I Carri di Marte (I parte)

Nessuno è spinto dall’odio!

Tutti sono spinti da Amore!

Marsilio Ficino

I Neoplatonici non disgiungevano l’analisi di Marte da quella di Venere, considerando sempre tale coppia planetaria uno degli aspetti del concetto di Amore. Ciò trova una giustificazione in alcuni miti in cui Eros, anziché una divinità preolimpica, è considerato figlio di Afrodite e di Ares.

Scrive Marsilio Ficino (Sopra lo Amore ovvero Convito di Platone) che “…se Venere tiene la signoria della natività dell’uomo, concede affetto di Amore: e se Marte prossimamente vi si aggiugne, fa con la caldezza sua lo impeto di Venere più ardente.” In altre parole nell’astrologia rinascimentale Marte dona a Venere la forza e l’audacia necessarie all’Amore per esprimersi al meglio. E se tale concetto atavico e universale di Amore nell’uomo riesce a manifestarsi soprattutto nei rapporti interpersonali, si spiegano meglio anche i princìpi dell’astrologia moderna e psicologico-evolutiva riguardanti le relazioni dell’individuo con il mondo esterno in un connubio che solo la nostra mente sceglie di ordinare e suddividere in categorie ideali: affettive, estetiche, dialettiche, intellettive, aggressive. Continua a leggere »

Joker, il Matto di Batman, e suo Padre Gelataio

C’era una volta un ragazzo di 17 anni molto creativo che vendeva gelati nel New England nel periodo precedente la seconda guerra mondiale. Aveva fatto un disegno sul proprio giubbotto di pelle, e un bel giorno gli capitò di vendere un gelato a Bob Kane, il creatore dell’eroe dei fumetti Batman. Bob Kane rimase colpito dal disegno sul giubbotto e chiese chi lo avesse realizzato; il ragazzo rispose che lo aveva eseguito lui stesso, e, per questo motivo, fu chiamato a collaborare nello studio grafico che sarebbe presto diventato famoso per la produzione del celebre fumetto.

Quel giovane gelataio si chiamava Jerry Robinson, e contribuì alla creazione e al successo di molti personaggi della saga di Batman, fra i quali l’amico di tante avventure Robin, l’impagabile maggiordomo Alfred, e il feroce nemico Due Facce. Ma soprattutto Jerry Robinson è il padre del “cattivo” più originale e riuscito delle storie di Batman: Joker.

Il personaggio di Joker fu disegnato per anni da Robinson, da Bill Finger e dallo stesso Bob Kane, assumendo sempre più il ruolo del Matto dei Tarocchi, del Jolly delle carte, del buffone che si improvvisa criminale senza mai perdere il gusto dello sberleffo, dello scherzo, della sfida alla normale logica. Joker è capace di dare fuoco a milioni di dollari in banconote, perché lui non fa il criminale per arricchirsi, e nemmeno per smania di potere: lo fa per puro divertimento e per essere assolutamente fuori dagli schemi, per essere il degno rappresentante del caos che irrompe a scompaginare l’ordine costituito. Joker assume il ruolo, tutto sommato necessario, di chi porta lo straordinario nei contesti ordinari, di chi porta il senso profondo del gioco nella seriosità della vita. Non si possono apprezzare le storie di Batman, serio tutore dell’ordine sempre vestito di nero, per altro privo di senso del ridicolo nel suo costume da pipistrello, senza un tale originale “cattivo”, meraviglioso nella sua eterna, ma soprattutto autentica, variopinta risata sarcastica.

Il talento creativo di Jerry Robinson, nato a Trenton, New Jersey, il primo gennaio 1922, si è spento il 10 dicembre 2011, poco prima che l’artista festeggiasse 90 anni, ma la sua creatura Joker continua e continuerà a chiedere a ogni serioso sostenitore dell’ordine il perché della sua mancanza di senso dell’umorismo: “Perché sei così serio?

Giovanni Pelosini

 

  • Sull’argomento vedi anche:

Il Matto, eterno viandante

Il Matto dei Tarocchi sul Sentiero

Elogio della Follia di Nettuno

 

 

 

 

Il Matto e i Simboli del Futuro di Hermann Haindl

Il Matto dei Tarocchi nell’Ultimo Quadro di Haindl

Qualche giorno fa ho ricevuto un gentile invito da parte di Hermann Haindl, pittore di uno dei più famosi mazzi di Tarocchi. L’amico Hermann voleva mostrarmi il suo ultimo quadro, realizzato nel mese di ottobre 2011, talmente ricco di aspetti simbolici da apparire quasi una visione onirica, se non profetica, che l’artista aveva tradotto in vivaci colori e forme emblematiche.

La figura chiave del quadro è il Matto dei Tarocchi che appare in basso a destra nell’atto di indicare con la mano sinistra il centro della scena. La mano sinistra, per Haindl, è da sempre quella dell’intuito che esclude la razionalità, quella che agisce senza condizionamenti spinta da un impulso che è sempre fedele alla profonda verità del suo essere. L’espressione serena del personaggio esclude infatti qualsiasi preoccupazione riguardo gli eventi che mostra. Eppure gli Elementi sembrano scatenarsi in tripudi di colori in cui lingue di Fuoco  si confondono con l’Aria di un cielo luminoso e variopinto, e con l’Acqua rappresentata da strani pesci, uno dei quali si affaccia da un surreale vulcano, mentre un altro emerge da un cielo avvampato di luci. La Terra è un magma scuro che occupa un piccolo spazio sul quale cammina un popolo diretto verso il futuro indicato dal Matto: sotto i piedi delle persone di ogni età che volgono le spalle all’osservatore, il suolo sembra squarciarsi mostrando fiamme telluriche. Tra i lampi di luce del cielo si scorgono qua e là incorporei occhi che osservano le vicende terrene: forse amichevoli fratelli dello spazio, Numi sconosciuti, o altri misteriosi esseri che si mostrano pronti ad accogliere l’umanità in cammino guidata senza incertezze dal profondo istinto del Matto dei Tarocchi di Haindl, che punta il dito proprio in direzione di uno di questi misteriosi sguardi.

Giovanni Pelosini

 

I Tarocchi di Adolfina

Ricevo in dono l’originale mazzo degli Arcani Maggiori di Adolfina, un’interpretazione dei Tarocchi che l’artista Adolfina De Stefani definisce una “performance esistenziale” in cui il suo stesso corpo è protagonista di ogni archetipo traducendo l’ideale simbolico nel linguaggio del vivere quotidiano. I professionali scatti fotografici sono di Gianluca Scordo e Rocco Trono, la presentazione di Bruno Francisci, il testo simbologico allegato di Morena Poltronieri e Ernesto Fazioli. Il mazzo è pubblicato da Hermatena (2009) in edizione numerata di 300 esemplari firmati dagli autori e confezionata in un elegante astuccio nero e rosso, i colori totemici di Adolfina, indossati in ogni rappresentazione di questi 22 Arcani Maggiori e anche in altre occasioni. Il particolare dell’Eremita mostra un’uraniana lampadina che sembra uscita da un romanzo di Jules Verne e che illumina simbolicamente la scena abbagliando la protagonista che si protegge con occhiali scuri. Il grosso e pacifico gatto distoglie lo sguardo dalla lampada, e ci fissa con la saggezza che si addice all’Arcano.

Giovanni Pelosini

Roma, settembre-ottobre 2011: I Tarocchi di Pino Settanni

FotoLeggendo

I Tarocchi Fotografici di Pino Settanni

Roma, Museo di Roma, Trastevere

14 settembre – 9 ottobre 2011

Gli spettacolari Tarocchi del grande fotografo Pino Settanni (1949-2010), che già furono ospitati al Museo Internazionale dei Tarocchi nel 2008, sono ora accolti al Museo di Roma per una esposizione che testimonia il crescente interesse per la cultura tarologica, e per i suoi legami con l’arte contemporanea.

Il simbolismo esoterico degli Arcani si esprime nelle foto di Settanni anche con la personalità intensa degli interpreti, e dei loro colorati costumi in cui rivive il mondo della Commedia dell’Arte e lo spirito medievale e rinascimentale italiano che fu la culla della prima fase storica del Tarocco.

L’artista, ricco di creatività visionaria, realizzò la serie di immagini nel 1994 con l’attore Mario Scaccia come unico interprete maschile significativamente ritratto nelle vesti del Matto, con sguardo allucinato, convinto e inconsapevole allo stesso tempo. Tutti gli Arcani così fotografati sono fortemente evocativi, nelle posture, negli sguardi, negli atteggiamenti delle attrici e dell’attore che appaiono dinamici e fortemente teatrali. Le fotografie sono estrose eoriginali e i significati dei Tarocchi vivi e presenti. Si notino per esempio il vago sorriso della Ruota della Fortuna, quasi sospesa in aria nella sua gonna multicolore, e la potenza ieratica della Morte, emergente dal nero profondo con lo sguardo magnetico e il fascino seducente della paura dell’ignoto.

Giovanni Pelosini

 

 

 

 

 

11 settembre 2011: New York City Ten Years After

Accademia Libera Natura e Cultura

NYC Ten Years After

Pittura di Claude Max Lochu

Fotografia di Ursula Vetter

Querceto (PI), settembre 2011

Info. tel. 333.6405250 – 329.8826391

Nel decimo anniversario del tragico attentato alle Torri Gemelle di New York l’omaggio artistico di Claude Max Lochu e Ursula Vetter è un sentito ricordo di ciò che era e di ciò che non è più in quella città e in tutto il mondo. In analogia al simbolismo del XVI Arcano Maggiore dei Tarocchi, in cui la Torre colpita da un fulmine impressiona qualsiasi osservatore sensibile alle suggestioni delle carte tradizionali, l’11 settembre 2001 colpì l’animo di ogni abitante della Terra con un evento tanto inatteso, quanto brutale. In quel giorno prendemmo tutti duramente coscienza della fragilità di tutto ciò che avevamo costruito, della facilità con cui potevano essere distrutte in un attimo tutte le certezze e tutte le illusioni di sicurezza, e della necessità di ricostruire, di ricominciare a sognare, di fondare un nuovo modo di esistere…

Giovanni Pelosini

* * * Vedi anche: 11 settembre, Il Crollo della Torre

La Forza del Leone: Simboli e Miti

Il possente leone ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo fin dai suoi albori. Ai nostri antenati africani il leone appariva come il più forte e temibile predatore delle savane, il più regale, il più maestoso degli animali. Da quando gli ominidi assunsero la postazione eretta e si mossero nelle aride pianure africane in mezzo alle alte erbe, il grande predatore fu un loro naturale antagonista. Più tardi, dal punto di vista antropologico, i primi osservatori del cielo associarono il leone, re degli animali terrestri, al Sole, signore degli astri e dei pianeti, così come fecero con l’aquila, signora del cielo e dello spirito solare. Quando le migrazioni umane portarono la nostra specie in Asia e in Europa, il leone regnava incontrastato su tutto il Vecchio Continente, come concordano i miti e la storia naturale. Fu quindi naturale in tutte le culture e le mitologie continuare a considerarlo archetipo della sovranità, della forza, della luce solare, e conseguentemente della giustizia, che doveva rispondere alle supreme leggi della natura. Non è un caso che re Salomone, incarnazione della giustizia divina sulla terra, avesse raffigurati due leoni nel suo trono; e forse anche così si può spiegare la discussa posizione numerale nei Tarocchi della Forza (XI) e della Giustizia (VIII), che la confraternita della Golden Dawn volle invertire a cavallo dei secoli XIX e XX. Continua a leggere »

Simboli della Maestosa Aquila

I Simboli dell’Aquila

Pochi animali come l’aquila si sono manifestati negli animi e nelle menti degli uomini come archetipi e simboli di tale sublime potenza. Il suo volo librato e leggero insieme all’imponente apertura d’ali, la sua capacità di salire in alto presso le vette più alte in ideale vicinanza con il Sole, la sua vista acutissima e proverbiale e la forza espressa nella caccia con i micidiali artigli e il robusto becco sono stati sempre elementi iconografici e simbolici di grande impatto emotivo in ogni epoca e ad ogni latitudine.

Simbolo del Grande Spirito

Per gli indiani d’America l’aquila è uno degli animali totemici più nobili e rispettati, principale simbolo del Grande Spirito. Le sue lunghe penne erano utilizzate nei sontuosi copricapo delle tribù delle praterie come segno di valore e di forza non solo fisica, ma soprattutto morale. Per questa forza gli Stati Uniti d’America adottarono questo simbolo come emblema nazionale, ed oggi le grandi aquile con la testa bianca volano protette da severe leggi federali, anche se i nativi hanno speciali permessi di caccia, esclusivamente per motivi rituali e per tenere viva l’antica tradizione spirituale. Le sue penne che hanno sfiorato il respiro del Grande Spirito sono ancora utilizzate dagli sciamani come sottile strumento di guarigione dell’aura, per riequilibrare l’Elemento Aria e togliere la paura di ciò che non si conosce, ma è ovviamente vietato farne commercio. Similmente anche nello sciamanesimo siberiano l’animale è considerato simbolo del Sole e dell’ascesi, a causa del suo volo alto e maestoso in cui si può leggere la volontà divina. Continua a leggere »

Meditazioni sui Tarocchi

Meditare sugli Arcani, in Segreto, nella Notte

Gli Arcani Maggiori sono dei simboli autentici, cioè sono “operazioni magiche, mentali, psichiche e morali” che risvegliano nozioni, idee, aspirazioni e sentimenti nuovi, cioè esigono una attività più profonda di quella del semplice studio o spiegazione intellettuale. È quindi in uno stato di profondo raccoglimento – sempre rinnovato – che dobbiamo avvicinarci ad essi. Sono gli strati profondi e intimi dell’anima che diventano attivi e ci danno i loro frutti, quando meditiamo sugli Arcani dei Tarocchi. È dunque necessaria la ‘notte’ di cui parla San Giovanni della Croce, ove ci si pone ‘in segreto’ e nella quale è necessario immergersi ogni qualvolta si medita sugli Arcani dei Tarocchi. È un lavoro da compiere in solitudine e che si addice ai solitari. Continua a leggere »

Il Matto dei Tarocchi sul Sentiero (Aurei Sentieri, 22)

Il Matto inizia il Sentiero dei Tarocchi con un minimo fardello sulle spalle, a piedi scalzi, senza curarsi se ha di fronte la strada o l’incommensurabile abisso, il Vuoto assoluto.
È, infatti, la vacuità dell’universo il più grande mistero del mondo, oltre la banalità scontata e quotidiana, oltre l’ordinaria pragmaticità, oltre l’apparente concretezza delle cose.
È il Vuoto che fa girare la Ruota, è la pura follia che la muove.
Il Matto è confuso? Ma certo! È con-fuso talmente con la propria vera essenza che non ha neanche desiderio di osservarsi oggettivamente e di chiedersi se ciò che è, che pensa (?), che fa, abbia un senso.
Non potrebbe viceversa essere stato incarnato in quella commistione originaria di molecole organiche senza utilità e con scarsissime probabilità di sopravvivenza nel brodo primordiale, quell’improbabile primitivo coacervo che, senza alcuna convenienza individuale, accettò di riprodursi e di evolversi, morendo senza lasciare traccia se non la sua eredità: la Vita.
Così la sacra follia è apparentemente distruttiva pur di essere divinamente creativa.
In questa ciclica altalena di eventi spazio-temporali, il Matto non possiede un numero, quindi non possiede niente e non rappresenta niente; ma questo è l’unico modo possibile per essere e rappresentare l’Infinito.

Giovanni Pelosini

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