Simbolismo della Croce

L’antichissimo simbolo universale della croce ha origini preistoriche e diffusione pressoché mondiale nelle varie culture e tradizioni conosciute. Soltanto negli ultimi due millenni ha assunto una specifica pregnanza in ambito cristiano, essendo il principale emblema riconosciuto di questa religione.

In origine è assai probabile che due linee o bracci incrociati perpendicolarmente fossero il simbolo dell’incontro delle energie contrapposte del dualismo cosmico. In analogia con altri simboli più complessi, la linea orizzontale rappresentava il principio femminile, mentre quella verticale era l’emblema del principio maschile.

Dall’incontro delle due linee e dei due princìpi, da intendersi più complementari che non contrapposti, scaturiva la vita in senso cosmogonico e si fissava in qualche modo il centro del mondo: un onfalo primordiale da cui si poteva spaziare in ogni direzione e da cui avevano origine tutti gli esseri.

I Quattro angoli dello Spazio Cosmico

Il significato della croce come primordiale strumento di organizzazione dello spazio cosmico precedentemente caotico e informe, che si sviluppava anche graficamente nel senso di una forte ristrutturazione dell’esistente in crisi, non è sostanzialmente cambiato dall’epoca precedente all’era cristiana.

Con la quadripartizione dello spazio si dà all’umanità la possibilità di orientarsi sulla Terra, e di fissare, con l’aiuto dei corpi celesti e del loro apparente spostamento sull’altrettanto apparente volta celeste, i quattro punti cardinali. Una primitiva croce tracciata sul suolo dell’allora sacra Terra consentiva di stabilire il “centro” e di convenire che il Sud era indicato dal braccio che puntava verso il Sole quando raggiungeva il punto più alto sull’orizzonte. Conseguentemente il Nord era indicato dal braccio opposto della croce, che faceva alzare lo sguardo alla stella fissa del Settentrione lungo l’asse del mondo. A sinistra c’era Est, da cui sorgeva la luce circadiana; e a destra Ovest, dove il Sole e le altre luci scomparivano ogni giorno e ogni notte.

Con evidente analogia, nella mistica cristiana, la croce diventa bussola per l’umanità dispersa e confusa: lo strumento per conoscere la strada giusta in un mondo dominato dal caos e destinato inevitabilmente alle tenebre. La direzione indicata dalla croce è quella dell’origine della luce: l’Oriente. Anche le più antiche chiese erano così orientate, riproponendo anche nella loro pianta, una croce, ed esponendo solitamente la facciata con il portale e l’abside secondo l’asse cosmico del percorso solare.

Anche in questa geometria sacra gli edifici paleocristiani proseguirono la millenaria tradizione dei templi e, quasi sempre, sorsero negli stessi luoghi, dando continuità al sentimento devozionale e ai princìpi cosmici e tellurici che lo avevano fatto sorgere e strutturare negli animi più sensibili.

Le quattro direzioni della spazio servirono poi di base all’identificazione dei quattro Elementi che costituivano la materia: Terra, Acqua, Fuoco e Aria. I quattro Evangelisti canonici riproposero questa simbologia, anche con i loro simboli inconografici. Ed ogni altra quadripartizione seguì gli stessi criteri di contrapposizione e di complementarietà, in alchimia come in ogni altra scienza sacra in cui la croce, fra gli altri significati, assume anche quello di “totalità organizzata del mondo”.

La Croce Mistica

Neanche l’originale significato simbolico della croce, intesa come emblema di sacrificio, appare molto mutato nel tempo.

Mouni Sadhu ebbe a scrivere saggiamente (La rota magica dei Tarocchi, volume secondo, Lezione 54):

Il sacrificio è il mistero più prezioso celato in ogni cuore vivente, non importa in quale forma o in quale parte dell’universo”.

Essendo la Croce Mistica l’ordinatrice dello Spazio, il sacrificio ad essa associato simbolicamente possiede lo stesso identico potere in ogni luogo, e ovviamente in ogni tempo, che qui assume un significato del tutto relativo.

Portare la croce sulle spalle, come fece Gesù, poi crocifisso sul simbolo della stessa Materia, significa assumersi responsabilità e oneri, significa crescere e evolversi nello Spirito, significa maturare iniziaticamente, significa andare oltre le forme apparenti della manifestazione cosmica, significa rendere sacro (Sacrum facere) se stesso, o meglio riconoscere la propria sacralità. Il periodo primaverile della Pasqua aggiunge il significato di rinascita e di resurrezione all’archetipo del sacrificio.

Nello stesso modo il mito di Odino appeso a testa in giù sulla fonte alle radici di Yggdrasyl iniziava alla gnosi mistica e incoraggiava percorsi spirituali di sacrificio e di consapevole coscienza.

Tramite la croce si può andare dal finito all’Infinito, dalla temporaneità all’eternità, dal passivo all’attivo, dalla penitenza alla salvezza, dalla Materia alla Coscienza, dal manifestato al trascendente, dalla Terra al Cielo.

Fu così che la crocifissione, la più oltraggiosa e crudele condanna capitale di duemila anni fa, si trasformò in simbolo sublime di riscatto e di benedizione, di redenzione, di trionfo sulla morte, di integrazione, pur ottenuta con sofferto sacrificio, degli antagonismi propri dell’esistenza umana.

René Guénon fu il primo a mettere in evidenza i concetti simbolici universali del braccio orizzontale della croce come spazialità e ampiezza, e del braccio verticale come esaltazione, ascesi e sublimità. Con la fusione-incontro delle due linee si attua la sublimazione dell’essere Uomo Universale: un principio essenzialmente e storicamente cristiano, ma assimilabile a quello induista identificato come Moksha, la liberazione dalla ruota delle incarnazioni, e non molto diverso da quello mistico che lo stesso Guénon chiamò Identità Suprema, avvicinandolo al concetto islamico della Stazione Divina che si raggiunge con l’estinzione dell’ego (Le Symbolisme de la Croix, 1931).

Il centro della croce quindi appare essere simbolicamente il luogo in cui gli opposti si incontrano, si conciliano, si risolvono e si armonizzano, realizzando un asse cosmico spesso raffigurato iconograficamente come Albero della Vita.

Antichi simboli cristiani

A lungo si è creduto che la croce fosse un simbolo cristiano affermatosi sull’emblema del “pesce” soltanto intorno al IV secolo, ma recenti interpretazioni esoteriche del Quadrato Magico “SATOR” fanno pensare che fosse già utilizzato, almeno in modo criptico, dai paleocristiani fin dal I secolo, essendo certa la datazione storica dell’eruzione del Vesuvio (79 d.C.) che immortalò l’iscrizione del famoso SATOR pompeiano.

Antichissima dovrà essere pertanto anche l’origine del monogramma greco emblema di Cristo che utilizza le lettere χ (Chi) e ρ (Ro), spesso incluso nel cerchio mistico o nel quadrato terrestre (vedasi figura), e talvolta associato anche al binomio α (Alfa) e ω (Omega), per meglio rappresentare l’identità dell’inizio e della fine nel ciclo cosmico in un simbolo che visivamente e palesemente richiama appunto la croce. È altrettanto storico che la croce, nella sua variante ansata detta Ankh, sacra alla Dea Iside, aveva avuto un grande e plurimillenario successo nell’antico Egitto con il suo significato geroglifico di “vita” e di “salute”, e che tale glifo, di fatto con immutato significato simbolico, fu ripreso senza soluzione di continuità da alcune comunità cristiane dei primi secoli in un’ottica di sincretismo mistico e religioso.

Varietà iconografica delle Croci

Le varianti della croce come raffigurazione simbolica sono innumerevoli: oltre alle croci greche (con i quattro bracci uguali), latine e alla summenzionata croce ansata egizia, si rammentano la croce copta, quella russa, quella celtica o irlandese, la templare patente, quelle di Malta, di Lorena, di San Pietro, di Sant’Andrea, quella gigliata, trifogliata, pomata, spinata, merlettata, cancellata, grembiata, ancorata, ed altre interessanti rappresentazioni araldiche.

Talvolta la croce è raffigurata come una spada, entrambi simboli cosmogonici universali di ordine imposto al caos primordiale.

In oriente è interessante il significato essenzialmente solare, di movimento salvifico, luminoso e divino della croce gammata o uncinata, l’antichissimo simbolo della Svastica, che poi i nazisti utilizzarono nel periodo più triste della storia europea del secolo scorso, capovolgendone intenzionalmente il senso mistico e originariamente positivo.

Altro interessante variante simbolica è il glifo del τ (Tau), essendo forse la forma a “T” la più comune e probabile del patibolo (patibulum era la traversa orizzontale portata dal condannato sulle spalle, che poi veniva issata sulla crux, palo verticale stabilmente eretto nel luogo delle esecuzioni: i due legni insieme formavano la crux patibulata, a forma appunto di Tau). Detta anche croce di Sant’Antonio, fu segno apotropaico, nonché emblema di alcuni ordini di Cavalieri, ma soprattutto antico simbolo matematico del Numero Aureo alla base di gran parte della geometria mistica e sacra, più tardi sostituito dalla lettera greca φ (Phi).

Un capitolo a parte meriterebbe poi l’associazione dei simboli della croce e della rosa, che ebbe e ha significati di straordinaria importanza in ambiti iniziatici; basti pensare alla vasta letteratura che tratta dei Rosa+Croce.

La croce, in quanto archetipo, è stata utilizzata da sempre come elementare simbolo sacro dall’umanità, che la ha adattata ai tempi e alle condizioni in innumerevoli modi e varianti anche iconografiche. La sua profonda sacralità è probabilmente antica quanto l’uomo, e, anche per questo motivo, negli ultimi due millenni è diventata il principale emblema della tradizione cristiana, che lo ha in gran parte confermato e mantenuto vivo, arricchendone il significato originale nella sua attuale complessità. In nessun caso, però, dovrebbe essere intesa o percepita nel senso di divisione e di contrasto fra gli uomini, ma piuttosto come simbolo universale di comprensione, condivisione, unione, sintesi armonica fra le forze terrestri umane e quelle celesti divine.

Giovanni Pelosini



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