Pinocchio e il Tarocco dell’Appeso

La storia di Pinocchio è un’allegoria alchemica, mistica e fortemente simbolica in ogni sua parte: il burattino di legno, nato da un pezzo di legno magico, è come l’Appeso dei Tarocchi sul sentiero della trasformazione e della scoperta di sé stesso, alla ricerca della virtù, insidiato dai mille pericoli del mondo e dalle sue debolezze. Nei miti norreni Odino, l’Appeso, il “Dio della corda”, conobbe sé stesso e apprese l’arte della lettura delle rune sacre appendendosi a testa in giù all’albero sacro Yggdrasil. Nello stesso modo Pinocchio deve passare attraverso un sacrificio: l’impiccagione e la morte per rinascere trasmutato, cambiato dall’esperienza, e pronto a nuove trasformazioni della sua stessa natura. Ci sono analogie anche con la passione cristiana sulla croce, soprattutto per la presenza di due ladroni (il Gatto e la Volpe) e per l’ultimo pensiero che Collodi fa dire a Pinocchio-Appeso: «… vide che non compariva nessuno, proprio nessuno, allora gli tornò in mente il suo povero babbo… e balbettò quasi moribondo: “Oh babbo mio! se tu fossi qui!…” E non ebbe fiato per dir altro…». Un evidente richiamo ai Vangeli di Matteo (XXVII, 38) e di Marco (XV, 33-34).

“Tunc crucifixerant XRI cum eo duos latrones“.

Nella foto: L’Appeso, del mazzo “LiteraTarot Europa“, Hermatena, 2008 (300 copie numerate e firmate). L’opera originale di G. Pelosini è conservata al Museo Internazionale dei Tarocchi, Riola Bologna.



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