Pablo Neruda: Lentamente Muore chi Diventa Schiavo dell’Abitudine

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,

chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”

piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,

quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore

e ai sentimenti. Continua a leggere »

Gabriel Garcìa Márquez: Lettera d’Addio

A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare. Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con l’oblio.

Tante cose ho imparato da voi uomini…

Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità risiede nella forza di risalire la scarpata.

Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito del padre, lo racchiude per sempre.

Ho imparato che un uomo ha diritto a guardarne un altro dall’alto solo per aiutarlo ad alzarsi. Continua a leggere »

L’Era del Toro

L’Era del Toro (1997)

Mi piacciono i falchi che solcano il vento.

Mi piace guardare l’azzurro del mare.

Se l’arida terra mi copre le mani,

mi piace lavarle nell’acqua di fonte.

Del fieno tagliato mi piace l’odore,

del magico fuoco il vivace colore.

Mi piace del sole d’aprile il tepore.

Mi piace guardare le nuvole in cielo.

Mi piacciono i falchi che solcano il vento.

Giovanni Pelosini

Così sogniamo essere stata intorno a 5000 anni fa la primordiale civiltà agricola nel continente euroasiatico: un mondo bucolico fatto di Terra, Acqua, Aria e Fuoco ritmato dai cicli stagionali, rispettoso della sacralità della natura, pieno di profumi e di colori. Poter e saper ancora gustare il piacere di vedere un falco solcare il vento, di sentire l’odore del fieno appena tagliato e il tepore del sole primaverile sulla pelle, di osservare il mare azzurro dalle dolci colline coltivate è un bene raro e prezioso: un legame con le proprie radici, con la Terra che ancora ci accoglie e ci nutre, con noi stessi.

(Nell’immagine: uno dei due gheppi nati nel 2010 su un cipresso a venti metri dalla mia casa in uno dei suoi primi voli).  GP

Fratelli d’Italia, Simboli e Storia dell’Inno di Mameli

Il 17 marzo 2011 è stato celebrato il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Fu, infatti, nel 1861 che fu proclamato il Regno d’Italia, dopo la seconda Guerra d’Indipendenza, l’avventurosa campagna di Garibaldi, i plebisciti e le favorevoli circostanze politiche internazionali. Una vera e propria unificazione nazionale, al di là della comune lingua e cultura, però aveva necessità di simboli: uno fu il vessillo tricolore verde, bianco e rosso, che i patrioti italiani avevano cominciato ad usare fin dal periodo napoleonico; l’altro avrebbe dovuto essere un inno in cui riconoscersi. Giuseppe Garibaldi dimostrò di aver compreso bene il grande valore simbolico di un inno nazionale, di parole e musica che fossero portatrici di un condiviso senso di unità e che, come fanno i simboli propriamente detti, parlassero direttamente e con immediatezza al cuore dei cittadini e dei soldati, non tanto alla loro mente razionale. Il generale a questo proposito scrisse: “Perché i nati sotto il cielo d’Italia non abbisognano dell’estraneo per redimersi, ma d’unione e d’un inno, che li colleghi, che parli all’anima dell’Italiano coll’eloquenza del fulmine! la potente parola del riscatto”. Continua a leggere »

Misteri del Bosco

LA MACCHIA


Laddove la luce l’offende

s’allupa la selva

ed ottende

l’intrico di bassi spinosi

e arrubra il tramonto.


Giovanni Pelosini, 3 luglio 2009 Continua a leggere »

La Regina di Fuori

“In un vecchio palco della Scala

reale,

un falco della Regina un Nuovo

depon’Eva,

e il Re di Fuori.

All’ora andava la Regina dal palco

al falco della Regina di Vuoti,

cantando carta canta all’araba felice.”

Giovanni Pelosini, Patàfora, 2004/2010 Continua a leggere »

Verrà l’Autunno


Verrà l’Autunno

(1989) Giovanni Pelosini

Verrà l’Autunno, e soffierà via il mio calore.

Un tiepido sole pitturerà la mia stanza di tenui colori: di gialli smorzati, di freschi arancioni, di grigi ovattanti fantastici suoni.

Tornerà l’Autunno, con tutti i ricordi: le piccole cose gettate nel canto, lasciate, perdute lontano nel tempo, vissute, pensate, cercate da sempre.

Verrà l’Autunno: anche quest’anno avrò un po’ di tregua dal tempo tiranno; un poco di pace per l’anima inquieta, il corpo stremato, la mente turbata dal mondo invadente.

Rivedrò l’Autunno, con il vento che strappa le foglie, con la pioggia battente sui vetri, sulla terra odorosa di muschio.

E il tempo perduto riavrò, quando l’Autunno verrà.

Montaleo, 16-17 novembre 1989



Volterra, 24 agosto 2010: Luna Piena a Pignano

Spirito Libero presenta

Luna Piena a Villa Pignano

Serata di Cucina Indiana

Danza Orientale

Letture Sceniche di Poesie

martedì 24 agosto 2010, ore 20.30

info: tel. 329.6337748

L’antico castello di Pignano, sorto nel XII secolo e diventato oggi un’elegante villa nella campagna toscana, ospita la presentazione del numero 24 di Spirito Libero. La località si trova alle sorgenti dell’Era, sui colli del Monte Voltraio presso Volterra, a 502 metri sul livello del mare. Scrive simpaticamente Pietro Giarola, direttore editoriale della rivista lunare: “Nei secoli Volterra fu meta ambita per i grandi conquistatori attratti sicuramente dai tanti tesori etruschi, ma anche dal preziosissimo sale delle sue saline. Strano, un ingrediente – il sale- così povero oggi, ma così ricco ieri, se si pensa che un uomo lavorava duramente per una manciata di sale: il salario. I tempi cambiano, ma la qualità dei veri valori no: provate a cucinare senza sale mettendo delle banconote dentro alla minestra e poi raccontatemi il sapore!Continua a leggere »

Grazie, Poesia di Ferruccio Ledvinka

Ferruccio Ledvinka

PREGHIERA (1995)

Grazie, mio Signore

per questo corpo e la sua misura,

con gli organi e le lacrime,

per nascere, ridere e morire. Continua a leggere »

La Rocca della Verruca, Simbolo della Resistenza di Pisa

La Verruca

di

Narciso Feliciano Pelosini, 1890

Rocca, d’Alfea un dì schermo e difesa,

Che premi a l’aspra rupe il dorso altero,

E de l’oste e de gli anni a l’urto illesa

Serbi la fronte antica e il volto intero,

Il tuo signore a venerare intesa

China l’erma cervice; e del guerriero

Fervor che ascondi alteramente accesa,

Oggi del suo voler t’offri a l’impero.

Mostragli il fianco immoto e fermo il piede;

Lacero il sen ma invitto, e qual ti resta

Nel petto inerme ancor salda la fede. Continua a leggere »

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