Fermate il Cervello, Voglio Scendere! (di Lorenzo F.L. Pelosini)

Mi piace definirmi un intellettuale. Non un artista né tanto meno un genio (anche se mi piacerebbe. Per cui se mi trovate in giro per strada, cari lettori, sentitevi liberi di esordire con entusiastiche esclamazioni tipo: “Oh mio Dio, ma tu sei quel genio visionario dall’aspetto e profumo tutt’altro che sgradevoli che scrive quei meravigliosi articoli!”), ma so che le mie modeste abilità e le mie “creazioni” sono esclusivamente frutto del lavoro del mio intelletto. E non ci sarebbe niente di male, se non fosse per il fatto che questo porta me ed altre persone con le mie stesse propensioni ad adagiarsi e a chiudersi nei luoghi interiori che appaiono come i più confortevoli, e ad identificarsi con essi.

In pratica mi sono accorto che, salvo rare eccezioni, negli ultimi anni non sono mai uscito dal mio cervello. La maggior parte delle persone ha una naturale propensione all’azione, vive e opera nel mondo ogni giorno identificandosi con le gambe che corrono, coi polmoni che si dilatano o con la voce che grida o canta. Per noi persone cerebrali risulta invece difficile abbandonarci a momenti di vibrante sensibilità fisica dimenticando l’onnipresente voce narrante della mente che accompagna e commenta ogni gesto ed ogni azione, talvolta donando, altre volte sottraendo come un ladro o un vampiro la poesia dell’attimo. Ci scopriamo così inadatti alla vita, come diceva Pasolini.

Questo perché, come dice Woody Allen, “il sangue circola in tutto il corpo, gira, conosce, sa cos’è la vita, invece qui (nella testa) c’è la materia grigia, che giace lì a pensicchiare”.

Ed ecco la scelta a cui l’intellettuale tende per definizione: prediligere l’aereo ma freddo Cerebro  alle misteriose e duendistiche vie del Sangue. Questo perché la mente ci offre un’infinita gamma di immagini e viaggi, ci permette di partire da una forchetta o un pettine e arrivare in un attimo all’orbita di Giove e oltre l’infinito (per citare sia Stanley Kubrick che Buzz Lightear), creare il nostro percorso, il nostro film. Può estendersi e dilatarsi all’inverosimile fino ad inglobare in sé tutta la saggezza del passato e le fantasie per il futuro. E può renderti cosciente di insospettabili verità, talune splendide, altre terrificanti (ma comunque affascinanti) sulle intricate trame dell’essere, ma anche su te stesso. Ed ecco la fregatura.

Chiunque abbia compiuto una scelta radicale e si sia dedicato a conoscere a fondo solo una determinata area dello spettro delle realtà, presto si troverà davanti alla linea di confine che separa il suo amato e curato praticello da quello del vicino. Così noi poveri brain addicted, nella nostra infinita composizione del puzzle della conoscenza, ci ritroviamo inevitabilmente di fronte al tassello che ritrae come un impietoso specchio la nostra vigliaccheria e la nostra fuga dall’universo della prassi, il quale per giunta, non risulta poi così spaventoso come ce lo eravamo figurati in principio. Certo è caotico, ma è pieno di colori, di fuochi e di musica.

Citando nuovamente Woody Allen, campione e santo patrono di tutti i nevrotici, “la Mente abbraccia tutte le più nobili aspirazioni come poesia, filosofia, ma… chi si diverte è il Corpo”.

Il punto, per quanto dolente, è che la sola cosa che ci ha sempre fatto paura di quel mondo, è esattamente quello che gli individui dal cervello in moto perpetuo agognano più di ogni cosa: la spensieratezza. La parola stessa contiene in sé lo splendido paradosso dell’azione pura, del ritmo e del movimento istintivo e armonico non mediato dal pensiero cosciente, la libertà dal giudizio, dall’ansia e dalla paura del fare che da sempre ci blocca.

D’un tratto capii che il pensare è per gli stupidi”, dice Alex in Arancia Meccanica,mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione e a quello che il buon Bog manda loro. La musica mi venne in aiuto.

All’atto pratico, tutta la teoria che io tanto amo e che con tanta brama di sapere attingo dall’arte, specialmente dal Cinema, non fa che esortare il soggetto a lasciarsi andare, non tanto all’apollinea mente razionale (in grado solo di analizzare e valutare il problema, ma incapace di condurti alla sua risoluzione) ma al Sangue, portatore del dionisiaco ritmo del cuore che costituisce, non la coscienza razionale della vita, ma la vita stessa.

Hai mai pensato a delle reali forme di libertà?”, chiede il colonnello Kurtz a Willard in Apocalypse Now, “La libertà dall’opinione degli altri… persino dalla propria opinione”.

Per trovare e godere di quest’attimo fuggente di emancipazione, senza passato e senza futuro, bisogna perdersi nell’apparente caos di quella musica pura e senza parole da cui è costituito il mondo del Fare, abbandonarsi, lasciarci tutto alle spalle e, come diceva Morpheus, sgombrare la nostra mente.

Lorenzo F.L. Pelosini



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