torre Nera</em></p>
<p>Eginardo, <em>De Vita Caroli Magni Commentarius</em></p>
<p>Franklin J. Schaffner, <em>Patton, generale d’acciaio</em></p>
<p>Ladislas Farago, <em>Patton: ordeal and triumph</em></p>
<p>Omar N. Bradley, <em>A soldier’s story</em></p>
<p>Kristopher Calnon, <em>Patton: A man of Heroic Proportions</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/i-carri-di-marte-i-parte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Profezia di Malachia sulla Fine del Papato</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/la-profezia-di-malachia-sulla-fine-del-papato/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/la-profezia-di-malachia-sulla-fine-del-papato/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 11:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[misteri]]></category>
		<category><![CDATA[Templari]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=7372</guid>
		<description><![CDATA[La Profezia dei Sommi Pontefici Da più di quattrocento anni è nota, a volte temuta, sempre discussa, l’enigmatica Profezia di Malachia sul papato romano, e più di un Pontefice, in questi secoli, l’ha ricordata a conferma della propria elezione, anche se la Chiesa non l’ha mai ufficialmente accettata. A Venezia, nel 1595, il benedettino Arnold [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Profezia-San-Malachia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7667" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Profezia San Malachia" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Profezia-San-Malachia.jpg" alt="" width="122" height="400" /></a>La Profezia dei Sommi Pontefici</h2>
<p>Da più di quattrocento anni è nota, a volte temuta, sempre discussa, l’enigmatica <strong>Profezia di Malachia</strong> sul papato romano, e più di un Pontefice, in questi secoli, l’ha ricordata a conferma della propria elezione, anche se la Chiesa non l’ha mai ufficialmente accettata. A Venezia, nel 1595, il benedettino <strong>Arnold de Wyon</strong> pubblicò il <em>Lignum Vitae</em>, cioè “<em>Il Legno della Vita, ornamento e decoro della Chiesa</em>”. In questo testo si legge per la prima volta la notizia dell’esistenza di una sintetica profezia, <strong><em>Prophetia de Summis Pontificibus</em></strong>, attribuita a <strong>San Malachia</strong>, vescovo e veggente irlandese vissuto dal 1094 al 1148.</p>
<p>Così Arnold de Wyon ci parla di San Malachia: “<em> … di lui non conosco che una profezia sui Sovrani Pontefici. Siccome questo scritto è breve e, come sembra, non ancora stampato, lo riproduco qui per rispondere al desiderio di molti</em>”. Seguiva lo scarno elenco di 112 motti profetici riferiti ai Papi a partire da <strong>Celestino II </strong>(1143-1144) fino ad un certo “<strong>Pietro Romano</strong>”, l’ultimo della lista.</p>
<h2>San Malachia</h2>
<p>Il nobile irlandese <strong>Maelmhaedhoc</strong> della famiglia O’Margair nacque ad Armagh nel 1094 e si narra che fosse un devoto cristiano fin da giovanissimo. Il suo nome fu latinizzato ed egli è noto come Malachia, monaco, vescovo e Primate d’Irlanda nel turbolento XII secolo.<span id="more-7372"></span> In questo periodo Malachia fu un grande riformatore della chiesa irlandese, propugnandone sempre l’unità e la fedeltà a Roma. Si racconta che in quei tempi di guerre e disordini il vescovo abbia affrontato da solo e senza armi una milizia nemica decisa a catturarlo: i soldati furono messi in fuga dopo che il capitano fu miracolosamente colpito ed ucciso da un fulmine.</p>
<p>Il vescovo Malachia nel 1138 rinunciò al titolo per umiltà e desiderio di solitaria preghiera, tornando ad essere un semplice monaco e cominciando a viaggiare in Europa. <strong>Papa Innocenzo II</strong> lo accolse a Roma con grandi onori, sia per la sua energica opera come Primate d’Irlanda, sia per la sua grande fama di profeta: si diceva infatti che sapesse prevedere e predire tutto, fin nei minimi particolari. Divenuto amico di <strong>San Bernardo di Chiaravalle</strong>, che fu poi il suo biografo, volle finire i suoi giorni in sua compagnia all’abbazia di Clairvaux. Il 2 novembre 1148 Malachia fece chiamare San Bernardo e morì fra le sue braccia. Si pensò che conoscesse la data della propria morte, ovvero l’avesse scelta per essere la significativa ricorrenza di <a title="Festa di Ognissanti - Halloween" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/10/simboli-riti-e-magie-di-halloween-il-capodanno-celtico-di-samhain/">Tutti i Santi</a>, e, forse, secondo il sincretismo dell’epoca, anche l’antica festività celtica e irlandese di <strong><em>Samhain</em></strong>. <strong>Clemente III</strong> lo canonizzò nel 1190.</p>
<p>Secondo la tradizione, San Malachia avrebbe avuto una visione a Roma nel 1139 e, in base a questa, avrebbe scritto la serie degli aforismi riferiti personalmente a tutti i Papi che si sarebbero succeduti, compresi una decina di Antipapi. Oltre a vari miracoli gli si attribuisce anche un’altra profezia sulla sua amata isola, che, si dice, fu copiata da un antico manoscritto custodito a Clairvaux. Secondo questa previsione l’Irlanda avrebbe sofferto per sette secoli l’oppressione inglese, risultando alla fine libera grazie al mantenimento della fede originaria.</p>
<h2>Presunte Conferme della Profezia</h2>
<p>Anche se molti motti profetici appaiono oscuri e di incerta decifrazione, altri sembrano estremamente precisi nell’individuare una caratteristica personale dei vari Pontefici. Talvolta l’aforisma riguarda i simboli presenti nello stemma del Papa, oppure la sua origine geografica, altre volte la frase in latino sembra riferirsi alle sue qualità. <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Celestino-IV.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7670" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Celestino IV" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Celestino-IV.jpg" alt="" width="169" height="162" /></a>Analizziamo alcune significative corrispondenze.</p>
<ul>
<li>Al primo Papa della serie, <strong>Celestino II</strong> (1143-1144), corrisponde il motto “<em><strong>Ex Castro Tiberis</strong></em>” (Dal Castello del Tevere): egli proveniva infatti da Città di Castello, nella valle del Tevere.</li>
<li><strong>Lucio II</strong> (1144-1145) si chiamava Gherardo Caccianemici dall&#8217;Orso ed il motto della lista di Malachia è &#8220;<strong><em>Inimicus Expulsus</em></strong>&#8221; (Nemico cacciato).</li>
</ul>
<ul>
<li>Il brevissimo pontificato di <strong>Celestino IV</strong> (1241), che era cardinale di Sabina ed aveva uno stemma con un leone rampante è in corrispondenza con il motto “<strong><em>Leo Sabinum</em></strong>” (Leone sabino).<strong><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Alessandro-VII.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7671" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Alessandro VII" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Alessandro-VII.jpg" alt="" width="170" height="162" /></a></strong></li>
</ul>
<ul>
<li>Un paio di Antipapi, <strong>Niccolò V</strong> (1328-1330) e <strong>Clemente VIII</strong> (1423-1429), possiedono aforismi che ricordano appunto lo scisma: “<em><strong>Corvus Schismaticus</strong></em>” e “<em><strong>Schisma Barcinorum</strong></em>” (Corvo scismatico e Scisma di Barcellona). Ci sono anche precisi riferimenti geografici, in quanto Niccolò V era nato a Corvara, presso Rieti, e Clemente VIII regnò per breve tempo in terra d’Aragona.<strong> </strong></li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Urbano VIII</strong> (1623-1644) proveniva da Firenze, la città del giglio, ed il suo motto è “<em><strong>Lilium et Rosa</strong></em>” (Giglio e rosa).</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>Alessandro VII</strong> (1665-1667), al secolo Fabio Chigi, aveva uno stemma con sei monti e una stella. A lui corrisponde il motto “<em><strong>Montium Custos</strong></em>” (Custode dei monti).</li>
</ul>
<h2>Dubbi di Autenticità</h2>
<p>Esistono però fondati dubbi che la cosiddetta profezia di Malachia sia in realtà un apocrifo redatto alla fine del XVI secolo, e quindi attribuito al vescovo irlandese circa 450 anni dopo la sua morte. A parte la consuetudine, piuttosto comune in passato, di attribuire a illustri predecessori affermazioni o testi di particolare rilevanza per avvalorarne il significato, non si può escludere l’ipotesi che la pubblicazione del de Wyon sia stata un tentativo di influenzare l’opinione dei cardinali dell’epoca al fine di modificare le loro scelte in Conclave. In particolare si pensa all’elezione del 1590, in cui pare che qualcuno volesse favorire il cardinale Simoncelli di Orvieto con la diffusione della falsa profezia contenente il motto “<em><strong>De antiquitate urbis</strong></em>”, con chiara allusione all’antico nome latino di Orvieto (<em>Urbs Vetus</em>, cioè “Città antica”).</p>
<p>A dimostrazione che la profezia sia un apocrifo del 1595 ci sarebbero alcune imprecisioni biografiche dello storico <strong>Onofrio Panvinio</strong> che sono riportate nella cosiddetta profezia: certe evidenti incongruenze temporali dovute alla presenza nella lista anche degli Antipapi. Panvinio aveva lavorato nelle biblioteche vaticane nel 1556 e la sua opera di revisione era ovviamente conosciuta dai contemporanei. In tal caso anche la scelta dell’ipotetico autore Malachia sarebbe stata molto opportuna, facendo un sottile e convincente riferimento all’omonimo profeta dell’<em>Antico Testamento</em>; senza contare che lo stesso nome Malachia deriva dall’ebraico e significa letteralmente “<em>Colui che porta messaggi</em>”: davvero c’è il destino nel nome per uno dei più famosi profeti.</p>
<p>Già nel 1700 c’era chi pensava che la profezia fosse apocrifa ed oggi molti affermano che, mentre i motti sono estremamente puntuali ed esatti nell’indicare i Pontefici da Celestino II fino alla pubblicazione del <em>Lignum Vitae</em> (1595), le interpretazioni delle frasi relative ai Papi successivi sono meno lineari e precise, se non addirittura frutto della fantasia dei posteri.</p>
<p>Se però la profezia fosse soltanto un falso, non si spiegherebbero i numerosi casi in cui gli aforismi si rivelarono effettivamente molto calzanti in riferimento a qualche caratteristica riconosciuta dei Papi, e il mistero rimarrebbe, almeno in parte. Occorre anche dire che non sempre possediamo le notizie storiche e biografiche che potrebbero confermare il motto per molti Pontefici del passato, e quindi potremmo non comprendere molti riferimenti profetici magari esatti. In ogni caso, chiunque sia stato l’autore della profezia, gli si deve almeno riconoscere a posteriori una certa capacità previsionale o, per i più scettici, una buona dose di fortuna nella scelta degli aforismi.</p>
<h2>I Papi da Pio IX a Giovanni Paolo II</h2>
<p>• <strong>Pio IX</strong> (1846-1878) è il 101° Papa della serie e corrisponde al motto “<em><strong>Crux de Cruce</strong></em>” (Croce della Croce), forse in riferimento ai problemi dello Stato Pontificio durante l’unificazione italiana e la conquista di Roma nel 1870, dopo la quale la croce dello stemma dei Savoia idealmente si sovrappose a quella del pontefice.</p>
<p>• <strong>Leone XIII</strong> (1878-1903) è il 102° Papa della serie: il motto “<em><strong>Lumen de Coelo</strong></em>” (Luce nel cielo) si può riferire alla figura di una cometa nel suo stemma, ma ancor più al suo motto ufficiale straordinariamente simile: <em>Lumen in coelo</em>.</p>
<p>• <strong>Pio X</strong> (1903-1914) è il 103° Papa della serie: il motto “<em><strong>Ignis Ardens</strong></em>” (Fuoco ardente) potrebbe essere un riferimento alla sua ardente fede oppure all’inizio della Guerra Mondiale durante il suo pontificato.</p>
<p>• <strong>Benedetto XV</strong> (1914-1922) è il 104° Papa della serie: con il motto “<em><strong>Religio Depopulata</strong></em>” (Religione spopolata) si allude forse al fatto che, durante il suo pontificato, la Grande Guerra prima e la febbre spagnola poi fecero un enorme numero di vittime in tutta Europa.</p>
<p>• <strong>Pio XI</strong> (1922-1939) è il 105° Papa della serie: il motto “<em><strong>Fides Intrepida</strong></em>” (Intrepida fede) troverebbe conferma nella sua lotta per la fede in un mondo dominato dai totalitarismi e nel coraggio con cui li avversò.</p>
<p>• <strong>Pio XII</strong> (1939-1958) è il 106° Papa della serie: il motto “<em><strong>Pastor Angelicus</strong></em>” (Pastore angelico) ricorda <strong>San Tommaso d’Aquino</strong>, detto il Dottore Angelico, di cui il Pontefice era studioso, ma anche il suo appellativo “<em>Pastore delle anime</em>”. Un film biografico su di lui, prodotto nel 1942, ebbe lo stesso identico nome: <em>Pastor Angelicus</em>.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Pontefice1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3735" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="5 Pontefice" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/5-Pontefice1.jpg" alt="" width="207" height="334" /></a>• <strong>Giovanni XXIII</strong> (1958-1963) è il 107° Papa della serie: il motto “<em><strong>Pastor et Nauta</strong></em>” (Pastore e navigatore) ben si addice all’ex Patriarca di Venezia, repubblica marinara, ed anche al “<em>pastore e nocchiero</em>” del Concilio Vaticano II.</p>
<p>• <strong>Paolo VI </strong>(1963-1978) è il 108° Papa della serie: il motto “<em><strong>Flos Florum</strong></em>” (Fiore dei fiori) si può riferire ai tre gigli che campeggiano nel suo stemma.</p>
<p>• <strong>Giovanni Paolo I</strong> (26 agosto 1978-28 settembre 1978) è il 109° Papa della serie: il motto “<em><strong>De Medietate Lunae</strong></em>” (Metà della Luna) allude forse alla brevità del suo pontificato, iniziato con la mezza Luna nel cielo (fase di ultimo quarto) e durato appena più di un mese lunare, suscitando molti sospetti sulla sua morte. Si ricorda anche che il 16 settembre 1978 ci fu anche un eclisse totale di Luna.</p>
<p>• <strong>Giovanni Paolo II</strong> (1978-2005) è il 110° Papa della serie: il suo motto “<em><strong>De Labore Solis</strong></em>” (Fatica del Sole) sembra proprio significativo in riferimento all’instancabile e continuo pellegrinaggio del Pontefice in ogni parte del mondo; proprio come il Sole sembra girare nel cielo intorno al mondo, anche <a title="Omaggio a Karol Wojtila" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/05/omaggio-a-karol-wojtila/">Papa Wojtila</a> ha volato ripetutamente nei cieli di tutto il pianeta. Assai rilevante in proposito la frase che il 16 ottobre 2003, in occasione del 25° anniversario del suo pontificato, l&#8217;allora cardinale <strong>Ratzinger</strong> gli rivolse testualmente: “<em>Lei ha girato instancabilmente il mondo!</em>”</p>
<h2>Gli Ultimi Papi secondo la Profezia</h2>
<p>Il 111° Papa della serie è contrassegnato dal motto “<strong><em>De Gloria Olivae</em></strong>” (Gloria dell’olivo). In base a questo fatto molti hanno voluto leggere nella profezia un riferimento alla pace mondiale, di cui l’olivo è da sempre un simbolo riconosciuto, ma non si possono escludere altri collegamenti più o meno simbolici riferiti all&#8217;attuale Pontefice<strong> Benedetto XVI</strong> non ancora evidenziati. Il 27 aprile 2005, durante la prima udienza generale in Piazza San Pietro, il neopontefice dichiarò: &#8220;<em>Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell&#8217;armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l&#8217;apporto di tutti.</em>&#8221; Il primo gennaio 2012 Benedetto XVI ha concluso un accorato appello alla pace mondiale dicendo: &#8220;<em>La pace nel suo senso più pieno e più alto, è la somma e la sintesi di tutte le benedizioni</em>&#8220;.</p>
<p>Ma <em><strong>De Gloria Olivae</strong></em> è l’ultimo aforisma formato da una frase breve che si trova nella presunta Profezia di Malachia. Il successivo motto è sostituito invece con una più lunga previsione che fa riferimento a <em><strong>Pietro il Romano</strong></em> ed a oscure persecuzioni di cui sarebbero oggetto la Chiesa e la città di Roma alla (implicita) fine del pontificato:</p>
<p>“<strong><em>In persecutione extrema Sacrae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septis collis diruetur, et Judex tremendus judicabit populum suum. Amen</em></strong>” (Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà (sul trono) Pietro il Romano, che pascolerà il suo gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dei sette colli sarà distrutta e il giudice tremendo giudicherà il suo popolo).</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Jacques-de-Molay.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7676" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Jacques de Molay" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Jacques-de-Molay.jpg" alt="" width="290" height="396" /></a>È significativo che all’ultimo Papa della serie sia attribuito il nome del primo della storia e che nessun Pontefice abbia mai finora assunto il nome di <strong>Pietro II</strong>. Il nome sembra un riferimento all’<em>Apocalisse</em> di San Giovanni (21,6): “<em>Io sono l’Alfa e l’Omega. Il Principio e la Fine</em>”.</p>
<p>A fianco di questo ultimo testo manca la numerazione, e ciò rende anche incerto se Pietro il Romano debba essere inteso come il 112° Papa della lista, oppure il nome sia ancora riferibile al precedente, o a qualche altro personaggio. Esiste pertanto il dubbio che l&#8217;attuale Pontefice sia il penultimo ovvero l&#8217;ultimo dei Papi della lista attribuita a Malachia; in ogni caso con singolari coincidenze temporali con le profezie del <strong>Monaco di Padova</strong> (<em>De Magnis tribolationibus et Statu Ecclesiae</em>, 1527) e con la leggenda dell&#8217;ultimo Gran Maestro dei Templari <strong>Jacques De Molay</strong>, il quale, già quasi avvolto dalle fiamme del rogo, pare abbia profetizzato la fine del potere del Papato 700 anni dopo la sua morte, cioè nel 2014.</p>
<p>Sarà interessante poter verificare presto l&#8217;attendibilità di queste terribili profezie, confidando che ogni previsione non rappresenti mai un destino ineluttabile e che il futuro sia sempre e comunque un libro con finale aperto ancora da scrivere.</p>
<p style="text-align: left;">Giovanni Pelosini</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/la-profezia-di-malachia-sulla-fine-del-papato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>1 gennaio 2012: Buon Compleanno, Euro</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/1-gennaio-2012-buon-compleanno-euro/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/1-gennaio-2012-buon-compleanno-euro/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 22:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=9302</guid>
		<description><![CDATA[Caro Euro, mi spiace che in questo periodo tu non goda di ottima salute, e che qualcuno addirittura vorrebbe mandarti in pensione anticipata ad appena dieci anni di vita, attribuendoti responsabilità che non sono tue e dimenticando ciò che di buono hai fatto per l&#8217;Italia e per l&#8217;Europa. Eppure gli auspici e le ambizioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Euro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9304" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Euro" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Euro.jpg" alt="" width="226" height="223" /></a>Caro <strong>Euro</strong>,</p>
<p>mi spiace che in questo periodo tu non goda di ottima salute, e che qualcuno addirittura vorrebbe mandarti in pensione anticipata ad appena dieci anni di vita, attribuendoti responsabilità che non sono tue e dimenticando ciò che di buono hai fatto per l&#8217;Italia e per l&#8217;Europa. Eppure gli auspici e le ambizioni di quando sei nato nel 2002 erano grandi, e i simboli che mostravi ricordavano addirittura <strong>Leonardo da Vinci</strong>, lasciando immaginare a tutti un futuro di straordinari successi.</p>
<p>In fondo sei solo una moneta, e sarai d&#8217;accordo con me che l&#8217;umanità dovrà smettere prima o poi di misurare tutto con il denaro; e poi per essere una moneta sei ancora molto giovane: proprio oggi compi 10 anni. Infine sei anche una moneta senza stato, perché l&#8217;Europa è ancora molto lontana dal diventarlo, e forse è proprio questa la principale causa dei tuoi guai attuali&#8230; che sono anche nostri.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/figvitruviana.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4108" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="figvitruviana" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/figvitruviana.jpg" alt="" width="140" height="153" /></a>Malgrado tutto però mi stai simpatico, anche perché con il simbolo dell&#8217;<em>Uomo Vitruviano</em> che mostri sulla versione italiana mi ricordi la Proporzione Aurea e la Spirale, emblema universale della Vita. Ti auguro quindi un buon compleanno e ti dedico l&#8217;articolo che scrissi un po&#8217; di tempo fa sui tuoi antichi simboli: <a title="Simboli della Moneta da Un Euro" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/02/i-simboli-mistici-delleuro/"><strong><em>I Mistici Simboli dell&#8217;Euro</em></strong></a>.</p>
<p>Con affetto e simpatia, Giovanni Pelosini</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/1-gennaio-2012-buon-compleanno-euro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Festa dell&#8217;Epifania, 6 gennaio: Miti, Riti e Magie dei Tre Magi</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/festa-dellepifania-6-gennaio-miti-riti-e-magie-dei-tre-magi/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/festa-dellepifania-6-gennaio-miti-riti-e-magie-dei-tre-magi/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 17:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[esoterismo]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=8142</guid>
		<description><![CDATA[Tradizionalmente i tre Magi rappresentano i tre aspetti del tempo che non scorre: l&#8217;anziano Melchiorre, il maturo Baldassarre e il giovane Gaspare. In questa Adorazione di Hieronymus Bosch il primo offre il calice sacro e l&#8217;oro della Luce, il secondo porta una specie di pisside con la mirra per la Potenza regale, e il terzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Adorazione-dei-Magi-Hieronymus-Bosch.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9287" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Adorazione dei Magi, Hieronymus Bosch" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Adorazione-dei-Magi-Hieronymus-Bosch.jpg" alt="" width="300" height="398" /></a>Tradizionalmente i tre Magi rappresentano i tre aspetti del tempo che non scorre: l&#8217;anziano <strong>Melchiorre</strong>, il maturo <strong>Baldassarre</strong> e il giovane <strong>Gaspare</strong>. In questa <em>Adorazione</em> di <strong>Hieronymus Bosch</strong> il primo offre il calice sacro e l&#8217;oro della Luce, il secondo porta una specie di pisside con la mirra per la Potenza regale, e il terzo l&#8217;incensiere della Sapienza e del sacrificio, secondo l&#8217;esoterismo iranico e mitraico, e sono il simbolo di Anima, Spirito e Corpo fisico. In altre tradizioni non Gaspare ma Melchiorre è di colore, i nomi e i <a title="Doni dei Magi" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/12/i-doni-dei-magi/">doni dei Magi</a> cambiano, ma il significato della triade resta invariato nel suo complesso.</p>
<p>Le tre età del tempo eterno sono i gradi del percorso iniziatico, il passato, il presente e il futuro, i tre ceppi etnici dell&#8217;umanità dopo il diluvio universale, lo zolfo, il sale e il mercurio dell&#8217;alchimia, la triade dell&#8217;unico frutto, la Pietra, l&#8217;Uno.</p>
<p>La consacrazione all&#8217;<strong><em>Unus Mundus</em></strong> avviene nell&#8217;istante dell&#8217;adorazione e il Figlio genera la Matrice che lo genera in una ciclica apparente contraddizione che elimina il concetto stesso di tempo che scorre nel mondo tridimensionale.<span id="more-8142"></span></p>
<p>Il mistero dell&#8217;Epifania è la radice dei suoi aspetti magici e esoterici che i Magi incarnano da secoli fermando il tempo nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, e aprendo in questo modo la porta dimensionale alla infinite possibilità trasmutatorie.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Riti-dellEpifania.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9285" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Riti dell'Epifania" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Riti-dellEpifania.jpg" alt="" width="276" height="400" /></a>Fin dal Medio Evo il senso magico dell&#8217;evento era tradotto dal popolo in magie rituali e apotropaiche, come quella di fermare i cavalli in fuga con la formula: <em>Caspar te tenet, Balthasar te ligat, Melchior te ducat</em>. Si attribuiva quindi alla magica triade il potere di bloccare le forze più incontrollabili della natura e dell&#8217;inconscio.</p>
<p>Con l&#8217;intento di procurare fortuna e benessere alla famiglia e alla casa nei Paesi germanici si usa ancora tracciare con il gesso sulla porta principale le cifre dell&#8217;anno appena iniziato e le lettere iniziali dei tre Magi unite in una formula augurale che si trova anche sui portali delle chiese e dei santuari.</p>
<p>Un&#8217;usanza antichissima tramandatami dagli avi toscani prevede invece di mettere un rametto di ginepro alla serratura della porta della casa, precludendone così, con le sue foglie spinose e pungenti, simbolicamente l&#8217;accesso agli spiriti vaganti nella magica notte in cui i varchi dimensionali e temporali sono aperti.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2012/01/festa-dellepifania-6-gennaio-miti-riti-e-magie-dei-tre-magi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I Tarocchi di Pelosini (di Federica Lessi)</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/12/i-tarocchi-di-pelosini-di-federica-lessi/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2011/12/i-tarocchi-di-pelosini-di-federica-lessi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 18:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti creative]]></category>
		<category><![CDATA[Mazzi / Tarot decks]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ripubblicabili]]></category>
		<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[Tarocchi della Spirale Mistica]]></category>
		<category><![CDATA[Tarologia]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Tarocchi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=9159</guid>
		<description><![CDATA[Rassegna Stampa (&#8230;) Dopo l&#8217;esordio nazionale a Bologna, casa del disegnatore Giuseppe Palumbo, le misteriose tavole esoteriche arrivano nel luogo dove sono state concepite. Pelosini, infatti, tarologo e studioso di simbologia e esoterismo, vive a Casale e lavora spesso con autori nostrani come I Santini Del Prete o Roberto Granchi. Per la sua ultima creazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Giustizia-Tarocchi-Spirale-Mistica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9161" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Giustizia - Tarocchi Spirale Mistica" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Giustizia-Tarocchi-Spirale-Mistica.jpg" alt="" width="221" height="400" /></a>Rassegna Stampa</h2>
<p>(&#8230;) Dopo l&#8217;esordio nazionale a Bologna, casa del disegnatore <strong>Giuseppe Palumbo</strong>, le misteriose tavole esoteriche arrivano nel luogo dove sono state concepite. Pelosini, infatti, tarologo e studioso di simbologia e esoterismo, vive a Casale e lavora spesso con autori nostrani come <a title="I Santini Del Prete" href="http://www.giovannipelosini.com/2009/01/gli-improbabili-binari-dei-santini-del-prete/"><strong>I Santini Del Prete</strong></a> o <strong>Roberto Granchi</strong>. Per la sua ultima creazione &#8220;<a title="Tarocchi della Spirale Mistica" href="http://www.macrolibrarsi.it/libri/__tarocchi-della-spirale-mistica.php?pn=2300" target="_blank"><strong><em>I Tarocchi della Spirale Mistica</em></strong></a>&#8221; ha incontrato il talento e la passione di Palumbo, illustratore di celebri fumetti come <em>Martin Mystère</em> e <em>Diabolik</em>. Ne sono nate 78 tavole per altrettante carte, edite da <em>Lo Scarabeo</em>, ciascuna con legenda declinata in sei lingue (italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, olandese) e il libriccino che le accompagna in cinque. Il soggetto di ogni carta segue l&#8217;iconografia tradizionale ma con un&#8217;interpretazione fumettistica e inquadrature dinamiche, secondo lo stile d&#8217;impatto del disegnatore. Unico invece il filo conduttore: la spirale, che si rintraccia costantemente nelle forme della natura e nelle opere maggiori dell&#8217;uomo, come mostrano gli studi e le scoperte di mistici, scienziati ed artisti di ogni epoca e civiltà, molti dei quali raffigurati nelle carte del mazzo. (&#8230;)</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Federica Lessi</strong>, «Il Tirreno», 2 dicembre 2011</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2011/12/i-tarocchi-di-pelosini-di-federica-lessi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le Lacrime del Ministro</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/12/le-lacrime-del-ministro/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2011/12/le-lacrime-del-ministro/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 12:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=9170</guid>
		<description><![CDATA[Forse pecco di ingenuità, ma sono rimasto colpito dalle lacrime di Elsa Fornero del 4 dicembre 2011, che rappresentano comunque un fatto inedito per un ministro in una conferenza stampa, quasi come se vedessi la stessa Italia piangere, come nella scultura del Canova che commemora Vittorio Alfieri. Ho letto e ascoltato alcune banalità sull’argomento, purtroppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Canova-Tomba-di-Alfieri.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9172" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Canova, Tomba di Alfieri" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Canova-Tomba-di-Alfieri.jpg" alt="" width="254" height="333" /></a>Forse pecco di ingenuità, ma sono rimasto colpito dalle lacrime di <strong>Elsa Fornero</strong> del 4 dicembre 2011, che rappresentano comunque un fatto inedito per un ministro in una conferenza stampa, quasi come se vedessi la stessa Italia piangere, come nella scultura del <strong>Canova</strong> che commemora <strong>Vittorio Alfieri</strong>. Ho letto e ascoltato alcune banalità sull’argomento, purtroppo firmate da grandi nomi su grandi testate, e non vorrei aggiungerne altre né entrare nel merito dei provvedimenti o della loro valutazione politica. Mi limiterò quindi a fare considerazioni esclusivamente dal punto di vista simbologico e mitologico.</p>
<p><strong>Santa Ildegarda di Bingen</strong> paragonava la pioggia all’energia vitale dell’anima che poteva scendere come lacrime dal cielo a benedire la terra quando era regolare, mentre la distruggeva soffocandone i germogli scendendo irregolarmente, a scrosci eccessivi alternati a lunghi periodi di siccità. Così, prosegue Ildegarda, l’uomo timorato scoppia in lacrime e si purifica con lo scorrere delle lacrime, energia vitale che sgorga dal suo stesso corpo.<span id="more-9170"></span> Negli ultimi tempi in Italia, dopo l’inaridimento della terra dovuto a lunghi mesi di siccità, sono arrivate piogge violente e rovinose che hanno provocato danni e vittime in molte regioni, e si sono quindi evidenziati negli squilibri atmosferici gli eccessi opposti che già si manifestavano nelle tensioni politiche e sociali. Il potere fertilizzante delle lacrime della pioggia troppo a lungo attesa si è trasformato in potere distruttivo.</p>
<p>Ma le gocce che rigavano il volto del Ministro delle Politiche Sociali non sembravano avere questa carica dirompente e distruttiva; mi hanno ricordato piuttosto il pianto della Dea <strong>Aurora</strong>, quando seppe della morte di suo figlio <strong>Memnone</strong> sotto le mura di Troia, generando così la rugiada; o le preziose perle, che spesso somigliano alle lacrime; o le stesse lacrime delle figlie del Dio Sole che si trasformarono in gocce di ambra.</p>
<p>Ancor più ho ricordato il mito islamico dell’<strong>Arcangelo Gabriele</strong>, il quale, dopo aver cacciato <strong>Adamo e Eva</strong> dal giardino dell’Eden, non poté fare a meno di commuoversi; e di fronte al sacrificio imposto alla prima famiglia umana, pianse. Una verga proveniente dal Paradiso Terrestre fu donata ai due, forse come ultimo ricordo del luogo che da allora gli fu precluso per sempre, e le lacrime dell’arcangelo, bagnandola, la fecero germogliare. Quel virgulto fu il primo viticcio fertile che Adamo piantò ottenendone presto i dolci frutti dell’uva. Gabriele fu severo e fermo nello svolgere il suo compito, ma il vedere la sofferenza dell’uomo non lo lasciò indifferente e privo di compassione. Altra cosa sono le lacrime dette di coccodrillo, che manifestano ipocrisia e doppiezza, e non mai un sentimento di compassione legato ai miti del sacrificio e della rigenerazione.</p>
<p>Nei miti del nord Europa, che ora forse guarda il nostro Paese con uguale sentimento, per ragioni climatiche le lacrime non ricordano tanto la pioggia quanto il disgelo. La rinascita della vita primaverile dopo il gelo dell’inverno si mostra nel ritmico gocciolare delle stalattiti di ghiaccio che si consumano lentamente al sole sempre più caldo della nuova stagione. Gocce come lacrime del mondo che si risveglia al mutare dei tempi (<em>Völuspà, 3</em>):</p>
<p>“<em>La brina si sciolse e gocciolò, e da quelle gocce viventi si formò la vita</em>”.</p>
<p>Nello stesso modo il potere della fecondità si manifesta nelle gocce che, come lacrime, sgorgano dalle corna del mitico cervo <strong>Eikthyrnir</strong> e vanno a alimentare i fiumi del mondo con il liquido divino originato dall’albero cosmico che è stato cibo dell’animale.</p>
<p>Così <strong>Freya</strong>, Dea della fecondità, pianse lacrime d’oro; e tutti gli esseri della Terra, viventi e non viventi, accettarono il sacrificio di piangere la morte di <strong>Baldr</strong>, affinché il dio potesse ritornare dal regno dei defunti. Piansero gli animali insieme agli uomini, le piante insieme alle pietre, i metalli si sciolsero in liquidi, il ghiaccio divenne acqua e il processo evolutivo della purificazione richiesta ebbe luogo. Chi non pianse fu sterile e inutile, come il malvagio dio <strong>Loki</strong>, le cui “lacrime asciutte” non favorirono la dinamica della necessaria metamorfosi. Analogamente, nel citato mito arabo di Adamo e Eva, il demone <strong>Iblis</strong> maledisse la pianta germogliata grazie alle lacrime angeliche, nel tentativo di rendere sterile il frutto del sacrificio e più amara la cacciata dall’Eden.</p>
<p>Molti cittadini sono stati irritati dal pianto di Elsa Fornero, e altrettanti si sono commossi: per gli uni e per gli altri c’è solo da augurarsi che il sacrificio bagnato dalle lacrime sia in questo modo reso fertile come un atto simbolico e mitico di purificazione e rinnovamento di un popolo che si è trovato improvvisamente cacciato dall’Eden del benessere, e che ora, come Adamo e Eva, dovrà lavorare di più per continuare il suo percorso di vita.</p>
<p>Giovanni Pelosini</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2011/12/le-lacrime-del-ministro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Birra: Origine, Mitologia, Alchimia</title>
		<link>http://www.giovannipelosini.com/2011/12/la-birra-origine-mitologia-alchimia/</link>
		<comments>http://www.giovannipelosini.com/2011/12/la-birra-origine-mitologia-alchimia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 09:01:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Pelosini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Simboli]]></category>
		<category><![CDATA[alchimia]]></category>
		<category><![CDATA[mitologia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.giovannipelosini.com/?p=8301</guid>
		<description><![CDATA[Origini della Birra Fra le bevande più antiche e leggendarie la birra sembra essere forse la più conosciuta e diffusa nel mondo. Non è facile dire dove sia nata la birra, dal momento che ne parlano sia i bassorilievi sumeri, sia le iscrizioni e i papiri egizi, e che addirittura c’è chi rammenta un’antica tradizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Birra-e-Musica-a-Monaco-di-Baviera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8901" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Birra e Musica a Monaco di Baviera" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Birra-e-Musica-a-Monaco-di-Baviera.jpg" alt="" width="434" height="292" /></a>Origini della Birra</h2>
<p>Fra le bevande più antiche e leggendarie la birra sembra essere forse la più conosciuta e diffusa nel mondo. Non è facile dire dove sia nata la birra, dal momento che ne parlano sia i bassorilievi sumeri, sia le iscrizioni e i papiri egizi, e che addirittura c’è chi rammenta un’antica tradizione azteca di produzione di birra (dal mais) ed una cinese (dal riso). Una tavoletta sumera di 5600 anni fa ci informa sugli usi anche medicinali della birra: “<em>Quando la bevo sto benissimo: l’umore è allegro, il cuore contento e il fegato felice</em>”. Alla felicità si ispirano anche un’antica iscrizione egizia: “<em>Colma di birra è la bocca dell’uomo felice</em>”; e la seguente frase attribuita a <strong>Benjamin Franklin</strong>: “<em>La birra è la prova che Dio ci ama e vuole che siamo felici</em>”.<span id="more-8301"></span></p>
<h2>La Birra e la Dea dei Cereali</h2>
<p>Fin dalle origini è comunque evidente un legame sacrale e mitologico della birra con le Dee delle messi e del grano, fra le più antiche divinità celebrate dalle prime civiltà agricole, dal momento che alla coltivazione di orzo, o altre specie di cereali, dovette necessariamente seguire la sperimentazione della loro fermentazione. Ecco che la birra era sacra a <strong>Demetra</strong> nell’antica Grecia, e utilizzata in sostituzione del vino in particolari occasioni in cui il suo tasso alcoolico inferiore poteva essere più tollerato, anche se generalmente i Greci, almeno secondo <strong>Diodoro Siculo</strong> e <strong>Eschilo</strong>, la consideravano una bevanda barbara di scarsa qualità. Ma già in precedenza in Mesopotamia la birra era prodotta in diverse qualità dai vari artigiani e consumata in occasioni sacre e profane: pare che a Babilonia si conoscessero venti differenti tipi di birra, chiare, scure, più leggere e più corpose, di orzo e di farro. Ma anche in Mesopotamia, in onore alla <a title="Simboli del Grano e della Dea Madre" href="http://www.giovannipelosini.com/2011/06/simboli-del-grano-e-delle-antiche-dee/">Dea Madre patrona dell’agricoltura</a>, la birra è sacra a <strong>Ishtar</strong>, ed è la fonte della salute e della forza di tale divinità. La sacralità della bevanda è testimoniata dall’uso rituale che se ne faceva durante i funerali, e anche dalla severa norma del <em>Codice di Hammurabi</em>, che prevedeva la pena di morte per chi commetteva la frode di aggiungere acqua alla birra, oppure ne vendesse senza autorizzazione. Anche gli Etruschi producevano una birra dalla fermentazione della segale e del farro, talvolta aromatizzandola e dolcificandola con il miele.</p>
<h2>La Bevanda Terapeutica e Rituale</h2>
<p>Ma gli antichi Egizi erano ancora più specializzati e producevano sistematicamente grandi quantità di birra che attribuivano a un’invenzione di <strong>Iside</strong> e <strong>Osiride</strong>: <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Homer-Simpson.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8947" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Homer Simpson" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Homer-Simpson.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a>essi la usavano come bevanda rituale nelle cerimonie funebri e con diverse altre finalità, anche medicinali; per esempio gli antropologi della <em>Emory University</em> di Atlanta hanno scoperto indizi che proverebbero che duemila anni fa alcuni nubiani furono curati con la tetraciclina, un antibiotico che fu probabilmente ottenuto dagli streptomiceti durante la fermentazione dei cereali. Forse sarà per questo che ancora oggi in Italia si dice che “<em>Chi beve birra campa cent’anni</em>”, oppure sarà per le virtù curative del luppolo, aggiunto alla birra fin dal Medio Evo. È documentato comunque anche il più tardo utilizzo terapeutico e magico della birra: per esempio l’Imperatore <strong>Augusto</strong> fu con questa curato da un’insufficienza epatica e la Santa <strong>Ildegarda Von Bingen</strong> la raccomandava contro la paralisi, la lebbra, la pazzia e il delirio. In altre epoche è stata usata contro i vermi, i calcoli, la febbre, il tremore, le malattie cardiache, il malocchio, le malattie renali, la depressione, l’incontinenza dei bambini.</p>
<h2>Il Latte della Terra e la Donna nei Miti della Birra</h2>
<p>In Egitto si offrivano frequentemente libagioni e si somministrava birra alle gestanti in modo da favorire il successivo allattamento; e ancora con riferimento al latte materno, i bambini potevano essere svezzati con birra dolcificata e diluita in acqua. Queste usanze richiamano di nuovo l’essenza simbolica della birra, intesa come “latte della terra” e linfa sacra ricca di schiuma: dono della Dea dei cereali.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Abbondanza-Cesare-Ripa.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-6560" style="margin: 0px 0px 10px 0px;" title="Abbondanza, Cesare Ripa" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Abbondanza-Cesare-Ripa-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></a>Narra, infatti, la leggenda che fu proprio una donna a produrre per prima la birra dimenticandosi dei cereali in un contenitore all’aperto dove cadde acqua piovana e dove avvenne una spontanea macerazione e quindi la fermentazione ad opera dei lieviti e del calore solare. Molto probabilmente alcuni millenni fa, agli inizi del Neolitico, l’umanità imparò contemporaneamente a fare il pane e la birra con l’utilizzo degli stessi lieviti.</p>
<p>Anche un’antica saga nordica racconta di un re vichingo che doveva scegliere una moglie fra due donne, e, convinto che la preparazione della birra fosse una funzione importante di ogni madre di famiglia, decise di sposare colei che avesse prodotto la bevanda migliore: la prescelta fu quella che invocò <strong>Odino</strong>, il quale fece cadere la sua saliva fermentante come lievito nel recipiente della preparazione della bevanda sacra, che in tal modo acquistò il potere di trasmettere conoscenza esoterica. Successivamente la donna che aveva il privilegio di produrre ritualmente la birra, doveva vegliare durante il momento delicato della fermentazione della bevanda così consacrata. Ed è ancora la mitologia nordica a ricordare l’indispensabile aiuto dato a <strong>Thor</strong> dalla figlia di <strong>Tyr</strong> per recuperare il recipiente adatto a produrre la birra degli Dei.</p>
<p>Così anche le più antiche leggende della Finlandia narrano di <strong>Osmotar</strong>, la ragazza che scoprì il segreto della fermentazione con ingredienti e riti chiaramente simbolici di un’unione mistica sessuale. Ed anche i riti di fertilità della Lituania, in uso fino almeno fino al XVI secolo, prevedevano che la ragazza più alta del villaggio, su un solo piede sopra una panca, bevesse e offrisse birra al Dio <strong>Waizganthos</strong>. Analogamente, così come donne virtuose avevano il potere, l’onere e l’onore di fabbricare la birra, le streghe potevano impedirne la fermentazione.</p>
<h2>La Bevanda dell&#8217;Eterna Giovinezza e dell&#8217;Immortalità</h2>
<p>Dal Mediterraneo all’Europa continentale e settentrionale la birra ebbe un grande successo presso le popolazioni celtiche e quindi germaniche e slave, che spesso la elessero a bevanda nazionale. In questo caso la limitazione della coltivazione della vite dovuta al clima dovette favorire la diffusione di bevande alcooliche alternative al vino nei rituali e nei banchetti. <a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Calderone-di-Gundestrup.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8902" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Calderone di Gundestrup" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Calderone-di-Gundestrup.jpg" alt="" width="472" height="360" /></a>Il Dio celtico <strong>Cernunno</strong> fu il signore della birra, come il fabbro <strong>Gaibnu</strong> che in Irlanda la serviva ai leggendari <strong>Túatha Dé Danann</strong>. Preziosi calderoni rituali come quello di Gundestrup (risalente al II secolo a.C., nella foto) si riempivano di birra schiumante nelle celebrazioni sacre delle popolazioni celtiche, che tanto stimavano le proprietà della divina bevanda derivata dall’orzo, dall’acqua e dal fuoco. I Germani invece, racconta <strong>Tacito</strong> (non senza disprezzo per la bevanda, che considerava una pessima imitazione del vino), non osavano deliberare nelle loro assemblee senza aver prima bevuto abbondantemente birra, per meglio farsi ispirare da Dei e spiriti dei defunti (<em>De Germania</em>).</p>
<p>L’Irlanda, che ha mantenuto molte delle tradizioni celtiche più antiche, è ancora oggi un’isola in cui la birra scorre veramente a fiumi. Qui si narrano ancora leggende sulla mitica terra di Oltremondo, di volta in volta chiamata <strong>Avalon</strong>, <strong>Tir Na Nog</strong>, Magh Meall (o Mag Meld, Pianura del Piacere) oppure Anwynn: una terra situata nelle profondità dei laghi o nel sottosuolo, ovvero nell’estremo occidente, oltre il tramonto. Laggiù non esistono né morte né malattie, l’esistenza è lieve e dolce, ed è sempre primavera.</p>
<p>Si racconta anche la storia di <strong>Mag Meld</strong>, eroe che porta lo stesso nome della terra leggendaria, che avrebbe portato agli antenati degli irlandesi il segreto della fabbricazione della birra ai tempi in cui l’isola era dominata dalla stirpe dei <strong>Fomori</strong>, potenti e immortali proprio grazie alle virtù della mistica bevanda, fonte della giovinezza. Anche per la perdita di questo segreto, i Fomori furono cacciati dall’isola. L’autorevole testo sui miti celtici di <strong>T. W. Rolleston</strong> però non menziona tale eroe, che forse è stato confuso con <strong>Partholan</strong>, leggendario re proveniente proprio dalla oscura terra dell’occidente detta Altro Mondo per combattere i mostruosi Fomori, giganti deformi e violenti che tiranneggiavano l’isola.</p>
<p>La leggenda è confermata dalla tradizione vichinga che vede nella birra una bevanda sacra adatta ai guerrieri, ai quali può donare l’essenza migliore della forza feconda della terra. Il Dio <strong>Odino</strong> raccomanda di berne per aumentare la forza e il furore in battaglia, ma aggiunge: “<em>&#8230;eccellente è la birra, purché dopo riacquisti ciascun uomo il suo senno</em>”. Per ottenere protezione e felicità i guerrieri vichinghi la bevevano in corni con incise le sacre rune della birra (<em>Ölrúnar</em>), convinti che, se qualche nemico vi avesse aggiunto veleno, il corno si sarebbe spezzato.</p>
<h2>I Passaggi Alchemici</h2>
<p><strong>Basilio Valentino</strong> trattò la birra come un prodotto alchemico ottenuto dopo aver osservato la perfezione dei gradi della Natura, al fine di estrarre dai cereali “<em>la più pura forza o essenza e possederla come una bevanda agente</em>”. Attraverso i corretti stadi dell’alchimia, la macerazione dell’orzo (putrefazione), la digestione, la riverberazione o coagulazione, la calcinazione, la cottura e infine la distillazione, si ottiene la birra, a cui Basilio Valentino suggerisce di aggiungere il luppolo come “<em>sale vegetabile</em>” preservatore per proteggere la bevanda e conservarla fino alla nuova putrefazione e alla successiva sublimazione. L’alchimista conclude la descrizione del processo con l’esaltazione (<em>Currus Triomphalis Antimonii</em>): “<em>Con la rifrazione dello spirito della birra avviene l’esaltazione, che consiste in reiterate imposizioni e separazioni ed in manipolazioni speciali in cui si ottiene lo spirito completamente puro e concentrato senza alcun phlegma né acquosità. Così che egli può agire in modo ancor più efficace di prima (&#8230;). Esso rende subito ubriachi, è rapido, volatile molto sottile penetrante ed agente</em>”. Evidentemente Basilio Valentino parla in modo allegorico, ma la sua descrizione dello spirito della birra è ancora oggi efficace.</p>
<p><a href="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Homer-Simpson-e-Birra-Duff.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8948" style="margin: 0px 10px 0px 0px;" title="Homer Simpson e Birra Duff" src="http://www.giovannipelosini.com/wp-content/uploads/Homer-Simpson-e-Birra-Duff.jpg" alt="" width="379" height="322" /></a>Si facciano dunque libagioni sacre di birra come un tempo, ma non invano e mai in eccesso o brindando in riti di cui si è smarrito il senso. Come ricorda l’antico poema finnico <em>Kalevala</em>: “<em>Cara birra, amata bevanda, non lasciarti bere invano! Induci gli uomini al canto, fa che dispieghino le loro voci d’oro!</em>”.</p>
<p>E allora che sia “felicità e buona salute” l’augurio ai moderati bevitori della sacra birra, e, come lo stesso <strong>Homer Simpson</strong>, simpatico personaggio mitico odierno, direbbe, alzando l’immancabile lattina di <strong><em>Duff</em></strong>: “<em>Have no fear, have a beer!</em>” (<em>Non avere paura, bevi una birra!</em>).</p>
<p style="text-align: right;">Giovanni Pelosini</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.giovannipelosini.com/2011/12/la-birra-origine-mitologia-alchimia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

