L’equilibrio ristabilito (di Lorenzo F.L. Pelosini)

Eccoci qua! Questa volta, vi voglio rassicurare, non parlerò di Avatar. Anche se sono indignato dal poco peso che l’Academy gli ha dato. Tre Oscar per un film del genere sono una miseria, ma, se pensiamo al fatto che il miglior film di Kubrick e il miglior film di Spielberg sono stati entrambi snobbati agli Oscar perché appartenenti al genere fantascientifico solo per poi entrare nella Storia, mi consolo e lascio ai posteri l’ardua sentenza, così io posso parlare d’altro.
L’argomento che voglio trattare ha in effetti a che vedere con “l’entrare nella Storia“. Non solo, in tema con l’Equinozio di Primavera, parlerò anche dell’Equilibrio. Continua a leggere »

2012: la fine di un’epoca?

Chi come me, per questioni soprattutto anagrafiche, ha ancora memoria della civiltà contadina dovrà prendere atto che quella cultura è ormai di fatto estinta: i miei coetanei sono stati testimoni di un’evoluzione tecnologica, economica e sociale che ha decisamente trasformato l’Italia, e con essa gran parte del mondo. In certi aspetti, negli ultimi sessanta anni, il modo di vivere e di pensare è cambiato più radicalmente che non nei precedenti due secoli.
Per gli storici del futuro la settecentesca rivoluzione industriale sarà ben poca cosa in confronto, per esempio, alla rivoluzione informatica e a quella biotecnologica, che abbiamo visto nascere, ma non ancora svilupparsi in tutta la loro enorme potenzialità, né produrre effetti nel medio-lungo periodo al momento davvero imprevedibili.
Alcuni princìpi culturali dell’antica civiltà contadina sono rimasti pressoché immutati per millenni, dal Neolitico fino al secolo scorso. L’agricoltura e l’allevamento sono stati sempre alla base di ogni civiltà, e le modalità di sfruttamento di questo settore primario non sono sostanzialmente cambiate per molti secoli. Continua a leggere »

I see you (di Lorenzo F.L. Pelosini)

Buongiorno, buonasera o buonanotte, miei cari lettori. Innanzi tutto perdonatemi, ma come forse alcuni di voi avranno intuito dal titolo, anche stavolta parlerò (anche, ma non solo) di Avatar di James Cameron. Ma non temete, non sarò ripetitivo (non troppo), lo userò solo come trampolino per gettarmi in una delle mie orazioni pseudofilosofiche (o filmosofiche). Continua a leggere »

La moneta nella borsa

Si dice che chi scrive troppo, finisce per non avere più il tempo di leggere.
Questa terribile sentenza mi ha un po’ preoccupato negli ultimi tempi: davvero mi sto avviando a diventare un troppo attivo produttore di parole senza poterne gioire come consumatore?
Devo ammettere che è vero che libri e riviste si stanno accumulando sul comodino nella vana speranza che il sonno non mi colga troppo presto, e che sempre più spesso contemplo i ricchi scaffali della biblioteca con gli stessi colpevoli pensieri di un diabetico di fronte alla pasticceria, mentre le scadenze editoriali si susseguono a scandire periodi sempre più brevi. Continua a leggere »

Le maschere delle cose

“Perché è così difficile trovare un accordo? Perché le persone si intendono così poco?”
Stamani mi sono svegliato con questo pensiero in mente, e subito mi sono tornate alla memoria, ancora una volta, le sublimi parole del bardo inglese (Romeo e Giulietta, atto II, scena II):
“Che cosa c’è in un nome?
Quella che noi chiamiamo rosa,
anche chiamata con un’altra parola,
avrebbe lo stesso odore soave
“.
Ebbene sì, i nomi, le appartenenze, le categorie condizionano il nostro mondo e le nostre scelte ben oltre la reale essenza delle cose e delle persone.
Anche quando ci presentiamo, difficilmente facciamo a meno di qualificarci con il nome, se non con frasi del tipo “sono il figlio di…“, “sono un farmacista“, “sono un italiano“… Sembra inevitabile identificarci con maschere diverse in base alle diverse circostanze. E talvolta ci crediamo così tanto da diventare schiavi delle apparenze, diventate abitudini.
Ci crediamo così tanto che potremmo arrivare al punto di non apprezzare una rosa per quello che è, se si chiamasse con un altro nome. Continua a leggere »

Il fiume delle idee (di Lorenzo F.L. Pelosini)

Salve a tutti! Allora…? Come va? In famiglia tutto bene? Sì, io me la cavo… È cambiato il tempo, eh…? Mah… queste stagioni…
Oddio! E ora che mi invento? Sono qui davanti al computer e la fantasia sembra avermi abbandonato. Sarà scappata alle Hawaii con qualche scrittore di successo. Ma di solito, prima o poi torna. Però io di cosa posso parlare oggi?
Ma certo! Parlerò proprio di questo: della mancanza di idee. Questa sì che è un idea! Continua a leggere »

Avatar, dal mito al simbolo

Gli esperti e i cinefili scommettono che Avatar, l’ultimo film di James Cameron, rivoluzionerà il modo di fare cinema, e la megaproduzione hi-tech della Fox sta già battendo ogni record di incasso.
Il grande regista, che già sbancò i botteghini di tredici anni fa con il pluripremiato dagli Oscar Titanic, anche stavolta vuole stupire il suo pubblico, e lo farà certamente con le macchine da presa 3D, gli effetti speciali visivi e stereofonici, e un budget davvero stellare in uno spettacolare mix di romanticismo e di ipertecnologia.
La fantascienza gli ha offerto l’occasione di narrare una storia straodinaria, quella di un militare paraplegico, un membro dei marines del futuro, che accetta una missione da svolgere con un corpo vivente diverso dal proprio in un pianeta alieno.
Il protagonista è l’ex marine Jake Sully, un militare di grande esperienza, ma con il corpo ormai obbligato alla sedia a rotelle. Continua a leggere »

Ab ordine chaos

“– Non sei tu Romeo e un Montecchi?
– Nè l’uno né l’altro, bella fanciulla,
se l’uno e l’altro a te dispiace […]
– Il tuo nome soltanto è mio nemico:
tu sei sempre tu stesso,
anche senza essere un Montecchi […]
Oh, mettiti un altro nome!
Che cosa c’è in un nome?
Quella che noi chiamiamo rosa,
anche chiamata con un’altra parola,
avrebbe lo stesso odore soave
”
William Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto II, scena II

Si immagini di aver fatto un trasloco e di avere una montagna di libri ammassati alla rinfusa sul pavimento della biblioteca. È necessario mettere un po’ di ordine nella stanza… Continua a leggere »

Il dono di oggi

Ieri è storia.

Domani è un mistero.

Oggi è un dono. Per questo si chiama “presente”.

(Aforisma cinese)

L’importanza di prendersi cura delle piccole cose

 “Anche la persona più piccola può cambiare il corso del mondo”
Il Signore degli Anelli, J.R.R. Tolkien

Nell’articolo Il grande potere del piccolo ho ipotizzato che le piccole azioni possano avere grandi ripercussioni, ma davvero le cose piccole hanno un grande potere?
Sembra che sia davvero così, almeno secondo una teoria del 1982 che prese il bizzarro nome di “Teoria della finestra rotta“.
Due criminologi americani, James Q. Wilson e George L. Kelling, avevano approfondito gli studi sul teppismo urbano ed erano arrivati alla sorprendente conclusione che consentire o tollerare piccole infrazioni al codice penale in un quartiere poteva condurre nel tempo all’aumento della criminalità con conseguenze negative anche pesanti.
Ipotizziamo che qualcuno rompa, anche non intenzionalmente, il vetro di una finestra di un palazzo, e che, per incuria, tale vetro rimanga rotto per un certo periodo di tempo. Quel palazzo darà l’impressione a chi lo vede di essere un edificio abbandonato e privo di cura. Per questo solo motivo, ben presto, altri vetri del palazzo saranno infranti, si accumulerà sporcizia nelle strade intorno e l’intero quartiere comincerà a essere teatro di atti vandalici di gravità crescente.
Una strategia vincente per prevenire la microcriminalità urbana, secondo Wilson e Kelly, è quella di risolvere i problemi quando essi sono ancora piccoli.
In breve, la Broken Window Theory sostiene che riparare in tempi brevi la prima finestra rotta di un palazzo limiterà la tendenza al vandalismo, la rottura di altre finestre e il conseguente e progressivo degrado del quartiere; così come ripulire rapidamente una strada dalla sporcizia eviterà di far nascere una discarica abusiva incontrollata. Continua a leggere »